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Il rapporto tra la sotto cultura Punk Pechinese ed il Beijing Guoan, storica squadra di Chinese Super League

Quando scatta il ventesimo minuto del primo tempo, indipendentemente dall’avversario, dal risultato della partita, dalla situazione di classifica del Beijing Guoan, i tifosi delle “Imperial Guards” (soprannome che rimanda chiaramente ai fasti imperiali dell’Impero Celeste) intonano 国安之歌 una delle canzoni più celebri della cultura ultras cinese, composta dal gruppo Punk MiSanDao (蜜三刀).

Il movimento Skinhead in Cina si è sviluppato negli anni ’90 e con esso anche la musica punk; il precursore è stato, senza ombra di dubbio, Lei Jun, personaggio di culto per la tifoseria del Beijing Guoan e la musica punk cinese, morto nel 2015 per un attacco di cuore. Nel corso degli anni, alcune band, come gli Hangnail o i Shave’n’Shut, hanno seguito le “impronte” dei MiSanDao, riuscendo ulteriormente a consolidare il fortissimo legame tra una delle sotto-culture più interessanti e vivaci dell’estremo oriente e la “caldissima” tifoseria del Beijing Guoan.

Nei locali underground di Pechino, vi sono serate dedicate espressamente all’incontro fra la cultura ultras e la musica punk, come la Peking Ultras Night Kids, nella quale si esibiscono i migliori performer della “scena”.

In uno splendido servizio organizzato dal canale Youtube Copa90, un portale con pochi eguali su questa peculiare materia, il legame tra il Beijing Guoan e la cultura Punk viene definito come un qualcosa di “Unico” e, per certi versi, “irrealizzabile in qualsiasi altra parte del mondo”. Come dargli torto?

MiSanDao
MiSanDao

In uno dei versi più incisivi della sopracitata 国安之歌Lei Jun cantava: “Non ci arrenderemo mai, nella lotta per i nostri ideali”. Non è un caso che il movimento Punk in Cina possa essere identificato come Sharp, acronimo per: Skinheads Against Racial Prejudice, ovvero skinhead contro qualsiasi forma di razzismo. Posizione questa che ribalta sia i prodromi della cultura Skinhead europea che la forte componente discriminatoria propagandata dal movimento sciovinista Han, che appunto identifica l’etnia Han come quella superiore, rispetto a tutte le altre.

Interessante vedere come gli ultras del Beijing Guoan, ribaltando alcuni stereotipi della tifoseria occidentale, abbiano rinominato diverse sottosezioni dei loro gruppi organizzati con sigle e nomi facilmente comprensibili e riconducibili a diverse tifoserie nostrane. LFAM (Lotta Fino Alla Morte), Curva Nord (i cui membri vestono rigorosamente “total black” nel giorno della partita) e “The Sector”, decisamente trai più noti.

Nonostante le chiare restrizioni e problematiche nel condurre uno stile di vita come quello Ultras nella Repubblica Popolare Cinese, basti pensare semplicemente che gli striscioni, prima di poter essere esposti nello stadio, devono essere approvati dalla polizia all’ingresso, è commovente l’impegno e la costanza con la quale i supporter del Beijing Guoan, e non solo, facciano l’impossibile per rendere quanto più ostile per tifosi e giocatori avversari l’atmosfera nel loro stadio di casa.

Approcciarsi a questo mondo ultras cinese, leggere con attenzione la sua stratificazione ed il suo reticolo di sottoculture è un metodo, differente quanto interessante, per conoscere un po’ meglio la Cina, un paese che, abitualmente, facciamo rientrare a forza nelle nostre logore categorie di analisi, spesso distorcendolo e non comprendendolo a pieno.

Nell’immagine di copertina, alcuni tifosi del Beijing Guoan (fotogramma tratto da “The Rise of Ultras Culture in China: Mi San Dao and Beijing Guoan’s Royal Army”)

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