Intervista a Zhang Chong, regista di SuperMe

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Zhang Chong sin dagli esordi alla Beijing Film Academy era fortemente motivato a diventare un regista.

Per questo dopo gli studi ha intrapreso la carriera di sceneggiatore e produttore per famosi programmi televisivi cinesi. Questo percorso ha arricchito la sua esperienza ed abilità nel settore cinematografico, sia in termini di organizzazione delle risorse che delle competenze. In questo modo il suo approccio alla regia nel suo film d’esordio ne risulta non solo piacevole ma anche di qualità. Super Me è il suo primo film come regista. Nel film di Zhang Chong si possono scorgere numerose influenze di varie origini tra cui letteratura, psicologia, psicoanalisi, come Freud, Jung e Borges. La pellicola narra di un viaggio nel profondo della mente e nelle lotte interne quotidiane. Un film dove si incontrano e combinano generi come fantascienza, romanticismo, commedia, azione, fantasy, avventura e thriller psicologico.

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Cosa ti ha spinto a scegliere ad affrontare il tema dei sogni e dell’inconscio nella tua prima direzione come regista?

Ci sono molti documenti sui sogni nella storia della civiltà umana. Anche alcuni grandi eventi storici hanno qualcosa a che fare con i sogni. Molti scienziati e artisti traggono ispirazione dai loro sogni. Da più di 100 anni gli studi di psicologia sperimentale di Wilhelm Maximilian Wundt separarono la psicoanalisi e la psicologia dalla scienza tradizionale diventando una categoria scientifica riconosciuta. In seguito nacquero molti maestri tra cui Freud e Jung. Il nostro film si basa su questi presupposti teorici. Ognuno di noi incontrerà inevitabilmente alcune cose scomode nella vita, spesso ci lamentiamo che la nostra fortuna non è buona, il momento non è giusto e spesso dimentichiamo che siamo nell’era delle grandi opportunità. Il mondo di tutti è soggettivo. Il motivo per cui ho scelto questo tema è che la cosa più importante nel nostro processo cognitivo è riconoscere noi stessi. Prima di capire cosa vogliamo, dobbiamo riconoscere noi stessi. Il film è un modo per conoscere il mondo per me. Sono ansioso nel condividerlo.

Questo thriller filosofico potrebbe aprire una porta per mettere in discussione l’autenticità ed il modo in cui percepiamo questo mondo

superme zhang chong intervista

Ho letto che hai iniziato a girare il film nel 2016. Ci sono stati dei cambiamenti dalla storia iniziale alla versione attuale finale? Come è stato il processo di ripresa? Hai incontrato difficoltà durante le riprese di “Super Me”?

La storia è stata scritta nel 2012 ed i preparativi sono iniziati nel 2016. Ci sono voluti più di tre, quattro anni. Ci sono cinque o sei versioni del film che raccontano una storia in maniera completamente diversa. Faccio un esempio. C’è una versione in cui l’eroe, Sang Yu, è uno sceneggiatore il cui sogno è ovviamente quello di fare un buon film tratto dalla sua sceneggiatura. La sua conoscenza del cinema è infinita. Un fanatico del cinema probabilmente conosce più di 5000 film, si potrebbe dire molto di più che un esperto. In questa versione, quello che pensava di giorno lo avrebbe sognato di notte. Il mondo dei sogni di Sang Yu era composto da una varietà di film classici. In seguito abbiamo rinunciato a questa versione della sceneggiatura perché implicava troppo, dovevamo trattare con i diritti d’autore dei film ed era difficile per noi ottenerli.

Inoltre, copiare scene e personaggi di molti film classici non è solo difficile, ma anche se c’è un leggero passo falso può facilmente passare da un tributo ad una parodia, e non mi piacciono le parodie. Volevo fare un film serio con attenzione, quindi ho rinunciato a questo piano.

La difficoltà nel film ora era come convincere più persone a capire il nostro concetto di scena del sogno. Uno era semplicemente un problema di produzione e implementazione, e l’altro invece era la trasformazione nell’andare avanti ed indietro del personaggio principale. C’è un’ovvia allegoria in questo film. Spero che tutti possano godersi il film, senza la sensazione di essere indirizzati. Ci è voluto molto lavoro.

