Perché i cinesi costruiscono così tante città fantasma?

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la città fantasma di Chenggong

Come abbiamo visto in Cina vi sono ormai innumerevoli città fantasma, interi quartieri costellati da costruzioni moderne e spesso ben rifinite, che però sembra che vengano semplicemente abbandonate al loro triste destino. Ma perché questo accade?

Vi sono diversi motivi perché i cinesi costruiscono nuove città. La prima considerazione da fare è che fino a qualche anno fa, praticamente tutti gli edifici in Cina erano costruiti allo stesso modo, non rispettavano i parametri di sicurezza minimi, i quartieri non erano ideati per affrontare le esigenze di una società moderna, erano sporchi, difficili da controllare, e non ultimo erano edifici esteticamente brutti e poveri.

Su questo argomento: China Suburbia, osservazioni sulla vita suburbana in Cina - La città fantasma di Chenggong - La città fantasma di Xiangyun - Un museo fantascientifico nella città fantasma di Ordos

In una parola, con il boom economico è apparso evidente che la Cina non poteva più farsi rappresentare da questi edifici ricoperti da mattonelle bianche sporche, e tantomeno l'emergente classe media cinese non poteva più vivere in determinate condizioni.

Ecco che è nata l'esigenza di costruire una Nuova Cina. Questo piano che corre parallelamente al progetto cinese di svuotare le campagne alfine di addensare la popolazione in grandi centri urbani (è di questi giorni la notizia che in Cina oggi ci sono più di 100 città con più di 1 milione di abitanti, e non per l'aumento della popolazione, che in realtà sta invecchiando repentinamente, ma semplicemente perché milioni di lavori migranti hanno abbandonato le campagne) ha naturalmente infiammato il mercato del real estate, che ha contribuito non poco all'ingrossarsi del PIL cinese.

Stabilito che i cinesi costruiscono questi nuovi quartieri non per divertimento ma perché stanno semplicemente seguendo i loro piani quinquennali di sviluppo urbano che prevedono lo spostamento di masse oceaniche di persone dalle campagne alle città, ogni tanto, forse più frequentemente di quanto dovrebbe, alcuni di questi progetti si spiaggiano come balene disorientate, lasciando con sé soltanto edifici abbandonati, enormi buchi nei bilanci locali, e spesso lasciando in braghe di tela innumerevoli cittadini che avevano investito i loro risparmi o acceso mutui importanti per comprare questi luccicanti appartamenti.

I motivi principali di questi fallimenti possono essere di diversa natura: a volte queste città sono state ideate e costruite troppo in anticipo rispetto ai tempi, a volte sono state progettate in zone troppo periferiche, a volte non sono adeguatamente servite, a volte i costruttori sono travolti da scandali e corruzione.

Gli uffici a Shanghai della compagnia cinese dietro l'offerta di acquisto del Milan non esistono

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Gli uffici a Shanghai della compagnia cinese dietro l'offerta di acquisto del Milan da 780 milioni di dollari, non esistono, secondo un'inchiesta di Reuters.

Gli uffici dovrebbero trovarsi in un quartiere business due ore fuori da Shanghai, ma come Adam Jourdan di Reuters ha potuto constatare, non esistono.

Sino Europe Sports è il nome del misterioso gruppo cinese che ha avanzato una proposta di acquisto da 800 milioni per l'AC Milan.

Secondo il giornalista di Reuters, siamo in presenza di una rete di scatole cinesi che sembrano tutte puntare verso questo posto alla periferia di Shanghai. Il giornalista, ha parlato con i responsabili e il personale della struttura, e nessuno ha mai sentito parlare di questa compagnia. Persino i numeri dei locali dell'edificio non corrispondono.

Al momento non si hanno informazioni certe sulla reale sede di Sino Europe Sports.

La trattativa nel frattempo è stata rimandata ripetutamente. L'ultima rata teoricamente dovrebbe essere pagata ad inizio aprile secondo le richieste della società rossonera.

