Breve Storia del Cinema di Hong Kong, dal 1909 ai giorni nostri in 100 film

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Nel primo episodio abbiamo ripercorso la storia del cinema cinese attraverso le produzioni e i registi che maggiormente hanno caratterizzato questo cinema.

In questo articolo invece affronteremo la storia del cinema di Hong Kong, ovvero la storia di una delle scuole cinematografiche più originali, creative e complete.

Nota: seguendo i link potrete trovare maggiori informazioni sui film (immagini, schede, filmografie, trailer, etc.)

Le origini del cinema di Hong Kong (1909 – 1960)

La storia iniziale del cinema di Hong Kong è paradossalmente assolutamente trascurabile, oscurata da Shanghai che all’epoca era la capitale del cinema cinese.

La principale fonte di ispirazione del primo cinema hongkonghese era l’opera cinese.

Il primo film di Hong Kong difatti è Zhuangzi Tests His Wife (1913) di Lai Man-Wai pellicola che paradossalmente non venne proiettata ad Hong Kong.

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Zhuangzi Tests His Wife (1913)

Lai Man-Wai era un collega teatrale di Liang Shaobo, colui che in seguito fu soprannominato il padre del cinema di Hong Kong.

Zhuangzi Tests His Wife era già stata preceduto da due corti derivati dall’opera cinese, Stealing a Roasted Duck e Right a Wrong with Earthenware Dish ambedue di Liang Shao-Bo e prodotti dall’americano Benjamin Brodsky.

Durante gli anni della Prima Guerra mondiale l’industria cinematografica locale entrò in una fase dormiente, giacché la stessa materia prima, ovvero le preziose pellicole, erano fabbricate in Germania.

Solo nel 1923 Lai, suo fratello e un loro cugino si unirono a Liang Shaobo per dare vita al primo studio cinematografico interamente controllato da cinesi, ovvero China Sun Motion Picture Company, trasferendosi poi in Cina continentale perché il governo locale aveva ostacolato la formazione dello studio.

Nel 1932 i fratelli Shaw (i leggendari Shaw brothers formarono Tianyi Film Company che in seguito dopo alcune trasformazioni divenne Shaw Brothers Studio, casa di produzione che ebbe un’importanza seminale all’interno del cinema di Hong Kong), insieme alla cantante d’opera Sit Gok-Sin girarono uno dei primi film con il sonoro, White Gold Dragon di Tang Xiao-Dan a Shanghai.

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White Gold Dragon (1932) di Tang Xiao-Dan

Il film ottenne un ottimo successo, e nel 1934 stabilirono una nuova sede dello studio a Kowloon per realizzare film in cantonese.

Il governo nazionalista che allora controllava Shanghai, si opponeva alla realizzazione di film non in mandarino, ed aveva inoltre vietato i generi wuxia e le arti marziali accusandoli di promuovere la superstizione e la violenza (un binomio di cui le dinastie cinesi conoscono fin troppo la potenza e la pericolosità).

Pertanto Hong Kong, sotto il controllo dei britannici, divenne un porto franco per questo genere di produzioni bandite nella Cina continentale.

Negli anni ’30, il cinema che andava per la maggiore erano ancora i film derivati dall’opera cantonese.

Anche per il cinema di Hong Kong di questa fase, la seconda guerra Sino-Giapponese diventò un’importante fonte di ispirazione per realizzare pellicole che esaltavano la resistenza cinese alle forze occupanti giapponesi.

Film importanti di quest’epoca furono Lifeline (1935) di Kwan Man Ching, Hand to Hand Combat (1937) di Chiu Shu Sun e March of the Partisans (1938) di Situ Huimin.

La stessa Hong Kong però nel dicembre del 1941 cadde sotto il controllo giapponese.

Con la fine della guerra mondiale, alimentata dal continuo flusso di talenti dalla Cina continentale, Hong Kong ebbe la possibilità di creare una florida industria cinematografica.

