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Breve Storia del Massacro del 28 Febbraio 1947 a Taiwan

Storia dell’incidente 228 a Taiwan

L’Incidente del 28 Febbraio ( 二二八事件), conosciuto anche con il nome di “Massacro del 28 Febbraio”, “228 Incident” o “228 massacre”fu una rivolta anti governativa avvenuta a Taiwan nel 1947, violentemente soppressa dal governo locale guidato dal Kuomintang (KMT).

Nell’immagine in evidenza: The Horrifying Inspection (恐怖的檢查) di Huang Rong-can (Jun Li), 1947

Durante queste purghe perirono tra le 5000 e le 28000 persone. L’incidente segnò l’inizio del Terrore Bianco, un’epoca che ha profondamente segnato la storia taiwanese moderna e che fu caratterizzata dalle scomparse, dagli omicidi e dalle incarcerazioni.

Nel ’45, in seguito alla resa del Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale, gli alleati consegnarono il controllo amministrativo di Taiwan alla Repubblica di Cina (ROC), segnando dunque la fine del periodo coloniale giapponese. Il governatore Chen Yi arrivò a Taiwan il 24 ottobre del 1945, inviato sull’isola per facilitare il reinserimento di Taiwan nella Repubblica di Cina. Il nuovo governatore mantenne il sistema di monopoli ereditato dai giapponesi e confiscò oltre 500 fabbriche e case appartenute ai giapponesi.

Il governatore Chen Yi (a destra) che accetta la ricevuta dell’Ordine n. 1 firmato da Rikichi Andō (a sinistra), l’ultimo governatore generale giapponese di Taiwan, nel municipio di Taipei.

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La cattiva gestione economica portò al fiorire del mercato nero, ad un’inflazione galoppante e a carenze di cibo. Molte merci poi furono obbligatoriamente acquistate a basso costo dall’amministrazione del Kuomintang (KMT), il partito nazionalista cinese, per essere spedite in Cina continentale durante la guerra civile dove furono vendute con profitti molto alti. Nel giro di un anno il prezzo del riso aumentò in maniera incontrollata. I nuovi funzionari giunti dalla Cina avevano poi sostituito tutta la classe dirigente locale. Le truppe di guarnigione del KMT erano indisciplinate; saccheggiando e rubando, contribuivano al collasso generale.

Gli abitanti locali divennero pertanto insofferenti verso la corruzione del nuovo governo e le politiche discriminatorie attuate dal Kuomintang. Le elite taiwanesi, sotto il dominio giapponese, erano riuscite ad ottenere un certo grado di autonomia. Tuttavia, i nazionalisti cinesi optarono per la centralizzazione dei poteri del governo e della riduzione dell’autorità dell’amministrazione regionale.

Il massacro

Il 27 febbraio del 1947 gli agenti dell’Ufficio del Monopolio di Stato giunsero nel distretto di Twatutia (Dadaocheng in Mandarino) confiscarono delle sigarette di contrabbando ad una vedova taiwanese di 40 anni, Lin Jiang-mai, 林江邁 presso la casa da te Tianma (Tianma Tea House, 天马茶房). Quando la donna chiese indietro la sua merce, un agente la colpì alla testa con il calcio della pistola. La violenza degli agenti causò la reazione della folla. Un agente sparò colpendo un uomo, che morì il giorno seguente. I manifestanti si radunarono la mattina successiva attorno a Taipei, richiedendo l’arresto degli agenti e un processo, cercando di farsi strada verso l’ufficio del governatore. Le forze locali cercarono di disperdere i manifestanti e aprirono il fuoco, uccidendo almeno tre persone.

La sede dell’Ufficio del Monopolio venne circondata dalla folla

Il 4 marzo una stazione radio locale cadde nelle mani dei manifestanti e le notizie della rivolta si diffusero in tutto il paese. Entro sera Taiwan entrò in un regime di legge marziale e venne imposto un coprifuoco.

Con l’allargarsi della rivolta il governatore Chen Yi richiese l’intervento delle forze militari, e la rivolta venne pertanto violentemente stroncata dalla National Revolutionary Army. Chen Yi attese l’arrivo dei rinforzi dal Fujian che arrivarono l’8 marzo. Il New York Times dell’epoca riportò che le truppe provenienti dalla Cina continentale avevano passato tre giorni a fare massacri indiscriminati e a saccheggiare. Le strade erano piene di cadaveri. In alcune zone si potevano vedere teste mozzate e corpi fatti a pezzi. Entro la fine del mese di marzo, Chen Yi ordinò l’arresto e l’esecuzione di tutti i principali organizzatori della rivolta. Vennero giustiziate tra le 3000 e le 4000 persone.

incidente 228

Per i seguenti 38 anni, l’isola rimase sotto un regime di legge marziale che prese il nome di Terrore Bianco, fino al 1987. In questo periodo vennero imprigionate oltre 100.000 persone per motivi politici e 1000 di queste vennero giustiziate. Durante questo periodo il Kuomintang perseguì i dissidenti politici. L’incidente del 28 febbraio divenne un argomento tabù. Il presidente taiwanese Lee Teng-hui fu il primo a discutere apertamente dell’incidente nell’anniversario del 1995.

La fine del governatore Chen Yi

Il destino del governatore Chen Yi non fu certo migliore. Nel giugno del 1948 Chen Yi divenne presidente provinciale del Zhejiang. A novembre rilasciò più di 100 prigionieri comunisti che dovevano essere giustiziati. Nel gennaio del 1949, pensando che il KMT fosse ormai destinato a perdere, e anche per salvare da una guerra inutile i 18 milioni di abitanti della regione Nanjing-Shanghai-Hangzhou, abbandonò il KMT e si unì al partito comunista cinese. Cercò di portare dalla sua parte il comandante della guarnigione militare Tang Enbo senza riuscirci. Tang informò Chiang Kai-shek del tradimento di Chen Yi. Chiang rimosse immediatamente Chen Yi e lo fece portare a Taiwan dove venne imprigionato a Keelung, prima di essere giustiziato il 18 giugno del 1950. Il 9 giugno il partito comunista dichiarò Chen Yi “patriota che sacrificò la sua vita per la causa della liberazione del popolo cinese”.

Il 28 febbraio oggi è diventata una festa nazionale, dal nome Peace Memorial Day, durante la quale si rende omaggio alle vittime. Città dolente (A City of Sadness) di Hou Hsiao-hsien è il primo film taiwanese a raccontare i tragici eventi del 28 febbraio 1947.

Fonte: 1, 2
In inglese: A Brief History of February 28 incident in Taiwan

Argomenti: incidente 228, storia del terrore bianco, storia di taiwan

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