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L’affascinante storia di Richard Sorge, la spia di Stalin in estremo oriente

Quella di Richard Sorge è una storia che ha dell’incredibile, fatta di fortuna, mistero e di grande astuzia e che dimostra come un solo uomo sia in grado di influenzare i destini del mondo.

È la storia di una spia in un periodo storico in cui le spie venivano arruolate risolvendo cifrari per raggiungere il posto indicato nel momento indicato, in cui gli appuntamenti avvenivano sulla base di attese nelle sale comuni degli hotel indossando un determinato capo, o un determinato accessorio, per poi scambiare poche parole in codice con uno sconosciuto e ottenere un pacco dal contenuto misterioso, in cui da poco la tecnologia consentiva trasmissioni efficienti e cifrate fino alla madrepatria, in cui la polizia era ramificata, sospettosa e dai modi brutali.

In questo contesto da film, Sorge è un esempio reale di quel concetto di spia romantica che sarà glorificato in seguito dalla cinematografia, sebbene meno votato all’azione e più votato all’attività di intelligence vera e propria.

Nel 1933, quando Sorge si trasferì in Giappone, era un giornalista affermato, cittadino tedesco, inquadrato nel partito nazista, molto ben visto dalla comunità tedesca locale e, da un certo punto in avanti, amico personale dell’ambasciatore tedesco in Giappone.

Gli proposero anche di diventare rappresentante del partito nazista a Tokyo, anche se a quel punto Sorge declinò l’offerta garbatamente.

Il motivo del garbato rifiuto di Richard Sorge era che lui era da molti anni una spia sovietica comunista e temeva quindi di attirare sospetti su di sé assumendo un ruolo ufficiale.

Questo tedesco perfetto, infatti, era in realtà nato in Russia (nell’attuale capitale dell’Azerbaigian) da padre tedesco e madre russa ed era al servizio della causa comunista fin dal 1920.

Sorge, poco dopo la nascita, si era trasferito con la famiglia a Berlino, dove aveva trascorso l’infanzia e la giovinezza.

Condividendo allora gli ideali imperialisti del padre, si era arruolato volontario nell’esercito tedesco durante la prima guerra mondiale, rimanendo ferito e guadagnando sul campo una croce di ferro.

La guerra però aveva segnato l’animo di Sorge, che in convalescenza iniziò ad interessarsi alle idee di Karl Marx, che nel frattempo stavano divampando nella Russia sconvolta dalla guerra civile.

Si iscrisse quindi al partito comunista tedesco e si laureò in scienze politiche. Le sue idee politiche gli resero però molto difficile trovare un lavoro in Germania e così Sorge tornò in Russia, dove finì per diventare un agente segreto viste le sue attitudini, la doppia cittadinanza russa e tedesca e la conoscenza di più lingue.

Venne quindi mandato in vari paesi europei a studiare i movimenti operai locali, dapprima in Germania, dove sposò la figlia di un professore (anch’egli comunista) che gli aveva insegnato all’Università.

Il matrimonio fra i due sarebbe poi finito qualche anno più tardi, sembra, proprio per l’attaccamento al lavoro di Sorge, che lo avrebbe portato nei vari angoli del mondo rischiando sempre la propria vita.

Sorge nel frattempo si trasferì in Inghilterra, dove venne però notato dall’intelligence britannica e quindi tornò a Mosca sul finire degli anni venti.

A quel punto i russi decisero che era tempo di interessarsi maggiormente a quelle nazioni dell’estremo oriente che stavano divenendo via via sempre più importanti (e potenzialmente pericolose per i confini russi) e che, forse, potevano essere malleabili alle idee del comunismo.

In Cina

Sorge fu quindi mandato in Cina nel 1930, dove lavorò a Shanghai come corrispondente per il giornale tedesco Frankfurter Zeitung e scrisse un libro sull’agricoltura nel paese.

