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Intervista ad Hao Wu, regista di People’s Republic of Desire e ‘All in my family’

Hao Wu (吴皓) è un regista sino-americano, autore di People’s Republic of Desire, sul fenomeno dei live-streaming in Cina e di ‘All in my Family’, un documentario Netflix Original, lanciato globalmente a maggio 2019.

Hao Wu che ha studiato come biologo molecolare, ha lavorato per molti dei giganti hi-tech come Alibaba, TripAdvisor, e [email protected], dove ha svolto ruoli di management, prima di approdare nel mondo del filmmaking.

Il suo documentario ‘People’s Republic of Desire’ affronta il fenomeno dei live-streaming di una particolare piattaforma, unica a modo suo, ovvero YY, una sorta di mix caotico tra Patreon e Youtube dove degli host, che riescono a guadagnare anche diverse decine di migliaia di dollari al mese, spesso senza talento alcuno, intrattengono schiere di follower adoranti disposti ad investire somme di denaro grandi e piccole per sostenerli.

Ogni anno si celebra una sorta di competizione dove vengono investite enormi quantità di denaro per cercare di vincere.

‘People’s Republic of Desire’ riesce nel difficile compito di spiegare sia il lato umano dei personaggi coinvolti, sia quello più meramente tecnico, illustrando gli artifici tecnici e psicologici per far funzionare questo curioso sistema.

Il documentario ha ricevuto supporto da Ford Foundation JustFilms, ITVS, Sundance, Tribeca, etc.

Guarda ‘People’s Republic of Desire’: VimeoiTunesAmazon, Google Play

Intervista di Matteo Damiani

Hao Wu
Hao Wu

Quando hai cominciato a pensare alla realizzazione di questo documentario?

Quando sono tornato in Cina nell’estate del 2014 per iniziare a studiare il mio nuovo progetto di film, casualmente uno dei miei amici che all’epoca era analista finanziario mi chiese “dal momento che hai lavorato nell’hi-tech per così tanto tempo, hai mai sentito parlare di una compagnia chiamata YY? è su Nasdaq, puoi dirmi come fa a fare soldi?”

Sono rimasto immediatamente colpito da questo tema perché avevo lavorato per così tanti anni nel settore tecnologico in Cina, ma quando ho chiesto qualche informazione ad alcuni miei amici, pochi avevano sentito parlare di YY.

Così ho iniziato ad interessarmi dell’argomento, “come è possibile che una compagnia tecnologica che nemmeno le persone del settore nelle grandi città conoscono, sia su Nasdaq?

Sono rimasto particolarmente impressionato dal considerevole sforzo dei lavoratori migranti per sostenere il proprio host. Che genere di conforto può dare ad un lavoratore migrante questo genere di contenuti? Che cosa cercano? Perché i follower sono disposti ad investire così tanti soldi in una piattaforma come YY per seguire i propri idoli?

Molti di questi lavoratori migranti non hanno molto altro, e conducono vite solitarie.

Questo media, a differenza di altri media unidirezionali, come la televisione o i film offre l’illusione di interagire con i propri idoli.

Molti di questi utenti partecipano gratuitamente, mentre altri spendono piccoli quantitativi di denaro per avere un senso di coinvolgimento maggiore.

Sono rimasto affascinato da come gli host online attraggano tutti questi regali digitali che costano così tanto denaro, soprattutto quando ho capito che i “ricchi” patron e i diasi, i perdenti, si riuniscano insieme in una showroom ad adorarli.

E’ affascinante perché nel mondo reale il ricco e il povero non vanno in giro insieme, ma online, in questa comunità, loro sono insieme.

Hao Wu
Hao Wu

Quanto è diffuso questo fenomeno? Vi sono altri fenomeni online di questa portata in qualche modo simili?

In Cina praticamente tutti hanno provato una piattaforma di live streaming almeno una volta in vita.

E’ un fenomeno ancora molto diffuso, anche se ha avuto il suo picco tra il 2014 e il 2016, e che oggi è minacciato come popolarità da altre piattaforme di video brevi come TikTok.

Le piattaforme di live-streaming richiedono di dedicare almeno un’ora ogni sera online, a chi si rivolgono?

A persone sole, persone che non hanno amici, persone che se ne stanno a casa, che non hanno spesso una entrata economica.

I video brevi invece sono divertenti, puoi decidere quanto tempo passarci sopra, così non c’è da sorprendersi se la loro popolarità sta offuscando quella dei live-streaming.

Ad ogni modo, l’audience di riferimento è differente.

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Negli ultimi anni, abbiamo assistito a numerosi giri di vite sui contenuti delle piattaforme dei video streaming. Qual è l’attitudine del governo verso YY?

Il governo cinese è molto attento verso queste piattaforme soprattutto perché toccano alcune tematiche sensibili come la sessualità.

Inoltre, vengono investiti enormi quantitativi di denaro in maniera incontrollata.

Qual è il destino di un host sul viale del tramonto? Che prospettive può avere?

Praticamente nessuna.

Molti host cercano di continuare il più a lungo possibile questa carriera, perché oltre a quello, non hanno molto altro.

