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Storia della Prima Guerra Sino-Giapponese

La Prima Guerra Sino-Giapponese (中日甲午戰爭, Zhōngrì Jiǎwǔ Zhànzhēng) fu un conflitto armato che si svolse tra il 25 luglio del 1894 e il 17 aprile del 1895 tra la dinastia Qing della Cina e l’Impero Giapponese per il controllo della Corea.

Il conflitto dimostrò l’inadeguatezza delle armate della dinastia Qing, incapace di ammodernare l’esercito, nei confronti delle forze militari giapponesi del periodo Meiji.

La guerra spostò gli equilibri nella regione, che passarono sotto l’influenza giapponese.

Il prestigio della già decadente dinastia Qing soffrì un altro colpo.

La perdita umiliante della Corea come stato tributario scatenò proteste pubbliche senza precedenti.

La sconfitta innescò una serie di sconvolgimenti politici che culminarono con la Rivoluzione Xinhai del 1911 guidata da Sun Yat-Sen e Kang Youwei.

La Guerra in Cina è conosciuta con il nome di Guerra di Jiawu (甲午戰爭, Jiǎwǔ Zhànzhēng) in riferimento al sistema sessagenario tradizionale cinese per calcolare il tempo (Ganzhi).

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Il Giappone della Restaurazione Meiji e la Cina della Dinastia Qing prima della Guerra

Gli anni antecedenti la guerra videro l’emergere del Giappone. Durante gli anni della Restaurazione Meiji, il governo s’imbarcò in una serie di riforme per centralizzare e modernizzare il paese, anche attraverso l’invio di delegazioni e studenti per il mondo.

Queste riforme trasformarono rapidamente il paese, traghettandolo dall’epoca feudale alla moderna era industriale.

Le riforme giapponesi sotto il governo Meiji avevano dato priorità significativa alla creazione di un esercito nazionale moderno ed efficace, in particolare per quanto riguarda la costruzione di una moderna flotta navale, che aveva come modello la British Royal Navy.

All’inizio delle ostilità la flotta giapponese era composta da 12 moderne navi da guerra, 8 corvette, una nave da guerra corazzata, 26 torpediniere e numerosi incrociatori mercantili ausiliari / armati e navi di linea convertite.

La dinastia Qing aveva cercato anch’essa di modernizzare il paese sia da un punto di vista politico che militare, ma aveva riscosso meno successo. Nonostante un esercito numericamente molto più ampio di quello giapponese, nonostante la produzione e l’acquisto di armi dall’estero, le truppe cinesi rimanevano male armate e disorganizzate, rispetto al moderno esercito giapponese.

La Corea

La Corea sotto la dinastia Joseon tradizionalmente gravitava come stato tributario della Cina. L’opinione pubblica era divisa tra conservatori che volevano mantenere la tradizionale subordinazione alla Cina, e riformisti che vedevano invece nel Giappone e nelle nazioni occidentali dei modelli per modernizzare il paese.

Alla morte di Cheoljong di Joseon nel gennaio del 1864, secondo i protocolli di successione coreani, salì al trono Gojong di Corea, all’epoca dodicenne. Essendo troppo giovane per governare, il padre, Yi Ha-ŭn, divenne lo Heungseon Daewongun, ovvero il reggente nel nome del figlio.

Dopo aver cercato di consolidare il potere, il reggente nel 1873 venne allontanato, consentendo l’apertura del paese e l’abbandono delle politiche isolazioniste.

Nel 1876 venne firmato il Trattato di Ganghwa per favorire il commercio tra Corea e Giappone.

Il re coreano Gojong nel 1884. Foto di Percival Lowell

In questi anni la Corea cominciò a guardare verso gli Stati Uniti, anche in funzione anti-Russa. Nel 1880, il Re Gojong stabilì relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, e grazie alla mediazione cinese, venne firmato il Trattato di pace, amicizia, commercio e navigazione tra Corea e USA nel 1882. Negli anni successivi vennero firmati trattati simili con altre nazioni occidentali (Gran Bretagna e Germania nel 1883, Italia e Russia nel 1884, Francia nel 1886).

