File trafugati mostrano le modalità con cui la Cina ha organizzato le detenzioni di massa di musulmani nello Xinjiang

Tavola dei contenuti

Il documento fornisce un'inedita prospettiva dal punto di vista burocratico sul giro di vite sulla comunità musulmana composta dalle minoranze etniche Uigure e Kazake nella provincia occidentale dello Xinjiang, negli ultimi tre anni.

Un documento interno di quattrocento pagine che fornisce un punto di vista inedito sulle tattiche utilizzate dalle autorità cinesi per imprigionare la popolazione uigura nei campi di concentramento nello Xinjiang è stato consegnato al New York Times.

La direttiva è composta da 403 pagine ed è uno dei maggiori leak ai danni del Partito Comunista Cinese nella storia della Cina moderna.

Il documento fornisce un’inedita prospettiva dal punto di vista burocratico sul giro di vite sulla comunità musulmana composta dalle minoranze etniche Uigure e Kazake nella provincia occidentale dello Xinjiang, negli ultimi tre anni.

Si tratta di 24 documenti differenti, alcuni dei quali contengono materiale doppio, tra cui 200 pagine circa di discorsi di Xi Jinping ed altri leader, e più di 150 pagine di direttive e resoconti sulla sorveglianza e sui metodi di controllo della popolazione nello Xinjiang.

Vi sono inoltre riferimenti ad un’eventuale estensione ad altre regioni di questi piani.

Il documento è di estrema rilevanza poiché ci fa intuire che in Cina, all’interno dello stesso Partito Comunista Cinese vi è una certa resistenza verso le politiche sempre più totalitarie di Xi Jinping.

Questo documento è stato consegnato al New York Times da un membro del partito che ha richiesto l’anonimato, esprimendo la speranza che la loro divulgazione impedisca ai leader di sfuggire alle proprie responsabilità per le detenzioni di massa.

Origine dei campi di detenzione nello Xinjiang

Nel 2014, poco più di un anno dopo essere diventato presidente, Xi Jinping trascorse quattro giorni nello Xinjiang e, l’ultimo giorno del viaggio, due militanti uiguri organizzarono un attentato suicida fuori da una stazione ferroviaria di Urumqi che ferì quasi 80 persone, una mortalmente.

Il viaggio era stato preceduto alcune settimane prima da un’altro attacco di un gruppo di militanti uiguri che aveva pugnalato e ferito più di 150 persone in un’altra stazione ferroviaria, uccidendone 31.

In quell’occasione, il presidente Xi, aveva dichiarato che sarebbe stata avviata una guerra senza esclusione di colpi contro il terrorismo ed il separatismo, utilizzando mezzi dittatoriali, e “senza mostrare pietà alcuna”.

Meno di un mese dopo la visita di Xi, vi fu un altro attacco in un mercato di ortaggi a Urumqi, durante il quale furono ferite 94 persone e 39 morirono.

I documenti sono particolarmente interessanti perché offrono una cronologia precisa per quanto riguarda la genesi del giro di vite.

Secondo i documenti trafugati, gli attacchi terroristici di matrice islamica all’estero e la situazione instabile in Afghanistan aumentarono le paure del governo cinese verso le comunità islamiche.

Secondo il documento inoltre, in Inghilterra, gli attacchi terroristici furono frutto di politiche che mettevano davanti i diritti civili alla sicurezza.

Il presidente Xi Jinping ha invitato dunque la Cina a seguire il modello americano del post 11 settembre.

Per contrastare questa serie di attacchi, Xi Jinping produsse una serie di scritti interni e secretati, a cui i media ufficiali hanno alluso solo superficialmente.

In particolare quattro testi, tra i documenti trafugati, offrono una visione rara e non filtrata delle origini del giro di vite e sull’uomo che le ha ideate e messe in moto.

“I metodi che i nostri compagni hanno a disposizione sono troppo primitivi,” Xi scrisse dopo avere ispezionate una squadra anti terrorismo ad Urumqi. “Nessuna di queste armi offre risposta alcuna alle lame dei loro machete, alle loro asce e alle loro armi di freddo acciaio. Dobbiamo essere duri come loro, non dobbiamo avere alcuna pietà”.

Sebbene Xi non abbia ordinato direttamente arresti di massa in questi discorsi, ha invitato il partito a scatenare gli strumenti della “dittatura” per sradicare l’Islam radicale nello Xinjiang.

“L’impatto psicologico del pensiero religioso estremista sulle persone non deve mai essere sottovalutato”, disse Xi ai funzionari di Urumqi il 30 aprile 2014, l’ultimo giorno del suo viaggio nello Xinjiang.

“Le persone che sono catturate dall’estremismo religioso – maschi o femmine, vecchi o giovani – hanno la coscienza distrutta, perdono l’umanità e uccidono senza batter ciglio.”

In diversi passaggi, per certi versi sorprendenti, data la repressione che ne è seguita, Xi disse ai funzionari di non discriminare gli uiguri e di rispettare i loro diritti religiosi, respingendo le proposte per cercare di eliminare l’Islam interamente in Cina.