In quel periodo avvicinò molti comunisti cinesi e stranieri che soggiornavano a Shanghai, ed è qui che Sorge fa la conoscenza di un comunista giapponese che in seguito diventerà l’uomo chiave della sua rete di spie, Hotsumi Ozaki, allora corrispondente in Cina per il giornale giapponese Asahi Shimbun.

Sorge visse a Shanghai nel delicato periodo dell’invasione della Manciuria da parte del Giappone (avvenuta nel 1931) e fu testimone e cronista di un incidente fra cinesi e giapponesi che ebbe eco mondiale.

Allora infatti la tecnica militare giapponese somigliava a quella adottata fino alla prima guerra mondiale dalle potenze occidentali: una volta deciso di aggredire un paese si cercava con insistenza un casus belli che potesse giustificare l’intervento militare (tecnica poi superata dai nazisti nella seconda guerra mondiale e dai giapponesi stessi con l’attacco a Pearl Harbor).

Ad esempio l’incidente di Mudken, nel 1931, fu un attentato organizzato dagli stessi giapponesi alla ferrovia mancese sotto il loro controllo per essere utilizzato come scusa per attaccare la Cina e dare così il via all’occupazione della Manciuria, mentre pochi anni dopo (nel 1937), l’incidente del Ponte di Marco Polo a Pechino (l’attacco a truppe giapponesi, che si stavano addestrando sul ponte, da parte di truppe giapponesi travestite da cinesi o, secondo la storiografia giapponese, da parte di truppe effettivamente cinesi) avrebbe dato il via alla seconda guerra sino-giapponese.

Sorge fu testimone di uno di questi eventi nel marzo del 1932 proprio a Shanghai. In città era presente una concessione giapponese molto militarizzata, che era oggetto di proteste e manifestazioni a seguito dell’invasione giapponese della Manciuria. I giapponesi, per alimentare la tensione sperando di causare un incidente che rafforzasse a livello internazionale l’immagine di “parte offesa” che il Giappone stava cercando di costruire nel contesto delle relazioni sino-giapponesi, alimentò le proteste facendo arrivare a Shanghai dei monaci appartenenti ad una setta giapponese estremista nazionalista. I monaci si contrapposero alla folla inneggiando alla dominazione giapponese sulla Cina, finché uno di loro non fu ucciso. A quel punto le truppe giapponesi attaccarono i cinesi e seguirono vari scontri.

Il Giappone preferì non proseguire nelle ostilità, viste anche le numerose pressioni delle potenze occidentali che consideravano Shanghai un punto strategico da non lasciare in mano giapponese o comunque in preda a scontri fra fazioni, e optò per giocare la carta dell’aggressione subìta davanti alla Società delle Nazioni, per chiedere sostegno e dimostrare la legittimità dei propri atteggiamenti espansionistici. Questa mossa, giudicata eccessivamente prudente, fu però tra le cause dell’indebolimento del governo giapponese di allora e contribuì a segnare il destino dell’allora primo ministro, ucciso l’anno seguente in un attentato dalla fazione militare imperialista.

Nell’attentato, peraltro, i militari progettavano di uccidere anche Charlie Chaplin, in visita a Tokyo e ospite del primo ministro, nella speranza di scatenare una guerra contro gli Stati Uniti, ma Chaplin non si trovava presso l’abitazione del primo ministro ma ad assistere ad un incontro di sumo, per cui riuscì a sfuggire all’attentato. Chaplin stesso, in seguito, sottolineò l’ironia in questa tragica vicenda, in quanto lui era cittadino inglese e non avrebbe certo potuto spingere gli USA alla guerra.

In Giappone

Alla fine del 1932 Sorge, cui era stato assegnato il nome in codice Ramsay, fu richiamato in patria (per non destare troppi sospetti infatti le permanenze delle spie all’estero non erano molto prolungate) e poco dopo gli venne proposto di trasferirsi a Tokyo per studiare da vicino l’evoluzione sociale e politica del Giappone, potenza emergente dell’area asiatica e potenziale minaccia per la Russia.

