Il CBD non è una droga e può essere qualificato anche come un alimento: lo dice l’Unione Europea

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In Italia la storia del cannabidiolo (CBD), il principale componente della cannabis light, è piuttosto travagliata.

Nonostante la legge n.242 del 2016 che consente la produzione di cannabis a basso contenuto di THC, la normativa è rimasta confusa e ha fatto sì che ancora oggi non ci sia chiarezza sullo status effettivo del CBD.

In tanti lo considerano una droga alla pari del THC e sostengono che debba essere totalmente vietato. Allo stesso tempo, però, tante aziende resistono a queste periodiche ondate di proibizionismo, agendo in modo completamente legale e commerciando diversi prodotti a base di cannabidiolo, come i semi di cannabis light e tanti diversi tipi di olio CBD.

Le cose, però, sembrano pronte a cambiare radicalmente, per lo meno nell’Unione Europea. Sul finire del 2020, infatti, la Commissione Europea ha preso una decisione che potrebbe essere decisiva per il futuro della libera circolazione del cannabidiolo nel vecchio continente.

Così ha deciso la Commissione Europea sul CBD

A gennaio 2019 il cannabidiolo è stato inserito nel catalogo dei novel food stilato dalla Commissione Europea.

Con il termine ‘novel food’ vengono indicati quegli alimenti che non hanno alle spalle una storia di consumo all’interno dell’Unione Europea, per cui al loro interno ricadono anche cibi considerati tali solo in virtù di nuove abitudini alimentari (come gli insetti), o cibi esotici introdotti in Europa solo di recente (come i semi di chia). Questi alimenti possono essere legalmente commerciati solo se esplicitamente autorizzato.

Poiché non è dimostrabile una storia di consumo nemmeno per i prodotti a base di CBD, questi vanno considerati novel food.

Nonostante questa timida apertura, la Commissione Europea non si è mostrata inizialmente disposta a fare concessioni in tema di cannabidiolo, e in tempi non troppo lontani aveva ribadito che questa sostanza va considerata uno stupefacente.

Negli ultimi mesi del 2020, però, la situazione si è totalmente ribaltata. A dicembre, infatti, la Commissione Europea ha dichiarato che il CBD non è uno stupefacente e può essere qualificato come un alimento.

Questo improvviso cambio di rotta è stato dettato da due precedenti decisioni da parte di organi internazionali:

  • nel novembre del 2020 la Corte di Giustizia Europea è stata chiamata a decidere l’esito di un processo della giustizia francese. Il caso riguardava la vendita di dispositivi per lo svapo caricati con liquido al CBD da parte dell’azienda Kanavape. Mettendo da parte l’esito della causa, per questo articolo è interessante la dichiarazione rilasciata dalla Corte Europea a seguito della sua delibera: il cannabidiolo non è illegale in quanto non è una droga secondo la Convenzione dell’ONU del 1961;
  • nei primi giorni di dicembre del 2020 l’Onu stava chiudendo proprio la vicenda legata alla modifica delle tabelle della Convenzione sopraccitata. Su suggerimento dell’OMS, che lo richiedeva ormai da due anni, le Nazioni Unite hanno votato per depennare il CBD dalla tabella IV che contiene le sostanze stupefacenti a rischio di abuso e senza alcun valore terapeutico. In questo modo ha riconosciuto la possibilità di utilizzare questa sostanza in campo farmaceutico.

CBD terapeutico: quando può essere utile?

Nonostante siano stati fatti numerosi studi al riguardo, c’è ancora molto da scoprire sugli effetti e sui rischi legati all’assunzione di CBD.

Attualmente la scienza medica non può ancora dare delle risposte definitive, ma dai dati attualmente disponibili sembra emergere che il cannabidiolo possieda alcune proprietà benefiche.

Tra queste la più nota è la capacità di esercitare un’azione ansiolitica e rilassante grazie all’interazione con il sistema endocannabinoide, nome con il quale si indica un insieme di recettori del sistema nervoso umano che vengono attivati dai cannabinoidi.

Sembrerebbe certo, poi, che il CBD possa aiutare nel trattamento delle crisi epilettiche. Questa proprietà sembra essere confermata dal fatto che negli Stati Uniti viene comunemente utilizzato un farmaco a base di cannabidiolo, l’Epidiolex, nella cura di alcune gravi forme di epilessia. Questo medicinale è stato approvato anche dall’Unione Europea nel 2019.

Esiste anche un altro famoso farmaco a base di CBD, il Sativex, che viene prodotto nei Paesi Bassi ed è utilizzato in oltre 20 nazioni. È uno spray nasale prescritto per alcuni sintomi della sclerosi multipla, come la rigidità muscolare e il dolore cronico.

Il Sativex viene utilizzato in abbinamento ai farmaci tradizionali e non è stata dimostrata la sua efficacia quando utilizzato da solo.

In conclusione

Abbiamo spiegato qual è stata la decisione della Commissione Europea che ha rivoluzionato il panorama politico in materia di CBD.

La cannabis light è ancora oggetto di ricerca e i suoi effetti non sono conosciuti fino in fondo ma i maggiori organismi internazionali sembrano concordi nel riconoscerle delle proprietà benefiche che possono essere utilizzate in campo farmaceutico per alleviare i sintomi di diverse patologie.

Ma, anche al di là di considerazioni mediche, un altro punto di accordo riguarda l’assenza di grossi rischi di effetti negativi sulla salute e di abuso legati alla cannabis light.

Probabilmente i Paesi europei, soprattutto i più proibizionisti, inizieranno un percorso di adeguamento a questa nuova linea dell’UE, aprendo degli spiragli per la libera circolazione dei prodotti a base di CBD.

In Italia, ad esempio, potremmo assistere a un riordino della legislazione sulla cannabis light che in questo momento presenta alcuni buchi normativi che rischiano di creare enormi problemi a tante aziende italiane del settore come il noto Justbob.it.

Quale sarà l’esito di questo percorso ancora non lo possiamo sapere. Il futuro ci darà la risposta.

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