La Cina ha appena installato un gigantesco progetto solare galleggiante sulle acque ricavate da miniere abbandonate di carbone

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progetto solare galleggiante

Mentre gli Stati Uniti sembrano inseguire ricette e tecnologie della rivoluzione industriale per far fronte alle minacce ed insidie del mondo moderno, in Cina è stato appena completato il più grande progetto foto-voltaico del mondo, ironia della sorte, sulle acque di un lago ricavato dalla dismissione di alcune miniere di carbone.

Dal momento che il mondo purtroppo non è tutto a colori, bisogna aggiungere che la Cina tuttora importa una grande quantità di carbone da altri stati, a cominciare proprio dagli USA, ma, il trend è stato ribaltato. La Cina difatti rimane tuttora il più importante produttore di gas serra e consuma quasi la metà del carbone utilizzato nel mondo. Questo per alimentare la sua batteria di fabbriche che producono merci per il resto del mondo e per un mercato interno in continua espansione.

Ad ogni modo, a gennaio la Cina ha annunciato la cancellazione di oltre 80 centrali alimentate a carbone in uno sforzo senza precedenti per limitare le emissioni nocive e lo smog che avvolge le grandi metropoli cinesi. L'agenzia energetica cinese ha inoltre aggiunto che l'investimento nel settore è pari a 2.5 trilioni di yuan o 360 miliardi di dollari circa in progetti di energia pulita entro il 2020.

Questo progetto teoricamente dovrebbe essere in grado di rifornire una città vicina all'impianto nella provincia dello Anhui. Il governo locale ha deciso di espandere l'iniziativa ad una dozzina di altri siti, che dovrebbero generare energia equivalente a quella prodotta da una centrale nucleare, secondo il New York Times.

Il progetto da 40 megawatt, è stato collegato alla rete elettrica a metà maggio, e fornisce un esempio lampante delle ambizioni cinesi di guidare il mondo verso lo sviluppo di energie pulite. Ricordiamo sempre che la Cina ha dovuto e sta tuttora affrontando problemi apocalittici derivati dall'inquinamento atmosferico e idrico, con conseguenze disastrose sulla salute dei suoi abitanti (e non solo), e per l'ambiente.

L'atteggiamento scettico di Trump ha permesso quindi di avvantaggiare la Cina e i competitor americani nella ricerca e nello sviluppo di energie rinnovabili, regalando letteralmente un enorme mercato, ormai non più potenziale, ai suoi diretti concorrenti europei ed asiatici.

Da Beijing, questa settimana, il presidente Xi Jinping ha evidenziato gli sforzi cinesi per lo sviluppo delle energie pulite, proprio pochi giorni dopo l'angoscioso annuncio di Trump del ritiro americano dagli Accordi sul clima di Parigi.

I cinesi non stanno investendo sul clima per un amore incondizionato per il nostro pianeta. Lo scopo più crudo e cinico è quello di supportare un'industria, quella delle energie pulite, che nei prossimi anni genererà fatturati da capogiro, investimenti massicci, offerte di lavoro, ed allo stesso tempo permetterà di migliorare le condizioni di salute della popolazione, migliorando le condizioni ambientali e consentendo quindi di limitare la massiccia spesa sanitaria. Allo stesso tempo, la Cina potrà ricollocare masse di operai ormai sostituite da macchine in molti stabilimenti di produzione, verso un nuovo settore industriale, cercando di limitare i danni dell'automazione.

I lavori legati alle energie pulite entro il 2030 raggiungeranno i 24 milioni, dai 9,8 milioni circa del 2016, secondo un report annuale rilasciato il 24 maggio dalla International Renewable Energy Agency.

 

In Cina stroncato un network segreto dei dipendenti Apple che vendevano dati personali dei clienti

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Apple China

Le autorità cinesi hanno affermato di avere scoperto e stroncato una imponente rete controllata da alcuni dipendenti di Apple che rivendevano dati personali degli utenti.

Ventidue persone sono state arrestate con il sospetto di avere infranto la privacy individuale e ad avere ottenuto illegalmente informazioni digitali personali, secondo una dichiarazione rilasciata Mercoledì dalle autorità della provincia del Zhejiang.

Dei 22 sospetti, almeno 20 erano dipendenti di Apple che avevano raccolto dati personali come Apple IDs, numeri di telefono, nickname, ed altri dati e rivenduto come parte di una truffa dal valore di oltre 50 milioni di yuan (circa 7,36 milioni di dollari).

I sospetti, che lavoravano per la Apple o per aziende fornitrici in Cina, rivendevano a 10 yuan circa (1,5 USD circa) ogni pezzo di informazione che avevano ottenuto illegalmente.

La vendita di informazioni personali è molto comune in Cina. Dal 1 giugno è stata implementata una controversa legge sulla cyber-sicurezza con il fine di tutelare informazioni personali e del paese.

Taiwan legalizza il matrimonio omosessuale, prima volta in Asia Orientale

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Taiwan legalizza il matrimonio omosessuale

Mercoledì 24 maggio, la corte suprema taiwanese ha stabilito che il matrimonio non debba essere relegato esclusivamente a un uomo ed una donna.

Taiwan diventa così il primo paese asiatico a legalizzare il matrimonio omosessuale.

Una giuria composta da 14 giudici ha stabilito che la definizione di matrimonio come unione tra un uomo ed una donna, viola i diritti civili garantiti dalla costituzione per quanto riguarda la parità dei diritti.

La giuria ha stabilito anche che le leggi correnti debbano essere modificate entro due anni. Se ciò non dovesse accadere, il matrimonio omosessuale verrà adottato ugualmente.

Questa interpretazione è stata adottata dopo che il cinquantanovenne attivista Chi Chia-wei aveva sfidato il governo della città di Taipei che aveva rifiutato di accettare la sua richiesta di matrimonio con il compagno nel 2013.

La decisione è vincolante, pertanto una sentenza a favore di Chi avrebbe aperto la strada per la legalizzazione delle unioni dello stesso sesso.

La giuria ad ogni modo non ha stabilito se sia meglio cambiare direttamente il codice civile che governa le leggi sulla famiglia, o se creare una nuova legge per le coppie gay e lesbiche.

Sia come sia, la decisione rafforza gli attivisti LGBT nella loro lotta per ottenere nuove leggi che permettano il matrimonio omosessuale. Taiwan si dimostra ancora una volta come una delle regioni asiatiche più avanzate per quanto riguarda la tutela dei diritti omosessuali. Ricordiamo che in passato i tentavi per legalizzare il matrimonio omosessuale erano stati ostacolati dal precedente governo nazionalista. Solo con la salita al potere del Partito Democratico Progressista della presidentessa Tsai Ing-wen, abbiamo assistito ad uno sblocco della regolamentazione.