In particolare, nel 1946 con la risurgenza della guerra civile cinese e nel 1949 con la conseguente vittoria comunista, la popolazione di Hong Kong crebbe notevolmente grazie ai rifugiati cinesi.

La rivalità tra film in mandarino e film in cantonese

Con l’avvento del cinema sonoro e con l’arrivo di una grande massa di migranti cinesi, il cinema di Hong Kong dovette affrontare il problema del bilinguismo, problema che naturalmente non poteva sussistere ai tempi del cinema muto.

Le principali produzioni di film in cantonese, come abbiamo già accennato, erano per lo più trasposizioni cinematografiche di opera cantonesi e film di kung fu.

Più di 100 film con Kwan Tak Hing che raccontavano le vicende dell’eroe popolano Wong Fei Hung furono realizzate tra gli anni ’40 e il 1995.

Di questo periodo risalgono anche innumerevoli film cappa e spada fantasy, in particolare quelli con Connie Chan Po-chu, una giovane star dell’epoca (The Six-Fingered Lord of the Lute, 1965) e melodrammi familiari come Our Sister Hedy (1957) di Doe Ching con Julie Yeh Feng.

Il cinema in mandarino degli anni sessanta era dominato invece dalla rivalità tra Shaw Brothers e Motion Picture and General Investments Limited (MP&GI, in seguito rinominata Cathay).

Con la morte del fondatore Loke Wan Tho di MP&GI nel 1964, gli Shaw presero il sopravvento.

In questa fase i successi più importanti sono quelli dei film derivati dai libri di Chiung Yao, le commedie melodrammatiche (Red Bloom in the Snow, 1956 ; Love Without End, 1961; The Blue and the Black,1964), i film derivati dall’opera cinese (The Love Eterne, 1963) e i musical di stampo hollywodiano (Mambo Girl, 1957 ; The Wild, Wild Rose, 1960) quasi tutti diretti da Li Han-Hsiang e Doe Ching.

Love without and end (1961) di Doe Ching

Nella seconda metà degli anni sessanta, ispirati anche dai film di samurai giapponesi, gli Shaw inaugurarono un nuovo genere di wuxia, meno basati su elementi fantastici, più coreografici e violenti.

In questo momento nasce probabilmente il genere che più definisce il cinema di Hong Kong dell’epoca.

A questo periodo risalgono classici come Temple of the Red Lotus (1965) di Xu Zenghong, Come Drink with Me (1966) e Dragon Inn (girato a Taiwan, 1967) di King Hu, Tiger Boy (1966), The One-Armed Swordsman (1967) e Golden Swallow (1968) di Chang Cheh.

Temple of the Red Lotus (1965) di Xu Zenghong

Grazie alla diffusione della televisione, assistiamo ad un inaspettato revival del cinema in cantonese, fino a quel momento relegato soltanto a produzioni minori.

La commedia House of 72 Tenants (1973) di Chor Yuen riscosse un grande successo, superando persino Enter the Dragon con Bruce Lee.

The House of 72 Tenants (1973, da non confondersi con la versione di 10 anni prima) è una pietra miliare per la storia del cinema locale, in quanto da questo momento la maggior parte dei film cominciarono ad essere girati in cantonese, anziché in cinese mandarino.

Gli Hui Brothers (Michael Hui, Sam Hui e Ricky Hui) furono tra i principali interpreti del nuovo cinema in cantonese, con pellicole come Games Gamblers Play (1974).

Nel 1970 gli ex dirigenti di Shaw Brothers, Raymond Chow e Leonard Ho lasciarono lo studio per fondarne uno proprio, Golden Harvest.

Golden Harvest mise sotto contratto alcune star emergenti come Bruce Lee e i Hui Brothers.

Bruce Lee, un attore californiano di origine cinese, fino a quel momento aveva trovato soltanto parti da comprimario negli Stati Uniti, dove i ruoli degli interpreti percepiti come stranieri all’epoca erano ancora pochi e marginali.

