La Cina legalizza i campi di rieducazione per gli “estremisti religiosi” nella provincia dello Xinjiang

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In passato le autorità cinesi avevano negato di avere arbitrariamente imprigionato migliaia (fino ad un milione di persone secondo alcune stime) di cittadini di etnia uigura in centri di detenzione

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Il governo della provincia autonoma dello Xinjiang, abitata tradizionalmente dalla minoranza etnica uigura, a maggioranza musulmana, ha revisionato la sua legislazione per permettere di “educare e trasformare” le persone influenzate dall’estremismo, in “centri di formazione professionale”, termine utilizzato da Beijing per descrivere la rete di campi di rieducazione.

La legge, entrata in vigore martedì, giunge proprio nel mezzo delle proteste internazionali contro i campi di prigionia dove sono stati raccolti fino ad un milione di cittadini di etnia uigura, a maggioranza musulmana per essere rieducati secondo i dettami di Beijing.

In passato le autorità cinesi avevano negato la possibilità di internare persone in base alle loro idee politiche o religiose, ma avevano lasciato intendere che alcuni cittadini potevano essere detenuti per condotte criminali minori.

Questa revisione, riconosce invece oggi l’uso di tali centri per eliminare “l’estremismo religioso”. La regione, già da anni, è al centro delle attenzioni del governo centrale, che ha fatto dello Xinjiang un vero e proprio laboratorio per il controllo sociale.

Secondo questa revisione, oltre alla “preparazione professionale”, questi centri imporrano l’uso della lingua cinese, sia scritta che parlata, descriveranno particolari aspetti delle leggi, ed altre regole.

Uno degli scopi sarà quello di organizzare “l’educazione ideologica per eliminare l’estremismo”, condurre operazioni di correzione comportamentale e psicologica, al fine di “aiutare gli addestrati a trasformare i loro pensieri e ritornare nelle società e dalle loro famiglie”.

Una vecchia versione della legge, passata a marzo 2017, vieta numerosi atti bollati come manifestazioni di estremismo, compreso indossare il velo, portare “barbe anormali”,rifiutarsi di guardare la televisione di stato, impedire ai figli di seguire le scuole nazionali.

Secondo alcune organizzazioni umanitarie, la legge internazionale sui diritti umani è chiara, non importa quanto la Cina cerchi di legalizzarla.

Fonte: SCMP

Matteo Damianihttps://cinaoggi.it
Sinologo, fotografo e curatore di CinaOggi.it e China-underground.com.

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