Populismo cinese - Come il termine Baizuo, "i bianchi di sinistra", è diventato un termine denigratorio tra i netizen cinesi

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internet cafe in Cina - populismo in Cina

Chi sono gli internauti cinesi che associano l'odio per i bianchi di sinistra con l'amore verso Donald Trump.

Riproduciamo di seguito alcuni spunti interessanti dell'articolo The curious rise of the ‘white left’ as a Chinese internet insult di Chenchen Zhang. 

"Se guardate qualunque thread su Trump, l'Islam o l'immigrazione sulle piattaforme social cinesi in questi giorni, è impossibile non imbattersi nel termine baizuo (白左), o letteralmente, "la sinistra bianca". Il termine è apparso per la prima volta un paio di anni fa, e presto è diventata la descrizione denigratoria più popolare per i netizens cinesi per screditare i loro oppositori nei dibattiti online.

Allora, che cosa significa 'sinistra bianca' nel contesto cinese, e che cosa c'è dietro l'ascesa della sua popolarità (negativa)? Non è semplice definire il termine, una parola virale e spesso strumento per attacchi personali, può difatti significare cose diverse, per persone diverse. Un post sul "perché le elite colte in occidente sono viste come ingenui "bianchi di sinistra" in Cina" su Zhihu, un sito di domande e risposte cinese, conosciuto per essere frequentato da professionisti ed intellettuali, può servire come punto di partenza.

La domanda ha ottenuto più di 400 risposte dagli utenti di Zhihu, che comprendono alcune delle percezioni più rappresentative della 'sinistra bianca'. Sebbene l'enfasi possa variare, baizuo è utilizzato per descrivere coloro che "si interessano soltanto a temi come l'immigrazione, le minoranze, l'ambiente e i diritti LGBT", e "non hanno cognizione dei problemi del mondo reale", "che sono ipocriti umanitari che sostengono la pace e l'eguaglianza solo per 'soddisfare i loro sentimenti di superiorità morale" fino a "tollerare i retrogradi valori islamici per il bene del multiculturalismo", che credono che il welfare dello stato dovrebbe "beneficiare solo i pigri o i parassiti", che sono "occidentali ignoranti ed arroganti", che "hanno pietà del resto del mondo e pensano di essere i salvatori".

Fatta eccezione per alcuni sentimenti contro l'egemonia, la connotazione di 'sinistra bianca' nel contesto cinese chiaramente ricalca termini come 'regressive liberals' o 'libtards' degli Stati Uniti, (o 'buonisti' in Italia, ndr). La demonizzazione della 'sinistra bianca' nei social media cinesi, riflette la rinascita dei movimenti di destra populista a livello globale.

Ad ogni modo, il violento attacco dei netizen cinesi contro la 'sinistra bianca', manca curiosamente di motivazioni empiriche, dal momento che tutti questi problemi che i conservatori occidentali hanno a cuore - l'immigrazione, il multiculturalismo, i diritti delle minoranze, e le politiche di aiuto, sono completamente sconosciute alla società cinese. Questo non vuol dire che in Cina non esistano discriminazione contro le donne o su base etnica, religiosa o verso le minoranze sessuali. Non sono meno serie o sistemiche di quelle di altre società. Ma le politiche culturali e di identità non sono mai state al centro di un dibattito politico in un regime autoritario, sebbene le attiviste femministe abbiano ricevuto un'attenzione crescente recentemente. Insomma, in Cina semmai c'è stato troppo poco e non troppo politicamente corretto, come invece è percepito dai conservatori occidentali.

Difatti, le infuocate discussioni online sui Baizuo sui social media cinesi raramente si riferiscono a problemi locali, eccetto per alcuni non sorprendenti e occasionali insulti contro i musulmani cinesi attaccati per essere "non integrati" o per "diffondere l'estremismo islamista". La stigmatizzazione della 'sinistra bianca' è innanzitutto guidata dalla comprensione dei netizen cinesi dei problemi 'occidentali'. E' il sintomo e la debolezza dell'Altro.

Il termine è diventato influente nel mezzo della crisi dei rifugiati in Europa, ed Angela Merkel è stata la prima politica occidentale ad essere etichettata per la sua politica di apertura verso i rifugiati. L'Ungheria, d'altro canto, è stata lodata dai netizens cinesi per la sua linea dura verso i rifugiati, non per il suo leader autoritario. Nello stesso periodo, un altro termine denigratorio, shengmu, la 'madre sacra', è stato utilizzato al fianco di baizuo. Questo termine si riferisce a coloro che sono considerati "troppo sensibili", "ipocriti" ed "hanno troppa empatia". Il criticismo verso baizuo e shengmu presto si è trasformato in una campagna diffamatoria nei confronti di figure pubbliche come J.K. Rowling ed Emma Watson, ma anche verso volontari, lavoratori sociali e di tutti i cittadini comuni, non importa se in Europa o in Cina, che esprimono simpatia verso i rifugiati internazionali.

Nel maggio del 2016 Amnesty International ha pubblicato un suo report che indicava come la Cina fosse il paese più ospitale al mondo per quanto riguardava i rifugiati. Lasciando da parte l'affidabilità del campione e la metodologia, questo risultato non è stato preso come un complimento dai media cinesi. Il Global Times ha condotto allora un suo sondaggio in risposta alle dichiarazioni di Amnesty, e i risultati sono stati opposti: il 90,3% dei netizen ha risposto negativamente alla domanda "accetteresti di ospitare un rifugiato in casa", e il 79,6% ha risposto negativamente alla domanda 'accetteresti di ospitare rifugiati nella tua città, o nel tuo vicinato'. Ironicamente, il ritratto di Amnesty della Cina come paese ospitale per persone in fuga è stato letto da alcuni netizen cinesi come parte di una cospirazione straniera, volta a fare pressione sul governo cinese per accettare più profughi. Un ricercatore dell'Accademia di Scienze Sociali cinesi ha bollato questo sondaggio come 'bizzarro' aggiungendo che sembrava 'incitare i cittadini contro il governo'.

