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Intervista a Badiucao, vignettista satirico cinese ed attivista

Il nome Badiucao (巴 丢 草) è stato adottato per proteggere la sua identità, che recentemente è stata scoperta dal governo cinese in circostanze quantomeno controverse.

Badiucao utilizza dunque una satira influenzata dalla pop art per rovesciare gli stereotipi degli apparati di propaganda del governo cinese. La critica del regime e il controllo di quest’ultimo sulla società cinese occupano un ruolo preminente nella sua arte. Nel corso degli ultimi anni, la sua produzione artistica ha attirato i media internazionali. Nel novembre del 2018, il sito Hong Kong Free Press ha annunciato che la mostra di arte contemporanea ‘Gongle’ di Badiucao era stata cancellata perché l’identità dell’autore era stata compromessa dalle autorità cinesi e che la sua famiglia era stata minacciata.

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Il testo contiene due interviste realizzate nell’agosto del 2018, e nel luglio del 2019

Intervista di Matteo Damiani

Che cosa è accaduto ad Hong Kong prima della tua mostra? Perché è stata cancellata?

La questione è molto semplice: ho scoperto che la mia identità era stata compromessa, che la polizia aveva trovato la mia famiglia.

Li hanno portati nella stazione di polizia, mi hanno mandato alcune messaggi attraverso i membri della mia famiglia, volevano che lo show venisse cancellato, altrimenti avrebbero fatto delle cose a me e alla mia famiglia, hanno anche detto “se scegli di fare lo show, manderemo degli agenti all’inaugurazione a Hong Kong”.

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Naturalmente, ho condiviso tutte le informazioni con gli organizzatori locali, e le persone che ci stavano aiutando. Così, sfortunatamente, abbiamo deciso che era troppo rischioso farlo. Ed era pericoloso per me, e per tutte le persone che ci stavano aiutando ad Hong Kong. Così abbiamo deciso di cancellarlo.

Nel documentario China’s Artful Dissident hai deciso di gettare la maschera, e di rivelare la tua identità. Quali saranno le conseguenze di questo gesto?

Le conseguenze sono già accadute in realtà, perché sin da quando questo documentario è stato realizzato, ho ricevuto cyber-attack, e sono stato soggetto a pedinamenti in Australia. Una volta sono stato seguito da quattro uomini asiatici, vestiti in modo simile e dotati di cuffie auricolari, ma sono riuscito ad evitarli.

In un’altra occasione, la stessa cosa, mi è stato riferito che sono stato seguito da due persone fino ad una proiezione privata del documentario. E questo non è accaduto soltanto a me, ma anche il regista ha subìto esperienze simili con strani uomini asiatici.

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Così, queste sono alcune delle conseguenze che sto subendo. Non so fino a dove il governo cinese si spingerà.

Senza dubbio, secondo altri esempi, tutte le possibilità sono contemplabili, potrebbero essere minacce di morte, o semplice intimidazioni per fermarmi. Avendo mostrato la mia faccia, è semplice sapere qual è il mio aspetto. Ad ogni modo conoscono adesso la mia reale identità, ho accettato questo fatto ed ho adattato la mia vita e la mia arte a questa nuova realtà.

Credo grazie a questa esposizione, grazie alla partecipazione alla vita pubblica e grazie anche ad interviste come questa, avrò maggiori possibilità di rimanere sotto la luce dei riflettori. E soltanto rimanendo in questo cono di luce, potrò evitare di svanire nel buio. Così questa è la mia vita, dopo aver mostrato la mia faccia.

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Pensi che la Cina sia soddisfatta di come Carrie Lam ha gestito la situazione a Hong Kong?

E’ difficile dirlo, perché immagino che la logica di questa domanda sia basata su quanto Carrie Lam stia agendo di testa sua. Se lei è completamente un pupazzo nelle mani di Beijing, allora è consequenziale che ogni sua mossa sia effettivamente approvata da Beijing.