Organizzazione del giro di vite sugli Uiguri

Il progetto dei campi di internamento cominciò ad espandersi rapidamente dopo l’arrivo di Chen Quanguo nell’agosto del 2016.

Chen cominciò a distribuire discorsi di Xi Jinping per giustificare il suo zelo ed esortare gli ufficiali.

Il giro di vite ad ogni modo, non sarebbe stato accolto favorevolmente da molti quadri locali, che pensavano che queste misure estreme avrebbero potuto esacerbare gli animi ed ostacolare lo sviluppo economico della regione.

Chen procedette rimuovendo gli ufficiali non assolutamente fedeli, compreso un leader locale che aveva rilasciato alcune migliaia di prigionieri, che poi fu a sua volta incarcerato.

Nel documento inoltre vi sono anche precise indicazioni su come questa macchina distopica è stata messa in funzione.

Come gestire gli studenti di ritorno dalle vacanze

Dei 24 documenti, la direttiva su come gestire gli studenti delle minoranze che tornano a casa nello Xinjiang nell’estate del 2017 offre una visione più dettagliata dei campi di indottrinamento.

Questo documento in particolare è rivolto ai quadri del partito che dovranno confrontarsi con le domande degli studenti uiguri di ritorno dalle regioni costiere, dove frequentavano le università, del tutto ignari che le loro famiglie e i loro vicini erano scomparsi.

La leadership dunque aveva distribuito delle direttive classificate per consentire agli ufficiali locali di tenere sotto controllo gli studenti, preoccupati per i destini delle loro famiglie.

Nel documento è persino compresa una guida su come gestire la domanda “dove si trova la mia famiglia?”

La prima risposta da dare è “Si trovano in un centro di addestramento del governo”.

Se gli studenti avessero insistito, gli ufficiali avrebbero dovuto rispondere che “sebbene non fossero dei criminali, non era loro consentito di lasciare le ‘scuole'”.

Per intimidire l’interlocutore, l’ufficiale poteva minacciarlo asserendo che il suo comportamento avrebbe potuto influenzare la durata della detenzione dei parenti.

“Siamo sicuri che li aiuterai, perché è per il loro e per il tuo bene” veniva consigliato di dire agli studenti alla ricerca delle loro famiglie.

Come abbiamo visto in passato, il governo cinese non ne ha negato l’esistenza, ma ha affermato che si tratta di centri per il lavoro, per combattere l’estremismo islamico nella regione.

Questi documenti confermano ad ogni modo la natura coercitiva del crackdown proprio con le parole degli ufficiali cinesi che li hanno ideati, organizzati ed eseguiti.

Le conseguenze di queste azioni sono perfettamente chiare e descritte nel report.

Ed il documento è proprio scritto per offrire delle risposte ai burocrati ed ufficiali che avrebbero dovuto fronteggiare alcune problematiche già ampiamente previste: famiglie separate, studenti incapaci di pagare le loro rette studentesche, abbandono agricolo per mancanza di manodopera, etc.

Anche di fronte a questi problemi, agli ufficiali era suggerito di dire ai loro interlocutori che avrebbero dovuto ringraziare il Partito Comunista per l’aiuto, e di stare calmi.

Le domande-risposte furono scritte da alcuni ufficiali a Turpan, dopo avere ricevuto indicazioni per prepararsi all’arrivo degli studenti che rientravano per le vacanze.

Questa agenzia poi distribuì le guide per tutta la regione avvisando gli ufficiali locali di attenersi a queste direttive.

I giovani uiguri più promettenti venivano inviati in università prestigiose in Cina per trasformarli in “cittadini modello”, leali al partito.

Ma le politiche nello Xinjiang, sono state adottate in maniera così violenta ed indiscriminata che anche gli studenti dell’elite sono stati danneggiati severamente.

“Nel momento stesso in cui costoro pubblicano opinioni incorrette su WeChat, Weibo ed altre piattaforme social media, l’impatto sarà già troppo diffuso e sarà difficile da eradicare”.

Veniva dunque detto loro di non preoccuparsi dei loro parenti, che il “periodo di studio” era gratuito, che il cibo era gratuito e che le condizioni di vita erano piuttosto alte.

“Se li volete vedere, possiamo organizzare un video’incontro”, aggiungevano.

Gli ufficiali, agli studenti più insistenti, dicevano che i loro parenti erano stati contagiati dal virus del radicalismo islamico ed erano in quarantena perché dovevano essere curati.

Alle rimostranze riguardanti la reclusione dei nonni o delle nonne, veniva proposto l’esempio dello Stato Islamico in Siria. “Non importa l’età, se sei stato infettato dall’estremismo religioso, devi tornare a studiare”.

Agli studenti poi veniva detto di essere grati che le autorità avessero in cura i loro parenti.

“Fate tesoro di questa possibilità per ottenere un’educazione gratuita che il partito ed il governo vi hanno fornito per sradicare pensieri erronei, ed imparare il Cinese e nuove abilità lavorative”, una risposta diceva. “Questa opportunità offre un’ottima base per una vita felice per la tua famiglia”.

Matteo Damianihttps://cinaoggi.it
Sinologo, fotografo e curatore di CinaOggi.it e China-underground.com.

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