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La Cina accusata di spionaggio industriale ai danni dell’Australia

Secondo Fairfax Media, una media company australiana che controlla il Sydney Morning Herald e Nine News, il responsabile della cosiddetta “Operazione Cloud Hopper” sarebbe il Ministero della Sicurezza Cinese.

La Cina avrebbe diretto una serie di cyber attacchi contro compagnie australiane infrangendo un accordo bilaterale tra le due nazioni che prevedeva di non effettuare spionaggio industriale ai danni dell’altro.

L’ondata di attacchi è stata individuata dall’Australia e dai suoi partner, i “Five Eyes” (Stati Uniti, Regno Unito, Nuova Zelanda, Canada e naturalmente Australia).

Una fonte governativa australiana ha detto al Sydney Morning Herald che l’attività di spionaggio industriale cinese è costante, e rappresenta uno sforzo significativo.

Secondo i più critici, le università, le organizzazioni e le compagnie australiane in realtà non fanno molto per proteggere i propri dati sensibili.

Gli attacchi si sono concentrati prevalentemente nei primi sei mesi dell’anno.

Il portavoce del ministero degli esteri cinesi Geng Shuang ha detto in una conferenza stampa martedì che gli attacchi informatici sono all’ordine del giorno e sono una sfida comune a tutte le nazioni.

Secondo Geng Shuang queste notizie sono false e sono state create ad arte per una propria agenda, per creare tensioni e finte rivalità, specie in un settore importante come quello della cyber sicurezza.

Pochi giorni fa, al summit dell’APEC, Mike Pence aveva apertamente accusato Beijing di indugiare in pratiche commerciali scorrette.

La divisone di vedute tra le varie potenze partecipanti al meeting in Papua Nuova Guinea, ha portato al fallimento del summit.

Nel 2015, il presidente cinese Xi Jinping aveva firmato un accordo con l’allora presidente americano Barack Obama per sradicare il cyber spionaggio. In seguito all’accordo, vi fu effettivamente un declino di questo genere di attività da parte cinese.

Attività che però sono aumentate drasticamente recentemente.

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