Il cinema cinese è lo specchio della storia degli ultimi 100 anni della Cina

Ripercorrere la storia del cinema cinese è un po’ come ripercorrere la storia della Cina contemporanea.

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Uno specchio degli avvenimenti e dei traumi di un paese che è passato dalla scarsità di ogni genere di sussistenza, che ne aveva descritto la storia fino a quel momento, all’improvvisa abbondanza nel giro di poche decadi.

Il cinema cinese nel corso della sua lunga e travagliata storia ha prodotto una moltitudine di eccellenti pellicole, introducendo numerose tecniche cinematografiche, specie ad Hong Kong, che hanno finito per influenzare pesantemente il cinema mondiale, toccando i più disparati temi, dai wuxia pian, al cinema d’autore, dalle pellicole horror, ai film ambientati nel passato a volte mitico della Cina antica, passando per commedie, film romantici, etc.

Nei prossimi giorni pubblicheremo anche la Storia del Cinema di Hong Kong e la Storia del Cinema di Taiwan.

Nota: seguendo i link potrete trovare maggiori informazioni sui film (foto e trailer laddove disponibili, schede, cast, etc.)

Le origini del cinema cinese

Forse il cinema più puramente cinese è però proprio quello dei film di arti marziali, che insieme ai film derivati dall’opera cinese ne hanno caratterizzato le origini.

Il primo film cinese è The Battle of Dingjunshan (a.k.a. Dinjun Mountain, 1905) di Ren Jingfeng e si tratta sostanzialmente di una registrazione di un’opera cinese basata sulla Battaglia del Monte Dingjun del Romanzo dei Tre Regni.

Nel 1913 venne girata a Shanghai la prima sceneggiatura cinese indipendente, The Difficult Couple di Zheng Zhengqiu e Zhang Shichuan.

Il primo lungometraggio fu The case of Yan Ruisheng di Ren Pengnian realizzato nel 1921, che raccontava il caso di un omicidio di una famosa prostituta in un quartiere di Shanghai. La pellicola venne considerata troppo cruda per ottenere successo.

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The case of Yan Ruisheng

Mingxing, fondata nel 1922, è stata la prima compagnia di produzione cinematografica di Hong Kong. La compagnia aprì una sede a Shanghai.

Nello stesso anno Mingxing produsse il primo film cinese arrivato completo ai nostri giorni, Laborer’s Love.

I classici, sin praticamente dal primo vagito del cinema cinese, furono una delle principali fonti di ispirazione. Romance of the West Chamber (1927) di Li Minwei e Hou Yao, prodotto da Mingxing Film Company (aka China Sun) è proprio basato sull’omonimo Romanzo della Camera Occidentale di Wang Shifu. Sono rimaste solo 5 delle 10 pizze di cui era composto il film.

In seguito Mingxing si fuse con altri tre studio per fondare Lianhua (United China Film Company, a.k.a. United Photoplay).

Una delle più antiche opere in pellicola cinesi è proprio una sorta di precursore delle serie tv odierne, un filmone da 27 ore girato in vari episodi del 1928, che ormai è andato perso, dal titolo The Burning of the Red Lotus Temple di Zhang Shichuan.

Burning of the Red Lotus Monastery
Burning of the Red Lotus Monastery

Il periodo d’oro degli anni ‘30

Ad ogni modo le prime produzioni importanti giunsero soltanto negli anni ’30, con l’avvento del movimento progressista e di sinistra.

Questa mandata di film erano caratterizzati da temi sociali, e dipingevano le lotte di classe e la reazione contro le minacce esterne, come l’invasione giapponese, sia le vite della gente comune, specie nella cosmopolita Shanghai.

Tra i film più importanti di questo periodo possiamo ricordare Spring Silkworms (1933) di Cheng Bugao, The Goddess (1934) di Wu Yonggang, e The Big Road (1935) di Sun Yu.

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The Big Road

Le tre principali compagnie dell’epoca erano Lianhua (United China), Mingxing e Tianyi.

Tianyi successivamente si trasferì a Hong Kong, dove in seguito ad alcune evoluzioni, si trasformò in Shaw Brothers Studio.