In questi anni, per modernizzare il paese, i coreani cercarono di accettare e padroneggiare la tecnologia occidentale preservando i valori e il patrimonio culturale del loro paese. Nei primi anni della decade i coreani modernizzarono il paese guardando al Giappone, ed inviando giovani aristocratici coreani in Giappone per essere addestrati come forze speciali (Pyŏlgigun).

I giapponesi vedevano con preoccupazione la situazione coreana. La vicina Corea era troppo arretrata e debole per resistere alle minacce e alle interferenze esterne. Se la Corea fosse stata una nazione indipendente e moderna sarebbe stata in grado di resistere alle pressioni. Allo stesso tempo, attraverso questo processo di modernizzazione, il Giappone avrebbe aumentato la sua importanza nella penisola coreana.

Ad ogni modo il Giappone degli anni ’80 era impoverito e provato dalle ribellioni dei samurai e dei contadini della decade precedente. In una prima fase pertanto il Giappone si propose come modello da seguire piuttosto che fornire una reale assistenza, eccezion fatta per l’addestramento del contingente Pyŏlgigun.

La preoccupazione maggiore da parte giapponese consisteva però negli sforzi cinesi di ostacolare il processo di riforme in Corea, cercando di ristabilire la relazione di subordinazione.

La Crisi del 1882 e la Riaffermazione dell’influenza cinese

La Regina Consorte Myeongseong (17 November 1851 – 8 October 1895), conosciuta anche informalmente come Regina Min

Nel 1882 la Penisola Coreana fu colpita da una severa siccità che portò a carestie e malcontento tra la popolazione. Lo stesso stato coreano era sull’orlo della bancarotta, e i militari non erano stati pagati per mesi. Le stesse forze speciali Pyŏlgigun venivano malviste poiché erano meglio equipaggiate dei militari ordinari.

Informato della situazione, il re Gojong ordinò la distribuzione delle indennità di riso ai militari. A causa dell’incompetenza delle gerarchie coreane però, il riso marcì, e la distribuzione fece infuriare i soldati. Il 23 luglio i militari si sollevarono a Seoul (l’Ammutinamento di Imo, ovvero il diciannovesimo anno del ciclo sessagenario, il 1882). I soldati inferociti si diressero verso la residenza di Min Gyeom-ho, il sopraintendente alle finanze del governo, nonché nipote della regina Min. Il sopraintendente ordinò l’arresto e l’esecuzione dei rivoltosi. Ad ogni modo, i rivoltosi irruppero nella sua residenza. Non trovandolo, distrussero i suoi beni. I ribelli saccheggiarono un’armeria dove si impossessarono di armi e munizioni e si diressero verso la prigione, dove dopo avere sopraffatto le guardie, liberarono non solo i loro compagni ma anche i prigionieri politici.

I rivoltosi spostarono la loro attenzione verso i giapponesi. Un gruppo si diresse verso i quartieri del Tenente Horimoto e lo uccisero. Un altro gruppo di circa 3000 persone si diresse verso la legazione giapponese dove risiedevano vari funzionari e il diplomatico Hanabusa Yoshitada. La legazione venne circondata. Hanabusa diede ordine di bruciare la struttura insieme a molti importanti documenti, e fuggì dal cancello posteriore verso il porto a bordo di una piccola imbarcazione, inseguito dai rivoltosi coreani che uccisero 6 soldati giapponesi e ne ferirono gravemente altri 5. I sopravvissuti furono salvati da una nave battente bandiera britannica, che li portò a Nagasaki.

I rivoltosi cercarono anche di eliminare la regina Min che riuscì a sfuggire alla folla inferocita per poco.

La fuga della legazione giapponese , Utagawa Kunimatsu

La Cina inviò in Corea 4500 soldati sotto il comando del Generale Wu Changqing che riuscì a ripristinare il controllo, stroncando la ribellione. I giapponesi inviarono quattro navi da guerra ed un battaglione a Seoul a salvaguardia degli interessi giapponesi che domandarono compensi per le perdite subite.

