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Home > News > Democrazia in Cina > Cooperazione tecnica sui diritti umani tra Cina e Australia

Cooperazione tecnica sui diritti umani tra Cina e Australia
Scritto da Paolo Tosatti  

29 giugno 2005 - Australia e Cina hanno concluso oggi un importante accordo in materia di diritti umani, che prevede un programma di assistenza tecnica in favore del Governo di Pechino per un valore complessivo di 1.8 millioni di dollari.

Il programma mira a risolvere una serie di problemi della Cina, tra cui lotta all'AIDS, controllo delle nascite e rapporti con le minoranze etniche, e prevede il coinvolgimento delle forze di polizia cinesi, degli esperti australiani in materia di sanità e diritti umani e di molti altri tecnici ed esperti di entrambe i Governi.

Secondo le dichiarazioni rilasciate all'ABC da Geoff Raby, Vicesegretario del Dipartimento australiano per il Commercio e gli Affari Esteri, l'accordo avrà una durata di 12 mesi. "L'assistenza australiana in materia di diritti umani sarà pratica" ha commentato Raby "e prevede un gran numero di progetti". Raby ha aggiunto che in fase di negoziazione le delegazioni di Canberra e Pechino hanno toccato 36 tematiche inerenti ai diritti umani, 5 in più rispetto all'anno scorso, senza però specificare di quali si trattasse.

Shen Guofang, assistente del Ministro degli Esteri cinese, e capo della delegazione diplomatica ha dichiarato attraverso l'Agenzia Xinhua che "il dialogo è una parte importante delle relazioni tra Cina e Australia", e che "servirà a rendere più stretti i legami tra i due Governi".

In realtà l'intesa siglata è parte di un dialogo in materia di diritti umani apertosi tra Pechino e Canberra già nel 1997.
In un momento come questo risulta essere però particolarmente importante: sono passate solo poche settimane da quando, il 26 maggio, Chen Yonglin - primo segretario del consolato cinese nella capitale ha domandato asilo politico all'Australia - temendo di essere perseguitato nel suo Paese a causa della sua opposizione alla politica repressiva che il Governo ha nei confronti dei dissidenti democratici e i membri del "Falun Gong", una sorta di setta filosofico-religiosa considerata illegale dalle autorità e soggetta a persecuzione. Nella richiesta d'asilo Chen ha affermato che sul territorio australiano sarebbero presenti circa 1000 spie dei servizi segreti cinesi per controllare la rete dei dissidenti.

Considerato il crescente volume di scambi commerciali che intercorrono tra Australia e Cina, si comprende per quale motivo le autorità australiane non abbiano ancora deciso se accettere o meno la richiesta,
preferendo temporeggiare.

L'accordo concluso oggi induce almeno a sperare che siano veritiere le dichiarazioni rilasciate alla stampa da Mark Vaile, Ministro del Commercio australiano: “Abbiamo i nostri dialoghi sui diritti umani e abbiamo il nostro lavoro sui rapporti economici: terremo le due cose separate. E di certo, non svenderemo la nostra visione sui diritti umani nell’interesse di avere migliori contratti commerciali”.

Paolo Tosatti

www.warnews.it