La maturazione del cinema cinese avvenuta nella prima metà degli30, però fu bruscamente interrotta dalla guerra civile e dalla sanguinosa invasione giapponese. In questi anni avvennero difatti alcuni degli episodi più bui della guerra sino-giapponese, dove le armate nipponiche si macchiarono di crimini efferati contro la popolazione, come il massacro di Nanchino o gli esperimenti condotti dall’unità 731 nel nord est della Cina.

L’occupazione giapponese comportò la chiusura di tutti gli studio, ad eccezione di Xinhua Film Company (New China), e molti registi fuggirono ad Hong Kong, a Chongqing, all’epoca la capitale dei nazionalisti ed in altri luoghi.

Tutti questi episodi hanno finito per influenzare la produzione cinematografica cinese, almeno dal punto di vista contenutistico, giacché questi temi sono stati raccontati e riraccontati centinaia di volte da serie tv, film televisivi e produzioni cinematografiche più o meno memorabili.

La seconda età dell’oro del cinema cinese

Shanghai in questo periodo riuscì comunque a mantenere e sviluppare una nuova classe sociale borghese che divenne presto la musa e il destinatario del cinema locale.

Dopo la sconfitta e la cacciata delle forze giapponesi in seguito alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la produzione cinematografica riprese.

Nel 1945 il regista Cai Chusheng tornò a Shanghai per ridare vita a Lianhua con una nuova compagnia, che in seguito venne rinominata Kunlun Studios, fondendosi con altri studios della città.

In questo periodo vennero prodotti una serie di classici come The Spring River Flows East (1947) di Cai Chusheng e Zheng Junli, Myriad of Lights (a.k.a. The Lights of Ten Thousand Homes, 1948) di Shen Fu e Crows and Sparrows (1949) di Zheng Junli.

Tutte queste pellicole dimostravano un certo grado di disapprovazione verso le politiche oppressive di Chiang Kai-shek. In particolare, The Spring River Flows East che raccontava le lotte della popolazione durante la seconda guerra sino-giapponese, ottenne un grande successo.

La compagnia di produzione Wenhua Film Company (Culture Films) si discostava invece dalle produzioni sociali che avevano caratterizzato il cinema locale dell’epoca, preferendo esplorare altri generi drammatici ed universali.

Long Live the Missus (1947) di Sang Hu e con la sceneggiatura di Eileen Chang e Spring in a Small Town (1948) di Fei Mu sono tra i film più rappresentativi del genere. In particolare Spring in a Small Town è considerato uno dei capolavori del cinema cinese.

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Spring in a Small Town

Il film girato all’alba della vittoria comunista, venne presto dimenticato per la mancanza di temi politici, e Fei Mu venne accusato di essere un reazionario di destra. Nel 2002 il film ha ricevuto un remake di Tian Zhuangzhuang (Springtime in a Small Town).

Un altro film di Fei Mu, A Wedding in the Dream (1948), tratto da un’opera cinese, è invece il primo film a colori cinese.

La relativa libertà di Shanghai delle decadi precedenti era destinata a terminare piuttosto repentinamente con la fuga delle forze del Kuomintang.

Cinema cinese 1949-1978

Mentre il cinema di Hong Kong maturava e trovava una sua via originale per narrare le storie e i tumulti interiori dei personaggi raccontati, il cinema cinese entrava in una sorta di limbo fatto di pellicole di propaganda inneggianti ai trionfi della Cina maoista.

Dal 1951 tutte le produzioni di Hollywood e di Hong Kong vennero bandite dal Partito Comunista Cinese, ed iniziò una produzione basata su film che concentrassero la loro attenzione sulle masse contadine, sui soldati e sulla classe operaia, come ad esempio Bridge (1949) di Wang Bin.

Una delle principali compagnie di produzione di questo genere di pellicole fu Changchun Film Studio.

Gli studio privati di Shanghai nel giro di due anni vennero tutti chiusi e vennero accusati di veicolare valori feudali, come accusava un articolo anonimo del 20 maggio del 1951, in seguito attribuito allo stesso Mao Zedong, apparso sul Quotidiano del Popolo che accusava il film The Life of Wu Xun (1950) di Sun Yu di essere anti-rivoluzionario.

The Life of Wu Xun

Tra il 1949 e l’inizio della Rivoluzione Culturale vennero realizzati 600 film di documentari e notiziari, sponsorizzati dal regime.

