Ingegnere, attivista e candidato alle prossime elezioni comunali a Prato

Marco Wong, rappresentante storico della comunità cinese in Italia, è candidato al consiglio comunale di Prato alle prossime elezioni.

Abbiamo parlato di immigrazione, seconde generazioni, guerra commerciale e nuova via della seta.

CinaOggi: Lei è candidato al consiglio comunale di Prato con la Lista Biffoni. Quale istanze intende rappresentare?

Marco Wong: Intanto lo faccio perché a Prato c’è una grande comunità cinese che è sotto rappresentata politicamente e questo è un fattore che rappresenta un problema democratico in una città, chiaramente la mia non vuole essere la candidatura di una sola parte, ma vuole essere una candidatura per tutta la città, quindi quello su cui punto è partendo da una base di una conoscenza della Cina e delle comunità cinesi in Italia, andiamo a far sì che queste relazioni siano più proficue, e che ci siano quindi delle possibilità e delle potenzialità che si possano realizzare.

Un esempio: molto spesso si parla della comunità cinese come qualcosa di chiuso, impenetrabile ed auto referenziale.

Io cerco di raccontare invece quella che è una realtà che è molto cambiata ed evoluta in questi ultimi anni, e quindi per esempio parto dalle aziende di cinesi che danno lavoro ad altre persone di tutte le nazionalità, tra cui molti italiani.

Per esempio un’idea che sto portando avanti è quella della realizzazione di una piattaforma che permetta l’incontro di domanda e offerta di lavoro.

Ad esempio, una persona alla ricerca di lavoro può mettere il suo curriculum in questa piattaforma e questa viene tradotta in varie lingue e quindi può essere più facilmente accessibile a dei datori di lavoro di tutte le nazionalità.

Molte aziende con titolari cinesi nel settore dell’abbigliamento sono alla ricerca di professionalità particolari, come ad esempio chimici o modellisti, che sono normalmente italiani.

Tuttavia generalmente questa ricerca avviene attraverso il passaparola, che non è una modalità particolarmente efficace.

Il nostro obiettivo è far sì che questo incontro tra domanda e offerta e tra persone di diverse culture e nazionalità avvenga in modo più efficace ed efficiente.

Partendo sempre da questa presenza che viene vista talvolta con sospetto e diffidenza, vorremmo far sì che l’area attualmente denominata Macrolotto Zero, ovvero l’area occupata da una grossa comunità cinese, possa diventare un punto di attrazione turistica contando sulla valorizzazione di questo quartiere, trasformandola quindi in una caratteristica da pubblicizzare, e facendo in modo tale che i flussi turistici sul territorio pratese si differenzino da quelli della vicina Firenze.

Allo stesso tempo stiamo pensando a degli eventi che facciano conoscere meglio Prato.

Per esempio il capodanno lunare cinese in quest’ultima edizione è stato un grande successo di pubblico, ed ha attratto persone non solo della città, ma anche da fuori, e questo grazie anche al fatto che mentre nell’amministrazione precedente si osteggiava questo evento, in quest’ultima edizione invece c’è stato un appoggio da parte di tutti, sia istituzioni che commercianti, e questa collaborazione ha fatto sì che fosse stata una festa apprezzata da tutti, sia italiani che cinesi, ed addirittura conosciuta al di fuori dei confini cittadini.

Sulla base di questo per esempio, a me piacerebbe portare a Prato la Festa degli Innamorati, il qixi (七夕) e quindi per esempio fare degli accordi con wedding planner ed agenzie turistiche specializzate nei flussi turistici dalla Cina per portare ad esempio matrimoni collettivi, accordi con i commercianti del lusso per far sì che sia facilitata l’acquisto con i duty free, e quindi cercare di creare le basi per nuove attività turistiche, e generare nuove opportunità per l’economia pratese attuale che sono il tessile e l’abbigliamento.

Come ritiene sia mutata la qualità dell’integrazione delle comunità straniere in Italia con l’attuale governo?

Il dibattito politico per quanto riguarda l’immigrazione è appiattito sugli sbarchi che sono un piccolo fenomeno tra i tanti che riguardano il mondo dell’immigrazione.

L’accostamento tra sicurezza ed immigrazione finisce implicitamente per criminalizzare l’intero discorso e spegne il dibattito su tutto il resto.

La minore attenzione su certe problematiche, fa sì che diventi tutto più complicato. Da questo punto di vista auspicherei che vi fosse un cambiamento in questa direzione.

Che cosa è cambiato in positivo per le seconde generazioni di cinesi rispetto a quando lei era un ragazzo? Quali nuove opportunità offre l’Italia?

Tutta la società è cambiata. Quando ero ragazzo io le seconde generazioni erano davvero rarissime. Oggi invece nella comunità cinese vi sono numerose iniziative come il doposcuola per lo studio della lingua e così via.

Da ragazzo invece ho dovuto imparare il cinese con molta fatica, mentre le seconde generazioni di adesso riescono molto più facilmente ad essere bilingue, e tutte queste sono sicuramente cose positive.

Essere una seconda generazione adesso significa fare parte di qualcosa che può variare dall’assimilazione alla creazione di un’identità nuova.