A seguito della ribellione, la Cina riuscì a riaffermare la sua influenza sulla politica coreana, ostacolando il processo di riforma e di modernizzazione che la Corea aveva intrapreso, ristabilendo la relazione di stato tributario, favorendo le parti cinesi nelle relazioni commerciali, e mantenendo forze armate nel paese.

Nel corso degli anni ’80, come abbiamo visto erano emerse due fazioni contrapposte. Da una parte vi era un piccolo gruppo di riformatori che ruotavano attorno al Gaehwadang, il Partito Illuminista, frustrato dall’incapacità del paese di modernizzarsi ed espressione del ceto yangban, ovvero la piccola nobiltà coreana che vedeva nel Giappone Meiji un esempio da emulare.

Il gruppo dei conservatori, Sadaedang, includeva non soltanto la famiglia reale Min, ma anche altre prominenti figure della politica coreana. Sebbene vedessero con favore la modernizzazione del paese, preferivano il graduale approccio cinese all’apertura della nazione.

Dopo l’incidente di Imo, i conservatori rallentarono ancor più il processo di riforme aumentando la tradizionale dipendenza dello stato coreano nei confronti della Cina.

Il Colpo di Stato Gapsin

Nel 1884 gli esponenti riformatori del partito Gaehwadang organizzarono un colpo di stato, sfruttando la temporanea riduzione delle forze cinesi sul territorio, impegnate nella guerra contro la Francia per il controllo di Annam in Vietnam. A dicembre, aiutati dal ministro giapponese Takezoe Shinichiro che garantì il supporto del contingente giapponese a guardia della legazione a Seoul, i riformatori arrestarono il re Gojong durante un banchetto del direttore dell’Amministrazione Postale Generale. Il re venne consegnato ai giapponesi, che poi uccisero numerosi funzionari e ufficiali della fazione Sadaedang.

Dopo il colpo di stato, la fazione Gaehwadang formò un nuovo governo e delineò un programma di riforme, interrompendo la tradizionale relazionale tributaria nei confronti della Cina, abolendo i privilegi della classe dominante, stabilendo diritti uguali per tutti, riorganizzando le leggi sulle tassazioni terriere, cancellando i privilegi di alcuni gruppi commerciali e stabilendo il libero commercio, stabilendo pene esemplari per i funzionari corrotti, e creando un moderno sistema di giustizia che comprendeva pattugliamenti e guardie reali.

yuan-shikai
Yuan Shikai

Il nuovo governo non durò che pochi giorni, soprattutto a causa della sproporzione delle forze in campo. 140 soldati giapponesi avrebbero dovuto difatti fronteggiare oltre 1500 soldati cinesi che stazionavano in città, sotto il comando del Generale Yuan Shikai. Nel giro di pochi giorni, le forze cinesi ebbero la meglio sui giapponesi, uccidendone 40, e costringendo alla fuga i giapponesi e all’esilio i riformatori coreani sopravvissuti.

A gennaio del 1885, il Giappone inviò due battaglioni e sette navi da guerra in Corea. Lo spostamento di truppe risultò nel trattato del 1885 tra Giappone e Corea dove il Giappone si impegnò a ripagare i danni causati e le relazioni diplomatiche furono ristabilite. Nel frattempo Yuan Shikai rimase a Seoul continuando ad interferire nella politica domestica coreana e segnando il declino dell’influenza giapponese sulla penisola.

Preludio alla Guerra

L’assassinio di Kim Ok-gyun

Nel marzo del 1894 il rivoluzionario coreano pro-giapponese Kim Ok-gyun venne assassinato a Shanghai. Kim era fuggito in esilio in Giappone nel 1884 a seguito del fallito colpo di stato. Ad ogni modo, il governo Meiji lo esiliò nelle isole Ogasawara. Kim fu attirato a Shanghai, dove fu ucciso da un connazionale in una stanza di una locanda giapponese nei quartieri internazionali.