I cineasti cinesi in questo periodo venivano formati a Mosca per studiare il realismo sovietico.

Nel 1956 venne ufficialmente fondata la celebre Beijing Film Academy.

Tra i film principali di questo periodo vi sono This Life of Mine (1950) di Shi Hu, che segue la vita di un vecchio mendicante che riflette sul suo passato da poliziotto sotto diversi regimi.

Dal 1960 cominciano inoltre ad essere prodotte alcune animazioni basate sulle ombre cinesi e sul teatro dei burattini, come ad esempio Havoc in Heaven (a.k.a. The Monkey King, ispirato dal classico Viaggio Verso Occidente di Wu Cheng’en, fonte di ispirazione praticamente illimitata per il cinema, l’animazione e le serie TV cinesi) di Wan Laiming del 1961.

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Havoc in heaven, aka The Monkey King

Tra il 1956 e primi anni ‘60, con l’avvio della Campagna dei 100 Fiori, inizia un nuovo periodo di purghe nel mondo del cinema. All’autore e membro del PCC Lü Ban venne impedito di realizzare per il resto della sua vita film, dopo aver realizzato il primo (e probabilmente unico) film satirico di quest’epoca, Before the New Doctor Arrives (1956) che sbeffeggiava i funzionari più inefficienti delle gerarchie più basse del partito. The Unfinished Comedy (1957) venne bollato come “erba velenosa” dagli ufficiali della censura e fu vietato prima del suo rilascio finale. Lü Ban morì emarginato nel 1976.

Il suo destino è una delle ragioni per cui molti artisti cinesi, applicarono l’auto censura e si tennero piuttosto distanti da certe tematiche, preferendo concentrarsi sulle vite dei cittadini modello del regime socialista.

Tra il 1957 e il 1964 vennero realizzate ad ogni modo alcune pellicole che segnarono un’evoluzione dal punto di vista tecnico del cinema cinese. Stiamo parlando di Woman Basketball Player No. 5 (1957), The Red Detachment of Women (1961) e Two Stage Sisters (1964).

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The Red Detachment of Women (1961) di Xie Jin

Il regime comunista istituì una flotta di proiettori mobili che potevano viaggiare per le remote regioni cinesi per garantire l’accesso a questo media anche alla popolazione più isolata. Nel 1965 si contavano più di 20.000 unità mobili.

Durante la Rivoluzione Culturale l’industria cinematografica cinese subì l’ennesima battuta d’arresto. Quasi tutti i film vennero vietati e venne consentita la realizzazione praticamente solo di film di “opere rivoluzionarie”.

Dietro questa etichetta si celavano film musicali coreografati come The Red Detachment of Women (1970) di Pan Wenzhan e Fu Jie.

The Red Detachment of Women (1970) di Pan Wenzhan, Fu Jie
The Red Detachment of Women (1970) di Pan Wenzhan, Fu Jie

Il cinema cinese dopo la morte di Mao e la caduta della banda dei quattro: la Quinta Generazione di registi cinesi

Tutto ciò perdurò almeno fino alla morte di Mao e la conseguente caduta della Banda dei Quattro, che segnò l’inizio di una nuova era in Cina, sotto la guida del piccolo timoniere Deng Xiaoping, che aprì gradualmente il paese al commercio e alle influenze culturali straniere.

Dal 1977 si passò da una produzione annuale di 19 pellicole, a 125 del 1986, anno in cui l’industria cinematografica venne trasferita dal Ministero della Cultura a quello della Radio, del Cinema e della Televisione.

Il cinema cinese si aprì all’esterno, a nuovi generi e a nuovi talenti.

La musica pop e i film spensierati provenienti da Taiwan e Hong Kong cominciarono a fare il loro ingresso in Cina attraverso il mercato nero, che nel paese paradossalmente ha contribuito a diffondere cultura e consapevolezza come nessun altro strumento legale.

I traumi e le ferite della rivoluzione culturale vennero dipinte in alcune pellicole come Hibiscus Town (1986) di Xie Jin e in seguito anche da Tian Zhuangzhuang in The Blue Kite (1993).

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The Blue Kite di Tian Zhuangzhuang

Negli anni ‘80 una certa critica di alcune politiche passate attuate dal regime comunista vennero addirittura incoraggiata da Deng Xiaoping.

