La ormai celebre città fantasma di Ordos, in Mongolia Interna, Kangbashi, ormai è diventata una meta ambita anche per gli skaters; proprio grazie difatti alle sue infrastrutture architettoniche moderne abbandonate si presta a diventare il set ideale per le evoluzioni di un gruppo di skaters del team di Charles Lanceplaine.
Le estranianti ambientazioni scelte, il museo progettato da MAD architects, le gigantesche piazze vuote, i palazzi del governo completamente disabidati, le strade vuote, conferiscono a questo progetto un fascino particolare.
Secondo alcuni il nuovo iper tecnolocico nonché deserto distretto di Kangbashi, Ordos, in Mongolia Interna è luminoso. La città diventerà un importante snodo economico nella zona. Secondo i più critici invece Ordos incarna perfettamente la rappresentazione di una Cina allo sbando, che investe in progetti faraonici mal concepiti, sperperando denaro e soprattutto infiammando la bolla della speculazione edilizia, che prima poi, secondo loro, scoppierà inesorabilmente gettando la Cina in una cupa crisi che trascinerà ovviamente anche l’occidente. Simbolo di questo gigantismo esasperato è il nuovo bellissimo (ma anche completamente vuoto) museo di Ordos.
Un museo costruito affinché nessuno lo possa andare a vedere, dato che la città è semi deserta e solo una percentuale irrisoria dei fiammeggianti appartamenti risulta occupata. Tutto ciò accade in numerose aree in Cina: da nord a sud, vengono edificate città nuovissime dove non andrà mai a vivere nessuno, o quasi.
Se questi milioni di appartamenti non dovessero essere venduti, quali potrebbero essere le conseguenze per un’economia, forte, ma pur sempre in via di sviluppo? Tanto per dare un’idea, per la fine del 2010 la città avrebbe dovuto avere 300.000 abitanti invece che 28.000 (cifra peraltro considerata ottimistica dal New York Times) come è accaduto. Altri media cinesi danno altri numeri, ma anche mediando tra i due dati, il progetto risulta pericoloso anche se architettonicamente è molto interessante.
Il Museo di Ordos
Il museo, progettato dallo studio di Pechino MAD architects, si trova appollaiato su una duna artificiale. La struttura sembra provenire da un altro mondo: la forma non geometrica, rivestita da pannelli metallici ondulati, conferisce al museo un aspetto fantascientifico. All’interno le varie sale sembrano delle bianche caverne asettiche e i corridoi, canyon alieni. Gli spazi vuoti sono attraversati da avveniristici ponti sospesi che interagiscono con i giochi della luce.
Dopo la morte di Qin Shi Huang, l’impero Qin, indebolito, cadde sotto i colpi delle ribellioni condotte da due leader: Xiang Yu (m. 202 a.C.) … Leggi
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