La vita di Sorge fino ad allora ci fa capire come lui avesse (anche se nessuno ancora lo sapeva) le carte in piena regola per diventare una spia russa in Giappone. Potendo passare per tedesco avrebbe infatti goduto delle maggiori libertà consentite in Giappone agli alleati nazisti e, contemporaneamente, avrebbe potuto raccogliere informazioni utili sulla strategia tedesca dai tedeschi stanziati in Giappone.

Ma quando Sorge fu mandato in Giappone i russi nemmeno immaginavano che di lì a qualche anno sarebbe sorta un’alleanza (il Patto d’Acciaio del 1939) in grado potenzialmente di stringere in una morsa la Russia comunista, attaccandola contemporaneamente da est e da ovest.

Questo fatto, d’altro canto, spinse i vertici sovietici ad un prolungamento inedito della permanenza di Sorge in Giappone, elemento che lo portò infine alla rovina.

Sorge venne mandato in Giappone nel 1933, ma prima passò dalla Germania, dove sfruttò i suoi contatti per farsi inviare come reporter da alcune importanti riviste tedesche in Giappone. Nel frattempo aveva richiesto ed ottenuto la tessera del partito nazista, per non destare sospetti, e fortunatamente i tedeschi non si accorsero, in quell’occasione, del passato comunista di Sorge, rilevando unicamente il lodevole passato militare (durante la Prima Guerra Mondiale) del giornalista.

In quegli anni Sorge creò una rete di spie in Giappone che avrà un’influenza determinante nella seconda guerra mondiale.

Al tempo era infatti davvero difficile comprendere i piani dell’Impero del Sol Levante, gli stranieri in Giappone erano guardati con sospetto, erano sempre sotto il controllo della polizia segreta giapponese e non potevano legittimamente informarsi sulle questioni interne giapponesi (ad esempio non potevano nemmeno comprare i giornali locali, essenziali per l’attività di spionaggio, sia per comprendere la temperie culturale, sia per contestualizzare le informazioni riservate di cui si entrava in possesso). Era quindi fondamentale la collaborazione di giapponesi fidati per conoscere la temperie politica e le prossime mosse del Giappone, che a quel tempo stava subendo dei rivolgimenti interni che portavano la fazione militare ad assumere sempre maggiore importanza.

Le spie occidentali trovavano a fatica brecce nella rigida società giapponese, mentre il comunismo, essendo un ideale universale, faceva proseliti anche nelle nazioni più difficili da penetrare e questa comunanza di ideali consentì a Sorge di individuare collaboratori fidati anche in estremo oriente.

Tra questi il più importante fu senz’altro Hotsumi Ozaki, giornalista di ideale comunista che Sorge aveva già conosciuto a Shanghai.

Ozaki aveva attentamente nascosto le sue simpatie comuniste all’establishment giapponese in Cina, e si era affermato come profondo conoscitore delle relazioni sino-giapponesi, guadagnandosi le simpatie di alti dirigenti e funzionari fino a ricevere importanti incarichi dirigenziali.

Ozaki fu quindi introdotto, una volta tornato in Giappone, nel Shōwa Kenkyūkai, un’associazione di ricerca che aveva il compito di elaborare una strategia politica per l’Impero coloniale giapponese. L’associazione, che propugnava le idee del pan-asianesimo (ovviamente sotto la “guida illuminata” del Giappone), venne assorbita nel 1940 nell’Associazione per il sostegno dell’Autorità Imperiale“, ma nel frattempo Ozaki era stato introdotto nel cosiddetto “Breakfast club” del primo ministro Konoe, ovvero un think-tank mattutino nel corso del quale il primo ministro discuteva di politica estera ed interna.