Nonostante le aperture di Deng, dopo il Massacro di Tiananmen questo genere di cinema di critica venne abbandonato e lo stesso The Blue Kite venne bandito in patria e a Tian Zhuangzhuang venne impedito di realizzare film per 10 anni.

In questo periodo si plasmò attorno alla Beijing Cinema Academy nella capitale, una nuova generazione di registi e attori che seppe rinnovare sia da un punto di vista tecnico, che contenutistico, la storia del cinema cinese, raccontando fatti ed eventi, talvolta anche scomodi, riguardanti il passato più o meno recente, raccontando gli eccessi della rivoluzione culturale, della guerra civile, o della guerra sino giapponese, della Cina feudale, le miserie e le ingiustizie subìte da parte della popolazione, alternando narrazioni talvolta delicate a quadri estremamente brutali e realistici. Di questa fase i registi più importanti sono Zhang Yimou, Tian Zhuangzhuang, Chen Kaige, Feng Xiaogang, Li Shaohong, Wu Ziniu, Zhang Junzhao, Hu Mei, Zhou Xiaowen, etc, che tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90 si imposero nelle vetrine internazionali vincendo prestigiosi premi in tutti i principali festival cinematografici.

Sorgo Rosso di Zhang Yimou

Durante gli anni ‘80 questo manipolo di registi realizzò una serie di pellicole fondamentali come One and Eight (1983) di Zhang Junzhao, Red Sorghum (Sorgo Rosso, 1988, vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino), Ju Dou (1989), Raise the Red Lantern (Lanterne Rosse, 1991), The Story of Qiu Ju (1992, Leone d’Oro) di Zhang Yimou, Yellow Earth (Terra Gialla, 1984), King of the Children (1987), Farewell My Concubine (Addio mia Concubina, 1993, Palma d’Oro al Festival di Cannes) di Chen Kaige. Quasi tutte queste pellicole sono interpretate da Gong Li, che divenne naturalmente il volto di questa generazione di artisti.

Le opere prodotte dalla Quinta generazione di cineasti cinesi sono caratterizzate da un uso sapiente del mezzo cinematografico, da strutture narrative articolate, dall’uso esteso del colore, e da panoramiche per raccontare ed esplorare le storie portare sul grande schermo.

In questo periodo anche alcuni registi della quarta generazione produssero alcune interessanti pellicole come Old Well (1986) e The King of Masks (Il Re delle Maschere, 1996) ambedue di Wu Tianming.

La Sesta Generazione di registi cinesi: il successo del cinema alternativo cinese

Le pellicole solenni e formalmente perfette di Zhang Yimou e Chen Kaige, si contrappongono invece al cinema realistico di Jia Zhangke e della generazione successiva di cineasti cinesi (Wang Xiaoshuai, Zhang Yang, Zhang Yuan, Lou Ye, Zhang Ming), che preferivano invece raccontare le vite e le vicissitudini di anime inquiete, spesso perdenti o relegate ai margini della società, o comunque senza una reale speranza di miglioramento.

Dopo il massacro di Tiananmen si assiste in Cina alla formazione di un gruppo di registi che in mancanza di finanziamenti e aiuti statali per la realizzazione dei film, cominciarono ad utilizzare pellicole a 16 mm e telecamere digitali, interpreti non professionisti, per realizzare una serie di film dal taglio quasi documentaristico, di ispirazione neo-realista italiana.

Queste produzioni dal budget irrisorio e spesso proveniente da Hong Kong, dal Giappone, o dai circuiti cinematografici alternativi, riuscirono comunque ad imporsi nei festival internazionali.

Wang Xiaoshuai e Jia Zhangke a BigScreen Italia
Wang Xiaoshuai e Jia Zhangke a BigScreen Italia organizzato da CinaOggi.it

Pellicole come Rainclouds over Wushan (1996) di Zhang Ming,The Days (1993, costato 10.000 usd) e Beijing Bicycle (2001, Gran Premio della Giuria a Berlino) di Wang Xiaoshuai, Beijing Bastards (1993) di Zhang Yuan, Xiao Wu (1997), Platform (2000), Unknown Pleasure (2002), Still Life (2006, vincitore del Leone d’Oro), di Jia Zhangke, East Palace, West Palace (1996) di Zhang Yuan, Suzhou River (2000) e Summer Palace (2006) di Lou Ye, Shower (1999) e Quitting (2001) di Zhang Yang raccontavano le vite e le sofferenze di una nuova generazione di giovani cinesi, in bilico tra un passato ingombrante ed un futuro incerto: vengono dunque portate sullo schermo storie fino ad allora inedite per il cinema cinese, come la dipendenza alla droga, il desiderio di scoprire il mondo, la noia esistenziale, etc.

