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La censura non risparmia neppure la Mongolia Interna: chiusi due siti web per presunto contenuto ”separatista”

8 ottobre 2005 - Il 26 settembre hanno chiuso i battenti altri due siti web cinesi, ma questa volta si tratta di siti originari della regione autonoma della Mongolia Interna: www.ehoron.com e www.monhgal.com. Pare che la ragione della loro chiusura sia attribuibile al loro presunto contenuto “separatista”. “Non è nient’altro che l’ennesima prova del tentativo del governo cinese di mettere a tacere le minoranze culturali”, così riferisce l’organizzazione“Reporter senza Frontiere” in un articolo del 3 ottobre. L’organizzazione per la libertà di stampa afferma come la libertà di espressione per mongoli, tibetani e uiguri sia molto più limitata che per il resto della popolazione cinese e sottolinea “Nel caso delle minoranze la censura va ben oltre le questioni politiche. Qui i siti web e i forum locali – come dovunque in Cina - sono costantemente monitorati ed eliminati non appena danno segni di dissenso”. Creato nel settembre del 2004, il sito web www.ehoron.com era diventato il rifugio per ben 1.300 studenti mongoli dopo la chiusura dell’altro sito www.nutuge.com nel marzo del 2004. Ehoron.com includeva un forum di discussione in cui venivano toccate tutte le questioni riguardanti la Mongolia Interna senza che però venissero in alcun modo sfiorati argomenti sensibili quali i diritti umani, la politica e la religione. Secondo il “Centro d’Informazione sui diritti umani della Mongolia del Sud”, il cui sito peraltro non è accessibile in Cina, le autorità locali ne avrebbero ordinato la chiusura per il suo contenuto “separatista” riferendosi molto probabilmente ai messaggi apparsi sul forum che criticavano un cartone televisivo cinese in cui Gengis Khan veniva ritratto come un topo dal muso di maiale. Quanto a www.monhgal.com, sito della Monhgal società che offre assistenza legale ai residenti della Mongolia Interna, sarebbe stato chiuso per incoraggiare gli internauti a protestare presso le autorità cinesi contro il suddetto cartone animato e per chiedere loro di raccogliere più prove possibili per intentare causa contro il suo produttore e distributore. Il sito, chiuso il 26 settembre, è tornato ad essere accessibile il 2 ottobre solo dopo il giuramento da parte dei suoi responsabili di non pubblicare più alcun genere d’informazione “separatista”. Tuttavia, i mongoli non sono l’unica minoranza etnica soggetta alla censura da parte di Pechino. Il governo, infatti, blocca l’accesso anche a molti siti gestiti dalla minoranza uigura della provincia del Xinjiang come nel caso di www.uhrp.org e www.uyghuramerican.org. Tutto ciò non è che parte di uno sforzo più ampio per frenare quella che il Partito ritiene una tendenza pericolosa verso la liberalizzazione nel settore dei media attraverso internet, fonte dominante dell’informazione per milioni di cinesi. Infatti, delle nuove leggi impongono ai maggiori motori di ricerca e portali come Sina.com e Sohu.com di interrompere la pubblicazione dei loro commenti alle notizie per dare, invece, priorità alle informazioni provenienti esclusivamente dai giornali e dalle agenzie di stampa controllate dal governo e dai principali organi d’informazione nazionali e provinciali. Le stesse leggi stabiliscono anche che privati o gruppi si registrino come “organizzazioni d’informazione”, ma considerando che solo a pochi è concesso farlo ciò significa che d’ora in poi non potranno più pubblicare informazioni online o via email in modo legale. “La principale responsabilità dei siti web informativi è di servire il popolo, servire il socialismo, guidare l’opinione pubblica nella giusta direzione e sostenere gli interessi del paese e del bene pubblico”, così recita il nuovo regolamento emesso dal governo. Ciò serve ad assicurare al Dipartimento di Propaganda il controllo ed il filtro dei contenuti delle pubblicazioni locali prima che finiscano su internet.
Attualmente sono 100 milioni i cinesi che hanno accesso a internet. Sebbene il governo controlli strettamente i media locali e blocchi quello che i funzionari considerano siti web sovversivi, gli internauti riescono comunque ad ottenere informazioni che mai compariranno sui media nazionali. Nel momento in cui la leadership decide che un argomento potrebbe essere pericoloso o “sensibile” per il Partito, qualcosa al riguardo è già apparso o è stato discusso su centinaia di siti, sfidando gli strumenti di censura tradizionali.

Ylenia Rosati