L'architetto Stefano Boeri è la mente dietro un modello per edifici sostenibili.

Il suo progetto di riforestazione metropolitana mira a rigenerare l'ambiente e la biodiversità urbana senza espandere la città sul territorio.

Proteggere e aumentare le superfici permanenti verdi è la soluzione per quelle città che sono responsabili dei problemi legati al cambiamento climatico. Boeri sta spingendo l'architettura in Cina verso un livello completamente nuovo.

Intervista di Dominique Musorrafiti

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CinaOggi: Quando e come è iniziata la sua esperienza lavorativa in Cina?

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L'architetto Stefano Boeri

Architetto Stefano Boeri: È iniziata da quando abbiamo aperto lo studio a Shanghai, precisamente nel 2012, quando abbiamo cominciato ad avere una serie di opportunità, molto forti ed importanti. In principio si è trattato soprattutto di consulenze e presenze saltuarie. Sono stato molte volte in Cina.

La prima volta è stata quando ero ragazzino nel 1979, insieme a mia madre, che era stata invitata dall’ambasciatore Italiano in Cina. Poi vi sono tornato molte volte ed abbiamo realizzato anche una serie di iniziative culturali. Per certi aspetti, la mia attività vera e propria è iniziata con l’apertura dello studio a Shanghai nel 2012 con la formazione della società cinese, che gestisce lo studio e la nostra attività a Shanghai.

C O: Quanti progetti il vostro studio ha completato e quanti sta gestendo adesso in Cina?

S B: Molti, circa una ventina. Abbiamo vinto la ristrutturazione della Banca Stock Exchange, la borsa di Shanghai. Questo progetto lo abbiamo finito tre anni fa. Il nostro studio è infatti dentro la borsa di Shanghai.

Di seguito abbiamo concluso un grosso progetto a Pechino che è lo showroom Sino Italy Design Center. Abbiamo completato un altro progetto per uno spazio culturale legato al design a Shanghai. Siamo in cantiere a Pudong nell’aeroporto, a Nanjing per il progetto del Bosco Verticale e per una scuola di moda a Shanghai. Stiamo iniziando dei cantieri a Xi’ An e a Lishui.

Abbiamo in progetto ad Chang Chung un grosso insediamento residenziale. Stiamo partendo con il progetto per un grande albergo a Shanghai. Abbiamo un progetto a Qingdao ed un altro a Chongqing. Abbiamo molti, molti progetti in questo momento. Molti in questa fase sono già in fase esecutiva e di funzione.

C O: Quali sono le differenze maggiori che ha riscontrato lavorando in Cina piuttosto che in altri stati?

S B: Mi trovo benissimo in Cina. Mi piace molto la velocità, per certi aspetti anche la densità del lavoro. Ovviamente lavorare in Cina significa accettare un modo di interagire con il cliente che è particolare, ma questo succede in ogni paese dove lavoriamo. Stiamo lavorando molto in Europa, abbiamo lavorato nei paesi Arabi, stiamo lavorando anche in Sud America.

Abbiamo sempre imparato ad adattarci al contesto decisionale, al modo con cui viene diretta la costruzione di un progetto. Le questioni di politica, le questioni di consenso, il rapporto con pubblico-privato. Sono temi molto importanti che un architetto deve conoscere bene. La Cina è molto particolare, però quando si accettano alcune regole ed alcuni modi di lavorare, si riesce a lavorare molto bene.

Siamo soddisfatti del modo in cui si lavora in Cina. Abbiamo uno studio piuttosto grande che riesce a gestire molto bene i lavori. In più, abbiamo anche la consuetudine di discutere i lavori che facciamo in Cina, anche qui, nello studio di Milano. Quindi molto spesso vengono consultati i lavori Italiani in Cina e quelli cinesi in Italia.

C O: Qual è la sfida più impegnativa che avete affrontato in Cina?

S B: Assolutamente la ristrutturazione della Borsa di Shanghai è stata certamente una grande sfida, anche perché questo progetto partito nel 2012 è stato il primo grande progetto realizzato. Non c'è in Cina una grande tradizione nel recupero degli edifici storici.

Quindi anche all’inizio del lavoro eravamo consapevoli che stavamo facendo qualcosa di nuovo. Penso anche al Bosco Verticale di Nanjing che adesso è in cantiere e stanno salendo le due torri. Questo progetto è stato incluso dal Times tra i 10 progetti più importanti e più belli del 2018.

Effettivamente sarà un progetto importante, perché si tratta di un edificio con le facciate completamente rivestite di piante verdi e di alberi. In Cina rappresenta una grande scommessa. Anche all’inizio, naturalmente, come è successo a Milano e come succede in altri luoghi del mondo dove stiamo progettando i Boschi Verticali, risulta essere un progetto che da un certo punto di vista muove la fantasia e l’immaginario e risponde a molte esigenze concrete e dall’altro spaventa. È una cosa nuova, una cosa che crea scetticismo e quindi abbiamo avuto anche a Nanjing, due, tre anni fa, momenti importanti di discussione. Prima di essere sicuri di farlo è passato un certo tempo.