Mentre il cinema cinese cresceva, maturava e si imponeva internazionalmente per la potenza visiva del suo immaginario, il cinema di Hong Kong era diventato ormai da anni uno dei maggiori centri di produzioni cinematografici mondiali, in grado di rivaleggiare con Hollywood per numero di produzioni all’anno.

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Platform di Jia Zhangke

La sesta generazione di registi è stata seguita da un movimento ancor più di nicchia, che mescolava elementi documentaristici con quelli cinematografici, ovvero la cosiddetta gGeneration, che ha fatto uso di budget e mezzi ancor più ridotti. I film più importanti di questo gruppo di registi sono Taking Father Home (2005) e The Other Half (2006) di Ying Liang e Oxhide (2004) e Oxhide II (2010) di Liu Jiayin.

Il successo commerciale

Sin dall’apertura del mercato, le produzioni cinesi progressivamente hanno cominciato ad ottenere successi commerciali e di critica sia in patria che all’estero. Crouching Tiger, Hidden Dragon di Ang Lee ebbe il merito di introdurre il cinema cinese, in particolare il genere wu xia ad un nuovo pubblico internazionale.

Altre grandi produzioni di successo nel corso degli anni sono state The Horse Thief (1986) e The Warrior and the Wolf (2010) di Tian Zhuangzhuang, Romance on the Lu Mountain (1980), Shaolin Temple (1982), The Dream Factory (1997), Big Shot’s Funeral (2001, Un funerale dell’altro mondo) di Feng Xiaogang, Spicy Love Soup (1997) di Zhang Yang, Crazy Stone (2006) di Ning Hao, Let the Bullets Fly (2010) di Jiang Wen, Lost in Thailand (2012, il primo film cinese ad incassare 1 miliardo di RMB), So Young (2013) di Zhao Wei, Monster Hunt (2015, il primo film cinese ad incassare oltre 2 miliardi di RMB), The Mermaid (2016, il primo film cinese ad incassare oltre 3 miliardi di RMB), The Wandering Earth (2019) di Frant Kwo.

Negli ultimi anni si sono distinte inoltre alcune pellicole come The Fourth Wall (2019) di Zhang Bo e Zhang Chong, The Enigma of Arrival (2018) di Song Wen, Meili (2019) di Zhou Zhou, An Elephant Sitting Still (2018) di Hu Bo, che hanno avuto il meritodi  fare cinema per il gusto di raccontare storie piuttosto che inseguire risultati esclusivamente commerciali.

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Liu Lu e Ma Hai siedono faccia a faccia per rompere la quarta parete dei mondi paralleli mentali

Nell’ultimo ventennio, mentre il cinema di Hong Kong ha cominciato a diminuire vistosamente la quantità di pellicole prodotte, il cinema cinese anno dopo anno ha conquistato nuove fette di mercato.

Ma come quasi sempre accade, questa abbondanza di pellicole fatte per essere viste e digerite piuttosto velocemente al cinema, non rispecchia un miglioramento del cinema cinese, che forse proprio oggi sta vivendo uno dei momenti più difficili.

I temi sono sempre più frivoli, le storie sembrano essere riciclate da un immaginario collettivo condiviso, e sono sempre più vuoti.

Accanto ad una moltitudine di commedie e film romantici insignificanti, ha preso piede una certa produzione propagandistica con pellicole tutt’altro che memorabili che esaltano le performance militari dell’esercito e della marina cinese.

Parallelamente difatti all’abbassamento della qualità globale del cinema cinese degli ultimi anni, abbiamo assistito invece ad un progressivo miglioramento del cinema documentaristico, il cui occhio forse rimane ancora lo strumento più lucido per raccontare la Cina contemporanea.

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