Le autorità britanniche consegnarono il corpo ai cinesi che lo portarono in Corea dove fu fatto a pezzi ed esposto in tutte le province coreane come monito per altri potenziali rivoltosi.

Kim Ok-gyun a Nagasaki

Il Giappone vide questo atto come un affronto oltraggioso alla dignità della nazione. Non solo le autorità cinesi non avevano punito l’assassino, ma avevano acconsentito alla mutilazione del corpo di Kim.

La ribellione di Donghak

In questo quadro di tensione internazionale, verso la fine di aprile in Corea scoppiò la rivolta Donghak, la più grande rivolta contadina della storia del paese. I contadini si sollevarono contro la tassazione eccessiva e l’incapacità del governo.

A maggio, i cinesi avevano iniziato a mobilitare le loro forze nelle province di Zhili, Shandong e in Manciuria per intervenire nella penisola coreana per sedare la rivolta.

Il 1 giugno l’armata ribelle Donghak iniziò a muoversi verso Seoul. Il governo cinese richiese l’intervento Qing per sopprimente la rivolta.

Il 2 giugno, il governo giapponese decise che avrebbe inviato truppe in Corea, se i cinesi lo avessero fatto. Il 3 giugno il re Gojong su raccomandazione del clan Min e sotto insistenza di Yuan Shikai, richiese l’aiuto delle forze cinesi per sopprimere la rivolta. La ribellione ormai non sembrava essere più un problema potendo essere contenuta senza l’intervento cinese.

Il 6 giugno la Cina inviò dunque 2500 uomini sotto il comando del Generale Ye Zhichao al porto di Asan, a circa 79 chilometri da Seoul. Il 25 giugno arrivarono altre 400 truppe. Ye Zhichao pertanto poteva contare su quasi 3000 soldati. Ad ogni modo, l’11 giugno la rivolta venne stroncata.

Il governo giapponese, che stava osservando molto attentamente quanto avveniva nella penisola coreana, temeva che la ribellione avrebbe portato ad un incremento dell’influenza cinese sulla Corea. Pertanto, una volta venuti a sapere che la Cina aveva effettivamente inviato truppe nel paese, il Giappone schierò le sue navi da guerra nella regione per controbilanciare temporaneamente le forze cinesi.

Secondo i giapponesi, i cinesi avevano violato la Convenzione di Tientsin non informando il governo nipponico della loro decisione. I cinesi protestarono che i giapponesi erano stati in realtà informati.

Le prime truppe giapponesi arrivarono il 9 giugno a Seoul ed altri 3000 sbarcarono a Incheon il 12 giugno. Il 13 giugno il governo giapponese ordinò al comandante delle truppe stanziate in Corea di rimanere sul territorio. Il 22 giugno arrivarono in Corea altri rinforzi. Il 26 giugno il re coreano Gojong richiese il ritiro delle forze giapponesi. Il 27 giugno giunse a Chemulpo una brigata di rinforzo sotto il comando del generale Oshima Yoshimasa di circa 8000 soldati.

In questa fase, i Giapponesi negarono la volontà di intervenire. I Qing rifiutarono l’invito giapponese a cooperare per la riforma del governo coreano. Quando i coreani chiesero al Giappone di ritirare le proprie truppe, i giapponesi si rifiutarono.

Ad inizio del luglio del 1894 i giapponesi catturarono il re coreano Gojong, occuparono il palazzo reale, lo Gyeongbokgung a Seoul, e il 23 luglio 1894 rimpiazzarono il governo coreano con membri della fazione pro-giapponese.

Il nuovo governo garantì all’esercito giapponese il diritto di espellere le forze Qing, che già erano in ritiro dal paese dal momento che la ribellione di Donghak non richiedeva il loro intervento per essere stroncata. La dinastia Qing riconobbe il nuovo governo coreano come illegittimo.

Il 25 luglio scoppiò il primo conflitto della guerra, la Battaglia di Pungdo.

