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Intervista a Badiucao: il peggioramento della situazione a Hong Kong, #nnevvy, e il giro di vite della censura cinese durante l’epidemia di coronavirus

Badiucao è un prolifico e talentuoso autore satirico ed attivista dei diritti umani che vive in Australia dal 2009.

Abbiamo discusso con lui a proposito della recente ondata di arresti a Hong Kong, della fallita spedizione punitiva dei troll cinesi contro la Thalandia, della censura nei videogiochi, ed altro ancora.

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15 attivisti democratici sono arrestati ad Hong Kong. Quali sono le prospettive per il movimento democratico a questo punto?

È chiaro che si tratta di una forma di ritorsione da parte del governo cinese. Lo stanno facendo perché credono che il mondo sia troppo impegnato con la pandemia di coronavirus. Così pensano che a nessuno importi di quanto sta accadendo a Hong Kong.

Nessuno ha abbastanza energie per prestare attenzione a questa situazione al momento. L’altro giorno l’ufficiale di collegamento con la terraferma ha tenuto un discorso con il pugno di ferro sulla cosiddetta questione della sicurezza ad Hong Kong. Questa ondata di arresti è certamente correlata a questo discorso.

La Basic Law, la costituzione di Hong Kong, non è stata rispettata in Cina. Perché uesto silenzio da parte della Gran Bretagna?

Penso che sia una questione piuttosto complicata, non solo per il Regno Unito, ma anche per il resto dei paesi occidentali da molto tempo. Persino per alcune questioni estremamente sensibili che toccano la sicurezza nazionale del Regno Unito, come la questione della gestione del 5G da parte di Huawei, la Gran Bretagna rimane esistante a dire no perché vogliono un profitto a breve termine dal mercato cinese con il governo cinese. Questo atteggiamento non può che indebolire la loro posizione, e non c’è da stupirsi se non assistiamo a forti reazioni a riguardo della questione di Hong Kong.

La Gran Bretagna è riuscita ad infilarsi da sola nell’ingarbugliata questione della Brexit. Forse è anche per questo motivo che si sentono abbastanza sicuri nell’incalzare la Cina in questo momento. E vogliono inoltre ancora avere accesso al grande mercato cinese.

Ho parlato con alcuni politici inglesi, ed alcuni di loro sono molto preoccupati. Alcuni mostrano di supportare la causa di Hong Kong, e vi sono anche politici che di tanto in tanto tengono qualche discorso sulla questione. Ma raramente assistiamo a delle vere azioni. Sono sempre solo parole vuote: “noi condanniamo”, “noi richiediamo”, “blah, blah, blah”. Ma non vi sono mai reali sanzioni o punizioni per le violazioni dei diritti umani in Cina.

badiucao intervista

Cosa dimostra il fallimento della spedizione punitiva dei troll cinesi contro #nnevvy e la Thailandia?

Si tratta di un episodio davvero affascinante. Non è la prima volta che i troll cinesi si arrischiano oltre la cortina del Great Firewall e della censura, per attaccare un altro paese su una questione riguardante Taiwan, Hong ong o il Tibet. Questa volta sembra però che i netizen thailandesi abbiano risposto colpo su colpo.

Questo parzialmente rispecchia il sentimento crescente contro il governo cinese e la Cina, specialmente dopo la diffusione del coronavirus. Prima dell’epidemia, la Cina manteneva una buona facciata. Ma con lo scoppio della pandemia, abbiamo visto tutti i tentativi di occultamento da parte del governo cinese. Questo fenomeno ha di fatto dato carburante proprio a questi sentimenti di rabbia verso la Cina. Penso che abbiano delle buone ragioni per combattere il bullismo della Cina, e che questo venga riflettuto anche nelle campagne online.

La cosa che maggiormente mi interessa sono questi cosiddetti netizen che vogliono sfidare altri gruppi di persone provenienti da altre culture e nazioni, e che il loro modo di trollare sia così datato, così noioso e ripetitivo, che può essere facilmente sintetizzato da 4 lettere, NMSL (Ni Ma Si Le), che sono le iniziali in pinyin per dire “tua madre è morta”. Se li paragoniamo con i netizen thailandesi, questi ultimi hanno dato vita ad innumerevoli meme diversi. È una questione di creatività, persino per trollare in questo genere di scontri online. Questa attività richiede un ambiente che permetta le persone di pensare e criticare liberamente. Evidentemente, non esiste alcun ambiente in Cina per criticare creativamente. È tutto piuttosto limitato.