Questo sentimento contro la 'sinistra bianca' ha vissuto un forte momento durante la campagna delle elezioni americane. Se le critiche della 'sinistra bianca' nel contesto della crisi dei rifugiati erano principalmente rivolte verso l'umanitarismo morale mescolato con islamofobia, sono diventate maggiormente elaborate, quando i critici cinesi della 'sinistra bianca' hanno scoperto Donald J. Trump, con il quale si sono identificati ed hanno preso ispirazione. Seguendo il dibattito negli Stati Uniti, un numero di altri argomenti, come le riforme del welfare, le azioni umanitarie, e i diritti delle minoranze, sono stati introdotti nelle discussioni online sulla 'sinistra bianca'. Da questo momento i critici del baizuo hanno cominciato ad identificare Obama e Clinton come gli alfieri della sinistra bianca, nonostante il fatto che i diritti dei migranti non fossero il fulcro delle loro battaglie politiche. Trump è invece stato portato come campione di tutto quello a cui la sinistra bianca si oppone, e i critici del baizuo ne sono naturalmente diventati entusiasti sostenitori.

Fortunatamente, non tutto il cyberspazio cinese parla della 'sinistra bianca' in maniera dispregiativa, così come non tutti apprezzano le visioni e lo stile di Trump. Rao Yi, un neurobiologo ed intellettuale molto conosciuto, è stato uno dei pochi a criticare pubblicamente in televisione la demonizzazione della 'sinistra bianca' e il supporto incondizionato dei netizens cinesi a Trump. Le sue dichiarazioni hanno creato un grande dibattito online. Una stragrande maggioranza degli utenti di Zhihu ha affermato che Rao Yi rappresenta il tipico baizuo: parziale, elitista, ignorante delle realtà sociali e che costantemente applica un doppio standard.

Quali sono le possibili spiegazioni per l'ostilità verso la 'sinistra bianca' nei social media cinesi? Solo una frazione degli argomenti può essere considerata come supportata da degli interessi reali, e principalmente queste osservazioni sono state fatte da cinesi arrivati o che vivono in Europa o in Nord America. Molti studenti e giovani in cerca di lavoro in Europa, per esempio, affermano che è semplicemente ingiusto che "loro devono lavorare tutto il giorno per rimanere, mentre ci sono rifugiati che possono semplicemente arrivare e dichiarare asilo". Così, cinesi immigrati negli Stati Uniti spesso si lamentano che le politiche di aiuto mettono i cinesi-americani in posizione svantaggiata, e che "i cinesi non dovrebbero pagare il prezzo per gli errori che i bianchi americani hanno commesso". Non è il caso di esaminare le contraddizioni di queste affermazioni in questa sede; il mio interesse piuttosto si rivolge sul perché i cinesi della mainland abbiano adottato un tipo di visione così forte ed emotiva su problemi che non conoscono realmente. Le seguenti motivazioni ideologiche, piuttosto che le esperienze empiriche, potrebbero giocare un ruolo importante sia nei contesti internazionali che domestici.

Da un punto di vista locale, la proliferazione del sentimento anti-baizuo è chiaramente in linea con il pragmatismo amorale ed in parte brutale della Cina post-socialista. Molti degli attacchi sul welfare e sull'idea che gli stati abbiano doveri verso i rifugiati internazionali fanno appello alla logica di darwinismo sociale di 'sopravvivenza del più forte'. Si presuppone che gli individui dovrebbero essere responsabili delle loro miserie, sia che in guerra che in povertà, e non dovrebbero essere aiutati dagli altri. Il fondamento logico va di pari passo con la visione che l'ineguaglianza è inevitabile in una economia di mercato-stato di natura di Hobbes. Sebbene le disparità economiche in Cina si siano intensificate negli ultimi anni, il sociologo Yu Xie ha scoperto che la maggioranza dei cinesi pensa che sia una conseguenza inevitabile della crescita economica, e che l'ineguaglianza difficilmente porterà a gravi conflitti politici o sociali.

Il pragmatismo con enfasi sull'auto-responsabilità sembra essere l'ideologia dei nostri tempi post-ideologici. E' così nelle parole del primo ministro inglese Theresa May, "vivere con i nostri mezzi". Questo è associato alla generale indifferenza verso gli argomenti etnici, o peggio con un certo darwinismo sociale secondo il quale alcune razze sono superiori ad altre, che inducono molti cinesi della mainland a sminuire le discussioni sulle problematiche discriminatorie come ingenue, pretestuose o percepite come ingiuste.

Visto dal punto di vista delle relazioni internazionali, il discorso anti-baizuo può essere compreso come parte di ciò che William A. Callahan chiama il 'softpower negativo', ovvero, la costruzione di un io cinese attraverso "la deliberata creazione e poi l'esclusione' degli Altri descritti come 'barbari' o altrimenti inferiori. Il criticismo verso la sinistra bianca contro il background della crisi dei rifugiati in Europa calza particolarmente bene con la narrativa della "Rinascita Cinese" contro "L'Europa in declino". Secondo Baidu Trends, una delle parole chiave abbinate a baizuo era huimie, ovvero "distruggere". Articoli con titoli come "la sinistra bianca sta distruggendo l'Europa" hanno avuto molto successo.

Un saggio in stile accademico scritto da un utente di Weibo, è stato ritwittato oltre 7000 volte. L'utente che aveva preso in esame la filosofia europea da Voltaire e Marx fino ad Adorno e Foucault, era giunto alla conclusione che la 'sinistra bianca' intesa come epidemia spirituale, è sull'orlo dell'auto distruzione. Poi aggiungeva che la vittoria di Trump era solo una "piccola vittoria contro questa epidemia spirituale dell'umanità", ma "la civiltà occidentale è molto lontana dalla sua auto-redenzione". Per quanto ridicolo possa sembrare, il post è simbolico di quanto la demonizzazione dell'Altro sia proiettata sulla critica accademica della 'sinistra bianca'. Infine, più 'sinistra bianca' - qualunque cosa possa significare - significa maggiore debolezza della democrazia, e allo stesso tempo maggiore forza delle norme di sicurezza cinesi. Le radici della campagna contro la 'sinistra bianca' echeggiano quindi la campagna ufficiale sancita contro i "valori universali", fornendo una prova negativa per la superiorità del sé cinese.

Infine, dovremmo anche ricordare che internet in Cina è sottoposto ad una fortissima censura. Il governo cinese è conosciuto per reclutare un gran numero di commentatori (il famoso partito dei 5 centesimi), per creare post nei social media. Secondo una recente ricerca condotta da accademici della Harvard University, il 29% dei post presi in considerazione ricadeva nella categoria di "denigrazione di stati stranieri". E' però impossibile sapere con assoluta certezza se i post sotto accusa sono stati scritti da impiegati governativi. Similmente, è difficile dire se parte delle critiche verso la 'sinistra bianca' vengano create ad arte da commentatori prezzolati. Ad ogni modo, data la censura operata dal regime, criticare valori democratici come il pluralismo, la tolleranza e la solidarietà è certamente una delle opinioni più sicure che i netizen cinesi possono esprimere online.

