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Mao Mao Cool di Zhang Yang, Recensione

Un film su Dali focalizzato sulla comprensione del mondo educativo dell’infanzia dei giorni d’oggi

Il film documentario di Zhang Yang segue Qu Hongrui, accompagnato dal suo tutore Xu Song durante l’esame finale presso la “Mao Mao Cool Primary School” di Dali, nella provincia dello Yunnan.

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Tutti i bambini ripresi dal regista si muovono tra le vie della città di Dali, e in una parte delle campagne partecipando a una serie di compiti appositamente progettati e volti ad allenare le loro capacità cognitive, di ragionamento e di controllo emotivo. Il film documenta un nuovo modo di testare i bambini nella provincia dello Yunnan passando dall’interazione tra Qu Hongrui, i suoi compagni di classe, gli insegnanti e osservatori, come pure i locali di Dali, ma anche persone provenienti da altre parti del mondo che hanno scelto Dali come propria casa.

In principio vediamo il piccolo protagonista portare a termine una serie di compiti nella città antica, lungo alcune delle vecchie strade. Le prove prevedono situazioni che mettono il bambino difronte a piccoli scogli, come la paura che si verifica durante un’arrampicata su parete oppure la capacità di saper gestire faccende quotidiane, come andare al mercato e fare la spesa. Con il susseguire della giornata le prove diventano maggiormente coinvolgenti, come coordinare la collaborazione nel lavoro di squadra, quando devono i piccoli dover creare nuovi colori di succhi, ottenuti con le verdure precedentemente comprate al mercato.

Proprio in questa occasione la rabbia e la frustrazione di Hongrui lo portano a prendere decisioni poco sagge. Il bambino corre dall’esaminatore lamentandosi e dicendo che vuole lasciare il gruppo, perché le bambine non lo ascoltano. Viene informato che l’abbandono significa che non potrà ottenere il badge per passare alla prova successiva e che questo implica anche perdere il pranzo e fare fallire il suo gruppo. Inizia una costante: ogni volta che Hongrui incontra un problema, cerca di correre dagli adulti per risolverlo, ma gli esaminatori come gli osservatori non possono essere coinvolti.

Il regista, ha intrapreso un percorso di documentaristica estetica episodica ed osservativa su Dali, appare in un piccolo cameo, quando il bambino è in pausa pranzo

Locandina-Mao-Mao-Cool

Nei differenti siti presieduti dagli scrutatori, i quali forniscono dettagli e istruzioni sui compiti da svolgere e valutano i risultati per determinare il passaggio alle prove successive, il bimbo si scontra con la sua propensione a fare i capricci e tenere il broncio. Per questo motivo innumerevoli occasioni il suo osservatore cerca di spiegargli che ha bisogno d’imparare a negoziare con gli altri da solo, e non cercare di farsi aiutare dagli adulti. Il tutore che veglia sul bambino assegnato, dà consigli, lo aiuta nel caso in cui si verifichi una situazione imprevista, si assicura che non si trovi mai in una situazione di pericolo, o che possa causare problemi ad altri. Funge in veste di esortatore, coach motivazionale, lo aiuta a capire e riflettere e quando necessario lo invita anche a sbollire la rabbia, smettendo di sentirsi frustrato, infondo è un bambino dovrebbe divertirsi, ma sembra non sempre riuscirci. Xu Song nel complesso fornisce supporto emotivo e morale, senza mai agire al posto di Qu Hongrui, ma soprattutto agendo come una coscienza.

Per accedere a un livello successivo deve anche individualmente simulare un passaggio attraverso la dogana e farsi timbrare il “passaporto”, entra in gioco la prova linguistica dove deve dimostrare comprensione e apprendimento esponendo i propri gusti e chiedere indicazioni in inglese. Sebbene in questa prova il bimbo risulta spigliato in più di una situazione e attività, Qu è impulsivo, testardo, e sfacciato. Scoppia a piangere e i suoi compagni di classe, specialmente le bambine sembrano molto più determinate, mature, se messe a confronto. Pianti e urla sono una specie di schema che viene ripetuto. Qu in squadra si lamenta di sentirsi dominato. Una bambina gli chiede “Perché gli piaccia piangere così tanto?” Hongrui non prova vergogna nell’essere così emotivo e nel dimostrarsi infantile.

Lo scopo del test è imparare la gestione dei propri sentimenti. Il bambino è costretto ad agire in modo indipendente, gli viene indirettamente insegnato come interagire e collaborare con gli altri nella maniera più appropriata. Hongrui non può semplicemente insistere per fare a modo suo. L’esame, insegna la gestione del tempo, il lavoro di squadra, la negoziazione, la pazienza, il controllo delle proprie emozioni in generale e la perseveranza, non in classe ma nel mondo reale.

