La comunità cinese negli Usa: storia di integrazione e difficoltà

Quasi 150 anni fa, sul finire del 1800, i cinesi negli Usa erano stati indicati come un pericolo dal quale fuggire. Oggi, tra tante contraddizioni e diversità culturali, negli States vivono e lavorano quasi 4 milioni di cittadini cinesi.

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Lavoratori cinesi delle ferrovie.

In principio fu un atto, o forse sarebbe meglio chiamarlo una legge, che il Congresso americano aveva promulgato nel 1882 e che era conosciuto come Chinese Exclusion Act.

Quel provvedimento andava ad escludere la comunità cinese dal territorio nazionale degli Usa, prevedendo un blocco agli ingressi e negando a tutti i cinesi che già erano entrati nel territorio statunitense i diritti di cittadinanza.

Una decisione epocale, dato che negli Usa non c’erano mai stati precedenti simili, e che andava a porre sotto la luce dei riflettori una delle comunità più numerose del Paese.

Tutto era iniziato pochi anni prima, nel 1840 circa, quando la diaspora cinese incluse anche il territorio americano come meta dei propri spostamenti, soprattutto grazie alla corsa all’oro che riguardò le miniere della California, e alla susseguente necessità di molta manodopera a basso costo per cercare di estrarre più materiale prezioso possibile da quelle cave. E da questo punto di vista i cinesi erano in grado di garantire sicurezza e affidabilità agli impresari di allora.

Secondo quanto riportato dalla storiografia di quegli anni, l’immigrazione piuttosto massiva di cittadini dalla Cina portò con sé il bisogno di nuove abitazioni, oltre che di infrastrutture più adeguate; e sembrerebbe che buona parte della rete ferroviaria che nacque in quel periodo negli Usa fu proprio opera dei cinesi.

Dall’integrazione all’emarginazione

In sostanza il primo approccio tra Stati Uniti d’America e cittadini cinesi fu all’insegna del rispetto e dello scambio reciproco di opportunità. Solo in partenza. Perché poi, come detto, i cinesi divennero il nemico da isolare, in quanto andavano a mettere a repentaglio l’integrità della comunità Usa a causa delle loro abitudini e della loro ricerca di condizioni di vita migliori, soprattutto dedicandosi all’apertura di piccoli empori.

Questo perché la maggior parte del lavoro per il quale erano sbarcati negli Usa, quindi la ricerca dell’oro nelle miniere del Paese, era ormai sostanzialmente terminata; e di conseguenza una popolazione ormai così massiccia dovette adeguarsi e inventarsi nuovi metodi di sussistenza.

I cinesi divennero un nemico da tenere sott’occhio, il cosiddetto ‘yellow peril’, pericolo giallo. Si diffuse in tutto il Paese una forte propaganda anticinese, alimentata anche dai giornali più conservatori e leader sindacalisti, ostili ad ogni forma di immigrazione.

Una tendenza che portò i cinesi ad essere sempre più relegati ai margini della società, in quanto non potevano sposarsi con persone bianche, non potevano intraprendere carriere nella pubblica amministrazione e dovettero subire addirittura il fatto di vedersi tassate alcune loro abitudini nonché il loro principale lavoro, quello di estrazione nelle miniere.

Una serie di provvedimenti che portarono alla nascita delle cosiddette Chinatown, una sorta di città parallele dentro un altro Stato. Le Chinatown oggi sono presenti in tutte le principali città del mondo; ma nacquero proprio negli Usa dalla necessità dei cinesi di restare uniti.

La comunità degli americani cinesi oggi

Ad oggi quella negli Usa rappresenta la comunità cinese più grande al di fuori dell'Asia. Nel tempo le limitazioni sono state tolte (lo stessa Chinese Exclusion Acts fu abrogata nel 1943, quando gli Usa si allearono con la Cina contro il Giappone nel corso della Seconda Guerra Mondiale) e la comunità è cresciuta a dismisura arrivando a contare, oggi, quasi 4 milioni di abitanti.

Pur avendo mantenuto una loro forte identità, i cittadini cinesi sono quindi attivi in ogni settore nevralgico della società; ad ogni modo non hanno perduto quella loro necessità di stare uniti e proteggersi a vicenda. Quindi le stesse Chinatown sono sempre presenti.
Ma ormai non è difficile trovare cittadini cinesi inseriti nei gangli, anche quelli più delicati, che mandano avanti la società statunitense.

Il caso degli scienziati cinesi negli Usa

Uno degli esempi più rappresentativi di quanto detto sopra è quello dagli scienziati cinesi che operano negli Usa. Questo è legato a doppio filo al fatto che i laureati cinesi sono ormai la maggioranza all’interno delle università americane, e di conseguenza nei prossimi 15 anni secondo l’Ocse la Cina potrebbe diventare il Paese numero uno per quanto riguarda la produzione e l’esportazione di scienziati in campo scientifico, ingegneristico, tecnologico e matematico.

In sostanza la scienza parlerà sempre più cinese; cosa che già avviene chiaramente oggi negli Usa, dove ad esempio il dibattito sull’impiego della cannabis terapeutica ruota sempre più attorno all’attività di ricerca di scienziati appartenenti alla comunità cinese.

La comunità asiatica statunitense, generalmente, è tacciata di nutrire sentimenti profondamente contrari alla legalizzazione della cannabis. Un recente sondaggio condotto dal Los Angeles Times avrebbe messo in evidenza questa loro tendenza a non aprirsi a tale novità sulla cannabis.

In un contesto caratterizzato da un approccio così conservatore, ha fatto molto rumore la lettera che un medico cinese di 70 anni residente negli Usa, Floyd Huen, ha inviato al Collegio di Medicina Tradizionale Cinese per ricordare loro che la cannabis era stata molto utilizzata anche in Cina a partire dal 6000 a.C.; e che nel corso dei millenni si è continuato a fare un largo uso di quella sostanza. E in effetti, se si va a studiare il fenomeno nel passato, la storia della cannabis medica sembrerebbe avere le sue origini proprio in Cina nel contesto della nota Medicina Tradizionale Cinese.

Come sempre in questi casi, quindi, il connubio tra differenti approcci culturali e il mix di storia ed esperienza può rappresentare la base per un cambiamento futuro.

La Cina sarà, secondo tutte le previsioni, la nuova potenza mondiale in termini di ricerca a innovazione, anche dal punto di vista medico e scientifico. Fattore che avrà sicuramente ripercussioni anche in quei Paesi, come gli Stati Uniti, nei quali vi è una grandissima rappresentanza di cittadini cinesi.

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