C O: Pensa che la Forest Revolution e le Urban Forestry siano il futuro degli alloggi e parte della soluzione per migliorare la qualità della salute e della vita in città come le metropoli cinesi che stanno affrontando un grave problema di inquinamento?

S B: Sì, è una delle soluzioni, non è l’unica. Noi abbiamo cominciato ad occuparci di questi temi oltre che a Nanjing a Shijiazhuang, che è una città industriale, all’interno di una grande megalopoli che coinvolge Pechino e cento milioni di persone.

Questa città industriale estremamente inquinata ci aveva chiesto di immaginare un modello alternativo alla semplice crescita. Naturalmente in Cina, il problema dell’urbanizzazione è un problema ineludibile, poiché ogni anno ci sono milioni di cinesi che abbandonano le campagne, arrivano in città e questo significa che vanno a costruirsi pezzi nuovi di città.

Shijiazhuang-Forest-City
La Città Foresta di Shijiazhuang sarà una nuova realtà urbana capace di ospitare 100mila abitanti. Una città di nuova generazione, in grado di diventare un modello di crescita sostenibile in un grande Paese nel quale, ogni anno, 14 milioni di contadini migrano verso le città.

Noi abbiamo provato a proporre, invece che costruire delle aggiunte alle città già esistenti, di cercare di immaginare un modello di piccole città totalmente verdi circondate dal verde ad alta densità: città verticali. Il motivo è stato che dal punto di vista quantitativo, si riesce a dare la stessa risposta che dal punto di vista degli spazi dei servizi, delle residenze, ma dal punto di vista qualitativo, questo modello è molto più efficiente e di grande qualità, e soprattutto contribuisce a ridurre l’inquinamento invece che a crearlo.

Da lì siamo stati poi chiamati dall'amministrazione di Lizhou per realizzare un progetto sulla città-foresta, che abbiamo presentato e che è poi stato approvato. Adesso stiamo lavorando a Lishui, che è un altra città vicino a Xi’An, per realizzare un progetto analogo: quest’idea di costruire dei quartieri verdi e delle foreste sta diventando un tema. Naturalmente non è l’unico modo con cui si può combattere l’inquinamento dell’aria e la produzione di CO2, però è uno dei più efficaci. Contemporaneamente a questo, stiamo lavorando con Slow Food China, costituito nell’ottobre scorso, per intervenire nei villaggi contadini.

Liuzhou-Forest-city
Liuzhou Forest City disporrà di tutte le caratteristiche di un insediamento urbano pienamente autosufficiente dal punto di vista energetico, a partire dalla geotermia per il condizionamento degli interni e dall’uso diffuso dei pannelli solari sui tetti per la captazione delle energie rinnovabili. La nuova città verde ospiterà 40.000 alberi e circa 1 milione di piante di più di 100 specie.

Cercare di dimostrare che si può, con interventi minuti e sostenibili, fare in modo che questi villaggi diventino più attivi e più solidi nelle loro capacità di produzione agricola. Se si riuscisse a dimostrare che il sistema di villaggi contadini diventa un luogo vitale, fertile ed attivo, si potrebbe dare un segnale molto importante, non solo in Cina. Ovviamente in Cina risulta tutto molto più importante perché i numeri sono straordinari. Questo progetto di Slow Food China mi appassiona molto.

C O: Quali sono le domande più frequenti poste dai clienti cinesi?

S B: Dipende molto dal tipo di progetto, se si tratta di realizzare un progetto residenziale, piuttosto che uno commerciale, culturale o infrastrutturale. Ad esempio a Macao stiamo progettando una highline per un percorso ciclabile totalmente verde che affianca la linea ferroviaria, che stiamo anche ridisegnando, revisionando tutte le stazioni.

Quello che ci è stato chiesto in questo caso, era pensare un’infrastruttura che non fosse solo un percorso di biciclette, ma che avesse anche altre funzioni. Insieme alla highline, stiamo anche realizzando un sistema per la raccolta della differenziata. Abbiamo costruito un sistema per la raccolta delle acque. In questo caso abbiamo cercato di dare una risposta che non fosse semplicemente sul verde, ma anche una risposta che servisse a soddisfare altre domande che sono molto importanti in una città come Macao.

Oppure un altro esempio è quello di Xi’An dove abbiamo progettato un intero quartiere vicino al parco Da Ming Palace, la zona più importante dal punto di vista archeologico di Xi’An. Lì abbiamo cercato di costruire una situazione di mix funzionali. Questo tema non è tanto facile da attuare in Cina: un sistema di residenze dove sia presente un’area commerciale che offre degli spazi anche per le imprese e per l’artigianato. Questo progetto lo stiamo ancora discutendo con il cliente, ci teniamo molto anche per il fatto che gli edifici sono vicini a questa grande zona archeologica, dove si ha una situazione di mix, che è un po' quella realtà che si trova quando si vanno a visitare i villaggi storici cinesi.