Così non può essere attribuito a lei l’errore di valutazione, ma al governo cinese. Non so quanto possa essere indipendente Carrie Lam da Beijing.

Sospetto che in realtà Beijing stia monitorando molto da vicino la questione, e che probabilmente la sta guidando. Così, quanto puoi essere arrabbiato con il pupazzo che hai manipolato te stesso? L’unico con cui puoi arrabbiarti è te stesso.

Carrie Lam però potrebbe anche diventare un capro espiatorio. Potrebbero dire che ha tradito il popolo di Hong Kong, e che questo è un suo problema, non di Beijing. Forse ad un certo punto la sacrificheranno, ma chi può dirlo?

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La Cina procederà ad una qualche forma di ritorsione?

Penso che sia molto difficile da predire, ma penso che valga lo stesso principio. La strategia del governo di Hong Kong e di Beijing è quella di attendere fino a che la città e i manifestanti avranno perso la pazienza. Quando il movimento cesserà, il governo allora colpirà.

Recentemente hanno dimostrato questa pazienza con le condanne inflitte ai danni dei leader dell’Umbrella Movement proprio all’inizio dell’anno. In Cina vi è un etto che dice ‘qiū hòu suàn zhàng’. Significa che il momento della vendetta arriva dopo l’autunno (regolare i conti dopo il raccolto autunnale).

Così, aspetteranno pazientemente per mesi e mesi fino a quando tutto non si sarà acquietato prima di stroncare il movimento e vendicarsi. Penso che il governo cinese in questa fase non abbia la volontà di compiere un altro massacro, ad ogni modo sono sempre alla ricerca di possibilità o opportunità per reagire.

Senza dubbio troveranno un modo per intimidire questi giovani coraggiosi manifestanti.

Qual è il tuo prossimo progetto?

Sto lavorando alla mia prossima esibizione, ma sto cercando un posto adatto per farlo, perché l’incidente di hong Kong lo scorso anno ha danneggiato la mia carriera, perché generalmente, se vuoi organizzare un altro show, devi muoverti con sei mesi o un anno di anticipo.

Pertanto io facevo molto affidamento su questo evento, ma, dal momento che è saltato, non ho avuto tempo a sufficienza per organizzarmi diversamente. Molti dei miei nuovi progetti artistici saranno su Hong Kong e sulla mia reale identità, dal momento che adesso posso ricostruirmi un’identità, posso condividere la mia vita.

Quello che ho già cominciato ad ogni modo è una campagna contro Twitter, richiedendo di accogliere la mia proposta di creare un emoji su Twitter per ricordare il massacro di Tiananmen, utilizzando l’immagine del tankman.

Quest’anno cade il 30simo anniversario, e due mesi fa ho contattato Twitter proponendo la creazione di un hashtag speciale, un emoji per questo importante anniversario.

Dopo una lunga attesa, Twitter mi ha contattato dicendo che avevano rifiutato la mia proposta perché non aveva abbastanza tempo e risorse per farlo. Non ho creduto a questa risposta. Penso la motivazione reale dietro il diniego di Twitter siano i profitti provenienti dalle pubblicità del mercato cinese.

Su Twitter difatti sono presenti tutti i canali ufficiali del governo cinese (ricordiamo che paradossalmente Twitter è bloccato in Cina, ndr).

Così quello che sto cercando di fare è una campagna artistica per incoraggiare le persone a realizzare un selfie, o a creare un design dell’emoji per il 31simo anniversario del Massacro di Tiananmen che cadrà l’anno prossimo.

Al momento ho ricevuto molto supporto da altri artisti e disegnatoti su Twitter. Ho visto molte persone disegnare la loro versione del tankman, e poi averle inviate a Twitter. La cosa sta ancora procedendo. Così, questa volta diamo a Twitter un anno intero di tempo per farlo.

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Come e quando hai cominciato a disegnare vignette politiche?