Ma persino in Thailandia, che non è un paese del tutto libero, un paese pienamente democratico, e che ha i suoi problemi con la monarchia, con il governo, i netizen godono di spazi considerevolmente maggiori rispetto ai cinesi. E a causa di questa diversità nel trollare, e di creare meme, hanno sviluppato un diverso tipo di utenti, e questo tutto il mondo lo sta vedendo. È anche interessante notare come questo fenomeni non riguardi esclusivamente la Thailandia. Abbiamo visto altri paesi asiatici unirsi in questa lotta. Hanno persino dato vita alla cosiddetta Milk Tea Alliance, che simbolizza Hong Kong, Taiwan, Thailandia ed altri paesi.

È un nuovo fenomeno che non abbiamo mai visto in precedenza.

Generalmente quello che accadeva prima era che la Cina o i netizen cinesi cominciavano a protestare, e qualche celebrity, o qualche compagnia era costretta a chiedere il perdono, dopo avere rimosso quello che era stato avventatamente pronunciato, per non urtare i sentimenti cinesi. Ma questa volta è diverso. Questa volta hanno risposto colpo su colpo, ed hanno fatto fare la figura degli idioti ai troll cinesi.

Cosa ne pensi della chiamata di Joshua Wong ad una nuova forma di solidarietà pan-asiatica contro ogni forma di autoritarismo?

Penso che sia stata una mossa molto intelligente, perché Hong Kong, come città, o come gruppo di cittadini, non è in grado di sostenere da sola una lotta contro la Cina. Agendo in questo modo forse si è garantito una forma di solidarietà internazionale. È stato senza dubbio molto acuto.

Dice sempre che non si tratta di una qusetione destra o di sinistra. Ma di ciò che è giusto, e di ciò che è sbagliato.

Penso che il popolo di Hong Kong dovrebbe cercare quanto più supporto internazionale possibile, il più bipartisan possibile. È essenziale per i manifestanti di continuare nella lotta affinché il governo cinesi non abusi del suo potere, poiché il mondo intero sta guardando.

Il governo cinese non rischia di dare l’idea di essere piuttosto debole od insicuro nel censurare un videogioco come Animal Crossing? Sono ancora più isolati i giovani cinesi ora che non possono comunicare con I loro coetanei attraverso le piattaforme dei videogiochi?

Animal Crossing non è il primo gioco ad essere censurato in Cina, e probabilmente non sarà l’ultimo. Un problema è creato dalle stesse case di videogiochi che collaborano con la censura e facendo sembrare il problema meno problematico. Proviamo ad immaginare se Nintendo avesse detto: “Ok, se volete censurare il gioco, allora non lo avrete nel mercato cinese”. Questo avrebbe avuto un grande impatto sulla comunità dei videogiocatori in Cina.

Invece, loro alla fine collaborano con il governo cinese e dicono: “Ok, se è un problema, allora stabiliamo un protocollo esclusivo per il mercato cinese”. E questo è davvero problematico. I giocatori cinesi non possono giocare con altri giocatori provenienti da altre parti del mondo, ma possono ancora giocare in Cina, e talvolta sono le stesse compagnie di videogiochi a sviluppare qualche forma di censura interna.

A queste compagnie sta a cuore esclusivamente il mercato cinese, a loro non interessa il valore o lo spirito del messaggio dietro al gioco.

Una volta che la crisi del coronavirus sarà terminata, la percezione della figura di Xi Jinping a livello internazionale ne uscirà fuori rafforzata o idebolita? E in Cina?

Quando il dottor Li Wenliang è morto moltissime persone in Cina hanno espresso la loro rabbia. Ma dopo questo momento, l’internet nel paese è ritornato silente. Recentemente una scrittrice di Wuhan, Fang Fang, è stata attaccata per avere voluto pubblicare i suoi diari della quarantena in Occidente.

La Cina è davvero efficace nel manipolare la narrativa. È davvero brava nel ribaltare una campagna contro le persone che cercano di dire la verità.

Pertanto è davvero difficile dire se dopo tutto questo la figura di Xi Jinping ne verrà fuori con più o meno potere. Per ora, come ho detto la Cina è stata attenta a cambiare la narrativa, almeno a livello domestico. Dentro il paese, stanno utilizzando tutto questo odio per creare un sentimento contro le forze straniere. In patria, sarà molto dura.

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