Se uno conosce la Cina bene sa che, in molti tipi di centri il tema delle corti che ha lo spazio dell'artigianato, lo spazio della cerimonia, lo spazio della residenza, è straordinario perché funziona come un organismo unitario che con la stessa tipologia ospita attività molto diverse. Questo è quello che a me piacerebbe riprovare a riprodurre nel contesto delle campagne cinesi.

C O: Nei vostri edifici e progetti iconici in Cina sono inclusi elementi derivati dal feng shui?

S B: Sì ne teniamo conto in modo sereno, nel senso che non è un ossessione. Partiamo dal progetto, dalle domande del cliente, dalla qualità estetica che vogliamo fare, poi teniamo in conto anche il feng shui, ma lo facciamo perché sappiamo che è un tema importante ed è una questione che molto spesso i clienti chiedono di rispettare, non sempre, ma noi ne teniamo conto comunque. Certo per quanto riguarda l’orientamento dell’edificio è un tema importante, perché comprende gli spazi abitati, inoltre anche i temi relativi all’icona e alla forma del progetto sono affrontati.

Il feng shui viene interpretato in modo molto differenziato. Non sono delle regole valide sempre in ogni modo. Sono delle regole che cambiano e devono essere interpretate a seconda della situazione. Quindi è come aprire un discorso parallelo con il cliente o con l’amministrazione. Quando si presenta un progetto, si apre un canale parallelo di discussione di negoziazione che si chiama “feng shui”, che non deve essere inteso come delle leggi ma piuttosto come un canale parallelo di comunicazione.

C O: Quali sono le innovazioni presenti nel Trudo Vertical Forest in Eindhoven rispetto alle altre Vertical Forest?

S B: Cerchiamo ogni volta di costruire dei Boschi Verticali che siano diversi. A Parigi stiamo partendo con un nuovo progetto di Bosco Verticale, una torre alta 54 metri con strutture interamente in legno. Mentre ad Eindhoven stiamo lavorando ad un progetto innovativo di edilizia sociale, social housing, il cui costo di costruzione sarà sotto i 1300 Euro al metro quadro.

In Olanda è un costo che permette di fare in modo che questo edificio possa essere dato in affitto ad un prezzo molto basso, soprattutto per le giovani coppie. Quindi per me è un grande successo poter fare in Europa il Bosco Verticale Social Housing. Dimostrare che si può avere la qualità che abbiamo raggiunto nel Bosco Verticale di Milano, che è un progetto che si rivolge invece a dalle famiglie abbienti, che è costato molto, perché è stato il primo progetto. È stato il prototipo e quindi abbiamo dovuto spendere molto in ricerca dei materiali, sulle tipologie, sulle strutture.

Trudo-Vertical-Forest-of-Eindhoven
Trudo Vertical Forest, Eindhoven

In qualche senso non poteva che essere così. Però in questi anni abbiamo lavorato anche in Cina, ed anche qui in Italia per cercare di dimostrare che lo stesso tipo di qualità, la presenza biologica e vegetale che abbiamo a Milano si può avere in edifici che costano poco, che sono rivolti a persone che hanno poche risorse. È chiaro che quando riusciremo a dimostrare che la forestazione non è semplicemente solo un tema ambientale ma un tema che risolve anche le condizioni della povertà, del disagio abitativo, avremmo fatto un passo fondamentale. Punto su questo, stiamo proprio lavorando su questo. Quindi Eindhoven è importantissimo.

C O: Crede sia possibile esportare un progetto come quello di Eindhoven, nella società Cinese, che ha un livello sociale variegato?

S B: Assolutamente sì. Lo stiamo facendo in Cina, a Lishui, a Lizhou, questi sono progetti di cantieri interi che hanno edifici con le facciate con gli alberi e con il verde. Quindi non si tratta solo di torri residenziali di lusso ma di scuole, di ospedali, di spazi di previdenza sociale. Certamente è possibile ed anzi in Cina, per certi aspetti può essere anche meno costoso, in alcuni casi realizzare questi edifici.

Naturalmente c’è un clima di innovazione, sotto ogni punto di vista. In alcuni casi le strutture che si possono utilizzare sono in cemento armato, in altri casi si può usare il legno che ha una tradizione storica di costruzione nell’edilizia sociale. In altri casi si può usare una struttura mista di acciaio e cemento o addirittura legno e acciaio, ci sono una serie di variazioni che vanno studiate bene per diminuire il costo.

Immagini cortesemente concesse da Stefano Boeri Architetti

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