Come abbiamo visto, negli ultimi anni la Cina si è accaparrata numerosi marchi prestigiosi e non occidentali, nel settore dell'intrattenimento, nello sport, nella moda, etc. Questi acquisti disinvolti spesso hanno destato qualche preoccupazione sia in patria che all'estero, tanto che recentemente sono state adottate una serie di misure per rendere più difficile il trasferimento di capitali dalla Cina.

 

Il Cinese a Fumetti

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il cinese a fumetti

"Il cinese a fumetti" è un volume che con ironia e leggerenza, introduce il lettore allo studio della lingua cinese.

I disegni e i testi accompagnano il lettore al primo approccio alla cultura cinese in maniera facile e divertente. Il libro è una raccolta degli appunti collezionati nel corso degli anni dall'autore Stefano Misesti.

Il volume è acquistabile presso il sito della casa editrice.

Titolo: Il Cinese a Fumetti
Collana: Nuvole in Tempesta
Numero in Collana: 16
ISBN: 978-88-88893-91-4
Autore: Stefano Misesti
Formato: 1 volume 17x24 cm, Brossurato a colori, 112 pgg.
Prezzo: 12,00 euro
Edizioni NPE - Nicola Pesce Editore

Data di uscita in libreria di varia e fumetteria: 30 marzo 2017

Un manuale a fumetti con cui Stefano Misesti ci insegna le basi della lingua cinese, in uscita il 6 aprile.

Al giorno d’oggi in Italia la comunità cinese è in rapida crescita ed ha ormai superato il mezzo milione di persone. Ecco perché diventa sempre più importante saper parlare e leggere almeno il cinese di base. Sia che si possegga un’attività in una grande città, sia che si voglia commerciare con l’estero, sia che si abbia presa una cotta per un o una cinese, una buona infarinatura della loro lingua si rende sempre più necessaria, oltre che utile.

Il cinese, con i suoi logogrammi o morfemi, è un mondo a parte, che scoraggia tutti coloro che vorrebbero avvicinarvisi.

La conoscenza del loro modo di scrivere e parlare ci aprirà le porte di una straordinaria cultura ultra-millenaria, probabilmente la più antica del mondo. Purtroppo imparare il cinese non è come imparare l’inglese o qualsiasi altra lingua con la quale condividiamo perlomeno l’alfabeto, oltre che qualche inevitabile somiglianza della sintassi. Questo libro sfrutta abilmente il fumetto, la sua immediatezza e la sua simpatia per rendere il primo approccio a questa meravigliosa cultura facile e divertente.

Stefano Misesti è illustratore, autore di fumetti e pittore.

il cinese a fumetti il cinese a fumetti il cinese a fumetti

Made in Hong Kong di Fruit Chan restaurato grazie al Far East Film Festival

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made in Hong Kong

Made in Hong Kong, la pellicola ormai di culto di Fruit Chan, verrà presentata in anteprima internazionale al Far East Film a Udine, che si terrà dal 21 al 29 aprile.

Di seguito il comunicato del Far East Film Festival

Hong Kong, per il Far East Film Festival, non è soltanto un'inesauribile fonte di meraviglie cinematografiche: è il detonatore stesso della sua nascita. La prima scintilla. Il “C'era una volta...” da cui, nel 1998, ha preso vita tutta la storia. S’intitolava semplicemente Hong Kong Film, quello che oggi possiamo appunto considerare il numero zero del FEFF, e sarà proprio uno dei titoli presentati allora, un titolo poi diventato oggetto di culto, il simbolo della grande retrospettiva in programma quest’anno: stiamo parlando del leggendario Made in Hong Kong di Fruit Chan, che (ri)vedremo a Udine in anteprima internazionale nel nuovissimo restauro prodotto dal FEFF e diretto dal laboratorio bolognese L’Immagine ritrovata!