Penso di avere cominciato nel 2011 dopo un incidente tra due treni ad alta velocità in Cina (l’incidente ferroviario di Wenzhou, ndr). Questo evento ha innescato qualcosa dentro di me. All’epoca usavo Twitter, e il suo equivalente cinese, che si chiama Weibo.

Quell’incidente ha avviato grandi discussioni online anche oltre la Cina, riguardo a ciò che era effettivamente accaduto.

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Il governo cinese generalmente cerca di coprire queste storie raccontando bugie, o ricostruendo altre storie per raccontare i fatti.

Ma la gente online stava cercando di opporsi alla narrativa ufficiale. Sono rimasto piuttosto scosso da questa atmosfera in Cina, con le persone che cercavano di esprimere le proprie idee su queste piattaforme all’epoca ancora integre.

Ho pensato che avrei dovuto utilizzarle a mio vantaggio.

E’ un modo per esprimersi, e così è cominciato tutto.

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I tuoi lavori sono disponibili in Cina?

Direi sì e no. Dico sì perché conosco persone che riescono ad accedere ai miei lavori sui social come Twitter, o da altri media come Hong Kong Free Press, o China Digital Times. Le persone scaricano i miei lavori, e poi li ripostano in Cina.

La maggior parte dei siti che utilizzo sono al momento vietati nel paese.

Le persone che utilizzano le VPN o altri metodi per accedere alle informazioni, o per aggirare il Great Firewall, che sarebbe il filtro della censura cinese.

Così, sì, tecnicamente nessuno in Cina può accedere al mio lavoro in via legale. Anche il mio sito personale è bloccato, ma nel mondo reale, le persone alla fine riescono ad aggirare questi filtri e ad accedere alle mie opere.

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Recentemente sto cercando di espandere la mia arte anche oltre i mondi di internet. Ho cominciato così a fare delle campagne online per promuovere le mie performance o la street art, ed ho ricevuto molti feedback da queste campagne.

Vi sono persone in Cina che hanno aderito a queste campagne stampando i miei lavori e mettendoli in giro per le strade, facendo performance in pubblico e scattando immagini e video per poi caricarli online. Vi sono persone nel sud della Cina che hanno accesso ai miei lavori.

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Cosa pensano i cinesi ordinari dei tuoi lavori?

Credo che pensino che siano divertenti, perché sanno di cosa sto parlando.

Abbiamo una comunicazione efficace, non è come se stessi parlando di qualcosa che non sono in grado di capire.

E’ davvero molto semplice per loro comprendere il mio lavoro, perché in fin dei conti non si tratta altro che di osservare internet in Cina, ed utilizzare la stessa cultura di internet per presentarlo.

In questo modo anche le persone in Cina sono in grado di capire i miei messaggi.

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Penso che talvolta sia necessario confrontarsi con loro, anche perché in Cina praticamente nessuno può godere della libertà di cui io dispongo e della sicurezza per esprimermi liberamente.

Così probabilmente alcuni potrebbero rimanere scioccati. E’ la prima volta che vedono qualcosa del genere, certamente non pensano che “è OK prendere in giro i leader della Cina come Xi Jinping”.

Penso sia necessario questo shock, e capisco che vogliano mettere una certa distanza tra di loro e il mio lavoro.

Ma continuando a mandare in patria le mie opere, penso sia un modo per incoraggiare queste persone per esprimersi liberamente ed accettare la critica.

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Come condividono i tuoi lavori in Cina?

Credo che la maggior parte di loro utilizzi le VPN, così possono accedere a Twitter o altre piattaforme media.

Poi loro scaricano i miei lavori, e li ripostano sulle piattaforme in Cina come WeChat o Weibo, o semplicemente le condividono con i loro amici, uno per uno, in maniera indiretta.

Talvolta funziona.

Ricevo anche feedback da altri utenti di Twitter. Spesso mi dicono cose tipo “ok, il mio post su Wechat del tuo fumetto è stato appena cancellato” oppure “sai, l’ho messo alla rovescia, così lo posso ricaricare ancora”.