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Il mondo dell’arte è un elemento significativo del film. Nelle sequenze “rivelatrici” ricorre più volte un bassorilievo, che viene distrutto dal demone. Puoi raccontarci la sua storia? È un’opera d’arte su commissione?

Sebbene potessimo contare sull’immaginazione di artisti, ingegneri del suono e artisti degli effetti speciali, ci siamo sempre affidati al “Dictionary of Dreams” durante le riprese.

Ogni scena e oggetto è ben ponderato e riflette alcuni aspetti del subconscio. Lo spettatore medio vede una scena piena di immaginazione, mentre uno spettatore più esperto può cogliere riferimenti da culture diverse. Non ho spiegato certe cose perché non stavamo girando il “Codice Da Vinci”. Il bassorilievo che hai citato rappresenta un’apertura attraverso la gabbia dei nostri pensieri.

Mettersi in gioco, trovare la forza interiore ed essere la versione super di se stessi.

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In entrambi i tuoi film “Super Me” e “The Fourth Wall” i protagonisti trovano dentro di sé la soluzione per superare le proprie difficoltà e migliorare la propria vita. Uno nei sogni e l’altro nel superare i traumi emotivi. La risposta è dentro di noi?

Sì. Tutte le belle storie contengono una morale, tutta l’esistenza artistica ha lo scopo di conquistare i sentimenti del pubblico. Il protagonista è sottoposto a un processo di crescita e ricerca di risposte. Allo stesso modo, il pubblico deve cercare di trovare le proprie risposte.

Un super sogno che può trasformare chi dorme in una persona ricca durante la notte. Ma riuscire a realizzare i propri sogni, consente davvero la possibilità di riuscire ad avere una super vita?

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In entrambi i tuoi film vediamo che le esperienze e le scelte possono cambiare una vita. Quanto pensi che oggigiorno le persone si rendano conto che una piccola scelta comporta grandi differenze?

Credo che tutti abbiano questa esperienza quando pensano alla propria vita, ma di fronte alla pressione della nostra esistenza, il cuore stanco ci rifiuta sempre di pensare in questo modo. Immergersi nelle fantasticherie non ci offre direttamente nulla, e spesso questo processo ci rende infelici. Le persone che accettano la realtà spesso smettono di pensare alla possibilità di scegliere di nuovo. Ma ho sempre voluto fare domande sulla realtà. La realtà che diamo per scontata è la realtà?

Murakami a South of Border, West of the Sun ha detto che è necessario chiarire la realtà che ci circonda con l’irrealtà del mondo. Penso che tutti dovrebbero pensarci.

Super Me” è stato presentato in anteprima mondiale a Sitges prima della sua distribuzione in Cina.

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Quanto di te, dalla tua personale esperienza di vita e filosofia possiamo trovare nei tuoi film?

Si può dire che sia tra tutto o niente. I film sono uno strumento per me per capire il mondo, quello che c’è nel film è il mio atteggiamento e la mia visione del mondo. Ha poco a che fare con i dettagli della mia vita, ma riflette il mio pensiero e la mia esplorazione molto personali.

Nel film è notevole l’integrazione e fusione visiva tra gli elementi reali e gli effetti speciali.

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In “Super Me” si può percepire una critica al materialismo, che non è sinonimo di felicità. Viviamo in un’era consumistica selvaggia e compulsiva. Credi che un thriller psicologico come “Super Me” possa aprire una porta a domande e aiutare a ricalibrare e riequilibrare la realtà dell’ego?

Questa è una buona domanda. Secondo la gerarchia dei bisogni di Maslow (bisogni fisiologici, bisogni di sicurezza, bisogni di stima, auto-realizzazione), il protagonista Sang Yu cade nei sogni seguendo questa logica gerarchica, prima risolvendo il problema del cibo e del vestiario, poi pensando al resto. Il metodo narrativo va dalla realtà alla magia. Perché dalla realtà?

Il film fa domande sulla realtà. Molti film non danno una risposta. I buoni film dovrebbero essere ambigui. Se il pubblico fa domande sul film stesso, il pubblico può ottenere le proprie risposte e persino trovare l’opportunità di pensare alle proprie vite. Penso che sia quello che vuole ogni creativo.

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