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Il vernissage e debutto di Cathleen Clarke alla Fou Gallery, New York

Cathleen Clarke: Whatever Hour You Woke There Was a Door Shutting

La nuova mostra della Fou Gallery aperta al pubblico fino al 28 novembre 2021, curata da Lynn Hai, presenta 16 dipinti ad olio di Cathleen Clarke, per lo più creati nel periodo della pandemia tra il 2020 e il 2021. L’evento prende il titolo direttamente dalle righe d’apertura della breve storia di Virginia Woolf “A Haunted House”. Cathleen Clarke è una pittrice americana nata a Chicago che reside a New York. L’artista ha esposto il suo lavoro in numerose mostre collettive negli Stati Uniti a livello internazionale e due mostre personali a San Francisco, questo evento alla Fou Gallery è la sua mostra personale di debutto a New York.

La curatrice dell’esibizione Lynn Hai introduce alla produzione artistica della Clarke, la quale è ispirata dalle memorie d’infanzia e dagli enigmi che l’hanno circondata. Interessata ed appassionata da Virginia Woolf e dalla tecnica narrativa del “flusso di coscienza” nelle sue pitture de-sincronizza i tempi della vita dei suoi soggetti e riproduce un confuso linguaggio onirico, il cui adattamento visivo congiunge ragionamenti inconsci esaltati dall’effetto di evanescenza e di transizione.

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Invitation Poster Design: Yizhi Liu – The Place on Shannon Lake, 2021. Oil and acrylic on canvas, 20 x 24 inches ©Cathleen Clarke, courtesy of Fou Gallery and The Honey Pump

L’artista infatti esplora i temi dei ricordi, del mistero e dello scorrere e passare del tempo attraverso soggetti che appaiono distorti. I suoi dipinti ad olio traggono riferimento da vecchie foto di famiglia, immagini trovate, e dai ricordi della sua fanciullezza. Il suo lavoro esplora e tocca i temi della mortalità, del passare del tempo e dell’intrinseco dialogo che si crea. Clarke consente alla sua pittura d’interpretare ciò che rimembra da una lontana esperienza, ma anche ciò che spesso può essere non notato o persino dimenticato. Le reminescenze quindi vengono espresse e prendono nuovamente vita attraverso le sensazioni dell’artista che le demarca con il suo tratto, o la sua scelta dei colori.

Le sue raffigurazioni ed immagini, nonostante ritraggano soggetti che fanno parte di una realtà assente, hanno una presenza così forte che rimangono stampate negli occhi e chi osserva potrebbe pensare di assistere a fenomeni occulti o esoterici. L’artista crea ritratti i cui occhi scrutano e fissano direttamente in quelli dello spettatore, al punto tale che chi si muove potrebbe avere la sensazione che quegli occhi gli siano puntati addosso e che seguano persino i suoi movimenti. Più a lungo si guarda l’immagine e più a lungo la mente potrebbe ricrearla al di fuori dell’opera, girandosi dall’altra parte si potrebbe vedere improvvisamente apparire una di quelle persone o uno dei volti raffigurati, proprio accanto, o attorno. Si genera quindi una specie di fenomeno che potrebbe ricordare l’effetto Troxler. Ovvero come quando il cervello, dopo aver visualizzato un’immagine o un oggetto per un periodo di tempo prolungato, si adatta o si abitua agli stimoli fissi ed annulla queste informazioni facendo svanire ciò che si osserva. Quindi i volti potrebbero scomparire dalle tele. Ma quando un’immagine svanisce o viene distorta, il cervello è in grado anche di attinge alle esperienze ed alle aspettative passate per colmare le lacune, ricreando la stessa immagine altrove o qualcosa che è più vicino alla mente dell’osservatore.

Le immagini si insinuano in modo inquietante a tal punto da poter ossessionare e porre degli interrogativi. Portar a credere di avere allucinazioni. Sono spettri, fantasmi, o spiriti colti nell’attimo di fare qualcosa? Il fatto che l’artista prenda spunto da delle foto rende le sue tele quasi come se fossero degli scatti di un’emotiva instantanea polaroid anche collegabili all’idea dei frattali, ovvero soggetti che si dilatano o che si contraggono, che mantengono invariati degli elementi nella forma. L’artista crea con le sue opere omotetia emotiva: dilata o contrae le immagini e le emozioni.

