Intervista allo Chef Nicola Batavia

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titleNicola Batavia è stato chef testimonial per la Nike Vip House.

Come inizia la tua carriera di chef e quale ritieni che sia la dote principale di un grande cuoco?

Il mio percorso inizia già da bambino, quando mi innamorai dei profumi e dei piatti della sapiente cucina della mamma, che ancor oggi collabora al mio fianco facendo tutte le mattine pasta, pane e grissini. Affascinato da questi sapori, incominciai a girare il mondo all'età di 17 anni, fino a quando non tornai nella mia città natale per diventare uno chef di successo e aprire uno dei migliori locali d'Italia.

Come sei giunto all’avventura Olimpica?

Questo incarico è il frutto di un lungo lavoro iniziato poco prima delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006. Proprio a Torino è nato il grande sodalizio con la Nike, che mi ha portato alle Olimpiadi Beijing 2008.

Quali sono stati i piatti forti? Ti hanno chiesto più specialità italiane o piatti internazionali?

Ho preparato solo ed esclusivamente piatti italiani, con particolare attenzione alla cucina piemontese, che comprende anche cioccolateria e biscotteria. Nell’arco di tutta l’ultima giornata abbiamo tenuto aperto anche un angolo dedicato al caffè italiano, con dolci solo a base di caffè.

Che messaggio pensi che abbia trasmesso la tua cucina?

Ho voluto trasmettere il grande valore che contraddistingue la cucina italiana e che la differenzia dalle altre: ricchezza di ingredienti e prodotti di grande semplicità e raffinata qualità.

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Nicola Batavia ha partecipato alla trasmissione di Rai Uno, “Uno Mattina”.

Nel 1994 ha aperto il ristorante “L’Birichin” a Torino, che dal 2006 si fregia della Stella Michelin

Puoi svelarci il tuo segreto? Quali sono i tuoi punti di forza?

Segreti? Nessuno! La cosa importante è avere il massimo rispetto per il prodotto, e mirare a sapori nitidi e chiari. Enfatizzare il delicato aroma dell’olio extra vergine d’oliva, per esempio, è decisivo per la mia cucina. Il mio punto di forza è la passione per la cucina. Il fatto di trovarti in Cina ti ha spinto a fare qualche modifica nei tuoi piatti e nelle tue ricette? Non ho voluto modificare assolutamente nulla. Siamo partiti, io e il mio staff, per far assaporare la vera cucina italiana anche a Pechino. I miei dieci collaboratori hanno saputo fin dal primo istante che se avessero cambiato qualcosa la nostra presenza sarebbe stata inutile: non ha alcun senso presentare come “italiana” una cucina modificata in funzione di esigenze o di pressioni.

Che rapporto hai con la cucina cinese?

Avendo già lavorato in Asia, amo e rispetto profondamente questa cucina piena di profumi e sapori. A volte, addirittura, mi faccio prendere da smanie orientali e provo a inventare qualche nuova ricetta, ma poi torno alle mie tradizioni. In questi due mesi, tuttavia, appena il mio lavoro mi ha concesso spazio, ho cercato di assaggiare di tutto.

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