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Manifestano in migliaia a Hong Kong per la democrazia

5 dicembre 2005 - Decina di migliaia di persone hanno dimostrato domenica per le strade di Hong Kong per protestare contro la lentezza nell’applicazione delle riforme democratiche. Secondo gli organizzatori, sarebbero state circa 250.000 le persone ad aver preso parte oggi alla marcia - molto più di quanto stimato dagli analisti, ovvero tra i 50.000 e i 100.000 dimostranti. Tuttavia, la polizia sostiene che  all’inizio della marcia, partita dal Viktoria Park,  i manifestanti ammontavano a 40.000 e solo dopo si sarebbero aggiunti altri lungo il percorso. “Diritto di voto per tutti. Elezioni popolari”, questo quello che urlavano i protestanti mentre procedevano lungo le strade dal centro trafficato di Hong Kong verso il quartier generale del Governo situato nel distretto centrale. Secondo i politici pro-democratici, che hanno organizzato la marcia, la massiccia e, soprattutto, inaspettata partecipazione della gente può solo significare che è giunto il momento per l’attuale leader di Hong Kong, Donald Tsang, di rivedere il suo piano di riforma politica, ancora molto lontano dalla prospettiva di una completa democrazia. “Questa manifestazione dovrebbe mostrare ai capi di stato la necessità di rivedere i loro piani e concedere, finalmente, il suffragio universale alla gente di Hong Kong”, riferisce Lee Wing-tat, a capo del Partito Democratico di Hong Kong, all’agenzia di stampa AP. Tra i manifestanti domenica c’erano tutti: genitori con i propri figli, anziani, insegnanti ed impiegati. Non mancava nemmeno Anson Chan, ex funzionario di Hong Kong nonché primo ad aver preso parte a manifestazioni di protesta. Chan, la cui popolarità ed influenza continuano a farsi sentire anche dopo il suo abbandono nel 2001, è noto per essere stato “segnalato”da Pechino per aver criticato il  suo netto rifiuto di portare avanti qualsiasi tipo di riforma democratica. Molti dimostranti hanno espresso, come Chan, il loro desiderio di maggiori diritti politici. “Possiamo e dobbiamo sceglierci da soli un leader più adatto, non spetta certo al Governo centrale”, afferma una delle manifestanti, Kirby Leung,  manager di 55 anni. Il Governo di Hong Kong si ostina ad affermare che il territorio cinese non è ancora pronto per una vera democrazia e chiede alla gente di sostenere il suo programma di riforme politiche che, secondo alcuni critici, sarebbe troppo conservatore. Ovviamente, gli esponenti  pro-democatici hanno rifiutato di firmare questa proposta e hanno chiesto che gli venga fornita una mappa in cui sia specificato esattamente quando e come Hong Kong diventerà democratica, come promesso dalla sua costituzione.

Già in passato due grandi marce di protesta per la democrazia - rispettivamente nel 2003 e nel 2004 - hanno visto oltre un milione di persone manifestare per chiedere il diritto di scegliersi da soli il proprio leader. Quando Hong Kong era ancora una colonia britannica i governanti si rifiutarono di concedere al popolo la libertà di eleggere da solo i propri capi di stato. La tradizione è continuata fino quando la Cina nel 1997 è tornata  alla formula “un paese, due sistemi” secondo cui ad Hong Kong sarebbe stato concesso un maggior grado di autonomia. Ora i gruppi pro-democratici sostengono che è nel pieno diritto di Hong Kong avere una democrazia poiché quest’ultima possiede una popolazione altamente istruita che vive in una delle città più prospere e stabili dell’Asia. Ciononostante, Donald Tsang, l’attuale leader di Hong Kong, e Pechino insistono che c’è ancora molto lavoro da fare prima che Hong Kong possa dirsi completamente democratica. La ragione principale sarebbe la sua cultura politica ancora immatura e i numerosi interrogativi su come potrebbe funzionare la democrazia a Hong Kong. Palu Cheung, uno dei manifestanti, non è affatto d’accordo. Infatti, Cheung ha  portato con sé alla marcia anche la figlia di 4 anni. “Voglio che mia figlia sappia che lo faccio non solo per me ma soprattutto per lei. Sono convinto che la gente di Hong Kong possiede tutte le capacità per scegliersi da sola il proprio Governo. Vorrei mostrare al Governo cinese che noi hongkonghesi possiamo costruire la democrazia”, ha sottolineato Cheung. Secondo alcuni analisti Pechino starebbe ostacolando i piani di riforme democratiche proprio perché la leadership comunista teme di perdere il controllo sul Governo di Hong Kong.

di Ylenia Rosati