Nel corso dei suoi incarichi in Cina e questi incontri, Ozaki fu in grado di informare Sorge di numerose iniziative da parte del Giappone.

In particolare nel 1939 l’armata giapponese in Manciuria, l’Armata del Kwantung (un’enorme armata giapponese da anni stanziata in Cina, che agiva quasi come un governo a sé e stava gradualmente acquistando peso anche nella madrepatria) decise di “sondare” le difese russe a sud-est.

Teatro prescelto per questa “prova” fu la Mongolia, allora una repubblica comunista (Repubblica Popolare Mongola) di fatto protettorato dell’Unione Sovietica.

Sorge riuscì ad informare Mosca della pianificazione dell’attacco e il Cremlino inviò quindi rinforzi in Mongolia, inviando al vertice delle difese il Generale Žukov (che in seguito sarebbe diventato il più fidato generale di Stalin e che qualche anno più tardi sarebbe entrato trionfante a Berlino).

I giapponesi sconfinarono, nell’estate del 1939, in Mongolia e questo diede il via alla Battaglia di Khalkhin Gol, una guerra non dichiarata ma essenziale per gli sviluppi successivi del conflitto mondiale.

Dopo alcune schermaglie Žukov, che preparava la controffensiva da ben prima che i giapponesi attaccassero, travolse le truppe giapponesi il 20 agosto del 1939 (per inquadrare il conflitto basta pensare che solo 12 giorni dopo la Germania avrebbe invaso la Polonia da alleata della Russia), scoraggiando l’Armata del Kwantung da procedere a nord e segnando così il destino della Cina, su cui il Giappone avrebbe da allora concentrato le sue forze militari.

Successivamente, nel 1941, il Giappone si trovò a decidere se tentare una nuova avanzata verso la Russia o se coinvolgere nel conflitto gli Stati Uniti, ormai l’ultimo baluardo contro il dominio giapponese sul pacifico. Anche in questo caso Ozaki scoraggiò i vertici giapponesi da un attacco alla Russia e informò Sorge della decisione di attaccare Pearl Harbor, che la spia comunicò a Mosca prima che l’attacco avvenisse.

Questo contributo fu determinante per le sorti della guerra, perché conoscendo queste informazioni i sovietici poterono spostare fondamentali risorse belliche dal fronte orientale a quello occidentale, così da contrastare l’avanzata dei tedeschi.

Ma l’attività di Sorge non fu solamente fondamentale sul fronte orientale, in quanto lo stesso riuscì a farsi amici numerosi tedeschi in Giappone.

Del resto Sorge era inquadrato nel partito nazista, decorato della prima guerra mondiale, profondo conoscitore di questioni giapponesi e molto socievole, tutti elementi che, complice il profondo isolamento in cui vivevano gli stranieri in Giappone in quel periodo, contribuivano a rafforzare i legami fra i compatrioti stanziati nel Sol Levante.

Tra questi compatrioti di Sorge c’era Eugene Ott, un militare tedesco che, proprio grazie alla collaborazione di Sorge, riuscì a distinguersi come un esperto di questioni giapponesi.

L’acume di Ott (in realtà di Sorge) fu tale che lo stesso Ott venne nominato Ambasciatore tedesco in Giappone nel 1938.

A quel punto Sorge, grande amico di Ott, poteva conoscere ogni questione discussa dall’Ambasciatore tedesco, per di più dell’ambasciatore che di fatto aveva l’incarico di tenere i contatti con il principale alleato di Hitler.

Fu così che Sorge riuscì ad esempio a conoscere con largo anticipo dell’intenzione di Berlino di rompere il patto Molotov-Ribbentrop e di invadere la Russia.

Già nel marzo del 1941 i sovietici erano informati dell’Operazione Barbarossa, mentre nel maggio dello stesso anno Sorge riuscì a comunicare a Mosca la data definitiva dell’invasione, programmata per il 22 giugno.

