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Cina chiama Italia, Italia risponde

6 episodi alla scoperta di tesori inestimabili

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I più grandi tesori della Cina

“I più grandi tesori della Cina” è una produzione sino-inglese, trasmessa in UK dalla BBC, articolata in 6 episodi, e giungerà in Italia orientativamente il prossimo autunno, proprio in occasione del cinquantennale dei rapporti italo-cinesi.

di Francesco de Luca

La speranza è che la stretta di mano tra i nostri due Paesi possa trovare fiducia e solidità proprio in ciò che più ci accomuna e ci accomunerà sempre: l’Arte, la Cultura, la Storia.

Lo ha capito in maniera sorprendentemente veloce la Cina che, in questi ultimi tempi, sempre più conscia dell’importanza del patrimonio inestimabile “al di qua” della Grande Muraglia, promuove in un crescendo i propri tesori artistici e naturalistici.

Secondo il Chinadaily, nel 2018 la Cina ha superato 141 milioni di visitatori e, per il 2019, si prospettavano 130 miliardi di dollari di revenue solo dal settore turistico.

In questo documentario a puntate, Alastair Sooke, un entusiasta critico d’arte britannico, mischiandosi alla folla, percorrendo i vicoli di Pechino, di Xi’an, valicando monti e navigando laghi e fiumi, ci accompagna oltre le porte di alcuni tra i più ricchi musei nazionali cinesi.

Interessante notare come il documentario inizi sottolineando l’importanza che la tradizione cinese attribuisce al valore della famiglia e al rispetto degli spiriti degli antenati. Così, assistiamo a una festa rituale nello Hunan, per poi ritrovarci catapultati ad Hangzhou, nella provincia del Zhejiang dove, in qualità di ospiti, banchettiamo a un matrimonio tradizionale.

I più grandi tesori della Cina

Scopriamo come nel Zhejiang Province Museum sia raccolto il più ampio numero di artefatti relativi al matrimonio, e come il matrimonio stesso fosse in passato così come oggi un rito politico, di rilevanza sociale e come ogni dettaglio sia simbolo di un significato inespresso, ma reale.

Nell’itinerario non può mancare Pechino, dove vengono distillate pillole di calligrafia, dai cinesi considerata una delle Tre Perfezioni, assieme alla Poesia e alla Pittura.

Calligrafia non solo intesa come make up della scrittura, ma anche, e soprattutto, come libera espressione del sé, del ritmo e della spontaneità. Su queste suggestioni ci vengono mostrate pergamene antiche, deperibili anche solo col respiro; ritroviamo l’impermanenza delle cose che rivela l’infinita coltre dell’essere al di là della materia e dei sensi. La potenza del respiro attraverso l’inchiostro, l’energia, che solo decenni di studio possono esprimere, immortalano l’intellegibile sentire dell’uomo che impugna un pennello, tra tratti veloci e lenti, e monti, bambù e rivoli d’acqua. Una barca lenta scorre lontano dalla riva, e lo sguardo silenzioso e partecipante dell’artista-poeta-pittore, solo e schiacciato dal peso delle rivelazioni, ci si mostra , in un istante, al di là della telecamera.

Splendido il lavoro di Zhao Mengfu, che durante la Dinastia Yuan (1271-1368) sublimò se stesso nell’opera “Eleganti rocce e alberi sparsi” in una commistione di calligrafia e pittura.

A Xi’an, la vecchia Chang’an, saliamo il monte Hua, lungo il percorso dell’antica Via della Seta ascoltando versi che richiamano gli antichi clamori poetici della dinastia Tang “Sin dai tempi antichi vi è solo una strada sul monte Hua”, attraverso cui passavano i viaggiatori e avventurieri per oltrepassare il mondo allora conosciuto.

