Gaozi e la natura umana

Il pensiero filosofico di Gaozi

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Nel IV secolo a.C. Gaozi, vissuto a lungo a Qi, è uno degli intellettuali più originali e stimolanti, con un ruolo importante nell’Accademia Jixia.

E’ stato uno dei propulsori più di rilievo del rilancio della scuola confuciana. Sfortunatamente quello che è giunto su di lui è davvero poco. Le sue opere non sono arrivate integre e per lo più ciò che rimane in quantità maggiore del suo pensiero, lo si trova in un dibattito con Mencio. Il fatto che i due pensatori cinesi possano aver avuto modo di argomentare assieme, risulta poco probabile, come non sono accertate le date esatte della sua vita, anche se si suppone il periodo sia attorno al 420 e il 350 a.C.

Potrebbe essere vissuto qualche tempo prima di Mencio, da ciò risulterebbe che la discussione filosofica con lui dibattuta è una ricostruzione postuma dei suoi discepoli. Tre sono le tesi principali di cui Gaozi si erge a portavoce: la natura umana non è né buona né cattiva; la benevolenza è all’interno (ren nei ye) e non all’esterno, mentre la rettitudine è all’esterno (yi wai ye) e non all’interno; non vi è predisposizione ai turbamenti d’animo (bu dong xin).

La natura umana secondo Gaozi

La filosofia di Gaozi vede la natura umana come amorevole, dunque non si trova il posto della morale, in quanto estranea alla natura dell’uomo, come può essere estranea alla natura di un salice l’impiego per la costruzione di utensili. E’ implicito in questa affermazione che il seguire la morale sia un atto di violenza nei confronti dell’uomo che si trova ad andare contro natura. La tesi del pensatore, successivamente porterà Xun Qing ad affermare che è implicito anche il fatto che se la morale è come esercitare violenza sulla natura, si può essere legittimati ad essere immorali, ma ciò è ben distante dal messaggio di Gaozi, il quale sostiene la completa assenza sia del bene che del male nella natura umana (ren xing).

Anche Gaozi come aveva fatto Zhuangzi prende l’acqua per esplicare la sua percezione della natura (xing): si lascia guidare e segue qualsiasi direzione senza alcuna preferenza per l’una o per l’altra. Mencio confuterà questo esempio ribadendo l’attitudine dell’acqua a scorrere verso il basso, e quindi lo sguardo verso il bene che l’animo umano possiede dentro di sé; solo sforzando le condizioni dell’acqua, questa potrebbe volgere verso l’alto e così pure l’uomo, sottoposto a violenze, si sottomette al male. Mencio riesce quindi a volgere le argomentazioni di Gaozi a suo favore.

Il processo naturale di crescita evolutivo

La vita ed il processo naturale di crescita evolutivo non trovano differenze in Gaozi, infatti non è partecipe delle tesi di Yang Zhu, forse perché non le conosce o forse perché non le ritiene importanti quanto invece è per lui importante confutare le tesi dei moisti. Quindi quando Mencio criticherà le idee di Gaozi si prefiggerà l’obbiettivo di correggere una posizione della sua scuola negli anni mutata e superata, ed anche criticare le idee yanghiste e taoiste. Gaozi crede nell’affetto naturale per i propri familiari (ren), migliore di quello che si può esternare verso il prossimo, riaffermando così le tesi di Confucio sull’amore dei figli verso i genitori (xiao) e per i fratelli (ti).

I discepoli di Gaozi condividono questa devozione verso la famiglia, invece Confucio ritiene che il processo individuale di crescita (ren) sia il mezzo per arrivare alla massima virtù (wei ren) che si evidenzia sul mondo grazie ai li e a yi. Gaozi tenta la riduzione dentro la sfera individuale del raggio di azione del ren, modificando così il valore confuciano, e allo stesso tempo dà a yi un valore esclusivo che comprende quelli confuciani di regolazione del giudizio (yi) grazie alle norme codificate nel tempo (li).

Il filosofo rende le due categorie yi e li intercambiabili e fuse fino ad assumere un’unica identità. Egli individua che nell’animo di ogni essere c’è uno stimolo ad agire, che ha basi nel ren, mentre all’esterno c’è yi. Una contraddizione può sembrar sorgere nel secondo enunziato di Gaozi, data proprio dal fatto che la compassione e la benevolenza (ren) siano all’interno dell’uomo, ciò può indicare che l’uomo sia propenso verso il bene, più che un essere amorale.

Ma proprio Confucio aveva insegnato che senza la rettitudine (yi), la benevolenza non è abbastanza per sostenere della bontà della natura umana. Il rispetto (jing) che si porta ad una persona anziana è conforme alla sfera della rettitudine e non della benevolenza in quanto Gaozi lo vede come fondamento di yi che è al di fuori dell’essere umano.

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