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La storia di #nnevvy: come una spedizione punitiva dei troll cinesi su Twitter si è ritorta contro il PCC

La controversia contro un attore thailandese e la sua ragazza si è ritorta contro i netizens cinesi nazionalisti più vicini al PCC, dimostrando allo stesso tempo l’incapacità della macchina di propaganda cinese di interpretare e comprendere a fondo i sentimenti dei giovani dei paesi vicini.

Sui social network, in particolar modo Twitter e Facebook è scoppiata una guerra senza esclusione di colpi tra troll cinesi e giovani thailandesi dopo che un attore thailandese, Vachirawit Chivaaree, aveva likato un’immagine su Twitter che dipingeva Hong Kong come un “paese” indipendente.

Molti netizen cinesi avevano inondato il suo account su Instagram e su altri social, criticandolo e cercando di correggerlo. L’attore aveva dunque postato un post di scuse per la “mancanza di attenzione nel parlare di Hong Kong”, che è in effetti una città semi autonoma, e non una nazione indipendente.

L’attore, non è ne’ la prima, e non sarà certamente l’ultima celebrity ad offendere involontariamente l’iper sensibile pubblico cinese per poi scusarsi per quanto riguarda le questioni di Taiwan e Hong Kong.

Da anni abbiamo inoltre assistito a schiere di troll cinesi che superando gli ostacoli del Great Firewall inondano di insulti le pagine su Facebook e Twitter, social network vietati in Cina, dei gruppi pro Uiguri, del governo Taiwanese, etc.

Dopo le scuse dell’attore, alcuni utenti di Weibo, il popolare social network cinese, hanno individuato altri post dell’attore e in particolar modo della sua ragazza, Weeraya Sukaram, che sulla rete è conosciuta con lo pseudonimo di Nnevvy, dove si simpatizzava per l’indipendenza di Taiwan.

I netizen hanno pertanto iniziato a boicottare Vachirawit e il suo tv show “2gether” ed alcuni si sono spinti oltre iniziando ad insultare la ragazza sia su Weibo che su Twitter utilizzando l’hashtag #nnevvy.

Weeraya non ha risposto alle richieste di commento e nessuno dei messaggi era visibile sui suoi account.

Su Weibo, l’hashtag è stato utilizzato oltre 1,5 milione di volte, totalizzando più di 4 miliardi di visualizzazioni, secondo il Global Times.

Da questo momento la situazione però pare essere sfuggita di mano alla macchina di diffamazione cinese, tanto che alcuni troll cinesi hanno cominciato a molestare su Twitter i fan thailandesi dell’attore e ad insultare apertamente la Thailandia e il suo governo.

In questa ricerca affannosa di uno scontro totale con i thailandesi, invece che indignare il pubblico locale, sono stati accolti con gioia dai giovani thailandesi più liberali.

Questi pertanto hano invitato ad insultare con ancor più ardore il proprio governo, già oggetto delle loro critiche, e spiazzando i netizen cinesi non abituati a contestare l’autorità del proprio paese.

Nel giro di pochissimo tempo, i giovani thailandesi sono stati affiancati anche da utenti di Hong Kong e Taiwan. L’ex legislatore di Hong Kong Nathan Law ha commentato: “è così divertente vedere i pro-PCC online cercare di attaccare Bright (il soprannome dell’attore thailandese, ndr). Pensano che ogni thailandese sia come loro, che amano l’Imperatore Xi (il presidente cinese Xi Jinping). Quello che non capiscono è i fan di Bright sono giovani e progressisti, e l’armata pro-PCC sbaglia sempre i propri attacchi”.

Così nel giro di poco tempo, #nnevvy si è trasformato in un hashtag dominato da sentimenti anti-cinesi, nonostante lo sforzo collettivo di inondarlo con post più positivi verso il gigante asiatico (come piatti di spaghetti cinesi, paesaggi o ricette varie) e in una opportunità di discutere di temi che spesso faticano ad essere affrontati nei paesi dell’Estremo Oriente.

Joshua Wong, il segretario del partito democratico Demosisto (qui, qui e qui potrete trovare alcune nostre interviste), ha sollecitato i giovani di Hong Kong a sostenere i coetanei thailandesi, a dare vita ad un nuovo tipo di solidarietà pan-asiatica che si oppone a tutte le forme di autoritarismo.

I giovani filippini si sono uniti infine alle contestazioni contro la Cina per le sue azioni nella disputa del Mar Cinese Meridionale.

Persino su Weibo si è cominciato a commentare il fallimento della spedizione punitiva dei troll cinesi nazionalisti.

Non è la prima volta, e probabilmente non sarà l’ultima che gli sforzi nazionalisti cinesi alla fine sfuggono di mano alla propaganda, finendo per danneggiare la reputazione del paese all’estero e tra i paesi vicini.

Altre fonti: GMA , CNN

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