made in HK
Made in Hong Kong

Grande retrospettiva, dicevamo, e Creative Visions: Hong Kong cinema 1997-2017 grande lo è davvero: a 20 anni di distanza dall’handover che ha riconsegnato Hong Kong alla Cina, il Far East Film Festival 19 mostrerà 10 film che restituiscono pienamente il fervore artistico e il clima sociale di una città e di una comunità. Un periodo di rottura e di opportunità per il cinema dell’ex colonia britannica che, dopo i fasti di Bruce Lee e l’onda lunga di John Woo e Wong Kar-wai, ha dovuto necessariamente cercare una rinascita e avviare un dialogo con lo scomodo “parente” cinese, guidandolo nella sua sfida a Hollywood. Il progetto Creative Visions, che nasce grazie al supporto del Governo di Hong Kong, è realizzato in collaborazione con Create Hong Kong e l’Hong Kong Economic and Trade Office di Bruxelles ed è stato discusso con l’Hong Kong International Film Festival Society.

the mission
The Mission

Dal memorabile The Mission di Johnnie To all’altrettanto memorabile gioiello di Alan Mak e Andrew Lau, il magnifico Infernal Affairs tanto caro a Scorsese, dall’esilarante Kung Fu Hustle di Stephen Chow all’amatissimo Ip Man di Wilson Hip, la selezione di Creative Visions emozionerà i veterani del e riempirà di cinema (un cinema davvero straordinario!) gli occhi dei “nuovi arrivi”. A cominciare dal capolavoro indipendente di Fruit Chan, ovviamente, che accompagnerà il suo Made in Hong Kong sul palco udinese. «Fruit è un ottimo amico del nostro Festival – commenta Sabrina Baracetti, Presidente del FEFF – e noi siamo veramente orgogliosi di potergli rendere omaggio, così come siamo orgogliosi di aver prodotto il restauro di Made in Hong Kong: uno dei primissimi film che abbiamo portato a Udine, uno dei titoli che ci ha ispirati di più, ormai introvabile sia su pellicola, sia su altri supporti».

infernal affairs
Infernal Affairs

Il Far East Film Festival 19, ricordiamo, andrà in scena dal 21 al 29 aprile e gli oltre 70 titoli del programma attingeranno, come sempre, alle migliori produzioni dell'ultima stagione: blockbuster, cult movie, outsider su cui scommettere, ma anche “oasi d’autore” da tutta l'Asia.

Gli altri film della sezione Creative Visions: Hong Kong cinema 1997-2017

Made in Hong Kong (Fruit Chan, 1997)
A Simple Life (Ann Hui, 2011)
Love in a Puff (Pang Ho-cheung, 2010)
Infernal Affairs (Andrew Lau/Alan Mak, 2002)
Kung Fu Hustle (Stephen Chow, 2004)
The Grandmaster (Wong Kar-wai, 2013)
The Mission (Johnnie To, 1999)
After This Our Exile (Patrick Tam, 2006)
Ip Man (Wilson Yip, 2008)
Accident (Soi Cheang, 2009)

La città fantasma di Xiangyun a Shijiazhuang in Cina

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La città fantasma di Xiangyun a Shijiazhuang

Il progetto è stato sequestrato dalle autorità cinesi, lasciando decine di migliaia di persone con una proprietà il cui valore è precipitato, impossibilitati a trasferirvisici o a vendere gli appartamenti, e creando una nuova ghost town a Shijiazhuang, casomai la Cina avesse bisogno di altre città fantasma.

Xiangyun International Project (祥云国际楼盘动态) ricopre un'area di oltre 1800 acri, ed era considerato come un progetto strategico dal governo locale per supportare il mercato dell'edilizia, il turismo e le attività culturali.

La città fantasma di Xiangyun a Shijiazhuang
Il progetto originale

Il progetto consiste di due parti principali. Una a sud che copre un'area di circa 1300 acri caratterizzata da complessi residenziali di lusso a bassa densità, ed una parte a nord, che copre un'area di 426 acri, dotata sembrerebbe anche di un parchetto acquatico.

La città fantasma di Xiangyun a Shijiazhuang

Nel 2014 però, Hebei Real Estate Development Group Co., Ltd., una ben nota compagnia privata nello Hebei, è stata messa sotto indagine dalle autorità locali. Da allora i prezzi delle case sono precipitati, e la compagnia ha accumulato miliardi di RMB di debito. Con il sequestro della compagnia, migliaia di persone che già avevano investito nel progetto comprando le case in anticipo, non hanno potuto trasferirsi nei nuovi appartamenti e né tantomeno hanno potuto rimetterle in vendita, dal momento che non è permesso terminare i lavori del complesso sotto sequestro.