Con The Fists of Fury (aka The Big Boss, 1971) la carriera di Bruce Lee ricevette uno slancio che lo proiettò nello stardom e rese i film di kung fu un fenomeno a livello internazionale.

The Fists of Fury (1971) di Lo Wei

Verso la fine degli anni ’70 ormai Golden Harvest si era imposto come lo studio più importante di Hong Kong, con l’arrivo di Jackie Chan.

Con il mutare della società hongkonghese, mutavano anche le pellicole e i generi.

Di questi anni è l’arrivo di un nuovo genere erotico, tipologia di film che crebbe ed ottenne una certa popolarità anche grazie ai contenuti di registi come Chor Yuen e Li Han Hsiang e che spesso sconfinava nel fantastico, in epoche passate e nelle arti marziali.

In questi anni comincia a formarsi anche un cinema dai toni maggiormenti rivolti al sociale con opere come The Arch (1968) e China Behind (1974) ambedue diretti da Tang Shu Shuen, considerato uno degli antesignani della New Wave di Hong Kong.

Gli anni del boom: gli anni ’80 e i primi ’90

I temi e i modelli creati negli anni precedenti giunsero finalmente a maturazione negli anni ’80.

Il cinema di Hong Kong a questo punto era in grado di produrre decine se non centinaia di pellicole ogni anno di svariati generi cinematografici: commedie, film di azione, polizieschi, film in costume, film fantasy, horror, etc, spesso mescolando sapientemente questi stessi elementi in un’unica produzione.

Gli anni ’80 ad Hong Kong sono stati caratterizzati dalla produzione di innumerevoli pellicole poliziesche e sulle triadi cinesi, film di arti marziali, film televisivi, che hanno influenzato inesorabilmente tutti i cinema regionali vicini, ed hanno consentito la maturazione di alcuni registi, dalle spiccate doti tecniche che hanno incasellato una serie considerevole di successi, su tutti John Woo e Tsui Hark, che con i loro attori feticci Alan Tang, Chow Yun-fat, Brigitte Lin, Cherie Chung, Stephen Chow, Jet Li e Jackie Chan. etc hanno esaltato con coreografie sempre più complicate le scene d’azione dei loro film.

Tra i maggiori successi di questa fase non possiamo non menzionare A Better Tomorrow (1986), The Killer (1989), Hard Boiled (1992) di John Woo, Zu Warriors from the Magic Mountain (1983), la serie di Once Upon a Time in China (1991–1997) e The Blade (1995) di Tsui Hark, A Chinese Ghost Story (1987, prodotto da Tsui Hark) di Ching Siu-tung .

A Better Tomorrow (1986) di John Woo

L’intelligenza poi di questi autori fu quella di confenzionare pellicole in grado di mescolare scene d’azione, drammatiche, e talvolta persino erotiche.

La fluidità delle scene d’azione del cinema di Hong Kong non potevano non essere notate dal cinema americano, che in seguito studiò accuratamente le innovazioni introdotte dai cineasti locali.

Questa influenza sul cinema asiatico ed occidentale è evidente in alcuni generi cinematografici, come ad esempio i film d’azione, dove le tecniche per realizzare le complicate coreografie dei film di arti marziali di Hong Kong, in seguito sono state importate con successo nel cinema occidentale soprattutto verso la fine degli anni ’90 in pellicole come Matrix ed ovviamente Kill Bill. Del resto né Tarantino, né le sorelle Wachowski hanno mai fatto mistero dell’influenza di Tsui Hark e John Woo sul loro cinema.

Anche il genere erotico (genere che era stato inserito nella Categoria III, che secondo il sistema di rating dell’epoca individuava i film con contenuti sessuali o violenti), spesso basato sulla riproduzione dei classici dell’erotismo cinese come il Tappeto da Preghiera di carne, ottenne un notevole successo con la produzione di pellicole come Sex and Zen (1991) e Naked Killer (1992), che divennero dei cult a livello internazionale.