Photo by Kai Hendry

Retate della polizia cinese nei bar frequentati da stranieri

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retate della polizia cinese

Secondo un post su Reddit, i cittadini americani stanno ricevendo delle email via email emanati dall'Ambasciata Americana/Dipartimento di Stato Americano, che avvisano i cittadini statunitensi dell'incremento di retate della polizia cinese nei bar e club frequentati prevalentemente da stranieri.

"Recenti segnalazioni della stampa indicano che sono in aumento i controlli sui bar effettuati dalla polizia cinese, con attenzione particolare per le numerose attività frequentate da Occidentali. Questi controlli comprendono la chiusura del locale, costringendo tutta la clientela ad effettuare un test sulla urine per evidenziare l'uso di droghe illegali.

Le leggi cinesi consentono gli ufficiali della sicurezza a costringere chiunque a sottoporsi ai test delle urine, in qualunque momento. E' un crimine in Cina anche avere tracce di sostanze illegali nel sangue, anche se le sostanze sono state consumate al di fuori dei confini cinesi. Fate attenzione poiché potreste essere arrestati anche se semplicemente vi trovate in prossimità di una persona che fa uso di droga."

Non è la prima volta che questo genere di retate vengono effettuate. Già gli expat negli anni '90 dovevano scontrarsi con queste realtà.

Via Bar raids in China

Che cos'è la Nuova Via della Seta Cinese

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nuova via della seta cartina

La Nuova Via della Seta è il progetto di Xi per espandere i collegamenti commerciali tra Asia, Africa ed Europa attraverso l'investimento di miliardi di dollari in infrastrutture.

Il progetto economico è particolarmente importante soprattutto quando si vanno a guardare i numeri crudi. Potenzialmente infatti potrebbe coinvolgere il 63% della popolazione mondiale, il 35% degli scambi commerciali mondiali e il 30% del PIL globale. Gli obiettivi del progetto sono quelli di contribuire per l'80% del PIL globale nel 2050 e spingere fuori dalla povertà tre miliardi di persone.

Che cos'è? Chi l'ha ideata? Quali sono i suoi obiettivi?

La zona economica della Via della Seta e la Via della Seta Marittima del 21simo secolo (丝绸之路经济带和21世纪海上丝绸之路), chiamata anche con il nome di Una Zona, Una Via o con una delle numerose varianti (noi scegliamo la più semplice ed efficace Nuova Via della Seta), è una strategia di sviluppo economico ideata nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping che concentra i propri sforzi sui collegamenti, sui trasporti, sulla cooperazione e sulle infrastrutture, tra la Cina, il continente Euroasiatico e l'Africa.

Questa strategia si sviluppa lungo due rotte, ovvero quella terrestre, attraversando tutto il vecchio continente da sponda a sponda, dalla Cina, alla Spagna, ed una marittima, rafforzando i collegamenti con l'Africa e l'Europa.

Questo ambizioso progetto economico è stato presentato per la prima volta nel settembre del 2013, meglio delineato nell'Ottobre dello stesso anno ed infine promosso con una serie di visite ufficiali dal premier Li Keqiang e di una serie di attività collaterali in giro per l'Asia, l'Africa e l'Europa.

Gli investimenti maggiori si concentrano principalmente sulla rotta tra Asia ed Europa, coinvolgendo in un modo o nell'altro 60 paesi. L'Oceania e l'Africa Orientale sono compresi in questo programma. Gli investimenti previsti per il progetto sono stimabili tra i 4 e gli 8 trilioni di dollari. La Nuova Via della Seta si propone come alternativa e come risposta ai trattati economici americani, ovvero il Partenariato Trans-Pacifico (TPP) e Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP).

Tra il 2014 e il 2016, sono stati firmati progetti per il valore di 304 miliardi di dollari tra terra e mare. Alcuni di questi progetti naturalmente sono a lungo termine, e la loro conclusione avverrà dopo il 2023, anno in cui finirà il mandato del presidente Xi. Per allontanare i sospetti che il piano sia troppo legato alla figura del presidente cinese, recentemente il vice ministro al commercio Qian Keming, ha affermato che il piano trova la sua ragione di essere nelle speranze di sviluppo e di crescita dei paesi coinvolti, e non nelle carriere di chi lo ha proposto.

La Cina ha cercato di smorzare le preoccupazioni che vedevano il piano come parte di una strategia più ampia per espandere i propri interessi strategici per il controllo globale, affermando che ogni nazione può unirsi a questo progetto per far crescere la prosperità comune.

Xi ha utilizzato questa iniziativa per dipingere la Cina come una economia aperta, in netta contrapposizione alla crescente ondata di protezionismo in occidente.

Ad ogni modo, il governo ha dovuto subire anche le critiche che accusano la Cina di discriminare in patria le aziende straniere o comunque di non facilitare la loro azione o i loro investimenti, contraddicendo in qualche modo i principi su cui si basa questo piano.

La Zona Economica della Via della Seta

Durante i suoi viaggi nel 2013 nei paesi dell'Asia centrale e del Sud Est Asiatico, Xi Jinping ha presentato il progetto ai possibili partner, ovvero quello di costruire insieme le due rotte. Fondamentalmente, la prima rotta comprende i paesi attraversati dall'antica via della seta, utilizzata dai mercanti per trasportare merci, tessuti e spezie preziose, attraverso l'Asia Orientale, l'Asia Centrale, il Medio Oriente, ed Europa, allargando la rotta anche ai paesi del sud est asiatico. Molte di queste nazioni, fanno parte anche della Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), a guida cinese.

La rotta terrestre

Tre rotte sono state proposte: quella a nord, attraverso l'Asia centrale, la Russia e l'Europa. Quella centrale attraverso l'Asia centrale, l'Asia occidentale il Golfo Persico e il Mediterraneo. Quella meridionale, che parte dalla Cina fino al Sud Est Asiatico, l'Asia Meridionale e l'Oceano Indiano. La rotta centrale è stata cancellata a causa delle difficili condizioni in cui si trovano alcuni dei paesi coinvolti.

La rotta marittima

La rotta marittima, anche conosciuta come Via della Seta Marittima, o Via della Seta Marittima del 21simo secolo (21世纪海上丝绸之路) è un progetto complementare il cui scopo è quello di investire e incentivare la collaborazione tra i paesi del sud est asiatico, l'Oceania e il Nord Africa. Anche in questo caso, molte delle nazioni coinvolte fanno parte della Asian Infrastructure Investment Bank.