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Cathleen Clarke – Whatever Hour You Woke There Was A Door Shutting vista dell’esibizione, foto di Zhaoyin Wang. ©Cathleen Clarke, cortesemente concessa da Fou Gallery e The Honey Pump

La Clarke si muove silenziosamente nell’esplorazione delle foto e dei ricordi, ma anche nella sua rielaborazione artistica emotiva. Lei non è invadente verso il passato e non impone delle letture, pur avendo un suo dettagliato e preciso stile nell’esporre i sogggetti e le esperienze. Nel suo approccio narrativo permette molteplici possibilità ed interpretazioni … molte porte da aprire. Infatti l’artista dà l’idea di dipingere immagini che le sono rimaste impresse nella retina, non quello che il suo bulbo oculare ha percepito in quel momento, ma quasi se fosse in uno stato di comunicazione metafisico e psichico, come se avesse iniziato un suo proprio dialogo con i soggetti ritratti. Questo rende le sue tele significativamente ricche di vita, ma di una vita che ormai non vi è più, che è passata, ma che ha parlato con l’artista. Spesso nelle storie della narrazione classica, coloro che non ci sono più, sono alla ricerca di qualcosa prima di trovare la pace o sono i vivi ad evocarli perchè sentono la loro mancanza o cercano risposte… e se vi fossero invece anche altre interpretazioni? E se ve ne fossero infinite? Il suo punto di vista individuale è sempre personale, ma porta ogni fruitore delle sue opere ad iniziare una propria forma di dialogo unico con le tele, con i protagonisti ed in un certo senso con l’aldilà.

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Cathleen Clarke – Whatever Hour You Woke There Was A Door Shutting vista dell’esibizione, foto di Zhaoyin Wang. ©Cathleen Clarke, cortesemente concessa da Fou Gallery e The Honey Pump

Questi canali di comunicazione che la pittrice apre offrono punti e connessioni universali, ma ogni discorso intraprende delle regole proprie. Queste ombre sospese potrebbero far sussultare, ma vi è anche la possibilità di trovare un senso di quiete e pace, come se si partecipasse ad un rituale magico, una preghiera, o semplicemente una forma di meditazione, qualcosa che allo stesso tempo è diversa per ognuno che la vive pur trovandosi contemporaneamente in quel luogo con altri. Come il rapporto per l’artista con i suoi cari ritratti è unico, così pure per ogni spettatore il “rito” dell’avvicinarsi all’opera ha un’aura unica ed inripetibile.

Mettersi in sintonia con le opere della Clarke offre la potenzialità di trovare qualcosa che l’autrice vuole comunicare, ma anche di vedere oltre. Ogni strato di pittura da lei dipinto sottolinea una reminiscenza che potrebbe svanire o sbiadire. Un fascino misterioso dai tratti spettrale aleggia intorno alle sue opere, dato che le figure nei suoi dipinti sembrano dissolversi e scomparire sullo sfondo, diventando controllate dall’ambiente circostante ed evocando una lotta costante di chiarezza ed incertezza, come fossero sospesi tra la vita e la morte. Mondi esistiti ma anche incertezza. Mondi che sono stati e mondi impossibili, dal momento che possono esservi dei dati misteriosi, occultati, dimenticati. L’artista offusca i contorni e si focalizza sui volti che parlano più direttamente. Guardando negli occhi queste memorie iniziano a bisbigliare ed osservandole meglio parlano ed iniziano dei racconti. Le sue tele rappresentano un’universo pervaso di onde sonore sembrano evocare e voci dei morti in un fenomeno paranormale.

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Cathleen Clarke – Whatever Hour You Woke There Was A Door Shutting vista dell’esibizione, foto di Zhaoyin Wang. ©Cathleen Clarke, cortesemente concessa da Fou Gallery e The Honey Pump

Chiacchiere nel silenzio, voci indelebili, sguardi indelebili, il resto sbiadisce … di che cosa è composta l’essenza di una persona? Di che cosa è fatta l’identità? Quali sono gli elementi che contraddistinguono questo individuo piuttosto che un altro? L’artista apre dimensioni, possibilità viaggi tra le riminiscenze, pieghe e gesti, odori, quello che sembrava avere un peso di un tipo ne assume uno molto più rilevante, dove si confondono ed altarnano vivere dei ricordi e respirare il momento, poichè vengono esaltati degli stati d’animo.

La scelta di trarre spunto dalle fotografie analogiche del passato, inevitabilmente porta a prendere in considerazione anche il rapporto con gli oggetti usati e quindi vissuti, appartenuti, che nonostante siano oggetti hanno una loro storia e vita. Offre uno spunto per pensare alla relazione delle persone nel corso degli anni con le foto ad esempio come nelle case del passato dove vi erano altari fotografici e pareti di ricordi o alle soffitte che nel corso degli anni hanno accumulato bauli o scatole dei traslochi con cimeli, foto e vari ricordi di famiglia. Il passaggio dalla pellicola al digitale, dalla lettera scritta all’email ha diminuito il bagaglio ereditario fisico e tattile delle memorie emotive.

