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Centri di detenzione illegali nello Shandong: questo, secondo le autorità locali, l’unico modo per far rispettare la politica del figlio unico

14 ottobre 2005 - Sopra un negozio di fertilizzanti nella città di Nigou (provincia dello Shandong, Cina orientale) sono rinchiusi una decina di uomini e donne, accusati di nascondere i loro familiari che si rifiutano di osservare le leggi sulla sterilizzazione e l’aborto. Secondo la legge cinese queste detenzioni sono illegali, ciononostante abusi del genere accadono molto più spesso di quanto sia stato finora riferito dai giornali. I quadri locali responsabili della pianificazione familiare a Nigou - il cui quartier generale si trova proprio di fronte al centro di detenzione dall’altra parte della strada - fingono di non sapere nulla. Tuttavia, il capo del reparto di maternità della città ha riferito al periodico South China Morning Post che l’ufficio locale della pianificazione familiare ha già ammesso di ricorrere alla detenzione coercitiva, essendo questo l’unico modo per obbligare la popolazione del posto ad osservare la legge. "D’altronde, cos’altro potrebbero fare? Hanno anche loro un lavoro da svolgere”, afferma il dott. Wang Haiyan, capo reparto presso l’Ospedale Popolare Statale nella città vicina di Tai’erzhuang (provincia dello Shandong, Cina orientale), riferendosi a funzionari locali. Delle brevi interviste rilasciate la scorsa settimana al periodico South China Morning Post hanno rivelato che nel suddetto negozio di fertilizzanti di Nigou erano tenuti prigionieri ben dieci persone tra uomini e donne. “Non possiamo andarcene, non siamo liberi di farlo”, dice una donna, una contadina di 52 anni. La pratica della detenzione illegale, per fare pressione sui familiari dei prigionieri che cercano di sfuggire alla politica di controllo delle nascite, si sta trasformando in un elemento di forte instabilità sociale tra i contadini di molti villaggi. Sebbene la politica del figlio unico abbia dimostrato di essere parte essenziale dello sviluppo economico del paese, poiché contribuisce a rallentare la crescita della popolazione cinese contenendola entro il miliardo e 300milioni (questa la stima ufficiale), tuttavia, alcuni sostengono che questa stessa politica non faccia che peggiorare la situazione accelerando il processo d’invecchiamento a cui la Cina sta andando incontro troppo velocemente.

Se non bastasse, oltre agli abusi delle autorità locali ci si mette anche la tecnologia. Basti pensare all’uso illegale degli ultrasuoni che hanno causato l’aumento del tasso di aborti di feti femminili, rafforzando così la tradizionale preferenza cinese per i figli maschi. “La Cina potrebbe allentare un po’ la sua morsa sulla politica del figlio unico senza che ciò significhi futuri disastri demografici. In quest’atmosfera di libertà che deriva dalla ricchezza e dalla globalizzazione la politica del figlio unico in Cina appare sempre più anacronistica”, questo ciò che in sostanza sostiene il settimanale New England Journal of Medicine in un rapporto pubblicato lo scorso mese. Tuttavia, anche la Cina sta pensando di riformare il sistema, o almeno in parte. Infatti, se negli anni ‘80 la sterilizzazione e l’aborto forzati erano pratiche comuni le critiche che si sono scatenate all’interno del paese ma soprattutto all’estero hanno poi costretto la leadership a far passare una legge (nel 2002) che sanciva l’uso d’incentivi finanziari o, nel caso contrario, multe per incoraggiare il rispetto delle leggi sul figlio unico e che, allo stesso tempo, proibiva ai quadri locali di attuare qualsiasi tipo di violazione ai diritti dei cittadini, senza però segnalare quali fossero questi diritti. Basti pensare che tuttora le promozioni dei quadri locali dipendono dal raggiungimento o meno degli obiettivi nella politica del controllo delle nascite.

Il dibattito vero e proprio è scoppiato in agosto quando sono venuti fuori diversi casi di detenzione di contadini nonché di sterilizzazioni e aborti forzati nella città di Linyi, a 60 km a nordest da Nigou. Chen Guangcheng, un attivista di Linyi, ha riferito a dei reporter stranieri di voler intentare una causa in nome dei contadini della zona che erano stati imprigionati, picchiati e costretti a subire varie procedure mediche illegali. Chen, tra l’altro, è stato testimone di una violenta campagna condotta dai quadri locali in una contea dove, tra marzo e luglio, sono state registrate ben 7.000 sterilizzazioni. Le autorità di Pechino hanno risposto dando il via ad un controllo massiccio in alcune località richiedendo, a volte, anche la rimozione dei quadri stessi, questo ciò che afferma la Commissione per la Programmazione Familiare e Nazionale. Ovviamente a Chen non è stata fornita alcuna protezione, infatti poco dopo la soffiata è stato preso dalle autorità di Linyi e messo agli arresti domiciliari. I quadri locali responsabili della programmazione familiare naturalmente si astengono da ulteriori commenti sul caso Chen o sulla situazione nella città di Nigou. C’è chi afferma come Wan Zhendong, capo del dipartimento di statistica, che qui in questa provincia la politica del figlio unico è accettata al 99,9%. Se il centro di detenzione di Nigou doveva rimanere un segreto, è chiaro che il piano non ha funzionato. Infatti, i contadini delle aree limitrofe sanno tutti perfettamente dove si trova e cosa succede. Ciò che ancora non è chiaro è quante sterilizzazioni e aborti forzati vengano attualmente condotti in questa città di 58.000 persone. Wan, il capo del dipartimento di statistica e Wang, il dottore, sostengono che ogni mese vengono condotte almeno 20 sterilizzazioni all’Ospedale Popolare di Nigou, anche se non è chiaro quante di queste siano volontarie o forzate. Un contadino di 35 anni, che ha voluto mantenere l’anonimato, ha raccontato al South China Morning Post la sua storia personale. Sua moglie incinta di 18 mesi si era nascosta per evitare un aborto forzato ma le autorità locali hanno preso suo padre e lo hanno tenuto nel centro di detenzione di Nigou per 4 settimane per costringere la nuora a tornare a casa. Alla fine, la famiglia ha dovuto pagare, per ottenere il rilascio del padre, una multa di 617 dollari, più di quanto un contadino medio riesca a guadagnare in un anno in questa provincia. “Zaozhuang potrebbe essere nelle stesse condizioni, ma è molto difficile che la gente del posto trovi il coraggio di trasmettere le informazioni agli avvocati o ai media”, afferma Teng, un ricercatore presso l’Università di Scienze Politiche e Legge di Pechino, e sottolinea “Le autorità locali faranno del loro meglio per insabbiare il tutto, affinché nessuno venga mai a sapere”.

Ylenia Rosati