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Lo Zen e il minimalismo nell’Arte Orientale

Le opere minimaliste divennero popolari a New York negli anni sessanta: molti degli artisti pionieri furono influenzati da filosofie asiatiche come l’idea di infinito” e “nulla” presenti nelle scritture indù e dal buddhismo zen.

Nel mondo delle arti visive il minimalismo è un termine utilizzato per descrivere un movimento artistico nato nel dopoguerra negli Stati Uniti e sviluppatosi poi nel corso delle decadi successive, caratterizzato da un processo di riduzione della realtà a strutture elementari geometriche. Sarebbe pertanto improprio utilizzare questo termine nel contesto delle arti orientali che hanno intrapreso un percorso storico, artistico e filosofico differente.

Tuttavia questo processo estetico di riduzione e di semplificazione della realtà è stato anticipato ed è condiviso da un certo tipo di arte dell’estremo oriente che attraverso la semplicità, l’eleganza dei tratti e la contrapposizione tra pieni e vuoti sintetizza i concetti fondamentali che l’autore vuole veicolare nella sua opera, presentandoli attraverso rappresentazioni focalizzate su pochi elementi.

Caratterizzati dalla ripetizione di forme geometriche semplici, il minimalismo, l’attenzione per l’immaterialità e il concetto di vuoto sono radicati nelle pratiche buddiste Zen che hanno raggiunto il Giappone nell’VIII secolo attraverso la Cina continentale. Più di 1.000 anni dopo questa filosofia, che individua il vuoto dell’esistenza intrinseca come una via di liberazione, ha incendiato l’immaginazione di un gruppo di artisti newyorkesi travolti nel caos mutevole del XX secolo.

Lo stile minimalista è particolarmente apprezzato per le decorazioni casalinghe grazie al suo stile elegante e conciso https://www.photowall.com/it/carte-da-parati/arte-e-design/minimalismo . Le filosofie e i principi orientali come il Feng Shui hanno agilmente trovato spazio negli stili di vita odierni.

Questa idea di semplicità appare in molte civiltà, ma è proprio nella cultura tradizionale giapponese della filosofia Zen che viene sublimata. I giapponesi manipolano la cultura Zen in elementi estetici e di design per i loro edifici. Questa idea di architettura ha influenzato la società occidentale dalla metà del XVIII secolo. Il concetto Zen di semplicità trasmette un’idea di libertà e di essenza di vivere. La semplicità non è solo un valore estetico, ma ha una percezione morale che guarda nella natura della verità e rivela le qualità interne e l’essenza dei materiali e degli oggetti.

Il principio estetico giapponese di “Ma” si riferisce allo spazio vuoto o aperto. Rimuove tutte le pareti interne non necessarie e apre lo spazio. Il vuoto della disposizione spaziale riduce tutto alla qualità più essenziale. Ma è una celebrazione dello spazio tra le cose.

L’estetica giapponese del Wabi-sabi valorizza invece la qualità degli oggetti semplici, apprezza l’assenza di elementi superflui, valorizza la quiete e mira a rivelare il carattere innato dei materiali. Per esempio, nell’arte floreale giapponese Ikebana, il principio centrale è quello di lasciare che il fiore si esprima. Le persone tagliano i rami, le foglie e i fiori dalle piante e conservano solo la parte essenziale della pianta. Questo atto trasmette l’idea della qualità essenziale e del carattere innato della natura, prosciugandone tutti gli elementi transitori e riducendo l’opera alla sua essenza.

Le arti e il design zen si concentrano sulla rimozione di qualsiasi orpello o decorazione non necessaria. Queste arti sono state pertanto spesso descritte come estetica della sottrazione, perché lasciano che la bellezza emerga dai vuoti anziché dai pieni, creando un inedito tra rapporto tra opera d’arte e fruitore. Ma il rapporto tra cultura tradizionale giapponese e il vuoto va oltre la ricerca artistica o filosofica, permeandone ogni aspetto. Gli spazi negativi difatti sono celebrati in tutti gli elementi della vita tradizionale giapponese, dalle decorazioni per la casa alle composizioni floreali, dalla poesia a tutti gli aspetti della vita quotidiana.

Pertanto questi elementi della tradizione orientale sono stati integrati in maniera completamente naturale nella nuova corrente culturale minimalista che si stava sviluppando in occidente negli anni sessanta. A differenza dei movimenti artistici precedenti, i minimalisti non enfatizzano il processo decisionale e l’espressione personale dell’artista. Questi artisti mirano ad un incontro diretto tra lo spettatore e l’opera d’arte. Oltre alle opere monocromatiche, gli artisti minimalisti sperimentarono con forme geometriche o ripetitive e con la luce.

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