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WhatsApp censurato in Cina?

La stretta del regime di Pechino sui social networks, app e siti internazionali si fa ancora più stretta e questa volta sembrerebbe si sia abbattuta sul popolare servizio di messaggistica WhasApp.

Secondo alcuni utenti, il servizio in alcune città sarebbe ancora parzialmente funzionante. Altri invece lamentano il completo blocco. C’è chi individua un consueto pattern (un business occidentale arriva in Cina portando nuove tecnologie, il governo lo vieta e il suo posto viene colmato da un clone cinese), chi invece invita ad usare WeChat.

Nonostante i numerosi tentativi e le lezioni di cinese di Mark Zuckerberg per entrare nell’ambito mercato cinese, Beijing ha disabilitato il servizio in Cina. WhatsApp era l’ultimo importante servizio controllato da Facebook ad essere disponibile in Cina. Facebook, lo ricordiamo, è censurato in Cina dal 2009. Anche Instagram non è raggiungibile nel paese.

Quest’anno non è stato particolarmente fortunato per i servizi web e social stranieri nel paese asiatico. Il controllo del governo, forse anche in previsione del consueto appuntamento autunnale del Congresso del Partito Comunista Cinese (18 ottobre 2017), si è fatto particolarmente rigido attorno ad una lunga serie di sevizi, app e siti stranieri, tra cui Pinterest, vietato in primavera, le nuove regolamentazioni sulle VPN che stanno entrando in vigore a macchia di leopardo e che potrebbero essere definitive dal 2018, etc. I divieti e nuove stringenti regolamentazione inoltre si sono ugualmente abbattute sui provider nazionali come Wechat, Weibo e mille altre piattaforme social e di streaming video che hanno dovuto accettare le nuove imposizioni governative per regolamentare questi importanti nuovi mercati.

Secondo Nadim Kobeissi, crittografo presso Symbolic Software, contattato dal New York Times, i blocchi sui messaggi di testo di WhatsApp suggeriscono che i censori cinesi si siano dotati di nuovi strumenti software per interferire con la distribuzione dei messaggi. I servizi di messaggistica di WhatsApp fanno affidamento ad un complesso sistema di crittografia. Il blocco suggerisce l’idea che il governo cinese in qualche modo sia riuscito a bloccare questi protocolli.

“Questa non è la modalità tecnica tipica con cui il governo cinese censura qualcosa”, ha riferito Kobeissi. Secondo i dati raccolti dal suo gruppo, i primi disservizi si sono registrati Mercoledì scorso, e sono diventati definitivi nella giornata di Lunedì.

Secondo Lokman Tsui, uno specialista delle comunicazioni via internet presso la Chinese University di Hong Kong, l’operazione sarebbe iniziata domenica. Qualche utente temporaneamente potrebbe ancora essere in grado di utilizzare il servizio dal suolo cinese.

Fonte: New York Times , web

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