Inizia la Guerra Sino-Giapponese

Il Giappone prima della guerra poteva contare su un esercito e su una flotta veloce e moderna. La Cina invece aveva un grande esercito male armato e disorganizzato. Asso nella manica della marina cinese era però la Flotta Beiyang, voluta dall’imperatrice Cixi e sponsorizzata da Li Hongzhang, il vicere di Zhili, che aveva anche creato l’armata Huai. La Flotta Beiyang sarebbe dovuta essere la più forte marina in Asia Orientale. L’imperatrice ordinò esplicitamente l’espansione della flotta, ma al suo ritiro, il mantenimento e lo sviluppo della flotta vennero trascurati. Il consigliere confuciano e tutore imperiale Weng Tonghe suggerì all’imperatore Guangxu di tagliare tutti i finanziamenti destinati allo sviluppo della flotta e all’esercito, dal momento che, secondo lui, il Giappone non rappresentava una reale minaccia. La dinastia pertanto destinò questi fondi per fronteggiare la crisi innescata dai diversi disastri naturali che si erano scagliati sulla Cina all’inizio degli anni ’90.

La flotta Beiyang, la cui costruzione iniziò nel 1871, spaventava gli stessi giapponesi, anche per la presenza delle due corazzate tedesche, la Dingyuan e la Zhenyuan, che non trovavano corrispettivo tra la flotta giapponese. A causa però delle condizioni in cui erano tenute le imbarcazioni, e a causa dell’indisciplina degli equipaggi, e a causa degli armamenti montati sulle navi, la flotta cinese rimase una preoccupazione solo apparente. Il comando cinese non fu in grado di istruire con ordini chiari le proprie navi, che attaccarono i loro nemici con strategie obsolete. La lentezza delle navi, l’incapacità tattica, la negligenza nella manutenzione, l’insubordinazione degli equipaggi, decretarono la sconfitta cinese in mare.

La corazzata Zhenyuan, 鎮遠, costruita in Germania all’inizio degli anni ’80

Le truppe cinesi erano impegnate contemporaneamente a fronteggiare i giapponesi in Corea e la rivolta Dungan nel nord ovest della Cina.

Nel luglio del 1894 le truppe cinesi in Corea erano in numero nettamente inferiore rispetto all’esercito giapponese e potevano essere rifornite solo via mare, attraverso la Baia di Asan. Gli sforzi giapponesi pertanto si concentrarono nello spezzare la catena dei rifornimenti cinesi.

Il 25 luglio gli incrociatori Yoshino, Naniwa e Akitsushima affondarono la cannoniera Kwang-yi mentre l’incrociatore Tsi-yuan riuscì a ritirarsi. Le navi erano state inviate per incontrare la Kow-shing, un vascello mercantile britannico che stava trasportando 1100 truppe cinesi con rifornimenti ed equipaggiamento.

L’incrociatore giapponese Naniwa intercettò la Kow-shing e catturò la sua scorta. Il comando giapponese ordinò di trasferire il personale europeo e il comandante della nave a bordo della Naniwa. Le 1100 truppe cinesi a bordo del mercantile ad ogni modo si ribellarono alla decisione, e dopo ore di negoziazioni, il capitano giapponese Tōgō Heihachirō ordinò di sparare contro il vascello. La nave fu colpita ed iniziò ad affondare.

Alcuni membri dell’equipaggio europeo, nella confusione cercarono di fuggire, ma le truppe cinesi spararono loro contro. I giapponesi salvarono tre membri dell’equipaggio britannico, tra cui il capitano, e 50 cinesi e li portarono in Giappone. Altri soldati cinesi vennero salvati da alcune navi militari europee presenti nell’area.

Raffigurazione tratta dal periodico francese Le Petit Journal (agosto 1894) dell’affondamento del Kowshing e dei soccorsi della nave francese Le Lion.

L’affondamento della nave causò un incidente diplomatico tra Giappone e Gran Bretagna, ma le azioni intraprese dai giapponesi erano giustificate dalle leggi riguardanti il trattamento degli ammutinati, ovvero le truppe cinesi. Secondo molti, i 1100 a bordo della nave, rappresentavano il meglio dell’esercito cinese.