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Cathleen Clarke – Whatever Hour You Woke There Was A Door Shutting vista dell’esibizione, foto di Zhaoyin Wang. ©Cathleen Clarke, cortesemente concessa da Fou Gallery e The Honey Pump

Riflettendo su questi due modi di vivere e vedere il mondo, ciò porta a pensare all’emotività in relazione alla materialità, al tatto, al rapporto diverso che quindi si instaura con le foto ed anche al fatto che le immagini analogiche invecchiano, diversamente da quelle digitali, proprio come avviene nei dipinti della Clarke, le foto analogiche iniziano a sbiadire, i colori non sono più dettagliati, ma con il passare del tempo assumono un mono tono. Le foto stampate da pellicola scoloriscono ed anche le pellicole se non perfettamente conservate risentono dei segni del passare del tempo, esattamente come può avvenire per alcune persone con propri ricordi. Una parte di chi fruisce dei vantaggi della fotografia digitale non stampa, quando lo fa seleziona. Quindi, quanto il differente rapporto con la fotografia influenza la percezione del tempo, del passato e dei ricordi al giorno d’oggi? La pellicola espone anche all’errore, a momenti reali non sempre perfetti, mentre invece nel digitale spesso viene immediatamente cancellato ciò che appare indesiderato. L’analogico espone spesso momenti transitori, ordinarie scene che possono accadere nella vita di chiunque, ma anche attimi che sono stati messi a disposizione dalla vita, colti e preziosi, che non dovrebbero essere mai dati per scontati. Ogni momento e giorno è un dono.

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Cathleen Clarke – Whatever Hour You Woke There Was A Door Shutting vista dell’esibizione, foto di Zhaoyin Wang. ©Cathleen Clarke, cortesemente concessa da Fou Gallery e The Honey Pump

Nelle foto analogice, non in posa, spesso le persone, appaiono distanti, sono in procinto di azioni che iniziano o stanno per terminare, si potrebbero vedere questi tipi di scatti in tanti album di famiglia, non solo in quelli dell’autrice. La Clarke volutamente non offre molti dettagli sulle circostanze, forse neppure lei conosce tutto il contesto degli eventi o se lo sa ha deciso di non comunicarlo per dare la chance di fantasticare, far trovare qualcosa di proprio ad ognuno. Nelle sue tele vi è infatti del minimalismo ed un linguaggio visivo che può essere per tutti molto familiare. I suoi soggetti essendo ispirati da delle foto di famigli sono quindi immutevoli, ma la scelta delle sfocare dei dettagli gli rende mutevoli, crea una sorta di paradosso, trasformando il passato ed i ricordi anche in una realtà con possibili sorprese.

Dal momento che ogni individuo focalizza la propria attenzione su dettagli che trova più consoni a sè, le opere pittoriche dell’artista possono acquisire significati sorprendenti e nuovi. Respiri, sospiri, ansia, pianti, risate, urla, sussurrati silenzi, poesie di persone che sono esistite, che portano a chiedere che cosa si nasconda dietro quegli affascinanti volti cupi. Le sue scelte artistiche portano a cercare di capire l’influenza del passato, il suo valore nella sua dimensione spirituale per crescere e metabolizzare il tempo.

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Cathleen Clarke – Whatever Hour You Woke There Was A Door Shutting vista dell’esibizione, foto di Zhaoyin Wang. ©Cathleen Clarke, cortesemente concessa da Fou Gallery e The Honey Pump

L’importanza della memoria è scontata, ma spesso non si considera quanto sia significativa e complementare anche nella sua relazione all’oblio il quale viene spesso trascurato … dimenticato … La memoria è una costruzione a posteriori di una realtà complessa in cui il pensiero però può perdere una parte della sua realtà, dal momento che vi e l’interpretazione. L’occhio riflette le cose che vede e se ne distacca.

Quindi, partendo da queste considerazioni gli individui possono spostarsi verso l’interno, verso qualcosa di più profondo, per intraprendere un viaggio spirituale, verso l’anima per raggiungere la libertà e se stessi. La memoria, si insinua come capacità di trattenere e rianimare rappresentazioni dell’esperienza e può anche essere vista nei termini delle relazioni tra non dimenticanza e dimenticanza. Un punto della visuale della pittrice è anche la relazione complementare che segna la sequenza della non dimenticanza e dell’oblio, al confine tra le distorsioni percettive. Viene riflessa una consapevolezza attenta e sospesa, ed il ruolo di supporto dell’oblio e la consapevolezza sospesa nel potenziare la funzione della memoria.