Gli investimenti in Africa Orientale

L'Africa Orientale, con in prima fila Zanzibar, costituirà parte integrante del progetto marittimo, e sarà oggetto di importanti investimenti per migliorare i collegamenti e i porti. Nel Maggio del 2014, il premier cinese Li Keqiang si è recato in Kenya per firmare un accordo di cooperazione con il governo del Kenya. Secondo questo progetto, una nuova ferrovia della lunghezza di 2700 km che collegherà Mombasa a Nairobi verrà costruita. I contratti non si fermano solo alle infrastrutture di collegamento: nel settembre del 2015 la Sinomach ha firmato un memorandum con l'americana General Electric per l'edificazione di turbine a vento, per promuovere l'energie pulite aumentando allo stesso tempo il numero di utenti che potranno così accedere alla rete con più facilità nei paesi sub-sahariani.

Ci sono inoltre una serie di altri trattati, accordi, organizzazioni e trattati economici e culturali che sono intimamente legati a questo progetto economico, come gli accordi di Parigi sul clima, il corridoio economico tra Pakistan e Cina (CPEC), tra Myanmar-Cina-India-Bangladesh (BCIM), la già citata Asian Infrastructure Investment Bank, il fondo della via della seta, l'alleanza universitaria della via della seta, etc.

Fonti: Wikipedia, New Silk Road, hktdc

A Bonsai of My Dream – I lavori di Wong Cheng Pou a Venezia

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Il MAM (Macao Museum of Art), sotto l’egida dell’Istituto culturale del Governo della Regione amministrativa speciale di Macao, partecipa per la sesta volta con un evento collaterale all’“Esposizione.

Per i dettagli dell'evento segui questo link.

Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia” per conto di “Macao, Cina”, presentano in questo contesto internazionale la mostra “A Bonsai of My Dream - Works by Wong Cheng Pou” dal 13 maggio al 12 novembre 2017.

Il titolo della mostra “A Bonsai of My Dream” nasce dall’idea dei letterati dell’antica Cina, che piantavano miniature in piccoli vasi per rappresentare il perseguimento di una vita quieta e contemplativa di reclusione, suggerendo un modo pessimistico per contrastare l’inevitabile conflitto e contraddittorietà.

Le 17 serie di sculture, dipinti e opere fotografiche di questa mostra si ispirano alle divinità descritte nell’antico classico cinese Shan Hai Jing (Il libro dei monti e dei mari), ricca fonte di informazioni sulla mitologia, la geografia e le specie, considerato un riflesso della visione del mondo prevalente nella Cina di due millenni fa.

Secondo Ng Fong Chao, curatore della mostra, ““A Bonsai of My Dream” registra una serie di scontri con le varie realtà.

L’assurdità della scena e il fresco stimolo sensoriale suggeriscono una prospettiva innovativa del senso dell’essere nel mondo reale spingendo a esaminare il significato profondo dei ruoli dell’uomo nel processo di sviluppo sociale, oltre a rappresentare il modo in cui l’artista immagina il mondo futuro”.

“La mia opera è una riflessione sui miei sentimenti personali rispetto allo sviluppo della città di Macao. Il nostro spazio sta diventando più teso e ciò che propongo è una sorta di piccolo giardino, un bonsai che vorrei coltivare come la mia città”, ha commentato Wong.

Nato nel 1960 a Macao, nel 2010 Wong Cheng Pou ha ottenuto il Sovereign Asian Art Prize ed è stato riconosciuto come uno dei migliori 30 artisti asiatici. Invitato in veste di Assistente ricercatore onorario alla

Slade School of Fine Art dell’University College London, è attualmente presidente del Printmaking Research Centre di Macao e capo curatore della Triennale di incisione di Macau. Le sue opere sono state esposte, tra l’altro, a Macao, in Cina, in Giappone e nel Regno Unito, e fanno parte di collezioni di diverse istituzioni nel mondo.

La mostra di Macao, aperta dalle 10.00 alle 18.00 tutti i giorni tranne il lunedì, sarà allestita di fronte all’ingresso principale dell’Arsenale in Campo della Tana, Castello 2126/A, Venezia, Italia. Per ulteriori informazioni, visitare il sito www.MAM.gov.mo.

Promotore: Istituto culturale del Governo della Regione amministrativa speciale di Macao, Macao Museum of Art

www.icm.gov.mo, www.mam.gov.mo

Curatore: Ng Fong Chao Noah
Commissario: Paolo De Grandis
Coordinatori a Venezia: Carlotta Scarpa, Francesca Romana Greco PDG Arte Communications

www.artecommunications.com

Patrocinio: Cheong Kin Lok, Lam Keng Un, Lao Chok Nam, Leong Fei In, Sam Hou In, Wong Cheuk Wing

Benjamin

Sede: Arsenale (di fronte all’ingresso della Biennale), Campo della Tana, Castello 2126/A, Venezia, Italia

Periodo di apertura: 13/05 – 12/11/2017 Orario di apertura: 10.00 – 18.00 – Chiuso il lunedì (tranne il 15 maggio, il 14 agosto, il 4 settembre e il 30 ottobre 2017)

La popolarità di Ivanka Trump in Cina è altissima

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Divina Ivanka - La popolarità di Ivanka Trump in Cina è altissima

In Cina Ivanka Trump è subitaneamente diventata un modello di riferimento per alcuni abitanti del paese. La sua popolarità è così alta che si è formato un suo fan club formato da migliaia di followers.

La sua popolarità nel paese è diventata così importante da spingere i suoi avvocati ad intentare numerose cause di violazione di copyright per cercare di porre un freno alle centinaia di cloni e copycat spuntati in Cina.

I copycat sono davvero numerosi e come spesso accade in questi casi, variano dalla gioielleria ai prodotti di abbigliamento intimo, dai materassi al latte in polvere. Questi prodotti, da quando il padre Donald è diventato presidente degli Stati Uniti, sono stati brandizzati con il nome Ivanka Trump o con nomi assonanti per cercare di mungere il più possibile la sua popolarità crescente.

Secondo Hu Xingdou, blogger e docente di economia alla Beijing Institute of Technology, Ivanka è entrata nelle grazie di molti grazie ai suoi gesti amichevoli nei confronti del popolo cinese, come ad esempio la sua visita all'Ambasciata cinese a Washington per celebrare il Capodanno cinese e i suoi sforzi di insegnare la cultura e la lingua cinese ai suoi figli.

Come molti ricorderanno, durante l'incontro a Mar-a-Lago tra Trump e Xi Jinping, la nipote del presidente, nonché figlia di Ivanka, Arabella, aveva cantato una canzone tradizionale cinese davanti a Xi e alla moglie, Peng Liyuan, anch'ella figura celebrata nel paese.