Il Conflitto in Corea

Il Generale Maggiore Ōshima Yoshimasa, con l’ordine di espellere le forze Qing dal suolo coreano, guidò una brigata di circa 4000 soldati rapidamente verso la baia di Asan per fronteggiare le truppe cinesi di guarnigione, circa 3880 soldati, guidati dal generale Ye Zhichao.

I cinesi, prevedendo l’arrivo delle forze nemiche, avevano rafforzato le difese. Ma i rinforzi a bordo della Kow-shing erano andati perduti.

Tra il 27 e il 28 luglio i due eserciti si scontrarono poco fuori Asan. I cinesi vennero sconfitti, lasciando sul campi armamenti e munizioni, ritirandosi verso Pyongyang. I giapponesi presero la città di Asan il 29 luglio, spezzando dunque l’accerchiamento cinese di Seoul. I cinesi persero circa 500 soldati, mentre i giapponesi 88.

guerra sino giapponese
“Immagine delle nostre forze armate che ottengono una grande vittoria dopo una feroce battaglia a Pyongyang”
di Kobayashi Kiyochika, ottobre 1894 Collezione Sharf, Museum of Fine Arts, Boston

Il 4 agosto, le rimanenti forze cinesi in Corea si ritirarono a Pyongyang, dove si unirono ai rinforzi provenienti dalla Cina. Le truppe alla difesa della città consistevano di circa 13000-15000 soldati, che iniziarono a migliorare le difese.

Il 15 settembre le armate giapponesi convergevano su Pyongyang da più fronti. Assalirono la città e sconfissero i cinesi che si arresero. Sfruttando le piogge copiose, alcune truppe cinesi riuscirono a fuggire ritirandosi verso la città costiera di Uiju.

Nella battaglia erano periti oltre 2000 soldati cinesi, mentre i morti giapponesi furono 102. La mattina del 16 settembre l’armata giapponese entrò a Pyongyang.

La sconfitta della flotta Beiyang

All’inizio di settembre Li Hongzhang decise di rafforzare Pyongyang con l’invio della flotta Beiyang per scortare i rinforzi. Ma la flotta cinese venne attirata a largo della penisola dello Shandong dall’arrivo degli incrociatori giapponesi Yoshino e Naniwa, che vennero scambiati dai cinesi come la flotta principale giapponese, facendo perdere tempo prezioso.

Il 14 settembre la flotta combinata giapponese iniziò a cercare attivamente lo scontro con la flotta Beiyang.

La presa di Pyongyang assicurò la cacciata delle truppe cinesi dal suolo coreano.

L’Ammiraglio Ding a capo della flotta Beiyang, informato della sconfitta, procedette verso il fiume Yalu dove intuì sarebbe stata la prossima linea di conflitto.

L’incrociatore cinese Jingyuan (1886)

Le truppe cinesi vennero sbarcate alla bocca del fiume.

Il 17 settembre del 1894 la flotta giapponese raggiunse la Beiyang alla foce del fiume Yalu.

La battaglia navale che ne conseguì, durò dalla mattina al tramonto e vide la vittoria giapponese.

Verso sera, la flotta Beiyang era al collasso, la maggior parte delle navi era o fuggita o affondata e le due corazzate erano ormai senza munizioni. I giapponesi distrussero otto delle dieci navi da guerra cinesi, assicurando il predominio giapponese sul Mar Giallo.

La battaglia divenne uno strumento di propaganda interna in Giappone.

L’Invasione della Manciuria

Con la caduta di Pyongyang i cinesi abbandonarono la Corea settentrionale e si arroccarono sulle fortificazioni lungo la sponda cinese del fiume Yalu, vicino a Jiuliancheng. Intanto i giapponesi, una volta ottenuti i rinforzi, si spostarono velocemente verso la Manciuria.

Il 24 ottobre i giapponesi riuscirono ad attraversare il fiume senza essere visti utilizzando un ponte galleggiante.

Il 25 ottobre assaltarono l’avamposto di Hushan e i giapponesi catturarono Jiuliancheng.

