Riflessioni con Zhou Na: fotografa e narratrice multimediale

Un viaggio attraverso immagini che catturano momenti, ricordi, traumi e cambiamenti

Zhou Na è una fotografa freelance e narratrice multimediale. Ha conseguito un diploma in inglese per il turismo nel 2009 ed una specializzazione in estetica del design nel 2012. Lavora come fotografa a Pechino dal 2015. Nel 2017, è stata nominata tra i nove borsisti per il programma di fotografia e giustizia sociale della Fondazione Magnum. Ha iniziato i suoi progetti fotografici nella Cina rurale. Nel 2012, ha preso parte al documentario “Left-Behind: The Rural Elderly”, coprodotto da IFChina. Zhou Na ha collaborato con vari organi di informazione ed organizzazioni no-profit, tra cui ChinaFile, Sixth Tone, Tencent, iFeng News, NetEase, Greenpeace e Goethe-Institut China, ed ha lavorato come videoreporter presso The Paper. Ha trattato una varietà di argomenti in Cina, tra cui l’esplosione di Tianjin, la pneumoconiosi, la sicurezza alimentare, l’inquinamento ambientale, il lavoro femminile migrante e altro ancora.

Come ti sei avvicinata alla fotografia e quando hai deciso di sceglierla come professione? Cosa significa per te la fotografia?

Sono interessata all’innovazione sociale ed al college ho conosciuto un gruppo di persone ideali attraverso lo studio sul campo e seminari correlati. Dopo il diploma, sono stata invitata a partecipare ad un progetto fotografico “Left-Behind: The Rural Elderly”. Questo progetto ha permesso a me ed agli altri 7 partner di tornare nei nostri villaggi e visitare centinaia di anziani “lasciati indietro” che vivevano soli in luoghi rurali e filmare le loro esperienze, storie e sentimenti. Sia le fotografie che i filmati successivamente furono esposti nelle fabbriche e nelle università della provincia di Guangdong. Successivamente ho lavorato presso IFChina Original Studio, un’organizzazione non governativa e senza scopo di lucro per lo sviluppo culturale con sede nella provincia di Jiangxi, nel sud-est della Cina. Fondata nel 2009, IFChina è una delle organizzazioni pioniere della nazione nel campo dello sviluppo dell’arte comunitaria. Qui ho incontrato alcuni fotografi professionisti, Clary Estes mi ha detto che ho gli occhi da fotografa, Sim Chi Yin ha tenuto lì un brillante workshop di fotografia documentaria e mi ha dato alcuni suggerimenti realistici e concreti per diventare una fotografa freelance.

Penso che sia stato quello il momento in cui ho davvero deciso di diventare fotografa. Poi mi sono spostata nella capitale della Cina, Pechino, e lì si trovavano molti fotografi, che si proponevano come freelance. All’inizio ho svolto diversi lavori di assistenza e ritocco per altri fotografi, è un ottimo modo per apprendere il processo lavorativo. Siamo rimasti in contatto dopo il mio periodo lavoro di assistente. Ho poi chiesto a loro dei suggerimenti per il mio progetto personale. E gradualmente quest’opera è stata commissionata dai media e dalle ONG. Ed ha ottenuto più riconoscimenti dal settore fotografico. All’inizio la fotografia non era nei miei piani. Mi piace e ho iniziato a fotografare alcuni momenti di vita quotidiana quando ero alle medie. Sono davvero affascinata da come la macchina riesca a catturare l’attimo che continuamente scivola via. Ed anche da come la fotografia, in quanto mezzo potente, possa impegnarsi nella realtà e portarmi alla mia professione.

Chi ha avuto una maggiore influenza o è stata una fonte di ispirazione per te come persona?

Zhuang Nen, il fondatore di una ONG. Il suo idealismo e le persone nell’organizzazione mi hanno molto influenzato. Non ho mai visto nessuno che avesse questo ideale quando mi sono diplomata. Il documentario di storia orale è uno dei rami più importanti del suo lavoro. È l’inizio ed il momento in cui ho riflettuto e mi sono esercitata sulla memoria e sul disastro.

Puoi raccontarci gli esordi e le principali sfide della tua esperienza e carriera?

Insicurezza, esitazione, paura. Non sapevo se avrei potuto essere una brava fotografa o addirittura un fotografa oppure no.

Quali sono le tue principali fonti d’ispirazione? Quali sono i tuoi soggetti fotografici preferiti? Cosa speri di comunicare con i tuoi progetti?