Il problema è che Stalin non credette a Sorge, così come alle altre spie che gli avevano riferito la notizia della prossima invasione da parte della Germania nazista. Il leader sovietico secondo alcuni confidava nell’alleato tedesco, secondo altri era così terrorizzato dall’idea di dover affrontare una guerra per cui sapeva di non essere pronto che liquidò gli allarmi con sufficienza.

Le comunicazioni crittografate

Sorge comunicò tutte queste notizie alla madrepatria con una tecnologia che all’epoca iniziava a diffondersi, ovvero il radiotelegrafo.

Per comunicare efficacemente con la Russia serviva però un bravo telegrafista e crittografo, in grado di inviare messaggi criptati a Mosca anche con dispositivi di fortuna.

Per questo ruolo Sorge chiamò un’altra delle sue conoscenze di Shanghai, ovvero Max Klausen, un tedesco che avrebbe dovuto raggiungere Tokyo con la moglie (perché una coppia in viaggio avrebbe attirato meno l’attenzione) e impersonare un piccolo imprenditore tedesco.

Klausen poté portare con sé solo pochi elementi della radio che avrebbe usato per trasmettere, mentre avrebbe comprato l’occorrente per completarla in vari negozi giapponesi (ovviamente non di radio, sempre per evitare le attenzioni della polizia segreta giapponese).

Klausen e Sorge trasmettevano i messaggi cifrati utilizzando un cifrario di Vernam basato su complessi codici monouso.

Il sistema si basava sull’esistenza di uno One Time Pad (OTP), letteralmente “taccuino monouso”, su cui erano scritti i codici da utilizzare per la trasmissione. La pagina del taccuino contenente i codici utilizzati veniva poi strappata e distrutta, di modo che solo il destinatario del codice, anch’egli in possesso del cifrario, fosse in grado di comprenderlo.

Il sistema era rozzo e complesso, ma impenetrabile. Non per niente sarebbe stato definito in seguito il “cifrario perfetto” e la sua inviolabilità fu dimostrata nel 1949.

I giapponesi riuscirono infatti ad intercettare i messaggi di Sorge, ma mai a decifrarli. Per di più Klausen aveva reso il dispositivo radio facilmente smontabile così da trasportarlo senza dare nell’occhio.

Le donne

La reputazione di donnaiolo di Sorge era davvero meritata. Tra i tratti in comune di questo azero-tedesco con la spia creata da Ian Fleming c’è senz’altro l’atteggiamento disinvolto con il gentil sesso.

Durante le sue missioni Sorge socializzava non solo con i propri compagni comunisti o con i propri compatrioti nazisti (a seconda della delicatezza della missione), ma soprattutto con varia compagnia femminile.

Sorge era bello, colto, galante, simpatico e sfrontato. Durante le sue missioni, non c’è bisogno di dirlo, le donne facevano la fila per lui.

Sembra che l’unica donna amata da Sorge fu però Hanako Ishii, una cameriera di un bar per stranieri da lui frequentato che finì per vivere a casa sua e che cercò (invano) di distoglierlo dalla sua pericolosa propensione all’alcol (pericolosa non solo per i problemi di salute che rischiava di provocargli, ma soprattutto per la difficoltà di mantenere la sua copertura quando offuscato dall’alcol) e dalla sua passione per la motocicletta, che era solito guidare a velocità folli per la campagna giapponese.

Nel frattempo però Sorge non disdegnava la compagnia di altre donne, fra cui la stessa moglie dell’Ambasciatore Ott, che risultava frequente ospite della spia, anche poco prima del suo arresto come i giapponesi documentarono all’Ambasciatore incredulo.

La cattura

A un certo punto la rete di spie di Sorge crollò. Nell’ottobre del 1941 uno dei suoi più stretti collaboratori giapponesi venne catturato, interrogato duramente (tentò anche il suicidio gettandosi dalla centrale di polizia dove era trattenuto ma degli arbusti attutirono la caduta e fu così sottoposto a nuove torture) e infine confessò i nomi che portano all’arresto di Sorge, a quello di Max Klausen e della moglie e a quello di Hotsumi Ozaki, insieme ad altri loro collaboratori.

