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Lucie Liu’s TaipeiLove*: Il viaggio di Taiwan verso il matrimonio omosessuale e l’uguaglianza

TAIPEILOVE* è un documentario della regista berlinese Lucie Liu.

Taiwan è il primo paese in Asia che a maggio 2017 ha deliberato che le coppie dello stesso sesso dovrebbero avere il diritto di sposarsi, anche se la proposta è stata bocciata in un referendum recente.

Il matrimonio omosessuale diventerà automaticamente legale prima del 24 maggio 2019. La lotta di Taiwan per l’uguaglianza matrimoniale è il risultato di un lungo percorso.

TaipeiLove* è un documentario incentrato sulla percezione di Taipei dell’omosessualità nella società taiwanese.

Il film fornisce una comprensione più profonda per abbattere gli stereotipi e iniziare a pensare a cos’è l’amore: un sentimento inclusivo ed indiscriminato.

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Intervista di Dominique Musorrafiti

CinaOggi: Puoi dirci qualcosa su di te?

Lucie Liu: Sono Lucie ed ho 25 anni. Ho studiato scienze politiche ma ero sempre molto interessata al teatro.

Ho recitato in teatro ed ho iniziato a scrivere dei miei pezzi e dirigermi verso la regia, sono fondamentalmente io!

Poi ho deciso di iniziare questo film perché questo documentario è una sorta di perfetta combinazione di arti visive e scienze politiche ed è quello che ho sempre voluto fare.

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Da dove viene l’idea del tuo documentario “Taipeilove *”?

Ho vissuto a Taipei nel 2016. Lavoravo al Goethe Institute.

Sono andata alla sfilata del gay pride (era davvero piena) e ho visto così tante persone.

Ho incontrato due ragazzi coreani ed un giapponese ed ho parlato con loro e mi hanno detto che partecipavano ogni anno alla sfilata dell’orgoglio gay a Taiwan e questa è l’unica volta dell’anno in cui possono essere veramente se stessi.

Ho pensato che fosse un po’ strano ma poi cercando un po’ più a fondo ho iniziato a leggere ed ho capito che Taiwan ha davvero un ruolo molto importante in questo ambito nel promuovere il matrimonio omosessuale.

Così ho iniziato a leggere e mi sono resa conto che non c’è quasi copertura e dal momento che ho sempre voluto fare qualcosa, come ho detto precedenemente, che combina la politica alle arti, ho scritto una sceneggiatura per un potenziale film.

È davvero divertente perché non ho mai avuto esperienza cinematografica, voglio dire che ho fatto alcuni brevi lavori su commissione, ma mai nulla di così grande ed ho finito per contattare una fondazione politica tedesca per finanziarmi e mi sono ritrovata a volare a Taipei nell’ottobre dell’anno scorso.

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Come descriveresti il tuo documentario?

Direi che TaipeiLove* è sostanzialmente un’istantanea della società che sta attraversando tantissimi cambiamenti.

Quanto tempo ci è voluto per realizzare l’intero progetto?

Fondamentalmente sto ancora facendo il montaggio.

Il processo dell’idea e il processo di ricerca, penso, siano stati tre o quattro mesi, ma non intensivi ed invece l’intero processo di ripresa è durato otto mesi.

In questo momento il processo di montaggio è in corso. Da quando abbiamo iniziato è passato forse un mese.

Sarà finito in ottobre o novembre.

C’è un trailer per la nostra campagna di crowdfunding.

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Quando hai iniziato le riprese, hai pianificato in anticipo o ci sono stati eventi che hanno influenzato lo sviluppo del documentario?

Il primo evento che cambiò davvero qualcosa fu quando andai a Taiwan e il mio cameraman tedesco doveva venire a Taiwan.

Ma poi, solo pochi giorni prima, l’arrivo, mi disse che non voleva venire perché era piuttosto spaventato dall’Asia.

Ero lì tutta da sola e mi sono sentita incredibilmente persa, ma penso che questo abbia dato il via alla mia crescita perché mi sono resa conto che “sono qui ora e posso, lo faccio o no”.

Quindi ho messo tutte le mie energie per farlo.

Quindi in sostanza ho chiesto a tutti i miei amici di connettermi con chiunque fosse gay o lesbica, e così ho condotto circa 40 interviste con amici di amici nel parco nei bar caffè.

Mi hanno detto cosa stava succedendo nelle loro vite e ho continuato a porre loro domande molto simili e così ho potuto evidenziare le difficoltà di essere gay o lesbiche a Taiwan.

Poi è iniziato il processo di ripresa, ho selezionato accuratamente tre protagonisti. Le interviste che ho fatto con quelle 40 persone mi hanno davvero aiutato e ho messo un punto su chi è veramente importante nella scena.