L’oblio appare come un vuoto da compensare, e questo vuoto rassicura perchè ogni essere umano sa quali dettaglia aggiungere al puzzle, ognuno vi vede qualcosa di famigliare, qualcosa di unico e personale, non vi sono dubbi che in quell’immagine si trova anche qualcosa di proprio .. ma è sua … sono le vite legate alla Clarke … ma sono anche di qui guarda … gli esseri umani si attaccano emotivamente molto facilmente a quello che vedono e sentono simile ed in quel momento non notano più le differenze.

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Cathleen Clarke – Whatever Hour You Woke There Was A Door Shutting vista dell’esibizione, foto di Zhaoyin Wang. ©Cathleen Clarke, cortesemente concessa da Fou Gallery e The Honey Pump

Le porte che sprona ad aprire la pittrice pongono anche a fare delle domande sulla scelta delle tonalità di colore e delle sfumature nelle sfocature. La curatrice Lynn Hai sottolinea come l’intensità dei colori e della composizione implichino emozioni impetuose, che i colori enfatizzano frammenti a volte espliciti ed a volte oscuri, sono diluiti e spalmati come il contorno della memoria, per questo non sono mai continui e nitidi. Il tutto rende le composizioni vivaci, distanti e nebbiose, generando continua curiosità.

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Cathleen Clarke – Whatever Hour You Woke There Was A Door Shutting vista dell’esibizione, foto di Zhaoyin Wang. ©Cathleen Clarke, cortesemente concessa da Fou Gallery e The Honey Pump

I colori sono cordinatee che fanno parte dei ricordi o delle emozioni dei suoi soggetti? Spesso si usano le coordinate per comprendere il proprio ruolo nello spazio e relazionarsi ad esso, quindi le interpretazioni possono essere spesso limitate dai propri sensi … Considerando che i protagonisti delle pitture sono delle persone che non possono fisicamente dire la loro verità o le loro storie non raccontate, i colori possono assumere posizioni che rispecchiano differenti significati se relazionati dal punto di vista dell’osservatore. Ma allo stesso tempo tutto sta all’individuale capacità d’ascolto, alla voglia di capire, al tempo che si vuole dedicare alla riflessione e fruizione dell’opera d’arte.

La Fou Gallery attraverso i quadri della Clarke diventa una sorta di telescopio utilizzato per vedere il passato, un cronovisore o cronoscopio in grado di captare e riprodurre immagini e suoni provenienti da un tempo lontano. La curatrice dell’evento Lynn Hai esalta l’aspetto spettrale e dello spiritismo delle opere nella scelta di coprire l’arredo della galleria con dei teli bianchi, allo stesso tempo evidenzia e mette in luce le tele ed i soggetti raffigurati in esse. L’ambiente acquisisce e prende un tono che porta un senso d’isolamento, solitudine, si crea dissonanza che rieccheggia somiglianze e pensieri che potrebbero portare alla mente luoghi come le stanze di Shining o dirigere l’attenzione dello spettatore verso la tecnica pittorica della Clarke che possono portare alla mente alle pennellate dell’espressionismo, che sottolineano nostalgia e malinconia come nell’Urlo di Edvard Munch. Ma alcune delle scelte cromatiche della pittrice potrebbero ricordare anche alcune delle opere di Henri de Toulouse-Lautrec, mentre il modo in cui spoglia alcuni soggetti delle proprie emozioni e li trasforma in oggetti semplici riporta alla mente l’opera di Pablo Picasso, Les Demoiselles d’Avignon Paris.

Visitare la mostra di Cathleen Clarke alla Fou Gallery offre un’immersione affascinante, un punto di partenza per vedere ed ascoltare, far carica di percezioni, evocare conversazioni ed anche rendersi conto che spesso si ricordano più facilmente gli attimi e le emozioni che i giorni.

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Cathleen Clarke – Whatever Hour You Woke There Was A Door Shutting vista dell’esibizione, foto di Zhaoyin Wang. ©Cathleen Clarke, cortesemente concessa da Fou Gallery e The Honey Pump

Foto cortesemente concesse da Fou Gallery e The Honey Pump
Art: © Cathleen Clarke
Fotografie di: Zhaoyin Wang

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