Arabella dunque è diventata rapidamente una internet superstar in Cina dopo i video postati da Trump online dove recitava poemi classici cinesi e cantava una canzone per il Capodanno cinese.

La conoscenza di Arabella della cultura cinese ha inorgoglito molti, dato che ha mostrato come la cultura cinese ormai sia un tassello importante nella società internazionale.

Sempre secondo Hu, Ivanka rappresenta un importante ponte in questo periodo di rapporti incerti e contrastati tra i due paesi. La Xinhua l'ha descritta come "capace e di stile", mentre il Quotidiano del Popolo, il giornale portavoce del partito comunista cinese, l'ha descritta come "elegante e socievole".

Così, i suoi fan più sfegatati hanno aperto vari account su Weibo, una delle più importanti piattaforme social in Cina, per seguire il loro nuovo idolo.

Un sito si chiama "Divina Ivanka" ed ha oltre 12.00 followers. Altri, chiamati più sobriamente "Ivanka Trump Fan Page" o "Ivanka Trump China", sono seguiti ugualmente da migliaia di followers.

Per le strade di Beijing, la NBC ha intervistato numerose persone che hanno rivolto pareri favorevoli sulla Trump.

"E' elegante e sicura ed è una vera donna di successo", ha detto Bridget Wang, di 26 anni, studentessa presso la Beijing Foreign Studies University. "Il suo tocco femminile aiuterà a stemperare le relazioni tra Stati Uniti e Cina".

Secondo Jenny Zhen, insegnante di 32 anni, l'apprendimento dei figli della lingua cinese, aiuterà le relazioni internazionali.

Queste opinioni sono largamente condivise nei social media cinesi.

Secondo i suoi fan, dovrebbe essere proprio Ivanka la prossima candidata alla presidenza degli Stati Uniti.

Ad ogni modo, Ivanka Trump ha più o meno lasciato il timone dei suoi business per un ruolo non pagato alla Casa Bianca, pur rimanendo proprietaria del suo marchio.

Ad oggi, secondo la Associated Press, la sua compagnia ha 16 marchi registrati in Cina e più di 30 altre richieste, secondo il database del China's Trademark Office, alcuni richiesti dopo l'inagugurazione presidenziale.

Tre di questi sono stati approvati il 6 aprile, proprio durante il summit tra il padre e il presidente cinese. La coincidenza temporale ha destato qualche sospetto, ma questi sono stati etichettati come gossip dal portavoce del ministro degli esteri cinese, Lu Kang.

Dov'è finita la Carl Vinson?

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portaerei Carl Vinson

Come tutti ricorderete, solo una settimana fa, il presidente americano Donald Trump dichiarava trionfalmente l'invio di un gruppo d'attacco guidato dalla portaerei Carl Vinson verso la Nord Corea, per intimidire il regime nord coreano.

Trump aveva affermato di avere inviato l'"armada" a Fox News ancora martedì pomeriggio. Sembra però che la Carl Vinson, insieme ad altre tre navi da guerra in realtà si siano dirette verso sud, per congiungersi con la flotta australiana per una serie di esercitazioni congiunte, a circa 3500 km di distanza dalla penisola coreana.

Cos'è dunque accaduto?

In realtà le cose sembra siano andate diversamente, travolte da una serie di coincidenze, smentite mancate e imbarazzati silenzi.

La Casa Bianca ha affermato di avere delegato il dipartimento della difesa per gestire la situazione. Gli ufficiali a quanto pare hanno descritto una serie di eventi sfortunati che hanno suggerito l'idea che una flotta americana si stesse effettivamente avvicinando alla Corea del nord. Evidentemente ci siamo tutti sbagliati, non c'era nessuna flotta in partenza per la Corea del Nord.

Sembrerebbe che l'enfasi data da Trump alla questione nord coreana, alcune parole fraintese di Mattis, il sensazionalismo di alcuni quotidiani condizionati dall'evolversi della situazione, abbiano suggerito l'ipotesi che la Carl Vinson stesse effettivamente muovendosi verso la Corea del Nord.

Trump nel frattempo sembra non abbia fatto nulla per smentire questa ipotesi, probabilmente sfruttando la dimostrazione di forza a suo favore, mentre per gli alti ufficiali del pentagono, tornare sui propri passi, ad un certo punto sembrava difficile.

Questa storia, probabilmente sarebbe potuta essere dimenticata se la stessa marina americana non avesse pubblicato online la foto che vedete all'inzio dell'articolo lunedì che mostrava la Carl Vinson mentre veleggiava verso sud, attraversando lo Stretto di Sunda, che separa le isole indonesiana di Giava e Sumatra. La foto è stata scattata quattro giorni dopo che il segretario di stato americano Sean Spencer, aveva descritto la sua missione nel Mar del Giappone.

Adesso la Carl Vinson è effettivamente in viaggio verso la penisola coreana e si aspetta il suo arrivo nell'area per la prossima settimana, secondo fonti del dipartimento della difesa. La Casa Bianca ha evitato di commentare la spiacevole ed imbarazzante situazione.

Ad ogni modo, in privato, sembra che alcuni ufficiali siano rimasti colti di sorpresa da questa sequenza di eventi, dalla mancanza di capacità del pentagono di correggere la sua linea d'azione, considerando soprattutto la situazione di estrema tensione e i discorsi pubblici di Spicer e del generale McMaster.

Secondo Dana White, portavoce del Pentagono, la nave si sta muovendo verso il pacifico occidentale.

Una serie sfortunata di eventi

Ma rivediamo la sequenza degli eventi. L'8 aprile il pentagono annuncia che la Carl Vinson ha lasciato Singapore. Il 9 aprile, una dichiarazione dell'ufficio degli affari pubblici della Terza Flotta della marina americana ha rilasciato un comunicato annunciando che l'ammiraglio Harry B. Harris Jr., il comandante delle flotte schierate nel Pacifico, aveva ordinato alla Carl Vinson e al suo gruppo di attacco di lasciare Singapore e di dirigersi verso il Pacifico Occidentale. Come consuetudine, la marina non aveva specificato esattamente dove la flotta si trovasse.

Nel frattempo, Trump era impegnato nel suo incontro bilaterale con Xi Jinping a Mar-a-Lago in Florida, e durante l'incontro aveva affermato che la pazienza americana verso la Corea del nord era giunta al limite.

Sempre quella domenica, il generale McMaster aveva detto a Fox News che l'invio della forza di attacco era una mossa "prudente", il cui scopo era quello di offrire al presidente un ventaglio di opzioni per rimuovere le minacce di Kim Jong-un.

