Intervista a Guobin Yang: il ruolo dei social media durante la quarantena di Wuhan

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Lo studio di Guobin Yang si concentra su attivismo online, movimenti sociali, cultura digitale, sociologia culturale, sociologia storica, teoria critica, comunicazione globale, comunicazione ambientale, media e politica in Cina.

È professore di Comunicazione e Sociologia presso la Annenberg School for Communication e il Dipartimento di Sociologia dell’Università della Pennsylvania, dove è Decano associato per gli studi universitari presso la Annenberg School for Communication, Direttore del Center on Digital Culture and Society, e vicedirettore del Centro per lo studio della Cina contemporanea e autore del pluripremiato The Power of Internet in China: Citizen Activism Online (2009) e The Red Guard Generation and Political Activism in China (2016) .

Qual è la missione del Center on Digital Culture and Society (CDCS) ?

Il centro presso la Annenberg School for Communication dell’Università della Pennsylvania sostiene borse di studio critiche e interdisciplinari e il dialogo su cultura, tecnologia e società digitali. CDCS mira a creare spazi collaborativi per la discussione e il dibattito tra accademici, cittadini e attivisti; sviluppare approcci critici allo studio della cultura e della tecnologia digitale; aiutare a formare nuove generazioni di ricercatori digitali presso l’Università della Pennsylvania e oltre; costruire reti globali di ricercatori; difendere socialmente la progettazione, la produzione e l’uso delle tecnologie digitali; ed esplorare e promuovere nuove visioni del futuro digitale attraverso borse di studio e comunicazione pubblica.

 Qual è il ruolo dei social media nella crisi sanitaria di Wuhan?

I social media hanno avuto ruoli diversi in diversi periodi della crisi. Nel primo periodo -a dicembre 2019, alcune persone hanno pubblicato informazioni sull’insorgenza di una polmonite simile alla SARS nei loro gruppi WeChat per avvertire gli amici dei rischi per la salute. Queste persone sono state presto convocate dalla polizia per aver diffuso queste voci. La notizia di queste punizioni causate “per avere diffuso dicerie” è stata trasmessa in TV e sui social media, mettendo a tacere altre potenziali voci. La mancanza iniziale di informazioni pubbliche potrebbe aver contribuito alla diffusione della malattia. Da qui il blocco improvviso della città di Wuhan il 23 gennaio. Dopo la chiusura di Wuhan, i social media sono diventati il canale principale per il pubblico per ottenere e condividere informazioni sulla diffusione della malattia. Le persone usano anche i social media per raccogliere donazioni per i residenti a Wuhan e per organizzare una qualche forma di supporto volontario. Alcuni residenti a Wuhan usano i social media per pubblicare i loro diari sulla vita a Wuhan, il che aiuta a capire come vivono queste persone.

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Wuhan (Immagine gentilmente concessa da Guo Jing)

Chi sono i digital radical?

Tutti possono essere un digital radical. Noi del Center on Digital Culture and Society vogliamo esplorare nuove forme di relazioni umane con le tecnologie digitali. L’estate scorsa abbiamo lanciato un invito a presentare storie di radicali digitali di tutto il mondo. Pensiamo a un digital radical come a una persona con una relazione radicale con le tecnologie digitali, ma lasciamo ai nostri lettori la decisione se abbiano davvero una relazione di questo tipo con la tecnologia e cosa sia radicale al riguardo.

Durante la crisi del coronavirus, sono comparse online varie forme di radicalismo digitale.

Ne ho individuato due categorie in un mio articolo, chimandole rispettivamente “informatori digitali” ( digital whistleblowers ) e “diaristi dei social media” ( social media diarists ). Ovviamente, ve ne sono anche di altri tipi, come le persone che usano i social media per mobilitare qualche forma di supporto per i residenti a Wuhan.

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Wuhan (Immagine gentilmente concessa da Guo Jing)

Quale ruolo possono svolgere gli informatori nella società cinese?

Nei repertori culturali tradizionali cinesi, esiste un tipo di individuo abbastanza audace da dire la verità al potente anche a rischio della propria vita. In passato, i letterati confuciani potevano svolgere un ruolo simile. Nella storia moderna, studenti e intellettuali hanno svolto questa funzione. Questi individui sono la coscienza delle persone. In un certo senso, alcuni informatori possono essere in qualche modo simili a questi individui così coraggiosi, ma nei casi recenti della crisi del coronavirus, gli otto individui che vengono chiamati “informatori” dai media non si possono considerare necessariamente come tali. Almeno due di quelli che hanno parlato ai media delle loro esperienze hanno dichiarato esplicitamente di aver pubblicato informazioni sulla malattia semplicemente per avvertire le loro famiglie e i loro amici affinché prendessero precauzioni.
 
 Esistono forme di boicottaggio dei social media in Cina?

Non che io sappia.

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Wuhan (Immagine gentilmente concessa da Guo Jing)

 Quali sono le storie raccontate dai cronisti dei social media a Wuhan?

Ve ne è una grande varietà. La maggior parte sono prevalentemente raccolte di notizie dettagliate delle loro vite quotidiane dopo la chiusura della città, come ad esempio quello che hanno mangiato, dove hanno fatto acquisti, ciò che hanno visto per strada. Sono storie molto personali. Alcuni diari contengono elucubrazioni su queste situazioni e sui vari problemi che devono affrontare le persone che sono state esposte alla crisi del virus, come la censura di Internet, la carenza di forniture mediche, l’inettitudine della burocrazia. Di solito vengono corredate da molte fotografie e anche da alcuni video. Queste testimonianze rappresentano dei documenti preziosi di uno straordinario periodo di storia urbana.

 Cosa mostra la gestione maldestra della crisi da parte delle autorità di Wuhan?

Mostra quanto siano impreparate le burocrazie cinesi e le istituzioni dei servizi sociali per situazioni di crisi del genere. Mostra anche come la libertà e la trasparenza delle informazioni siano fondamentali per la gestione di crisi sociali, ma sono del tutto assenti, per non dire altro, in questa occasione.

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Wuhan (Immagine gentilmente concessa da Guo Jing)

 Da quando si è diffusa la notizia del coronavirus, si sono verificati atti di razzismo contro i cittadini asiatici. Al tempo della Sars, questi atti discriminatori non si erano verificati con tanta forza. Cosa è cambiato?

C’è stata davvero meno discriminazione durante la SARS? Non saprei. Ma è abominevole vedere tutte queste forme di razzismo contro persone dall’aspetto cinese in tutto il mondo dopo l’epidemia di coronavirus di Wuhan. Cosa ha causato questo razzismo? Ho il sospetto che sia sempre stato lì, e il virus gli offra solo un nuovo canale piuttosto conveniente. Ma è anche commovente vedere tanti gesti di ospitalità, come l’iniziativa #abbracciauncinese in Italia. Spero che un giorno non dovremo più offrire gesti così speciali a nessuno al mondo: quello sarà il momento della vera uguaglianza.

 In che modo i social media e le nuove tecnologie modellano la società cinese moderna?

 Tirando fuori sia il meglio che il peggio delle persone.

Immagine principale gentilmente concessa da Guobin Yang
Altre immagini: Guo Jing

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