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Intervista a Man-kei Tam, direttore di Amnesty International Hong Kong: che cosa accadrà ad Hong Kong nel prossimo futuro?

Abbiamo intervistato Mankei Tam (MK), direttore di Amnesty International Hong Kong, a proposito delle recenti proteste ad Hong Kong contro il disegno di legge sull’estradizione in Cina: quali sono le richieste dei manifestanti, quali sono le conseguenze politiche delle dimostrazioni, che cosa potrebbe accadere nel prossimo futuro.

Sin dal 2005, Mankei Tam (MK) ha avuto ruoli di leadership in organizzazioni ambientaliste come Greenpeace e Earthwatch.

Man-kei-Tam

Nel novembre del 2018 è diventato direttore di Amnesty International Hong Kong.

MK si è laureato in antropologia alla Chinese University of Hong Kong, con un focus sulla ricostruzione ambientale dopo il disastro nucleare di Fukushima.

Pensi che la Cina sia soddisfatta da come Carrie Lam ha gestito la situazione ad Hong Kong?

E’ stata una sua iniziativa quella di promuovere questo disegno di legge.

Ma durante l’intero processo abbiamo visto come le autorità cinesi e i suoi agenti fossero ovunque.

Per esempio abbiamo visto sia il ministro degli esteri cinese che altri ufficiali rispondere a riguardo di politiche di Hong Kong.

Si sono pubblicamente esposti ed hanno risposto ai media in varie occasioni per supportare il movimento pro-beijing, e il congresso del popolo.

Si sono espressi chiaramente per sostenere Carrie Lam con il suo disegno di legge sull’estradizione.

Le autorità cinesi erano dappertutto nonostante Carrie Lam affermasse che il disegno di legge fosse una sua iniziativa.

Carrie Lam si dimetterà?

Certamente questa è una delle richieste principali dei manifestanti perché durante l’intero processo lei ha messo se stessa e l’intero governo in una crisi di legittimità, ed ha creato allo stesso tempo una crisi morale per la sua leadership, queste sono probabilmente le ragioni per le proteste dei giorni scorsi.

Una delle richieste principali dei manifestanti è proprio la richiesta di trovare un responsabile per quanto accaduto.

Naturalmente Carrie Lam e il suo ufficio sono uno dei primi obiettivi, ma anche gli uffici principali per la creazione della legge, ovvero quello del segretario della giustizia e il segretario per la sicurezza.

E lo scorso mercoledì a causa dell’uso non necessario ed eccessivo della forza contro i manifestanti pacifici, si vuole trovare un vero responsabile, e si vogliono le dimissioni anche del comando della polizia.

Quali saranno le conseguenze delle proteste a Hong Kong? Quali saranno le prossime mosse del governo?

L’intera situazione è ancora in via di sviluppo.

Pertanto non è semplice prevedere cosa farà effettivamente il governo, ma naturalmente intanto abbiamo il popolo che ha richiesto a gran voce a Carrie Lam di abbandonare il disegno di legge, e di smentire la dichiarazione che ha bollato le proteste di mercoledì come una rivolta.

Ma con riferimento al passato, sin dall’Umbrella Movement, il governo ha selettivamente perseguito attivisti politici e anche persone dell’opposizione utilizzando arbitrariamente la legge o usando accuse vaghe come disturbo della quiete pubblica o rivolte.

Hanno incarcerato molti dei più importanti attivisti o leader dei movimenti locali, oppure li hanno puniti in altri modi.

Vedi ad esempio quanto accaduto con Benny Tai e con altri attivisti per i diritti, pertanto è possibile che il governo cerchi di colpire coloro che sono stati coinvolti maggiormente durante le proteste.

Pertanto penso che una delle richieste dei manifestanti sia proprio quella di tutelare e difendere i manifestanti stessi, questi studenti, questi giovani. Questa è una grande richiesta scaturita dalle proteste pacifiche di domenica.

Dobbiamo aspettarci altre proteste per il Primo Luglio, anniversario della restituzione di Hong Kong alla Cina?

Penso che innanzitutto dipenda dalla risposta di Carrie Lam alle richieste delle persone, e di come questa risposta definisca gli scontri tra la polizia e i manifestanti.

Pertanto, se si ostineranno a definire le proteste come rivolte, scaricando la colpa sulla gente, se non risponderanno a queste richieste in maniera diretta e chiara, se non daranno risposte soddisfacenti, penso che le persone torneranno in strada nelle prossime due settimane.

Il governo in questo momento sta soffrendo una vera e propria crisi di legittimità.

Ed una di queste incertezze che ha dato il via alle proteste per le strade è stata proprio l’incertezza del principio di “un paese, due sistemi”.

Nel medio e lungo periodo il governo deve fare qualcosa in questa direzione.

Sia il governo cinese che quello di Hong Kong stanno portando avanti la promessa del principio “un paese, due sistemi”, e questa promessa deve essere portato a termine, come segno di giustizia verso gli studenti e gli altri manifestanti pacifici.

Il 2047, anno in cui Hong Kong verrà ufficialmente assorbita dalla Cina, non è ormai molto distante. Che cosa accadrà ad Hong Kong e a Macao (nel 2049)? Il principio “Un paese, due sistemi” sopravviverà?

In un contesto più ampio, il principio “un paese, due sistemi” è stato un esperimento ideato da Deng Xiaoping per far sì che Hong Kong potesse tornare gradualmente alla Cina, un processo ancora in via di evoluzione.

L’idea e l’obiettivo è quello di rendere Hong Kong una città dalle caratteristiche uniche all’interno della Cina continentale.

Però, dopo il 2017, molte persone vogliono vedere Hong Kong come una città dalle caratteristiche uniche al di fuori però della Cina.

Come hai detto, il 2047 è ancora lontano, manca ancora un po’ di tempo, ma non così tanto.

Pertanto credo dipenda da entrambi i lati, dai governi di Hong Kong e quello cinese, e come le persone di Hong Kong possano interagire l’un l’altro per creare un futuro condiviso.

Quanti cittadini di Hong Kong supportano ancora le politiche del governo?

Penso che dopo il disegno di legge sull’estradizione, sia Carrie Lam, sia il governo di Hong Kong sia usciti sconfitti per quanto riguarda la loro legittimazione a governare.

Il governo teme di subire una sconfitta a valanga durante le prossime elezioni, ma penso che nel breve periodo debbano cercare di rispondere alle esigenze molto chiare e precise della gente, ovvero l’abbandono della legge, e la smentita della dichiarazione che ha definito le proteste, come una rivolta.

Come è stata gestita la diffusione della notizia in Cina? Che cosa pensano i netizen cinesi?

Non sono sicuro di sapere che cosa abbiano sentito precisamente in Cina continentale, e se la notizia sia stata effettivamente distorta dai media, ma quello che ho potuto notare è che qui, durante le proteste di Hong Kong, vi erano numerosi cittadini cinesi che si sono uniti alle proteste, ed alcuni di loro indossavano delle maschere per non farsi riconoscere.

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