La città fantasma di Xiangyun a Shijiazhuang

Nel 2017, la compagnia è ufficialmente fallita, travolgendo definitivamente il progetto originale e lasciando decine di migliaia di persone a dovere risolvere questa angosciosa situazione.

La città fantasma di Xiangyun a Shijiazhuang

Secondo fonti ufficiali, le autorità hanno messo sotto controllo la compagnia a causa di alcune attività corruttive che riguardavano Li Sheng, il rappresentante legale nonché capo dell'azienda.

Quello che rimane a distanza di tre anni, è un gigantesco quartiere disabitato. Intanto il 17 marzo, secondo il tribunale della città di Shijiazhuang, si è tenuto il primo incontro tra i creditori.

La città fantasma di Xiangyun a Shijiazhuang La città fantasma di Xiangyun a Shijiazhuang La città fantasma di Xiangyun a Shijiazhuang

Photo: AnsticeLi/视觉中国
Source: news.163 via Xiangyun Ghost Town in Shijiazhuang

Pinterest censurato in Cina

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pinterest censurato in Cina

Nell'ultimo anno abbiamo assistito ad una crescente ed inquietante censura del web cinese.

Dall'anno scorso difatti è stata adottata una lunga serie di misure draconiane per porre un freno alla libertà di parola e di espressione nella rete cinese, utilizzando scuse paternaliste e moralizzatrici.

Queste misure hanno riguardato nuove stringenti regole per lo streaming, le nuove normative sulle VPN, la censura di numerosi siti occidentali e soprattutto il divieto di fare informazione per quanto riguarda i portali cinesi, che da adesso dovranno affidarsi solo alle agenzie di stampa nazionali per la diffusione delle notizie politiche.

Pinterest però, a differenza parzialmente da altre piattaforme online, aveva un valore aggiunto con sé per quanto riguardava il mondo del design. E' sempre stato utilizzato come fonte di ispirazione o di promozione da creativi di tutto il mondo.

In un mondo globalizzato, le idee e la loro diffusione rappresentano non solo dei diritti che dovrebbero essere inalienabili ma anche sono degli strumenti eccezionalmente utili per la creazione stessa di idee e della loro circolazione.

Censurare Pinterest, così come censurare gli altri siti, probabilmente darà al partito comunista cinese l'ingenua idea di mantenere un controllo più serrato sulla popolazione, ma la verità è che, sulla lunga distanza, non farà altro che aumentare il gap culturale già considerevole, che esiste tra un giovane medio cinese ed un suo equivalente coreano, giapponese o di Hong Kong.

Sia chiaro che queste misure non proteggono i cinesi dalle esalazioni tossiche provenienti dall'occidente come qualcuno potrebbe pensare, ma azzoppano soltanto interi settori industriali e culturali cinesi, ed ormai questo andazzo non sta risparmiando più alcun settore.

Se prima la censura si abbatteva sulle idee e sulle informazioni in qualche modo considerate scomode, come potevano ad esempio essere argomenti come i fatti di Tiananmen del 1989 o il Falun Gong, oggi, questa ansia del partito di volere tutto riportare sotto il proprio controllo ha raggiunto l'organizzazione stessa della rete, la cronaca, l'editoria tradizionale, lo streaming, ed ora anche il design, sottraendo al tempo stesso l'unico strumento utile per scavalcare i blocchi imposti dal governo, ovvero le VPN, con la scusa di volere riorganizzare il mercato.

A quanto pare gli utenti cinesi però, non l'hanno presa benissimo.

Rabbia e frustrazione

Una giovane utente cinese di nome Cherry ha commentato su Sina Weibo "Pinterest è bloccato in Cina, ed ora dovrei usare Baidu per guardare le foto di fashion?"

Non è la sola ad essere rimasta delusa nello scoprire che la popolare piattaforma di sharing è stata censurata in Cina.

"Da pochi giorni all'improvviso non riesco ad accedere a Pinterest, mi viene da piangere!" ha detto un netizen.