Nello Shaanxi History Museum osserviamo antichi affreschi del VIII secolo, preservati all’interno di stanze a temperatura controllata: prelevati dalla tomba del Principe Zhang Huai mostrano le prime ambascerie, e come già allora la Via della Seta fosse crocevia di genti e una realtà multiculturale, un po’ come la nostra Roma.

La Cina era al centro del mondo, aveva fame di conoscenza e di scoprire cosa si celasse al di là dei confini dell’Impero.

Riscopriamo Xuan Zang, che viaggiando in India per quasi vent’anni riporta non solo informazioni sul Buddismo, ma anche sul clima, sul territorio, sul cibo, sui costumi delle popolazioni visitate. Precedendo con il suo “Viaggio in Occidente” di alcuni secoli il Milione del leggendario Marco Polo.

Da un passato remoto, Alistair Sooke ci riporta a Shanghai, la capitale del commercio cinese, bighellonando per il suo porto, dove ogni anno passano oltre 40 milioni di navi container. Certo, tutto questo cozza un po’ con la Storia e l’Arte di un museo: tornati dalla porta della Via della Seta, da Xi’an, possiamo però intendere come l’arte e la sete di conoscenza siano stati motore del commercio, e come il commercio abbia contribuito allo sviluppo dell’arte cinese all’interno della Cina, così come all’Estero.

Allo Shanghai Museum, dove si trova tra le più grandi collezioni di arte antica cinese, in particolare di porcellana (stile blu e bianco) scopriamo come proprio queste porcellane siano state tra i primi prodotti “made in China” esportati su larga scala, specialmente nel mondo Arabo.

Ed eccoci di nuovo a Xi’an, ad aggirarci tra le statue-guardia della tomba del primo imperatore della Cina, Qin Shihuang.

Nel 1974, furono degli agricoltori, scavando in un campo, a scoprire per caso quello che si sarebbe rivelata essere una delle più grandi scoperte archeologiche di sempre: l’Esercito di Terracotta.

Tappa imprescindibile, a mio avviso, per coloro che vogliono scoprire la storia della Cina.

E poi non potevano mancare nozioni sull’arte della lavorazione della seta; per questo ci ritroviamo a Suzhou, in una fabbrica, dove operaie amanuensi, continuano ancora la produzione e il decoro della seta con sistemi tradizionali. Sistemi che, in parte, ancora oggi, anche i più recenti macchinari non sono in grado di riprodurre.

Da Suzhou, torniamo a Nord, al Liaoning Provincial Museum di Shenyang dove ammiriamo l’opera “Aspettando la barca ai piedi dei monti” di Dong Yuan, del X secolo, di cui scopriamo piccoli e grandi dettagli tramite ricostruzioni 3D.

L’armonia e la tranquillità dello scenario in cui virtualmente entriamo, pennellata dopo pennellata, sottolinea l’insignificanza dell’uomo in confronto alla grandezza della Natura.

Il viaggio continua, scalando la Grande Muraglia, a Jiankou, vicino Pechino, passa per Città Proibita con i suoi ottantamila visitatori giornalieri, e ancora giù verso Hangzhou e poi Changsha, nello Hunan, dove scopriamo il ristorante cinese più grande del mondo.

Questo breve viaggio tra i tesori del Paese di Mezzo è solo un altro passo, lungo il processo di scoperta, o meglio di riscoperta, delle ricchezze e dei legami millenari tra Occidente e Oriente e di questo Paese meraviglioso.

Viaggiare nel Paese Cina, nella sua memoria storica e culturale, sconvolge, e arricchisce; mette a dura prova la nostra percezione di ciò che è stato, di ciò che è e di ciò che potrebbe essere il futuro della civiltà occidentale in relazione all’essenza di quella orientale; ci pone di fronte ai nostri limiti di comprensione, personali e nazionali, stimolandoci ad andare avanti, con maggiore accortezza, finanche nelle relazioni internazionali.

Quale miglior mezzo per attraversare e avvicinare le distanze se non l’Arte e i tesori delle culture del mondo?

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