Così sono stata in grado di trovare cinque esperti e politici che mi hanno rilasciato un’intervista.

È stato davvero interessante perché tutti erano super aperti, perché penso che non ci sia stata alcuna copertura sul tema, quindi tutti mi hanno accolto a braccia aperte. Probabilmente è stato il momento clou di tutto.

Sono entrata negli ufficii dei politici e mi hanno rilasciato un’intervista. Penso che in Germania non sarebbe stato possibile. Mi hanno aiutato davvero a capire che questo è un problema molto importante.

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Quali sono state le maggiori sfide di “TaipeiLove *”?

Penso che personalmente, per me come persona, è stato un po’ difficile perché all’inizio mi sentivo piuttosto in dubbio, perché, era il mio primo film, la mia prima produzione e ovviamente hai un sacco di dubbi e vuoi solo essere presa sul serio.

C’è ancora molto da imparare, ma sono stata davvero fortunata. Ho avuto un grandioso cameraman. Un bravo ragazzo.

Mi ha supportata così tanto.

Sapeva che non avevo esperienza. Mi ha aiutato così tanto e mi ha supportata molto. Sono davvero grata di averlo avuto al mio fianco.

Mi ha aiutato, come se fosse la sua sfida personale. Direi che la sfida più grande incredibilmente difficile e triste, penso, sia stata per me vedere come le persone stanno lottando.

Quanto è ancora difficile, nonostante che il matrimonio tra persone dello stesso sesso sia legalizzato, quanto sia difficile essere gay o lesbiche in pubblico o specialmente in termini di stare con la famiglia o parlare con la propria famiglia a riguardo.

Una delle sfide più difficili è stata vedere come le persone vivono in una società aperta, ma la società è ancora troppo chiusa per accettare. Quindi è stato molto difficile fare il documentario.

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Puoi condividere con noi una storia dal backstage del tuo documentario?

Bene, penso che ce ne sia una che ricordo molto bene. Una dei miei protagonisti si chiama Sarah e siamo diventate strette amiche ed è stato davvero bello.

Quando abbiamo avuto un colloquio con lei, ho intervistato anche sua zia.

La zia inviava una foto della situazione dell’intervista alla catena di gruppo chat della famiglia.

Poi la mamma di Sarah ha chiamato ed è stato molto commovente, perché sua madre non voleva davvero che Sarah rilasciasse questa intervista o che avesse qualcosa a che fare con il documentario.

Abbiamo avuto l’occasione di ascoltare sua madre che diceva a Sarah tutte le ragioni e tutto ciò con cui Sarah ha sempre avuto problemi.

Sua madre era in viva voce e quindi abbiamo potuto sentirla tutti e fu tutto molto silenzioso nella stanza all’improvviso.

La mamma di Sarah diceva “Vorrei che tu avessi un marito, vorrei che tu avessi dei bambini, mi rende molto triste che tu abbia scelto questa vita, voglio solo che tu sia felice e non voglio che tu sia sola”.

Questa telefonata riassume tutta la lotta e tutte le difficoltà.

Così tante persone stanno passando questo è stato davvero emozionante e dopo questa telefonata, dopo aver riagganciato, era come se tutti ed il team fossero davvero tesi e tutto ciò che si poteva sentire era l’energia nella stanza.

È stato lì penso il momento d’oro del documentario.

È stato semplicemente super intenso!

Penso che ci siamo divertiti molto, le persone della mia squadra erano davvero persone fantastiche, davvero belle e che mi hanno aiutato.

Penso che sia questo momento molto teso da una parte e dall’altra, una squadra molto interessante che poi lavora insieme.

Un’altra storia è questa: ho chiesto motivazioni alla mia squadra, come “Qual è la ragione .. Perché stai facendo questo documentario con me?” Il mio cameraman, a cui sono molto legata, mi ha detto che ha una figlia. Mi ha detto che quando era al liceo era un bullo. Era solito fare il prepotente con i ragazzi gay.

Sono rimasta davvero scioccata. Aveva l’abitudine di fare il prepotente, ma ora vuole aiutare a fare questo film perché ha capito che non vuole che sua figlia cresca in un mondo che le crei difficoltà, se fosse una lesbica.

Vuole solo mostrare a sua figlia che il cambiamento è possibile ed è così interessante perché è stato lui a creare così tanti problemi ai ragazzi gay della sua scuola superiore e poi ha cambiato la sua opinione.

La realizzazione della rivelazione e anche questa è stata davvero interessante.

Vuole che la figlia cresca in un mondo in cui non debba preoccuparsi della propria sessualità.

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Legalizzare il matrimonio omosessuale è un momento storico per Taiwan. Pensi che rifletta una parte importante della società o la comunità LGBT deve ancora affrontare problemi con il “coming out”, tradizione, famiglie, religione …?