Per esempio in un piccolo centro dove vi sono pochi stranieri può succedere che la seconda generazione possa essere assimilata totalmente, magari comportando anche la perdita di una parte della propria cultura.

Nel caso migliore invece si riescono a far convivere felicemente due identità culturali.

In questi mesi stiamo assistendo ad una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina fatta di tariffe, ritorsioni, divieti, etc. Non c’è il rischio che la situazione possa sfuggire di mano? E quali sarebbero le conseguenze per il consumatore italiano ad esempio se dovessero effettivamente entrare in vigore le restrizioni di Google e di altre compagnie tecnologiche americane verso Huawei?

Questa situazione è certamente pericolosa perché è una guerra commerciale che vede tra i contendenti Cina e Stati Uniti, e l’Europa rischia di stare nel mezzo senza avere quel peso politico necessario per poter cercare di difendere le proprie posizioni e i propri diritti.

L’Europa purtroppo non è politicamente sufficientemente forte da riflettere il peso economico che ha e questo fa sì che molto spesso negli approcci politici e commerciali si proceda in ordine sparso, perché si vede il paese vicino europeo più come un potenziale concorrente che come un partner della stessa area economica e politica.

Questo lo abbiamo visto recentemente con le polemiche che ci sono state per l’accordo per la Belt and Road Initiative e tante altre cose per cui succede che sugli accordi con la Cina si proceda in ordine sparso.

Da cittadino europeo auspicherei che questo non succeda perché chiaramente ognuno fa la propria parte e la Cina negozia per il proprio benestare.

Sarebbe più facile avere un peso negoziale maggiore in un approccio integrato, e questo però al momento manca. La guerra tecnologica attuale è un’emanazione di questa guerra commerciale ed alla fine, come succede in tutte le guerre, perdono tutti, chi più, chi meno.

Chiaramente per un’azienda come Huawei che ha ambizioni globali ed ha fornitori globali, se si dovesse in poco tempo realizzare un bando su tutte le tecnologie che vengono dall’America sarebbe un grossissimo danno.

Allo stesso tempo sarebbe un grosso danno per tutti questi fornitori di tecnologia, perché perderebbero una quota di mercato, perché Huawei adesso è tra i primi costruttori mondiali di dispositivi, smartphone e così via, e poi perché tutti gli altri costruttori cinesi cominceranno a valutare delle alternative, e quindi si rischia un isolazionismo tecnologico che non favorisce nessuno.

– La Via della Seta e l’Italia. Quali sono le opportunità di questo progetto e quali sono i rischi per un paese come l’Italia?

L’Italia essendo un paese terminale della Nuova Via della Seta ha tantissime potenzialità e il rischio è che non si riesca a sfruttare appieno, motivi che sono molto spesso interni.

La Via della Seta è un progetto che punta molto sulle infrastrutture, però in Italia realizzare le infrastrutture sta diventando molto difficile, per tantissimi motivi, lo vediamo con tutte le infrastrutture che sono in corso di realizzazione in Italia, e questo è qualcosa che è alieno alla cultura cinese.

Se noi vediamo tutta la discussione sul TAV, TAP, 5G e tutti quei movimenti di protesta che stanno nascendo adesso sul 5G, capiamo che c’è un approccio culturale molto diverso. Così se in Cina, anche con un certa retorica si parla sempre di sviluppo, in Italia invece si parla di ‘decrescita felice’.

Questi sono spesso dei paradigmi che sono spesso in contrasto tra di loro. Il primo grande problema dunque è questo dell’approccio culturale, e della differenza poi di approccio a questi temi.

L’Italia pertanto per prima deve avere un approccio chiaro verso le opportunità da cogliere. Vogliamo avere un traffico commerciale dalla Cina che attraversa tutti i paesi della Via della Seta?

Se lo vogliamo dobbiamo anche attrezzarci per poter fare tutti quei lavori di ampliamento dei porti, e delle strade che collegano questi porti con altre destinazioni.

E’ chiaro che se ad esempio dovesse sorgere il comitato che è preoccupato per il traffico e che quindi si oppone alla costruzione di nuove strade da questo porto, la potenzialità che c’è dietro a questo progetto verrebbe molto limitata.

Questa è una riflessione che va fatta prima di dire se ci sono o meno pericoli.

Poi c’è anche il dibattito su quello che è già stato fatto in altri paesi, ed in quei casi probabilmente i problemi erano diversi.

Alcune volte si accosta la Belt and Road al pericolo della trappola del debito, però la situazione dei paesi in cui è successo era molto diversa.

In effetti quello che spesso viene visto positivamente in Italia delle opportunità che questo può offrire, in realtà è proprio il contrario, nel senso che molto spesso c’è l’idea di realizzare un qualche cosa, ma c’è già un limite eccessivo che rende questo più difficile.

Da questa esperienza c’è qualcosa da imparare, cioè che i progetti vanno preparati con una pianificazione, e con uno studio più approfondito su quelli che possono essere gli approcci culturali, e le aspettative che si cercano di soddisfare aderendo a questi progetti.

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