Mao Mao Cool, offre una micro visione della società contemporanea cinese di Dali, sempre più multi etnica, attraverso le prove e tribolazioni di un bambino in età scolare,

Mao-Mao-Cool Zhang Yang recensione

Gli insegnanti non interferiscono, fanno in modo che egli impari a superare una serie d’interazioni sociali basate sulla cooperazione e sulla contrattazione. Hongrui supera le sue capacità interpersonali abbastanza sottosviluppate imparando una socializzazione armoniosa che scende a compromessi per risolvere pacificamente le differenze e riuscire a lavorare in squadra. All’inizio dell’esame Qu sembra un figlio unico viziato, ma con il passare della giornata, la tensione diminuisce: si rilassa. Nelle prime scene piagnucolava e si lamentava, verso il finale ha imparato ad andare avanti e a superare le paure, le difficoltà, l’orgoglio e a prendere le cose per quello che sono.

Un momento molto simpatico è quando Qu viene sottoposto alla prova di musica. Egli deve indovinare uno strumento musicale, senza vederlo. Superata la prova gli viene permesso di scegliere uno strumento da portare via con sé, in questa occasione lo vediamo fare la scelta più semplice e genuina, che sottolinea il suo animo di bambino allegro e spensierato.

Il film si conclude nel tragitto che accompagna Qu Hongrui e Xu Song verso il campeggio vicino al lago, dove come ultima prova dovranno montare una tenda, nella quale trascorreranno la notte finale dell’esame. I due camminano tranquillamente e scherzosamente, nell’ambiente naturale, della splendida campagna che circonda la città, conversano e imitano i versi degli animali. Sembrano due bambini o due amici di lunga data. Il rituale di passaggio dell’esame di sicuro ha ottenuto una parte dei risultati a cui auspicava, ma chiaramente il senso di distensione è anche merito del potere rilassante della campagna di Dali che ha capacità catartiche e terapeutiche, grazie alla sua affascinante e rasserenante natura.

Il film documentario è stato selezionato al DMZ Docs 2019, Corea

Mao-Mao-Cool Zhang Yang recensione

Il film mostra anche la spontaneità, la schiettezza e la travolgente sincerità dei bambini. Questi sentimenti positivi, se non sono gestiti con cura però possono compromettere la pacifica convivenza e crescita, quindi diventa necessario comprendere queste emozioni per coordinarle in maniera produttiva. Inoltre viene evidenziato come i bambini, in generale, possono stare bene nella fase d’apprendimento, mentre imparano a vivere nel mondo, superando i loro limiti e problemi divertendosi lungo la strada. Il protagonista ha bisogno d’imparare a padroneggiare le sue emozioni mentre cresce, ma grazie alla comprensione responsabile degli adulti sembra calmarsi abbastanza da farsi strada allegramente verso il traguardo.

Quest’ultimo documentario di Zhang fa parte della sua trilogia su Dali composta da “Up the Mountain” e “The sound of Dali”. Quest’opera offre anche una risposta per coloro che, dopo la visione di “The Sound of Dali” possono essersi domandati come effettivamente possano coesistere in armonia nella zona, così tante culture e realtà diverse. Una delle risposte oltre alla tradizione locale mite e accogliente dei Bai è l’impegno nella formazione dei bambini, uomini e donne del domani.

Chi ha familiarità con la filmografia di Zhang probabilmente non è sorpreso dal suo sempre più attivo coinvolgimento nella produzione di documentari. Il regista rimanendo fedele alla sua visione comunicativa creativa, a partire dal 2015 con “Paths of the Soul” è passato a un esponenziale regia e produzione di film documentari. Ma fin dai tempi di Quitting, film del 2001, dove venivano accesi i riflettori sulla tormentata vita dell’attore Jia Hongsheng, Zhang Yang ha dimostrato di voler trovare una dimensione in cui coesista il film e il documentario. Tutti i membri del cast di Quitting interpretavano se stessi. Anche in “Mao Mao Cool” tutti i membri del cast hanno interpretato se stessi. Zhang è un maestro ed eccelle nel genere docu-fiction.

L’approccio visivo di quest’opera inoltre presenta una specifica e particolarità, che rende il documentario ancora più immersivo. Il regista segue Qu e il suo tutor per tutto l’esame, ma spesso lo spettatore è collocato nell’osservazione a partire dal punto di vista del protagonista principale, Qu Hongrui, il bambino della scuola elementare. Il film consiste interamente in un lavoro di ripresa a mano, con la telecamera al livello di Qu. Il registra quindi ci offre la sua prospettiva e quella dei suoi compagni esaminati. Lo sguardo sul cambiamento dei metodi educativi, in un sistema che a volte viene criticato per un eccessivo affidamento sull’apprendimento meccanico e sui punteggi dei test, offre quindi molteplici punti di vista sul cambiamento, ovvero, su come i bambini, protagonisti vedono e affrontano il cambiamento. Zhang documenta silenziosamente l’esame annuale atipico di Qu, non lo sentiamo e nemmeno egli vuole imporre la sua regia. La sua presenza non interferisce con ciò che viene documentato, registra semplicemente senza commentare o giudicare. Il documentario è anche una delicata esplorazione nell’arte di crescere, mettendo sotto i riflettori l’importanza dell’istruzione, e la scelta di uno stile di educazione che dà la priorità all’insegnamento delle abilità, ma che allo stesso tempo si concentra su come le connessioni interpersonali possono aiutare nella costruzione di queste abilità.

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