La memoria è una delle principali ispirazioni per me. I ricordi ed i sentimenti personali mantengono alcuni aspetti della verità del puzzle quando la realtà è distorta. Per molto tempo, il desiderio di conservare le prove è stato una forte forza trainante.

Il mio argomento preferito cambia di tanto in tanto. Ora sono più preoccupata per la mia identità di donna. Il matrimonio ed il bambino hanno cambiato molta parte della mia vita. Sono curiosa di sapere come è successo.

Qual è l’aspetto che preferisci del tuo lavoro? Quali sono gli aspetti più gratificanti e soddisfacenti?

Il poter entrare in contatto con le persone, che sono sempre così diverse dalla prima impressione. Poter creare rapporti di fiducia con le persone, che mi hanno raccontato delle storie e mi hanno lasciato entrare nelle loro vite. Sono una persona introversa. Questo lavoro amplia la mia esperienza di vita in molti modi.

Ti sei trovata di fronte a qualche momento inaspettato durante un tuo progetto fotografico che ha fatto la differenza per te? Puoi condividere con noi una storia dal backstage di un tuo progetto fotografico?

Nel progetto The Window (sulle conseguenze dell’esplosione di Tianjin), quando finalmente ho avuto la possibilità di intrufolarsi negli edifici e nelle case, cosa vietata dal funzionario. Ero così nervosa da aver paura di essere scoperta e avevo così tanta paura quando sono rimasta nell’ambiente da sola per vedere la scena: macchie di sangue, vetri rotti, mobili danneggiati, finestre vuote. Non mi aspettavo e non ero preparata a quello che avevo davanti agli occhi. E la finestra lì senza vetri come un uomo senza occhi, la tenda svolazzava nell’aria dall’odore chimico. Un potere che entrava in casa attraverso la finestra era così forte che da quel momento in poi non se ne andavano né la sicurezza, né la privacy, né la dignità. Da quel momento in poi mi sono concentrata maggiormente sulla finestra, cercando di catturare la vita quotidiana prima di quell’esplosione.

Questa è una delle foto delle finestre all’interno di questi appartamenti, quel giorno, sono entrata in molte case. Nel tardo pomeriggio, il sole era caldo, era tutto così tranquillo. L’esplosione sembra non esserci mai stata prima.

C’è qualche progetto fotografico che hai realizzato a cui sei particolarmente legato? Cosa lo rende speciale per te?

Sicuramente il progetto The Window. Quando ho fotografato le conseguenze dell’esplosione di Tianjin, un progetto nel quale ho scattato foto di centinaia di finestre. E successivamente, ho impiegato e passato 3 anni nel concentrarmi su questo progetto.

Personalmente Window significa molto per me, quando ero piccola e sola come se fossi una ragazzina abbandonata, la finestra era la direzione in cui fissavo per la maggior parte del tempo. Quando sono diventata più grande, ero attratta dalla tenda che danzava accanto alla finestra aperta, queste erano le scene impresse nella mia mente. Ho in seguito messo una tenda fatta con le mie camicie di cotone sul muro davanti alla mia scrivania. Quindi per me rappresenta un’esistenza poetica.

Prima del tragico evento del 12 agosto 2015, gli abitanti del distretto Binhai New Area di Tianjin non erano consapevoli di vivere vicino ad un impianto industriale che immagazzinava indiscriminatamente sostanze chimiche pericolose e corrosive. Un’esplosione ha devastato uno dei più grandi porti marittimi della Cina, uccidendo 173 persone. L’esplosione ha provocato danni per circa 1,1 miliardi di dollari e ha ferito quasi 800 persone.

Come è cambiata la Cina rispetto a quando hai iniziato i tuoi progetti fotografici?

Per i fotografi documentaristi in Cina è più difficile. Quando ho iniziato c’erano molte rubriche fotografiche che offrivano commissioni ai fotografi e vi erano spazi dove mostrare i propri lavori. Ora non ci sono più molte grandi piattaforme. Conoscevo alcuni progetti fotografici davvero belli e potenti, ma le persone che li hanno realizzati non sono riusciti a vederli circolare affatto.

Qual è la tua esperienza come fotografa oggi? Quale pensi sarà l’evoluzione della fotografia nell’era dei social media e dell’Intelligenza Artificiale?

So che molti amici hanno ottime mostre come fotografi sui social media, penso che sia importante per alcuni aspetti. Ma vedo che alcuni fotografi riescono in qualche modo a soddisfare i propri fan. Anche l’intelligenza artificiale è uno strumento, ma non riesco a immaginare che impatto possa avere sulla fotografia.

Foto cortesemente concesse da Zhou Na

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