Un blogger ha aggiunto: "Una cascata di lacrime ora che Pinterest è bloccato! I designer sono in bagno a piangere!"

Pinterest, lanciato nel 2012, è diventato popolare in Cina nel 2012, quando sono cominciati a spuntare vari cloni cinesi come Huaban Meilishuo o Mogujie.

Pinterest consente di condividere foto da internet, catalogarle in diverse bachece e diffonderle tra i propri followers. Il sito è diventato uno strumento fondamentale tra i professionisti del mondo creativo (e del marketing), in particolar modo per quanto riguarda i settori della moda, del design e della fotografia. Tutti mondi per i quali la Cina si è spesa moltissimo in anni recenti.

Un altro utente ha commentato: "Ma perché avete bloccato anche i siti dei designer? Perché? Perché? Perché?!!! Tutte le mie immagini su Pinterest, aaaah! Andate a f*****o!!!"

"E' così triste. Tutte le mie immagini, le mie bacheche, il mio materiale di riferimento ..."

Alla rabbia, fa seguito l'incredulità. Qual è l'utilità di bloccare una piattaforma come Pinterest? Si chiedono molti utenti come @Kerwin德芙 "Può qualcuno spiegarmi perché Pinterest è censurato? Non ho capito perché prima avessero bloccato Medium, ed ora Pinterest.

Secondo i suggerimenti del motore di ricerca di Weibo, le domande inerenti le motivazioni del blocco di Pinterest sono molto diffuse. Nell'immagine, proveniente da whatsonweibo, si possono leggere i suggerimenti automatici di Weibo: il primo chiede il perché Pinterest sia bloccato, e la seconda chiave di ricerca invece dice semplicemente "pinterest non si apre".

pinterest censurato in Cina

Pinterest sembra essere stato bloccato il 9 marzo, quando è apparso il primo messaggio di un utente inquieto su Douban.

Secondo alcuni, il blocco potrebbe essere temporaneo e potrebbe essere in qualche modo legato al lianghui, ovvero le Due Sessioni, i due grandi appuntamenti annuali che coinvolgono tutta la classe politica cinese, che si svolgono a marzo a Beijing.

I siti bloccati in Cina sono numerosissimi. Alcuni hanno sofferto di divieto temporanei o parziali come Wikipedia, altri come Facebook, Twitter, Youtube ed altri, sono stati bloccati nel 2009. Google, ha ingaggiato alcune battaglie in passato, perse, ed Instagram, Tumblr ed altri sono stati censurati nel 2014.

La comunità cinese negli Usa: storia di integrazione e difficoltà

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Lavoratori cinesi delle ferrovie.

In principio fu un atto, o forse sarebbe meglio chiamarlo una legge, che il Congresso americano aveva promulgato nel 1882 e che era conosciuto come Chinese Exclusion Act.

Quel provvedimento andava ad escludere la comunità cinese dal territorio nazionale degli Usa, prevedendo un blocco agli ingressi e negando a tutti i cinesi che già erano entrati nel territorio statunitense i diritti di cittadinanza.

Una decisione epocale, dato che negli Usa non c’erano mai stati precedenti simili, e che andava a porre sotto la luce dei riflettori una delle comunità più numerose del Paese.

Tutto era iniziato pochi anni prima, nel 1840 circa, quando la diaspora cinese incluse anche il territorio americano come meta dei propri spostamenti, soprattutto grazie alla corsa all’oro che riguardò le miniere della California, e alla susseguente necessità di molta manodopera a basso costo per cercare di estrarre più materiale prezioso possibile da quelle cave. E da questo punto di vista i cinesi erano in grado di garantire sicurezza e affidabilità agli impresari di allora.

Secondo quanto riportato dalla storiografia di quegli anni, l’immigrazione piuttosto massiva di cittadini dalla Cina portò con sé il bisogno di nuove abitazioni, oltre che di infrastrutture più adeguate; e sembrerebbe che buona parte della rete ferroviaria che nacque in quel periodo negli Usa fu proprio opera dei cinesi.

