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Intervista con Isaac Cheng, vice-presidente di Demosistō: il governo di Hong Kong deve rispondere alle cinque richieste dei manifestanti

Isaac Cheng, 19 anni, è vice-presidente di Demosistō, e studente di sociologia presso la Shue Yan University

Isaac è entrato in Demosistō (香港眾志) ispirato dalle proteste contro il curriculum educativo nazionale (MNE, 德育及國民敎育), ancora quando era uno studente al liceo. Cheng è specializzato in politiche educative per la gioventù, specialmente per quanto riguarda il processo di manipolazione, plagio e le pressioni sugli studenti. Ha anche cooperato con alcune organizzazioni come portavoce e per presentare petizioni all’Ufficio dell’Educazione di Hong Kong per le sue politiche.

Demosistō è stato fondato il 10 aprile del 2016. L’organizzazione ha come scopo l’auto-determinazione democratica di Hong Kong, attraverso l’azione diretta, i referendum popolari, e altre forme di protesta non violenta. Il segretario generale è Joshua Wong, leader dell’organizzazione.

Durante una conferenza stampa precedente a questa intervista, Cheng ha detto che gli studenti del liceo hanno in programma di boicottare le lezioni il lunedì, quando le scuole riprenderanno a settembre per protestare contro la risposta ritenuta insoddisfacente del governo al disegno di legge di estradizione. Cheng ha anche difeso il boicottaggio pianificato, respingendo le critiche sul fatto che sono troppo giovani per prendere una decisione del genere.

Cheng ha detto che crede che gli studenti delle scuole superiori siano abbastanza maturi per decidere se vogliono aderire o meno. Ha aggiunto che quasi 20.000 di studenti hanno preso parte al loro sondaggio tenuto sulla questione e hanno espresso giudizi da soli.

Le cinque richieste dei manifestanti di Hong Kong

  • cancellazione del disegno di legge sull’estradizione
  • dimissioni delle governatrice Carrie Lam
  • inchiesta sulle violenze della polizia
  • rilascio dei manifestanti arrestati
  • maggiori libertà democratiche

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Quali saranno le prossime mosse del movimento democratico? Che cosa accadrà?

Credo che la cosa più importante da capire sia che le proteste e le marce continueranno nelle prossime settimane. Terremo inoltre un’assemblea per lo sciopero delle scuole secondarie e degli studenti universitari. Stiamo cercando di espandere il nostro movimento e di chiedere al governo di rispondere alle cinque domande dei manifestanti.

Pensi che la Basic Law sia ancora valida?

Il governo di Hong Kong e il regime di Beijing non hanno mantenuto le loro promesse sul principio ‘un paese, due sistemi’. Per esempio, la basic law promette che vi sarà il suffragio universale ed elezioni per un Consiglio Legislativo completamente eletto dal popolo di Hong Kong. Ma queste promesse non sono state mantenute. Anche le promesse della dichiarazione congiunta sino-britannica che avrebbe garantito tra le altre cose il diritto alla libertà e alla democrazia, non sono state mantenute. Inoltre questo documento è stato da loro bollato soltanto come un documento storico.

Che cosa faranno le autorità di Hong Kong nei prossimi giorni?

Stanno creando una piattaforma per il dialogo tra i manifestanti e il governo. Ma io penso che questa piattaforma non stia davvero funzionando dal momento che le nostre richieste sono davvero chiare e il governo deve rispondere a queste cinque domande rivolte dai manifestanti. Pertanto chiediamo che il governo risponda alle cinque richieste e non la creazione di una piattaforma per il dialogo per raffreddare la protesta.

Pensi che la Cina risponderà?

Penso che vi siano delle possibilità concrete che il governo possa limitare il potere del consiglio legislativo e forse del popolo di Hong Kong nel futuro. Ma per noi, è importante continuare a protestare per difendere i diritti che precedentemente avevamo. Pertanto, non posso dirti con certezza quando il governo ci limiterà, ma fintantoché continuiamo a rimanere in strada ed unirci alle proteste, saremo in grado di estendere questo tempo prima del loro intervento.

chiediamo che il governo risponda alle cinque richieste e non la creazione di una piattaforma per il dialogo per raffreddare la protesta

Che cosa ti ha impressionato maggiormente durante queste proteste?

La cosa che più mi ha impressionato è stato il fatto che ogni cittadino di Hong Kong era a conoscenza del proprio ruolo. Hanno preso parte alle discussioni per le strategie e i modi per protestare, ed anche hanno profuso molte energie per far sì che si parlasse delle proteste nei social network. Stiamo davvero assistendo all’unità e alla forza della gente di Hong Kong.

A questo punto, qual è la tua maggiore preoccupazione?

La mia maggiore preoccupazione riguarda un possibile intervento delle truppe cinesi che stazionano a Shenzhen, per stroncare le proteste. Questo può accadere davvero. Pertanto chiediamo un intervento della società internazionale per contenere la Cina e fare qualcosa per Hong Kong.

Avete ricevuto supporto morale dall’estero?

Credo che la società internazionale non stia dando un grande supporto. Per esempio, gli Stati Uniti continuano a vendere equipaggiamento anti sommossa alla polizia di Hong Kong, mentre l’Unione Europea o la Germania non hanno fatto abbastanza per questo problema. Pertanto speriamo che la società internazionale possa supportare maggiormente il popolo di Hong Kong.

Che cosa pensano delle proteste di Hong Kong i netizen cinesi?

Credo che i cinesi non conoscano l’intero quadro della situazione a causa della censura in Cina, e al fatto che circolano innumerevoli notizie false nei loro network.

La tua famiglia ti supporta?

No.

Sono preoccupati?

Si, perché sanno che si tratta di una questione sensibile che tocca la parte politica di Hong Kong, a causa dell’interferenza del partito comunista che ha limitato i nostri diritti e la nostra libertà di pensiero.

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