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Intervista a Elisa Giunipero, direttrice dell’Istituto Confucio dell’Università Cattolica

Elisa Giunipero è docente universitaria, direttrice dell’Istituto Confucio dell’ Università Cattolica e autrice di libri a tema storico sulla Cina.

CinaOggi: Qual è la missione di un Istituto Confucio?

Elisa Giunipero: Vogliamo promuovere la conoscenza della lingua e della cultura cinese, non solo all’interno dell’Università Cattolica, in cui nasce nel 2009, ma anche tra il vasto pubblico milanese.

I nostri programmi si adattano a studenti di tutte le età ma anche alle aziende che vogliono formare i propri dipendenti, per operare efficacemente nel complesso mondo cinese.

Dobbiamo diffidare dalle formule facili e dalle semplificazioni: Cina è un nome “singolare collettivo”, è tanti mondi, bisogna conoscerla nella sua pluralità se si vuole interagire con successo.

La Cina, contrariamente a quello che si pensa, non è enigmatica: è l’osservatore occidentale che spesso non ha gli strumenti per comprenderla. Lo studio della lingua e della cultura sono il primo ponte per accedervi e permettere così di superare l’estraneità e il senso dell’esotico.

Wu Xiaoyue ed Elisa Giunipero (al centro), entrambi Direttore dell'Istituto Confucio dell'Università Cattolica del Sacro Cuore
Wu Xiaoyue ed Elisa Giunipero (al centro), entrambi Direttore dell’Istituto Confucio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Come è cambiata l’offerta dello studio della lingua cinese in Italia nell’ultima decade?

Il numero delle persone che studiano il cinese è in aumento in Italia.

Oggi molte scuole superiori hanno il cinese come lingua curricolare e quindi c’è una grande richiesta di formazione degli insegnanti su tutto ciò che riguarda la Cina: nel mondo in cui viviamo e avendo studenti che imparano il cinese, molti insegnanti delle superiori di storia, filosofia, economia, diritto ecc. si rendono conto di dover superare il tradizionale approccio eurocentrico e di dover aggiornare la proprie conoscenze.

Per questo, l’Istituto Confucio della Cattolica ha avviato tre anni fa corsi di formazione sulla Cina per gli insegnanti.

Inoltre all’università abbiamo sempre più studenti che hanno un livello di ingresso non da principianti (avendo già studiato il cinese alle superiori) e per questo alla facoltà di Lingue della Cattolica abbiamo previsto differenti livelli di partenza.

Quali sono gli aspetti della cultura cinese che più interessano il pubblico neofita che giunge ai vostri eventi?

Sono i più diversi!

Per questo abbiamo deciso di far conoscere il mondo culturale cinese con tutte le sue discipline e arti organizzando i “Chinese corners”.

Si tratta di incontri organizzati al sabato mattina in cui si presentano diverse discipline tradizionali: dalla medicina tradizionale cinese e dai laboratori di calligrafia a quelli di Taiji, dalla musica alla cucina.

Come è approdata allo studio della lingua e della storia cinese?

Da studentessa, negli anni Novanta, grazie alla conoscenza e all’amicizia con alcuni cinesi residenti a Milano.

Allora studiare il cinese era molto raro ma questa lingua mi ha affascinato da subito.

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Ebrei a Shanghai, Storia dei rifugiati in fuga dal Terzo Reich di Elisa Giunipero

“Ebrei a Shanghai: Storia dei rifugiati in fuga dal Terzo Reich” tratta di una pagina poco conosciuta della storia recente. Chi sono i protagonisti del “miracolo di Shanghai”?

Grazie per questa domanda perché questa pagina di storia è davvero ancora poco conosciuta: alla fine degli anni Trenta, circa 18.000 ebrei per lo più tedeschi e austriaci, si rifugiarono a Shanghai per fuggire alla barbarie del Terzo Reich.

Il numero di coloro che trovarono posto nel cosiddetto “ghetto di Hongkou” (a Shanghai) e si salvarono dalla persecuzione nazista ha fatto parlare appunto di un “miracolo di Shanghai”, reso possibile anche dall’atteggiamento non ostile della popolazione locale e da uomini esemplari come il Console cinese a Vienna Ho Feng Shan, riconosciuto “Giusto tra le Nazioni” per aver concesso il visto di espatrio a molti ebrei in fuga dal Terzo Reich.

Ho Feng Shan, facendo quello che gli era consentito per aiutare quelle persone, dimostra ancora oggi come la compassione e il senso di ciò che è moralmente giusto, siano sentimenti che tutti possono vivere verso tutti, a qualsiasi cultura o religione appartengano.

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