I media sud coreani e giapponesi, così come il New York Times e innumerevoli altre testate e agenzie, avevano riportato come gli ordini dell'Ammiraglio Harris fossero un'ulteriore prova che la crisi si stava intensificando. Sebbene una portaerei non sia in realtà l'opzione militare più indicata per un'operazione del genere, dal momento che missili da crociera e bombardieri a lunga distanza sarebbero più efficaci, la sua presenza nella zona non poteva che essere considerato come un deterrente.

L'11 aprile Trump aveva infiammato la situazione con un tweet mattutino dove affermava che la "Nord Corea sta cercando guai. Se la Cina decide di aiutare, benissimo. Se no, risolveremo il problema senza di loro! U.S.A.". Più tardi, durante la giornata, un giornalista aveva chiesto a Spicer notizie a riguardo la Carl Vinson. Spencer aveva risposto ambiguamente che l'arrivo nell'area del gruppo di attacco avrebbe avuto una funzione di deterrenza, non che effettivamente la Carl Vinson stesse arrivando nella zona.

Un'ora dopo che Spencer aveva concluso la sua conferenza stampa, Mattis, il segretario della difesa, aveva rafforzato questa interpretazione aggiungendo che il percorso della Carl Vinson era stato cambiato e che le esercitazioni previste con la marina australiana erano state cancellate.

Fonte: New York Times

Presentata la 19ma edizione del Far East Film Festival: i film da Cina e Hong Kong

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Far East Film Festival 19
Far East Film Festival 19

Far East Film Festival 19: Tutti i film da Cina, Hong Kong e Taiwan con le schede, le immagini in alta definizione e i trailer!

Toccherà all’irresistibile road movie Survival Family il compito di aprire, venerdì 21 aprile, il #FEFF19: un programma vastissimo che testimonia l’incredibile vitalità (produttiva e creativa) del cinema orientale.

83 i titoli selezionati, su circa 1000 visioni, e 4 le prime mondiali, tra cui l’adrenalinico Shock Wave di Herman Yau che chiuderà ufficialmente la diciannovesima edizione.

CHINA (6)

Duckweed, HAN Han, time-warp nostalgic drama, China 2017, International Festival Premiere
Hide and Seek, LIU Jie, class-struggle thriller, China 2016, European Premiere
I am not Madame Bovary, FENG Xiaogang, eternal lawsuit dramedy, China 2016, Italian Premiere
Mr. Zhu’s Summer, SONG Haolin, bitter-sweet school drama, China 2017, World Premiere
Someone To Talk To, LIU Yulin, divorce drama, China 2016, Italian Premiere
Soul On a String, ZHANG Yang, Tibetan-western road movie, China 2016, Italian Premiere (with Trento Film Festival)

HONG KONG/CHINA (3)

Kung Fu Yoga, Stanley TONG, Jackie-Bollywood style-action comedy, China/HK /India 2017, Italian Premiere
Extraordinary Mission, Alan MAK, Anthony PUN, drug-war-action-drama, China/HK 2017, International Festival Premiere
Soul Mate, Derek TSANG, girls-best friends drama, HK/China 2016, European Premiere

HONG KONG (7)

Love Off the Cuff, PANG Ho-cheung, crazy cool comedy, China/HK 2017, International Premiere
Mad World, WONG Chun, mental illness drama, HK 2016, Italian Premiere – “Creative Visions: Hong Kong Cinema 1997-2017”
A Nail Clipper Romance, Jason KWAN, surf and steel romance, HK/China 2017, International Premiere
Shed Skin Papa, Roy SZETO, quirky father-son drama, China/HK 2016, European Premiere
The Sleep Curse, Herman YAU, blood-splattered horror, HK 2017, European Premiere
Shock Wave, Herman YAU, explosive action drama, HK/China 2017, International Festival Premiere – Closing Film
Vampire Cleanup Department, CHIU Sin-hang, YAN Pak-wing, hopping vampire comedy-romance, HK 2017, Italian Premiere

CREATIVE VISIONS: HONG KONG CINEMA 1997-2017 (10)

Made in Hong Kong, Fruit CHAN, HK 1997 – restored version 2017, International Premiere
A Simple Life, Ann HUI, HK 2012
Accident, Soi CHEANG, HK 2009
After This Our Exile, Patrick TAM, HK 2006
Infernal Affairs, Alan MAK, Andrew LAU, HK 2002
Ip Man, Wilson YIP, HK 2008
Kung Fu Hustle, Stephen CHOW, HK 2004
Love in a Puff, PANG Ho-cheung, HK 2010
The Mission, Johnnie TO, HK 1999
The Grandmaster, WONG Kar-wai, HK 2013

Le immagini dei film presentati al Far East Film Festival 19

Comunicato stampa

UDINE – Chi ha spento la luce? Non l'ha spenta nessuno e non è saltato il salvavita. No, non si tratta neppure di un guasto momentaneo: l'elettricità ha proprio smesso di esistere. Così. Di colpo. E la famiglia Suzuki, adesso, deve imparare molto in fretta l'arte della sopravvivenza: affrontare un black out planetario non è esattamente un gioco da ragazzi! Si apre qui, in un mondo improvvisamente interrotto, l’irresistibile road movie giapponese Survival Family, e si apre qui anche l’attesissimo Far East Film Festival 19: non solo perché la bella commedia di Yaguchi Shinobu farà da starting gun, venerdì 21 aprile, ma anche per una ragione di simmetria: proprio come il black out di Survival Family, infatti, il FEFF rappresenta un’improvvisa interruzione. La normalità quotidiana si blocca, così, di colpo, e il buio (in sala) del Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” inghiotte per 9 giorni tutto e tutti.

Mai come quest’anno, tra l’altro, il Festival ha messo a fuoco un’interruzione tanto perentoria: un programma vasto, vastissimo, un enorme black out che conta 83 titoli (selezionati su circa un migliaio di visioni) e include 4 anteprime mondiali, tra cui l’adrenalinico Shock Wave di Herman Yau che chiuderà ufficialmente il #FEFF19 (sabato 29 aprile), 12 anteprime internazionali, 10 International Festival Premiere, 25 anteprime europee, 1 European Festival Premiere e 22 anteprime italiane, testimoniando l’incredibile vitalità (produttiva e creativa) del cinema asiatico!

12 i pianeti esplorati (Cambogia, Cina, Corea del Sud, Filippine, Giappone, Hong Kong, Indonesia, Malesia, Taiwan, Thailandia, Vietnam e, per la prima volta in assoluto, il Laos), più o meno incalcolabile il numero delle singole sfumature artistiche. Forse, il connotato che meglio può giocare da fil rouge tra tutti i paesi, tra tutte le declinazioni dell’arte cinematografica, è la solidità dei film stessi: ottima scrittura, ottima regia, ottima scelta del cast e della crew. Opere sempre nuove. Nuove e capaci di raccontare un’identità (sociale, geografica, culturale, politica), di rivendicare fieramente un’appartenenza (Cina, Corea del Sud e Hong Kong su tutti), di fabbricare storie, di creare stupore.

