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Le reazioni internazionali alla nuova legge sulla sicurezza ad Hong Kong, approvata dal parlamento cinese

Il parlamento cinese giovedì ha approvato la nuova legge sulla sicurezza ad Hong Kong, legge che secondo molti potrebbe limitare le libertà degli abitanti della città.

La legge, approvata dopo quasi un anno di manifestazioni interrotte esclusivamente a causa della crisi sanitaria del coronavirus, secondo il premier Li Keqiang è stata studiata per una decisa implementazione del principio “un Paese, due Sistemi” secondo cui l’ex colonia britannica potrà godere di alcuni diritti non concessi ai cittadini della Cina continentale.

Secondo i critici, la legge in realtà violerebbe proprio la Basic Law, la mini costituzione di cui Hong Kong si è dotata nel periodo di transizione del passaggio tra Gran Bretagna e Cina.

Come risposta immediata alla decisione cinese di approvare la legge, gli Stati Uniti, per voce del segretario di stato Mike Pompeo, hanno fatto sapere che Hong Kong ha perso la sua autonomia politica. Il grado di indipendenza politica della città era in qualche modo misurato dallo Hong Kong Human Rights and Democracy Act approvato dal parlamento americano lo scorso anno. Secondo questo principio, qualora l’autonomia di Hong Kong fosse stata erosa, la città sarebbe stata equiparata alla Cina, e pertanto potenzialmente anch’essa soggetta alle sanzioni americane.

Ad ogni modo gli Stati Uniti non sono stati l’unico paese a reagire all’approvazione della nuova legge.

I governi inglese, australiano, canadese, insieme a quello americano, hanno rilasciato na dichiarazione congiunta dove viene espressa “profonda preoccupazione”. Secondo questa dichiarazione “Hong Kong è divenuta un bastione della libertà. La comunità internazionale ha partecipato significativamente e a lungo alla stabilità e alla prosperità di Hong Kong. La diretta imposizione della legge sulla sicurezza nazionale ad Hong Kong da parte delle autorità di Beijing, anziché attraverso le istituzioni locali come specificato nell’articolo 23 della Basic Law, ridurrà le libertà della gente della città”.

Secondo questa dichiarazione, questa legge non farà altro che “esacerbare le profonde divisioni esistenti nella società di Hong Kong”.

Secondo il ministro degli esteri tedesco Heiko Mass “l’autonomia di Hong Kong non dovrà essere minata, aggiungendo che la sua opinione è condivisa da tutta l’Unione Europea.

“La libertà di parola e la libertà di assemblea così come il dibattito democratico ad Hong Kong dovranno essere rispettati in futuro”.

Anche il Giappone, attraverso le parole del ministro degli esteri, si dimostra profondamente preoccupato dalle recenti decisioni del governo cinese: “Hong Kong è un partner fondamentale per il Giappone, con il quale il Giappone mantiene relazioni economiche ravvicinate e scambi sociali. […] Il Giappone continuerà attentamente ad osservare lo sviluppo della situazione a Hong Kong”.

La premier taiwanese Tsai Ing-wen ha invece fornito immediato supporto al popolo di Hong Kong. In un recente tweet, Tsai ha detto che verrà adottato un “piano di azione di assistenza umanitaria” per i cittadini di Hong Kong, molti dei quali hanno già cominciato ad emigrare proprio a Taiwan.

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