Dall’integrazione all’emarginazione

In sostanza il primo approccio tra Stati Uniti d’America e cittadini cinesi fu all’insegna del rispetto e dello scambio reciproco di opportunità. Solo in partenza. Perché poi, come detto, i cinesi divennero il nemico da isolare, in quanto andavano a mettere a repentaglio l’integrità della comunità Usa a causa delle loro abitudini e della loro ricerca di condizioni di vita migliori, soprattutto dedicandosi all’apertura di piccoli empori.

Questo perché la maggior parte del lavoro per il quale erano sbarcati negli Usa, quindi la ricerca dell’oro nelle miniere del Paese, era ormai sostanzialmente terminata; e di conseguenza una popolazione ormai così massiccia dovette adeguarsi e inventarsi nuovi metodi di sussistenza.

I cinesi divennero un nemico da tenere sott’occhio, il cosiddetto ‘yellow peril’, pericolo giallo. Si diffuse in tutto il Paese una forte propaganda anticinese, alimentata anche dai giornali più conservatori e leader sindacalisti, ostili ad ogni forma di immigrazione.

Una tendenza che portò i cinesi ad essere sempre più relegati ai margini della società, in quanto non potevano sposarsi con persone bianche, non potevano intraprendere carriere nella pubblica amministrazione e dovettero subire addirittura il fatto di vedersi tassate alcune loro abitudini nonché il loro principale lavoro, quello di estrazione nelle miniere.

Una serie di provvedimenti che portarono alla nascita delle cosiddette Chinatown, una sorta di città parallele dentro un altro Stato. Le Chinatown oggi sono presenti in tutte le principali città del mondo; ma nacquero proprio negli Usa dalla necessità dei cinesi di restare uniti.

La comunità degli americani cinesi oggi

Ad oggi quella negli Usa rappresenta la comunità cinese più grande al di fuori dell'Asia. Nel tempo le limitazioni sono state tolte (lo stessa Chinese Exclusion Acts fu abrogata nel 1943, quando gli Usa si allearono con la Cina contro il Giappone nel corso della Seconda Guerra Mondiale) e la comunità è cresciuta a dismisura arrivando a contare, oggi, quasi 4 milioni di abitanti.

Pur avendo mantenuto una loro forte identità, i cittadini cinesi sono quindi attivi in ogni settore nevralgico della società; ad ogni modo non hanno perduto quella loro necessità di stare uniti e proteggersi a vicenda. Quindi le stesse Chinatown sono sempre presenti.
Ma ormai non è difficile trovare cittadini cinesi inseriti nei gangli, anche quelli più delicati, che mandano avanti la società statunitense.

Il caso degli scienziati cinesi negli Usa

Uno degli esempi più rappresentativi di quanto detto sopra è quello dagli scienziati cinesi che operano negli Usa. Questo è legato a doppio filo al fatto che i laureati cinesi sono ormai la maggioranza all’interno delle università americane, e di conseguenza nei prossimi 15 anni secondo l’Ocse la Cina potrebbe diventare il Paese numero uno per quanto riguarda la produzione e l’esportazione di scienziati in campo scientifico, ingegneristico, tecnologico e matematico.

In sostanza la scienza parlerà sempre più cinese; cosa che già avviene chiaramente oggi negli Usa, dove ad esempio il dibattito sull’impiego della cannabis terapeutica ruota sempre più attorno all’attività di ricerca di scienziati appartenenti alla comunità cinese.

La comunità asiatica statunitense, generalmente, è tacciata di nutrire sentimenti profondamente contrari alla legalizzazione della cannabis. Un recente sondaggio condotto dal Los Angeles Times avrebbe messo in evidenza questa loro tendenza a non aprirsi a tale novità sulla cannabis.

In un contesto caratterizzato da un approccio così conservatore, ha fatto molto rumore la lettera che un medico cinese di 70 anni residente negli Usa, Floyd Huen, ha inviato al Collegio di Medicina Tradizionale Cinese per ricordare loro che la cannabis era stata molto utilizzata anche in Cina a partire dal 6000 a.C.; e che nel corso dei millenni si è continuato a fare un largo uso di quella sostanza. E in effetti, se si va a studiare il fenomeno nel passato, la storia della cannabis medica sembrerebbe avere le sue origini proprio in Cina nel contesto della nota Medicina Tradizionale Cinese.