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I protagonisti del documentario, lo hanno visto? Cosa hanno detto?

Si, lo hanno visto, ed hanno detto che è particolarmente accurato nel dipingere questo mondo.

Il documentario verrà mostrato in Cina? Hai avuto qualche problema nel girarlo?

Non ho avuto alcun problema durante le riprese, anche perché è un documentario che affronta una tematica sociale e non politica.

Il documentario è stato presentato in Cina al FIRST FILM FESTIVAL, ed ho riscontrato molto interesse da parte delle case di distribuzione cinesi.

L’editing ha richiesto molto tempo, un anno e mezzo circa, poiché dovevo documentare un ecosistema complesso, le regole del business, come queste replicassero lo status social nel mondo virtuale, come le agenzie cerchino di promuovere i live streamer, e i differenti livelli di relazioni.

E’ così complesso, e questo processo mi ha richiesto un lungo periodo di tempo per cercare di delineare la storia in modo tale che fosse comprensibile al pubblico, ma che allo stesso tempo riuscisse a veicolarne la complessità.

Perché quello che è affascinante è che noi possiamo replicare le nostre vite online in un mondo di fantasie.

Questo processo di finalizzazione mi ha richiesto un anno e mezzo di tempo, per cercare di trovare un equilibrio tra la complessità del tema con la semplicità di espressione, tra lo spiegare i meccanismi di questa comunità online e le storie reali di questi personaggi, tra i loro sentimenti e le sorti alterne del destino, come loro vivono le relazioni con le proprie famiglie, quali sono le conseguenze nella vita reale della popolarità crescente online.

La Cina da un punto di vista esterno offre la possibilità di avere uno sguardo sul futuro prossimo, essendo una sorta di enorme laboratorio per l’integrazione invasiva della tecnologia nella nostra società. E’ questo verso cui il mondo sta andando?

Tutto questo sta già accadendo, anche se in modi differenti.

Basti pensare al successo globale di una piattaforma come TikTok.

Ad ogni modo, il mercato dei live stream ha già raggiunto il suo apice in Cina, e nuovi visitatori vengono semmai introdotti da mercati emergenti del vicino sud est asiatico o dai paesi in via di sviluppo.

Non è molto diverso dal fenomeno degli youtuber.

Il v-logging non è mai decollato in Cina per varie ragioni.

Se guardiamo ad alcune celebrità su Youtube, a quel tipo di contenuti, a ciò che producono, a come lo producono, su come facciano leva sugli stunt e sulle controversie per generare popolarità, è un fenomeno davvero molto simile.

‘All in my family’ è un progetto molto intimo e personale. Perché hai scelto un tema così particolare?

Io e il mio partner ci siamo sottoposti al processo di surrogazione e questo ha indotto molti nostri amici sia etero che gay a chiederci come funzioni questa cosa.

Abbiamo capito che forse poteva essere una storia interessante da raccontare.

All’inizio volevo fare un film su questo processo.

Quale tipo di sforzo venga richiesto ad una coppia di genitori gay per avere dei figli.

Ma poi, mentre mi addentravo nel processo e mentre cominciavo a dovere io stesso affrontare la mia famiglia, lentamente il progetto si è spostato verso un’esplorazione del rapporto tra me e i miei genitori.

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Hai dovuto affrontare qualche episodio imprevisto mentre lo stavi girando?

Si, penso che come tutte le famiglie, è difficile che i membri di un nucleo familiare si mettano a un tavolo a discutere dei loro problemi.

Ad esempio io non ho mai compreso quanto il mio coming out abbia ferito la mia famiglia.

Così, penso che l’aver fatto questo documentario mi abbia dato la possibilità di avere una conversazione più profonda con i miei genitori e di capire per la prima vota quanto dolore possano avere provato.

Si tratta soltanto di onestà emotiva e questa profonda onestà mi ha sorpreso.

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Come è cambiata la società cinese nell’accettazione della comunità LGBTQ da quando hai lasciato il paese la prima volta?

E’ senza dubbio tutto molto differente adesso.

Ultimamente, almeno fino a prima di questo recente crackdown nei media che è avvenuto negli ultimi due o tre anni, c’era molto discussione o molti riferimenti alla comunità o alle tematiche LGBTQ non solo su internet ma anche sui media tradizionali.

Così, penso che rispetto a quando ho lasciato il paese, vi sia molta più consapevolezza dell’esistenza delle comunità e degli individui LGBTQ, e questa è la prima grande differenza.

La seconda è che con l’aiuto di internet e con l’aiuto della comunità gay che si è formata nelle grandi città, è molto più facile che gli individui gay si possano incontrare online o in locali.

Internet è stato una grande cambiamento.

Qual è il tuo prossimo progetto? Un film o un documentario? E sarà girato in Cina o negli Stati Uniti?

Si, sto sviluppando sia documentari che film al momento.

Sto lavorando ad un progetto per fare un film su ‘All in my family’.

Sto esplorando diverse possibilità sia in Cina che negli Stati Uniti.

Vediamo quali di questi si svilupperà, poiché la fase di progettazione prima di andare in produzione richiede un certo periodo di tempo.

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