Poco prima Sorge aveva scritto in Russia chiedendo di essere richiamato in patria, potendo egli essere più utile come spia in Germania essendo il Giappone ormai impegnato sul fronte americano.

L’Ambasciata tedesca in Giappone reagì con vibrata protesta all’arresto, addirittura l’Ambasciatore Ott si recò in carcere a trovare Sorge e garantì per l’imputato, questo fino a quando i giapponesi non riuscirono a documentare la fondatezza delle proprie accuse.

Mentre la cattura di Sorge imbarazzava la Germania nazista, la cattura di Hotsumi Ozaki imbarazzava profondamente il Giappone imperialista. Ozaki non aveva solo diffuso informazioni sulla strategia giapponese, aveva addirittura contribuito a plasmarla!

La decisione giapponese di attaccare gli Stati Uniti invece di stringere in una morsa l’Unione Sovietica, già attaccata a occidente dalla Germania e impreparata alla guerra, si deve anche ai contributi di Ozaki nel think-tank Shōwa Kenkyūkai e nel “Breakfast club” del primo ministro giapponese.

Il processo quindi, comprensibilmente, non ebbe grande attenzione mediatica. I giapponesi, che non erano in guerra con la Russia (la Russia avrebbe dichiarato guerra al Giappone solo nell’agosto del 1945), provarono a scambiare Sorge con prigionieri giapponesi, ma ottennero in risposta un secco “non conosciamo quest’uomo”.

Stalin fece addirittura internare come spia tedesca la seconda moglie di Sorge, che questi aveva conosciuto in Cina e che non era con lui in Giappone al momento dell’arresto.

Sorge e Ozaki furono impiccati nel 1944. Max Klausen e la moglie (che l’aveva seguito in Giappone per evitare sospetti) furono invece condannati rispettivamente all’ergastolo e ad una pena detentiva e poi liberati dagli americani nel 1945.

Hanako Ishii lo andò a trovare in carcere fino al giorno dell’esecuzione. La donna non era stata coinvolta nel processo (anche “grazie” al maschilismo giapponese che non considerava le donne capaci di complesse azioni di spionaggio) e poté quindi assistere il compagno, recuperandone poi le spoglie.

Dopo la morte di Sorge il governo sovietico non riconobbe inizialmente il suo operato, il che gli procurò l’appellativo di “spia dimenticata”, finché nel 1964 gli venne concessa l’onorificenza di Eroe dell’Unione Sovietica da Nikita Chruščëv il quale, dopo aver visto il film francese “La spia del secolo” si adoperò per una riabilitazione della figura di Sorge (anche in funzione della sua politica di de-stalinizzazione del paese). Venne anche concessa ad Hanako Ishii una pensione, di cui avrebbe goduto fino alla morte, avvenuta nel 2000.

Sorge rimarrà una figura chiave della seconda guerra mondiale, riuscendo, con la sua rete di spie, a influenzare le sorti del conflitto, correndo folli rischi e dando la vita in nome di un ideale universale che lui calava, purtroppo senza credito, in una nazione meno interessata ad incarnarlo di quanto lui credeva.

Nell’immagine di copertina: Richard Sorge, Fonte: Ministero della Difesa Russo Министерство обороны Российской Федерации

Autori:

Riccardo Berti

Avvocato a Verona, con un Master alla Beijing Foreign Studies University, da lungo tempo si interessa di Asia, tecnologia e dei relativi aspetti normativi.

Mariagrazia Semprebon

Giurista d’impresa, esperta di diritto ambientale e agroalimentare, con una passione per i paesi asiatici ai quali ha dedicato numerose relazioni, articoli e approfondimenti.

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