Come sempre in questi casi, quindi, il connubio tra differenti approcci culturali e il mix di storia ed esperienza può rappresentare la base per un cambiamento futuro.

La Cina sarà, secondo tutte le previsioni, la nuova potenza mondiale in termini di ricerca a innovazione, anche dal punto di vista medico e scientifico. Fattore che avrà sicuramente ripercussioni anche in quei Paesi, come gli Stati Uniti, nei quali vi è una grandissima rappresentanza di cittadini cinesi.

E' stata rinvenuta una piccola piramide in un cantiere di Zhengzhou

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piramide di zhangzhou

Una tomba a forma piramidale, è stata rinvenuta in un cantiere a Zhengzhou, nello Henan, in Cina centrale.

Secondo alcuni esperti, l'area dovrebbe essere un sito funerario, forse risalente alla Dinastia Han (202 a.C. - 220 d.C.) o poco più tarda, contenente almeno due tombe, una a forma di piramide, e l'altra di mezzo cilindro. Il sito è caratterizzato da uno stretto corridoio che conduce ad una sala principale dove sono conservate le tombe.

Non si hanno molte altre informazioni riguardante chi e perché abbia prodotto e sepolto la struttura.

I media cinesi non hanno perso tempo nel rinominarla la "piramide di Zhengzhou", nonostante la differenza di dimensioni. Prima della costruzione del nuovo sito residenziale, l'area era un villaggio urbano.

Secondo un abitante della zona che ha avuto la fortuna di visitarla, la camera funeraria è lunga 30 metri e larga otto.

Ad ogni modo, secondo l'Ufficio delle Reliquie Culturali dello Henan, questo genere di tombe piramidali in mattoni, non sono rare nella regione.

In Cina ci sono anche altre "piramidi" nel territorio, come il Mausoleo Maoling a Xi'An.

piramide di zhangzhou piramide di zhangzhou

Fonte> Huanqiu

Una fabbrica cinese realizzava pannolini per adulti riciclando quelli usati

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pannolini usati

Una fabbrica nella città di Linyi, nello Shandong produceva pannolini per adulti riciclando quelli usati.

Mercoledì, le autorità locali hanno messo fine al business di questa struttura nascosta, come parte delle operazioni condotte in Cina in occasione della giornata annuale dei diritti del consumatore.

I pannolini usati erano ammassati in pile alte 4 o 5 metri dentro la fabbrica, secondo un report pubblicato da lqilu.com.

Pezzi di pannolini strappati e cotone erano sparpagliati per i 400 metri quadrati della fabbrica, emanando un odore disgustoso, secondo l'articolo.

Quando le autorità sono giunte sul luogo, molte macchine erano in funzione per estrarre il materiale utilizzato per riempire i pannolini per produrne di nuovi.

Le autorità stanno ancora conducendo le indagini.

La scoperta è solo l'ultima di un lunghissimo elenco di incidenti che hanno coinvolto attività industriali cinesi nel riciclo illegale di prodotti di scarto.

Nel 2007, una fabbrica era stata scoperta a riciclare profilattici usati in nastrini per capelli, mentre nel 2015, un fabbrica nel Jiangsu era stata pescata nel decolorare fazzolettini usati, rivendendoli.

Lo scorso anno a Nanjing, numerose persone erano state arrestate per avere venduto pellet di plastica utilizzato in giochi realizzato con materiale medico di scarto.

Peppa Pig censurato in Cina?

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Editori cinesi hanno detto di avere ricevuto ordini di diminuire drasticamente il numero di titoli stranieri per prevenire il "flusso ideologico" dall'occidente.

Secondo alcune nuove direttive, anche Winnie The Pooh, Charlie e la Fabbrica di Cioccolato, James e la Pesca Gigante ed altri potrebbero essere censurati.

Numeri di capogiro

Il pubblico potenziale per questi titoli è vastissimo: oltre 220 milioni di bambini e pre adolescenti, rappresentano una sorta di eldorado per gli editori. Solo nello scorso anno sono stati pubblicati 40.000 testi per bambini in Cina.