Aspettati l’inaspettato, del resto, non è solo il titolo di un vecchio (meraviglioso) poliziesco di Johnnie To e Patrick Yau: è la formula chimica, breve e perfetta, che racchiude l’essenza di tutto il cinema orientale. Davvero tutto. Ci sono luoghi in cui ogni cosa può accadere, li troviamo dentro alle favole o dentro ai sogni, e il cinema orientale è senza dubbio uno di questi. Lo sanno bene gli appassionati, lo sa bene il FEFF. Quasi vent'anni di visioni estreme, anarchiche, spiazzanti: è proprio una questione di anima, è proprio un'inclinazione naturale per l'inaspettato, e anche quest'anno lo sguardo degli spettatori ne potrà ammirare tantissimo. A cominciare, ovviamente, da quello di una certa ex colonia britannica…

Hong Kong, per il FEFF, non è solo un'inesauribile fonte di meraviglie cinematografiche: è il detonatore stesso della sua nascita. La prima scintilla. Il “C'era una volta...” da cui, nel 1998, ha preso vita tutta la storia. S’intitolava semplicemente Hong Kong Film, quello che oggi possiamo considerare il numero zero del Far East, e sarà uno dei titoli presentati allora, un titolo poi diventato oggetto di culto, il simbolo della grande retrospettiva in programma quest’anno: stiamo parlando del leggendario Made in Hong Kong di Fruit Chan, carissimo amico del Festival, che (ri)vedremo a Udine in anteprima internazionale nel magnifico restauro prodotto dal FEFF! Un capolavoro assoluto del cinema indipendente, ormai invisibile e introvabile: sia su pellicola, sia su qualunque altro supporto.

Grande retrospettiva, dicevamo, e Creative Visions: Hong Kong cinema 1997-2017 (supportata dal Governo di Hong Kong, realizzata con Create Hong Kong e l’Hong Kong Economic and Trade Office di Bruxelles, discussa con l’Hong Kong International Film Festival Society) grande lo è davvero: a 20 anni di distanza dall’handover che ha riconsegnato Hong Kong alla Cina, il Far East Film Festival 19 mostrerà 10 film che restituiscono pienamente il fervore di una città e di una comunità. Dal memorabile The Mission di Johnnie To all’altrettanto memorabile Infernal Affairs di Alan Mak e Andrew Lau, tanto caro a Scorsese, la selezione di Creative Visions emozionerà i veterani e riempirà di cinema gli occhi dei nuovi arrivi.

Nuovi arrivi e veterani, oltre a ritrovare o - finalmente! - scoprire l’ormai celebre atmosfera informale del FEFF (nelle asian zone del Teatro Nuovo, roccaforte storica del Festival, e nel cuore della città, punteggiato ancora una volta dai 100 appuntamenti di Far East Events), incroceranno sicuramente attori, attrici, registi, “addetti ai lavori” di tutti i tipi e, chissà, magari i 10 giovani talenti del FEFF Campus, la scuola di giornalismo guidata da Mathew Scott, i produttori del workshop internazionale Ties That Bind (nona sessione italiana) o i key-player che raggiungeranno Udine da tutto il mondo per la seconda edizione di FOCUS ASIA.

Se lo scorso anno il FEFF aveva sperimentato la prima esperienza Industry, mettendo a disposizione dei buyer asiatici ed europei la possibilità di confrontarsi sulle produzioni cinematografiche di genere (cioè sui “prodotti finiti”), quest’anno passerà infatti alla fase successiva: FOCUS ASIA diventa uno spazio operativo dove realizzare il cinema del futuro! Sono 13 i progetti cinematografici di genere (targati Spagna, Indonesia, Giappone, Francia, Taiwan, Italia, Brasile, Laos, Singapore, Finlandia, Serbia e Lituania) che verranno presentati durante la seconda edizione di FOCUS ASIA. Il Teatro Nuovo ospiterà gli incontri (nella Sala Fantoni e nel lounge del quarto piano, dedicato ai meeting one-to-one e alle tavole rotonde con i decision maker) e il Visionario ospiterà, invece, le market screening.

“Festa del cinema”, prima ancora che “Festival” nell’accezione tecnica più convenzionale, il FEFF si è trasformato nel corso del tempo in una vera e propria “Isola del cinema”: un posto dove i film vengono mostrati, commentati, respirati, ideati e, appunto, anche realizzati. Film popolari, film fortemente riconoscibili e catalogabili (per genere e provenienza), film che permettono, ormai, agli organizzatori di strutturare il programma come una piattaforma on demand e agli spettatori di operare scelte ben precise. Cerchi un musical taiwanese? Ecco 52Hz, I Love You di Wei Te-sheng. Cerchi una transgender comedy filippina? Ecco Die Beautiful di Jun Robles Lana (verrà presentato sotto il segno del FVG Pride). Cerchi uno splatterone hongkonghese? Ecco The Sleep Curse di Herman Yau.

Cresciuto e maturato assieme al FEFF, edizione dopo edizione, il pubblico (anzi: la tribù dei fareastiani) sa benissimo cosa chiedere allo showbiz asiatico, e i “nuovi arrivi”, come li abbiamo definiti qualche riga fa, stanno invece per scoprirlo: tutto ciò che serve, per muovere i primi passi, è amare il cinema, lasciando fuori dalla porta i pregiudizi e la pigrizia. Al resto, provvederà il secondo film dell’Opening Night, cioè il super action cambogiano Jailbreak di Jimmy Henderson (regista italianissimo, a dispetto del nome e del “trasloco orientale”). Al resto, provvederanno tutti gli altri titoli del ricchissimo programma. Al resto, provvederanno la coppia più bella del cinema giapponese, Takumi Saitoh e Aya Ueto, e i due giganteschi Gelsi d’Oro alla carriera di quest’anno: lo “Spielberg cinese” Feng Xiaogang e il super divo Eric Tsang!
Ora manca davvero poco, al grande black out che dal 21 al 29 aprile inghiottirà tutto e tutti, ma state tranquilli: ogni singolo film produrrà il giusto quantitativo di energia per sopravvivere. Perché il cinema è cultura è la cultura, soprattutto oggi, è uno dei pochissimi antidoti al buio. Quindi… buio in sala! Senza paura.

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