Intervista a Oliver Chang, autore della “Dea della Democrazia” ed altre opere

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Il suo stile è influenzato dall'arte commerciale dell'inizio del ventesimo secolo, dall'orientalismo, e dalla sua infanzia ad Hong Kong

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Recentemente, i suoi lavori online, in particolare “la Dea della Democrazia” (The Goddess of Democracy, immagine in alto) hanno attirato l’attenzione degli utenti, grazie al suo tratto delicato, che veicola allo stesso tempo un messaggio di unità e di risoluta determinazione.

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oliver-changChe cosa ti ha ispirato maggiormente? Quali sono le tue influenze principali come artista?

Mi ispiro all’arte commerciale di inizio secolo scorso, all’orientalismo, e alla mia infanzia ad Hong Kong.

Sono anche influenzato dai pittori che riescono a raccontare efficacemente storie attraverso i loro lavori, come Marc Davis, John William Waterhouse, Leyendecker, Rackham e Rockwell, per citarne alcuni.

Qual è il tuo percorso artistico?

Ho studiato illustrazione all’università, e volevo diventare un concept artist per film e videogiochi poiché ho una passione per lo storytelling.

Avendo vissuto la maggior parte della mia vita ad Hong Kong, sento che vi sono innumerevoli storie nel nostro passato che sono state erose o sono andate perse.

Spero di riportarne alcune alla luce, utilizzando immagini che possano ispirare altri, nello stesso modo in cui altri lavori d’arte di altre culture mi hanno ispirato in precedenza.

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Come ti è venuta l’idea per realizzare la “Dea della Democrazia”? Chi è la “Dea della Democrazia”?

Ho realizzato questo dipinto perché mi sentivo frustrato e senza aiuto.

Vivo in Inghilterra, e non ho potuto partecipare alle manifestazioni ad Hong Kong in prima persona, e questo mi ha indotto un senso di colpa, così ho cercato di dare il mio contributo in altri modi.

La Dea rappresenta un simbolo sincretico originariamente creato per le Proteste di Piazza Tiananmen del 1989.

Gli studenti avevano eretto la sua statua quando le manifestazioni stavano perdendo il loro momento, ed era stata innalzata per rinvigorire lo spirito e consegnare ai manifestanti un senso di speranza ed unità, cosa di cui penso abbia bisogno in questo momento Hong Kong.

Sono rimasto anche affascinato dalle divinità in generale e dai loro poteri metafisici. Questi simboli appaiono abbastanza frequentemente nei miei lavori.

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Infine, una delle cose più importanti che possiamo fare in questo momento è quello di diffondere a livello internazionale la consapevolezza di quanto sta accadendo ad Hong Kong, e qual è il modo migliore per farlo, se non attraverso i poster?

La palette dei colori scelta ha un significato simbolico?

Ho scelto una palette di colori abbastanza diretta, il giallo per i “nastri gialli”, con cui i manifestanti si sono identificati dopo l’Umbrella Movement nel 2014.

Il Blu per i “nastri blu”, ovvero coloro che sono a favore del governo e della polizia.

L’abito bianco della Dea simboleggia la Bauhinia, un emblema di Hong Kong, la cui versione bianca è diventata una bandiera per i nastri gialli, che simboleggia Hong Kong da sola senza il rosso che invece simbolizza la Cina, che è anche un colore di dolore, per piangere la perdita della nostra indipendenza democratica.

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Cosa ne pensi di quello che sta succedendo a Hong Kong? Hai paura?

Ho paura della brutta piega degli eventi ad Hong Kong, la violenza non è mai la risposta ma a causa delle forti emozioni e il caos che ne consegue temo che le cose possano sfuggire di mano.

La nostra prospettiva sembra essere desolante, ma quanto accaduto recentemente ha davvero dimostrato l’incredibile tenacia, unità e integrità del popolo di Hong Kong, e non sono mai stato così orgoglioso di considerarmi uno di loro.

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