Devo affrontare molti scenari come questo, le persone mi raccontano le reazioni in Cina, come il governo ha reagito, se lo hanno cancellato, o meno.

Alcune persone hanno perso i loro account per colpa dei miei lavori.

Alcuni account difatti vengono sospesi o cancellati per avere caricato cose di questo tipo.

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Che ne pensi della direzione che ha intrapreso il Partito Comunista Cinese negli ultimi anni?

Penso che la situazione stia peggiorando, e come ho detto, nel 2011 c’era questa illusione di un grande cambiamento, poiché tutto era nuovo.

Internet era relativamente nuovo in Cina, le piattaforme social erano nuove, così il governo all’epoca non aveva ancora la capacità per controllare efficaciemente internet e censurare.

Ma oggi il governo riconosce l’importanza di internet, ha la determinazione necessaria per controllare queste piattaforme, ma hanno anche le tecnologie come l’AI o altri metodi, come organizzare abbastanza persone e metterle a censurare la rete. Con l’arrivo di Xi Jiinping, la situazione si è fatta più nera.

Se cerchi di visualizzare la situazione, ti renderai conto che queste piattaforme stanno danneggiando la società civile.

Il movimento per imparare ad essere dei cittadini è stato praticamente rimosso in Cina, ed oggi vedi gli sforzi profusi per criminalizzare gli avvocati e gli attivisti delle ONG. E’ un momento disperato, e solo una settimana fa (“oggi” nell’intervista originale, ndr ), ho letto una notizia orribile, che Google sta cercando di rientrare nel mercato cinese attraverso un motore di ricerca censurato.

E’ un disastro totale, e questo penso non riguardi soltanto la Cina, ma Internet nel suo complesso.

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Qual è il tuo background?

Mi spiace, non posso parlarne.

Il Partito è consapevole della tua vera identità?

La ragione per cui utlizzo un nome d’arte è perché sono consapevole dei rischi che corro. Non sono sicuro che il governo sia effettivamente a conoscenza della mia identità. Ma devo essere cauto, e fare del mio meglio per proteggermi.

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Sei mai ritornato in Cina?

No, non vorrei assumermi questo rischio.

Ti manca la Cina?

Certo! Voglio dire, a chi piacerebbe essere esiliato dalla propria casa, dalla propria famiglia, dai propri amici? Non è una scelta facile. Nonostante sia bello viaggiare in giro per il mondo, e conoscere persone e culture nuove, alla fine, tutti hanno nostalgia di casa.

Quali sono le tue principali ispirazioni?

Vi sono numerosi artisti sia storici che contemporanei che hanno focalizzato la loro attenzione su alcune tematiche che mi stanno particolarmente a cuore come i diritti o le sofferenze umane.

Sono difatti interessato in alcuni artisti che riescono a riflettere i drammi delle tragedie umane nella loro arte. Nell’arte moderna abbiamo Guernica di Picasso, o Francisco Goya e le sue rappresentazioni della guerra e della brutalità umana.

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Penso che costoro abbiano avuto un grande impatto su di me. Käthe Kollwitz, un’artista tedesca, ha avuto inoltre una grande influenza sul mio stile. Mi piacciono le sue stampe anche perché hanno influenzato direttamente lo stile scelto dalla propaganda cinese per veicolare i propri messaggi.

Il partito ha scelto questo stile perché è molto potente. Dal mio punto di vista invece, mi piace fare l’opposto, ovvero attaccare la macchina della propaganda utlizzando proprio questo stile, offrendo una prospettiva individuale ribaltata da contrapporre a questa storia ufficiale raccontata dal governo.

Vi sono inoltre anche alcuni artisti contemporanei che hanno grande influenza sui miei lavori, come Ai Weiwei, con le sue campagne online, e i suoi lavori di denuncia.

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