Il Generale Yamagata procedette all’occupazione della vicina città di Dandong. I giapponesi si erano assicurati così una presenza in Cina con soli 4 morti e 140 feriti.

La Prima Armata Giapponese si divise in due. Il Generale Nozu Michitsura avanzò verso Mukden (Shenyang), mentre il generale Katsura Tarō inseguì le truppe cinesi in fuga nella penisola del Liaodong.

“Illustrazione dell’assalto della Seconda Armata a Port Arthur” di Kobayashi Kiyochika, 1894
Collezione Sharf, Museum of Fine Arts, Boston

Durante l’autunno i giapponesi avevano conquistato ormai le città di Tatungkau, Takushan, Xiuyan, Tomucheng, Haicheng, Kangwaseh, Jinzhou e la baia di Dalian, dove si trovava il porto strategico di Lüshunkou (Port Arthur), che cadde il 21 novembre. Gli abitanti della città vennero massacrati dai giapponesi.

La caduta di Weihaiwei

I cinesi si erano ritirati nelle fortificazioni di Weihaiwei. Weihaiwei venne messa sotto assedio per 23 giorni. Tra il 20 gennaio e il 12 febbraio 1895 si svolsero gli scontri più intensi. Il 12 febbraio Weihaiwei cadde nelle mani giapponesi. A marzo, i giapponesi si stavano riorganizzando per marciare su Beijing. Il 23 marzo i giapponesi occuparono le Isole Pescadores (l‘arcipelago Penghu che consiste di circa 90 isole nello stretto di Taiwan).

Scena dell’attacco terrestre a Weihaiwei di Kobayashi Kiyochika, febbraio 1895, Collezione Sharf, Museum of Fine Arts, Boston

La Fine della Prima Guerra Sino-Giapponese e il Trattato di Shimonoseki

Il trattato di Shimonoseki venne firmato il 17 aprile del 1895. Secondo il trattato la Cina riconosceva la totale indipendenza della Corea, e cedeva al Giappone in perpetuo la penisola del Liaodong, Taiwan, e le isole Penghu. Le famose isole contese Senkaku/Diaoyu non vennero menzionate nel trattato, ma vennero egualmente annesse dal Giappone.

La Cina inoltre avrebbe dovuto pagare 200 milioni di talee di argento come riparazioni per i danni di guerra. I Qing firmarono inoltre un trattato commerciale che permetteva alle navi giapponesi di operare sul fiume Yangtze, e di aprire altri porti al commercio con l’estero.

Russia, Germania e Francia ad ogni modo intervennero e costrinsero il Giappone a rinunciare alla penisola del Liaodong in cambio di altre 30 milioni di talee in argento.

Il 29 maggio le forze giapponesi sbarcarono nel nord di Taiwan, sconfissero nel giro di 5 mesi le forze repubblicane ed occuparono le principali città dell’isola.

La guerra oltre che a dimostrare la superiorità giapponese in campo militare, contribuì al crollo della dinastia Qing, incapace di resistere ai cambiamenti e di fronteggiare le rivolte intestine.

Tradizionalmente la Cina aveva sempre visto il Giappone come uno stato subordinato, parte della sfera culturale cinese. La sconfitta nei confronti del Giappone rappresentò uno smacco per l’orgoglio nazionale. I sentimenti xenofobi crebbero a dismisura e culminarono nella Rivolta dei Boxer cinque anni più tardi.

Nell’immagine principale: “Grande vittoria navale giapponese al largo dell’isola di Haiyang” di Nakamura Shūkō, ottobre 1894

Fonti:

  • Wikipedia 1, 2, 3
  • The Two Koreas and the Great Powers, Cambridge University Press, 2006
  • The making of modern Japan by Jansen, Marius B,
  • Kim, Chong Ik Eugene, and Han-kyo Kim. Korea and the Politics of Imperialism, 1876-1910 (Univ of California Press, 1967)
  • Morse, Hosea Ballou. (1918). The international relations of the Chinese empire vol 2 1861–1893
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