Come abbiamo visto recentemente, il partito sta rafforzando il proprio controllo sulla rete cinese, sui media, sull'editoria, sulla televisione ed ora probabilmente anche sull'editoria per bambini. Secondo il South China Morning Post di Hong Kong, i pubblisher cinesi sono stati infine raggiunti dalle nuove direttive che limitano il numero di titoli stranieri.

I primi ad essere colpiti dalle nuove regole saranno molto probabilmente, a dire il vero, i testi provenienti da Corea del Sud, già al centro di fortissime polemiche e di un boicotaggio per quanto riguarda il dislocamento del sistema anti-missilistico americano THAAD in funzione anti nord coreana, e Giappone.

Una seconda fonte, un editore di una casa editrice controllata dal governo, ha affermato che dirigenti del partito comunista si sono lamentati che questi testi stranieri hanno causato un flusso intollerabile di ideologia occidentale.

Venerdì, Alibaba, il gigante controllato da Jack Ma, ha detto che cesserà la vendita di tutte le pubblicazioni straniere da Taobao, uno dei più grandi siti di ecommerce cinese, al fine di "creare un ambiente di shopping sano e sicuro per aumentare la fiducia e la soddisfazione dei consumatori". Controllando sulle pagine di Taobao e Tmall, in effetti al momento i libri di Peppa Pig, così come quelli di Winnie The Pooh sono ancora presenti.

Peppa Pig su Tmall
Winnie The Pooh su Taobao

La corruzione morale dell'Occidente

La questione della corruzione morale dell'Occidente è cosa antica ed ha anche qualche ragione storica per esistere. Basti pensare ad esempio alle vergognose guerre dell'Oppio, ai trattati ineguali, alle concessioni straniere. I dissapori con il Giappone invece hanno origini più recenti, da quando cioè, il Giappone verso la fine dell'800 si scoprì potenza militare proprio ai danni della Cina, con la Prima Guerra Sino-Giapponese. Le atrocità e gli orrori commessi dalle milizie giapponesi in Cina durante la Seconda Guerra-Sino Giapponese e la Seconda Guerra Mondiale, hanno poi fatto il resto, cementando così il fortissimo risentimento cinese nei confronti dei vicini. Negli anni '50, il sentimento anti-occidentale trovò nuova linfa nella guerra di Corea e nella Guerra Fredda. Recentemente, l'animo patriottico cinese, è stato riscaldato dalle contese territoriali nel mare cinese meridionale e in Corea del Sud.

La Cina da anni ha cercato di contenere l'influenza culturale occidentale. Da dopo la morte di Mao, abbiamo visto che la Cina si è gradualmente aperta all'occidente, cercando però di controllare il flusso di informazioni, talvolta accelerendo per poi improvvisamente arrestare bruscamente questo processo, impaurita dalle conseguenze che questo flusso potrebbe portare. Questa paura si è manifestata violentemente nel giugno del 1989 negli episodi che tutti ben conosciamo.

Il "Sogno Cinese"

Dal 2012, con la salita al potere di Xi Jinping, questo processo di contenimento si è rafforzato, inseguendo lo slogan "Il Sogno Cinese". Xi, sfoderando una retorica d'altri tempi, ha dichiarato che le università cinesi devono diventare le roccaforti del partito comunista, mentre il ministro dell'educazione Yuan Guiren, ha avvertito che "forze nemiche" stano tentando di infiltrarsi nei cuori e nelle menti dei campus del paese.

Il dirigente della casa editrice ha anche aggiunto a South China Morning Post che il divieto è stato passato per via orale, e il suo scopo è quello di "conformare il pensiero delle persone ai dogma di partito".

Ad ogni modo, ci sono vari dubbi se Beijing sia effettivamente in grado di rafforzare il bando sui testi stranieri per bambini. Un editore cinese ha detto al Financial Times che secondo lui la censura è tecnicamente di difficile attuazione, e non porterà alcun beneficio al paese.

Al momento, sono sei i titoli stranieri nella top tep di libri per bambini sul marketplace di Amazon in Cina, compreso Harry Potter e Guess How Much I Love You di Sam McBratney.

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