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Il giro di vite della Cina sulle compagnie hi-tech cinesi

Alibaba, Meituan, ByteDance, Didi Chuxing nel mirino degli enti regolatori cinesi.

  • In molti si interrogano sul futuro del settore che in anni recenti ha macinato fatturati da capogiro attirando fiumi di capitali. Il governo cinese è tuttavia intenzionato a limitare “l’espansione irrazionale del capitale”.
  • I grandi investitori si interrogano su quali saranno i prossimi provvedimenti che gli enti regolatori cinesi intraprenderanno.

Secondo alcuni analisti, gli sforzi del governo cinese rischiano di soffocare il settore più vibrante dell’economia cinese. Gli enti regolatori cinesi si sono scatenati contro le grandi compagnie hi-tech sotto indicazione del governo centrale lo scorso inverno, per frenare quella che è stata definita “l’espansione irrazionale del capitale” e la formazione di monopoli che potrebbero minacciare la stabilità sociale. Questi sforzi tuttavia hanno finito per creare un clima d’incertezza tra gli investitori.

Come riporta South China Morning Post, secondo Sun Xin, docente in Economia Cinese e dell’Asia orientale presso il King’s College di Londra, vi è una forte competizione tra i diversi organi del governo nel recente crackdown sul settore tecnologico. Tutti stanno cercando di approfittarsi delle preoccupazioni del Partito Comunista Cinese sulle grandi compagnie cinesi hi-tech per rafforzare la propria autorità e portare avanti i propri interessi burocratici.

Le compagnie che fino a poco tempo fa venivano prese a modello per rappresentare l’immagine innovativa della Cina, ora sono accusate da Beijing di abuso di posizione dominante, di maltrattamento dei lavoratori, e di mostrare un arrogante disprezzo verso la leadership di partito.

L’antitrust cinese ha emesso multe per accordi di fusione che risalgono a un decennio fa ed ha emanato nuove restrizioni sulle offerte pubbliche di acquisto di start-up cinesi da parte di compratori stranieri. Il Ministero del Lavoro ha sollecitato le piattaforme internet a trattare equamente i lavoratori e pagare loro l’assicurazione sociale.

Due giorni dopo l’offerta pubblica iniziale a New York del gigante del ride-hailing Didi Chuxing, l’amministrazione del Cyberspazio cinese ha indagato la compagnia con un timing sospetto.

Il divieto di sabato scorso da parte del governo centrale di trarre profitti dal tutoraggio ha spazzato via il modello di business di molte aziende cinesi quotate a New York e Hong Kong.

Recentemente sono state introdotte inoltre una serie di revisioni da parte della cybersecurity per quasi tutte le quotazioni estere delle aziende tecnologiche.

Tutte queste misure intraprese dal governo cinese hanno spiazzato capitalisti di ventura e investitori che fino ad oggi avevano sempre visto la Cina come la gallina dalle uova d’oro.

Il Ministero dell’Industria ha già annunciato che saranno intraprese nuove misure nei prossimi sei mesi per intervenire su un gran numero di questioni problematiche che affliggono l’industria di internet.

I mercati intanto stanno cercando di misurare la portata della punizione contro Didi e cercano di capire quanto grande sarà la multa comminata a Meituan.

Vi è inoltre preoccupazione e incertezza su come le nuove leggi sui dati, in particolare la legge sulla sicurezza dei dati e legge sulla protezione delle informazioni personali, possano andare a impattare le modalità con cui le grandi compagnie hi-tech gestiscono e utilizzano i dati degli utenti.

Nel frattempo il ministro delle finanze Liu Kun ha detto che l’introduzione di un’aliquota fiscale minima globale per le imprese del 15 per cento contribuirebbe a creare un sistema fiscale internazionale equo e sostenibile. L’aliquota dell’imposta sulle società in Cina è tecnicamente del 25 per cento, ma scende al 15 per cento per alcune aziende hi-tech.

Alcune grandi compagnie internet cinesi potrebbero essere colpite dall’introduzione dell’aliquota fiscale minima globale, e i dati di Fortune 500 hanno suggerito che almeno tre aziende potrebbero pagare tra i 16 e i 253 milioni di dollari all’estero.

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