Taobao per il secondo anno di fila nella blacklist americana dei venditori di prodotti contraffatti

L'inclusione nella blacklist in realtà non porta alcuna penalizzazione diretta, ma rimane tuttavia un danno di immagine

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Per il secondo anno consecutivo, USTR (U.S. Trade Representative), l'agenzia americana per il commercio estero ha messo il sito ecommerce Taobao di Alibaba nella blacklist delle piattaforme online che vendono merci contraffatte, sollevando le lamentele di Alibaba che ha dichiarato che il bando non rispecchia gli sforzi del gigante cinese per risolvere il problema.

L'inclusione nella blacklist in realtà non porta alcuna penalizzazione diretta, ma rimane tuttavia un danno di immagine.

Secondo USTR, Una grande quantità di prodotti contraffatti vengono continuamente riproposti in vendita e venduti su Taobao.com.

Taobao entra ed esce da questa lista, sin dal 2011. Nel 2012, gli sforzi di Alibaba per risolvere il problema furono premiati.

Solo qualche anno più tardi, nel 2016, Taobao è rientrato in questa poco ambita "lista della vergogna".

Secondo USTR, nel 2011 i livelli di contraffazione e pirateria erano eccezionalmente alti, e ponevano una seria minaccia all'industria dell'innovazione americana e alla salute, in alcuni casi.

Nel 2016, una grande casa automobilistica americana aveva denunciato che il 95% del suo merchandising in vendita su Taobao, era contraffatto.

USTR riconosce gli sforzi di Alibaba per eliminare il problema della violazione delle proprietà intellettuali su Taobao, ma a quanto pare le vendite e l'offerta di questi prodotti rimangono una sfida impergnativa da vincere.

Secondo Alibaba, l'accesso ai programmi per la tutela delle proprietà intellettuali è stato agevolato, ma secondo Michael Evans, presidente di Alibaba, USTR non è interessata a vedere risultati tangibili.

Secondo USTR invece, i dati di Alibaba dimostrano soltanto un progresso nella lotta contro la contraffazione, ma non la portata dell'intera operazione.

Inoltre, l'azione di Alibaba, sembra essersi concentrata soprattutto sulla tutela dei grandi marchi, anziché dei piccoli e medi brand.

Tra l'agosto del 2016 e del 2017, secondo Alibaba, sono stati rimossi 380 milioni di prodotti e sono stati chiusi oltre 180.000 piccoli negozi. Senza dubbio sono stati rimossi i casi più eclatanti, come le contraffazioni economiche dei Rolex o dei prodotti Louis Vuitton, ma molti altri casi sono più difficili da individuare.

Fino a poco tempo fa era persino possibile individuare le copie utilizzando alcune parole chiave come "shuihuo" (contraffazione), o "gaofang" (copia di alta qualità) nel motore di ricerca interno. Oggi alcuni merchant disonesti preferiscono invece utilizzare varianti di questi termini o abbreviazioni.

Secondo Lu Zhenwang, analista di 10000qing.com, Taobao "è stata piuttosto diligente nel rimuovere le contraffazioni economiche dei grandi marchi internazionali", ma queste sono "le più importanti e le più facili da individuare".

Secondo Lu oggi invece "le acque sono più torbide", e questo genere di individuazioni sono semplicemente più difficili da individuare.

Secondo Wang Hai, un detective specializzato nelle contraffazioni, Alibaba non aveva altra scelta che rimuovere le copie più evidenti, ma rimane troppo indulgente verso i commercianti di prodotti piratati.

Fonte: Fortune , caixinglobal

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