Sex and Zen (1991) di Michael Mak

Hong Kong contribuì in maniera sostanziosa anche al successo dei film horror orientali, con innumerevoli produzioni come Men Behind the Sun (1988), Dr. Lamb (1992), The Untold Story (1993), Ebola Syndrome (1996), etc.

In questo periodo anche il regista Johnny To produsse alcune pellicole di categoria III a causa del contenuto violento (Election, Election 2 e Mad Detective), ma che nonostante il rating, riuscirono ad ottenere un buon successo.

Accanto alle produzioni più puramente d’azione, negli anni novanta, Hong Kong è stata protagonista di un’altra rivoluzione autoriale con un nucleo di giovani registi alternativi che costituiscono forse il cuore e l’essenza della New Wave di Hong Kong.

Registi come Wong Kar-Wai, Ann Hui, Yim Ho, Stanley Kwan, Lawrence Ah Mon, Fruit Chan con le loro storie riuscirono ad imporsi piuttosto velocemente nei festival cinematografici più importanti a livello internazionale.

La New Wave di Hong Kong accantonò le coreografie spettacolari e le sparatorie dei film di Woo e Hark, e preferì piuttosto puntare l’obiettivo su storie introspetive, sui tumulti e le angoscie di una generazione, sul disagio, non solo sociale ma anche psicologico.

Film come Made in Hong Kong (1997) e Hollywood Hong Kong (2001) di Fruit Chan, Summer Snow di Ann Hui, Red Rose White Rose (1994), Hold you tight (1998) e Lan Yu (2001) di Stanley Kwan hanno contribuito a rendere celebri nei circuiti dei festival questa generazione di artisti.

Hollywood Hong Kong
Hollywood Hong Kong (2001) di Fruit Chan

I film di Wong Kar-Wai, caratterizzati da un uso quasi ossessivo dei colori attraverso la fotografia di Christopher Doyle, con Leslie Cheung, Tony Leung Chiu-Wai e Maggie Cheung hanno proiettato questo autore tra i maestri del cinema globale.

Tra le principali pellicole di Wong Kar-wai non possiamo non ricordare As Tears Go by (1988), Days of Being Wild (1990), Chungking Express (1994), Fallen Angels (1995), Happy Together (1997, Miglior regia al Cannes Film Festival), In the Mood for Love (2000) e 2046 (2004), film che lo hanno consacrato nell’Olimpo del cinema internazionale.

Chungking Express (1994) di Wong Kar-wai

Dalla seconda metà degli anni ’90 però, il cinema di Hong Kong è entrato in una fase di declino da cui non si è più ripreso.

La produzione di film è precipitata passando da oltre 200 film all’anno a circa 100, diventando da centro di produzione di primo piano a consumatore di cinema hollywoodiano.

Vari fattori hanno contribuito a questo declino: la crisi finanziaria asiatica, la sovrapproduzione di pellicole ripetitive, l’aumento del costo dei biglietti, la pirateria rampante e marginalmente il passaggio di Hong Kong dalla Gran Bretagna alla Cina.

Il colpo finale fu dato dall’epidemia della SARS del 2003 che impedì letteralmente agli spettatori di recarsi al cinema, affossando ulteriormente le già languide casse degli studio.

Tra i film di questo periodo possiamo ricordare: Gen-X Cops (1999), Horror Hotline: Big-Head Monster (2001), The Eye (2002).

Milkyway Image, fondata da Johnny To e Wai Ka-Fai per certi versi rappresenta un’eccezione in questo panorama di crisi generale, producendo numerose pellicole di successo come The Mission (1999), la trilogia di Infernal Affairs (2002-03), Shaolin Soccer (2001), Kung Fu Hustle (2004) e altri successi.

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