Spero che abbia un impatto davvero notevole, ma onestamente penso che per ora la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso porti sicuramente a un cambiamento nella società in una nota.

Vedrai solo un sacco di matrimoni o diventerà più normale vederli ma non ne sono sicura. Spero davvero che porti questo cambiamento, ma da quello che ho sentito e da quello che ho visto, le famiglie sono ancora un grosso ostacolo.

Ho parlato con così tante persone e loro erano nel pieno dei 30 anni a volte anche 40 anni e le loro famiglie ancora non lo sapevano.

Quindi spero che questo porti un cambiamento, ma penso che ci vorrà molto più tempo e molta più istruzione per avere questo cambiamento che tutti sperano.

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Ho sentito che vi è stata una protesta da parte dei cattolici …

È così strano quando pensi alla nuova società perché, la parte che è in realtà religiosa, in termini di religione cristiana è così piccola.

Sono circa il 4% o il 5% della società e quando si pensa che la parte della società che è lesbica e gay è uguale in percentuale.

Dal 5% al 10%. Se ci pensi sono due gruppi ugualmente grandi, ma il problema è che i gruppi religiosi sono così vocali perché ottengono così tanti soldi. Hanno così tanti finanziamenti dall’America, dall’Australia.

Molti sacerdoti dall’America e dall’Australia sono a Taiwan, quindi questa religione è così vocale. Hanno così tanti soldi.

Fanno pubblicità in TV, quindi è molto difficile per l’altro gruppo affrontarli. Hanno questa strana propaganda contro l’educazione LGBT o l’educazione di genere e dicono alla gente che il loro bambino diventerà immediatamente gay.

Queste persone sono così strane, è così strano. Loro sono davvero forti lì e quindi alimentano anche queste proteste anti-gay, quindi è una divisione molto grande, per una piccola parte della società, ma è una divisione molto forte.

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Come ti aspetti sia la reazione del pubblico al tuo documentario? Pensi che capiranno l’importante passo storico dei diritti umani per la comunità LGBT a Taipei?

Penso che per ora, ho considerato sempre il target di pubblico del documentario, che in realtà è l’Europa e spero anche qualsiasi paese occidentale. Spero anche l’America, ma penso che molte persone non sappiano molto di Taiwan.

Quando ho detto alla gente che stavo andando lì, molte persone mi hanno detto di divertirmi in Tailandia.

Penso che impareranno e vedranno questo piccolo paese che ha questo enorme cambiamento in corso, che è storico per l’Asia e spero che capiranno e realizzeranno e daranno a Taiwan più credito per questo.

Lo so che politicamente, può avere i suoi caotici problemi e nessuno riconosce Taiwan e la Cina ha sempre rivendicato Taiwan, ma penso che in termini di diritti umani e soft power è incredibilmente importante dare effettivamente credito a Taiwan.

Questo fatto ha aiutato Taiwan a passare attraverso ed essere il modello che dovrebbe essere.

Quello che spero davvero di fare è potere andare in diverse università in Asia e mostrare il film lì. Perché, dopo tutto, spero di allargare il pubblico.

Se vado alle proiezioni universitarie, assistendo alle proiezioni universitarie in Asia, il documentario avrà un impatto, anche se lento. Lo spero davvero. Se le persone vedono ciò che è possibile nel loro stesso continente, spero che il cambiamento possa avvenire un po’ e anche in un cambio di abitudini.

Pensi che l’esempio di Taiwan aiuterà gli altri paesi asiatici a considerare più libertà e diritti per la comunità LGBT?

Penso che se hai un esempio positivo, gli altri possono seguirlo. Sono sicura che non sarà un cambiamento entro i prossimi cinque anni.

Ma penso che entro la prossima generazione, la mia generazione, quando sarò un po’ più grande o quando avrò figli, quindi sarà sicuramente più facile per loro essere apertamente gay o lesbiche in Asia. Questo è quello di cui sono veramente sicura.

Perché se hai un esempio positivo, penso che gli altri possano effettivamente seguirlo.

So che è così difficile generalizzare l’Asia, perché ci sono parti musulmane e parti buddiste. Ma ho parlato con attivisti a Taiwan e sono stata in contatto con attivisti in tutta l’Asia. Hanno solo un problema.

Altri paesi vogliono legalizzarlo, ma i politici ed il governo non vogliono davvero farlo. La società è molto più coinvolta, ma dopo tutto è il governo dall’altra parte.

Ma come ho sempre detto, se sono in una sala conferenze in qualche paese, in Corea del Sud, in Giappone o altrove e ho solo la possibilità di parlare con alcuni studenti e quegli studenti saranno toccati dal mio film questo sarebbe un enorme successo per me.

Foto cortesemente concesse da Lucie Liu

Argomento: diritti lgbt a taiwan

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