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La Legge per la regolamentazione delle Ong straniere in Cina

BANDIRE LE “INFLUENZE”STRANIERE

In Cina, dove il governo guarda alle organizzazioni straniere con sospetto, è stata introdotta una nuova normativa per controllarne più strettamente le attività.

La Foreign NGO Management Law, la Legge per la regolamentazione delle Ong straniere, impone restrizioni più severe alle organizzazioni straniere e nazionali in termini di registrazione, rendicontazione, regole bancarie, requisiti per le assunzioni e raccolta fondi.

La legge mira in particolare alle Ong straniere per impedire che queste svolgano “attività politiche”o attività ritenute come “pericolose per l’unità nazionale, la sicurezza nazionale oppure l’unità etnica o attività in grado di nuocere agli interessi nazionali della Cina e dell’interesse pubblico della società”, senza entrare nel merito di quali siano queste attività.

La normativa offre agli organismi di pubblica sicurezza ampi poteri quali convocare i rappresentanti delle Ong e interrogarli; svolgere ispezioni in loco e sequestrare documenti; investigare sui conti bancari e possibilmente richiederne il congelamento; ordinare la sospensione di attività; revocare documenti di registrazione; fino a definire le organizzazioni come “non gradite”se sospettate di svolgere attività “illegali”.

Gli organi di pubblica sicurezza hanno anche la facoltà di ordinare la detenzione di dipendenti delle Ong e di deportare dipendenti stranieri, senza poter accedere al diritto di appellarsi a un organismo indipendente contro tali risoluzioni.

Tre Relatori Speciali delle Nazioni Unite hanno detto a proposito della legge che “i provvedimenti eccessivamente generici e vasti, nonché la discrezionalità amministrativa conferita alle autorità nella regolamentazione del lavoro delle Ong straniere, possono essere considerati come uno strumento di intimidazione, addirittura di repressione di vedute e opinioni dissenzienti, nel paese”.

La legge contempla conseguenze gravi per coloro che esercitano il diritto alla libertà di espressione, all’assemblea pacifica e alla manifestazione, già gravemente limitate dalle leggi e dalle politiche vigenti in Cina.

Le autorità –soprattutto la polizia –godono di poteri virtualmente illimitati nei riguardi delle Ong, nelle restrizioni delle loro attività e, in ultima analisi, nella repressione della società civile.

L’ampia discrezionalità concessa alla polizia di controllare e gestire le attività delle Ong straniere che lavorano con la società civile aumenta il rischio che la legge possa essere abusata anche per minacciare e perseguire i difensori dei diritti umani e i dipendenti delle Ong182.

Lavoratori delle Ong in Cina

Amnesty International ha parlato con i membri dello staff di quattro Ong in Cina circa la loro esperienza riguardo la Legge per la gestione delle organizzazioni straniere. Per ragioni di sicurezza non si citano le loro affiliazioni e i nomi usati sono pseudonimi.

Li Meinan (pseudonimo), lavoratore di una Ong della Cina meridionale

La […] legge ha avuto un fortissimo impatto sull’organizzazione per la quale lavoro,sia a livello di costruzione di partnership che a livello finanziario[…] la mia Ong ha rinunciato a lanciare un nuovo progetto che coinvolgeva partner stranieri. I partner locali sono preoccupati circa le fonti dei nostri finanziamenti perché non vogliono mettersi nei guai.Ad esempio, alcuni avvocati sono stati restii ad accettare compensi da noi per i loro servizi legali. Inoltre, le banche hanno cominciato a rifiutarsi di fissare il cambio della valuta per i fondi ricevuti da parte di governi stranieri e hanno richiesto documenti che provino la legalità dei finanziamenti. Ci hanno imposto di discutere dettagli del nostro lavoro con i rispettivi enti governativi. Come risultato i finanziamenti sono diminuiti e questo ha un effetto negativo sulla nostra capacità di svolgere il lavoro e certamente ci è impossibile espanderlo in campi ancora relativamente nuovi e visti come sensibili. Molti gruppi abbandonano certi settori del lavoro, oppure mentono sul loro operato al fine di aumentare le possibilità di registrazione. Questo crea un ambiente di sfiducia che impatta negativamente sulla nostra capacità di costruire alleanze. Come faccio a sapere che quei gruppi che si adeguano alle direttive del governo sono ancora miei amici?”

Chen Qing (pseudonimo), lavoratore in una Ong di Guangdong

“La mia organizzazione ha sperimentato molestie da parte di vari dipartimenti governativi […] ho dovuto trasferirmi in un appartamento affittato sotto falso nome, cosa che èstata scoperta da funzionari statali la settimana dopo […] Nel giro di un anno siamo stati costretti a chiudere l’ufficio dell’organizzazione. Ora ci incontriamo una volta alla settimana in qualche caffetteria o posti del genere. Questo ha nuociuto al riconoscimento del nostro lavoro, alla nostra collaborazione con altri attivisti, e ha fatto sentire il personale –formato principalmente da donne con figli piccoli –vulnerabile ai rischi. Dopo l’introduzione della legge, siamo stati costretti a cambiare strategia: anziché concentrarci sul patrocinio e altro lavoro legale, ci siamo focalizzati maggiormente sul lavoro di coalizione con altri gruppi che si occupano di questioni quali la violenza domestica e i diritti dei lavoratori. Le organizzazioni che lavorano per i diritti umani e i diritti dei lavoratori si scontrano con sfide maggiori rispetto a quelle incontrate da organizzazioni che si occupano di argomenti meno sensibili, quali le questioni ambientali. Per noi la […] legge è come una spada sospesa sopra le nostre teste.

Zhang Yi (pseudonimo) lavoratore di una Ong della Cina meridionale

“Dopo l’entrata in vigore della legge, molti finanziatori internazionali che sostenevano le organizzazioni che si dedicavano principalmente al patrocinio non si sono registrati come richiesto dalla normativa. Alcuni sono anche andati via dalla Cina a causa dei rischi legali. Il supporto finanziario per le Ong attive nel patrocinio legale si sta riducendo. La legge ha avuto un effetto negativo sullo sviluppo della società civile in Cina e la situazione sembra irreversibile per il futuro”.

Zhao Leyin (pseudonimo), lavoratore di una Ong a Pechino

“Le Ong straniere attive nel settore dei diritti umani sono quelle maggiormente colpite dalla legge. Alcune di queste hanno lasciato la Cina e si sono trasferite a Hong Kong. Dall’entrata in vigore della legge, i problemi delle Ong straniere su come sostenere le loro attività sono notevolmente aumentati. Fornire maggiori informazioni al governo cinese aumenta i rischi non solo per loro ma anche per i loro partner nella Cina continentale. Molte organizzazione della Cina continentale oggi devono trovare fonti alternative di finanziamento, come le organizzazioni commerciali, affinché agiscano come intermediari. La registrazione può anche rivelarsi molto difficile: le organizzazioni attive in settori sensibili non possono registrarsi, alcune di queste sono rimaste in attesa per lungo tempo del risultato della loro domanda di registrazione, e altre che hanno potuto registrarsi con successo sono estremamente prudenti e hanno smesso di sostenere programmi considerati sensibili da parte del governo cinese.

Fonte Amnesty International
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