In Cina oggi coltivare la pianta e possedere la sostanza non è legale, così come resta ovviamente un reato la vendita. Eppure quella tra Cina e cannabis è una storia che affonda le proprie radici nella notte dei tempi

Cina e cannabis: un connubio lungo secoli, che ha origine dalla medicina tradizionale cinese, ritenuto ancor oggi il sistema medico più antico del pianeta, e annoverato tra le medicine non convenzionali.

Riguardo alla nascita di questo sistema medico, indicare una data esatta è impresa tutt’altro che semplice: alcuni parlano di 5.000 anni fa, per altri sarebbe un po’ più giovane. Certo è che si tratta comunque di un sistema millenario e che, per tornare al tema centrale, nel corso del tempo ha previsto l’uso della cannabis.

Al riguardo, pochi mesi fa è stata rinvenuta la presenza di cannabis in antiche tombe cinesi lungo la Via della Seta, nella zona nord occidentale della Cina. Le tombe, ritenute tra le più antiche del mondo, risalirebbero a circa 2.500 anni fa e la sostanza, secondo gli scienziati che l’hanno rinvenuta, potrebbe essere stata utilizzata per finalità terapeutiche o come cerimoniale per accompagnare i morti nel loro ultimo viaggio.

Nel caso specifico, gli esami scientifici hanno evidenziato la presenza dei resti di un individuo di mezza età e di sesso maschile, il cui corpo era stato interamente ricoperto da foglie di cannabis. Tale procedura potrebbe anche essere un rituale che veniva attuato nei riti funebri dell’antica Cina.

Una scoperta importante, perché potrebbe allargare gli orizzonti aiutando la scienza moderna a comprendere in che modo venisse utilizzata questa pianta nelle culture antiche.

La cannabis nella medicina tradizionale cinese:

In effetti la pianta della canapa ha una lunga tradizione di utilizzo nella medicina tradizionale cinese, ovvero l’insieme di pratiche curative che ha oltre 5mila anni di storia. Non a caso è stata inserita tra le 50 erbe mediche ritenute fondamentali per trattare sintomatologie di varia natura. Secondo alcuni libri di storia, la cannabis era utilizzata anche dall’imperatore Shen Nung, appassionato di farmacologia e passato alla storia con il soprannome di “imperatore dei 5 cereali”, in quanto considerato padre dell’agricoltura cinese.

Per avere una testimonianza scritta dell’uso medico della cannabis in Cina occorre risalire al I secolo dopo Cristo, ovvero quando venne completata la scrittura del ‘Pen Ts’ao Ching’, il trattato medico considerato tra i più antichi al mondo. In questo trattato l’uso della canapa è consigliato per oltre 100 disturbi della salute, tra i quali malaria, reumatismi e gotta.

Da evidenziare che l’uso medico che si fa oggi della cannabis, rivolto principalmente a lenire i dolori, viene sperimentato in Cina per la prima volta nel 200 d.C circa. La storia narra che fu il chirurgo Hua Tuo a provare la cannabis come anestetico in combinazione con l’agopuntura, pratica di medicina alternativa originata proprio in Cina.

Nel corso dei secoli l’utilizzo di cannabis è continuato con successo in terra cinese: i medici ne hanno spesso prescritto il ricorso, soprattutto sotto forma di infusi e tisane, come cura per svariati disturbi.

Questo perché, come detto, nella medicina tradizionale cinese l’uso delle erbe mediche ha un ruolo di assoluta importanza; e la stessa cannabis è strettamente legata a terapie tipiche di quella cultura, quale ad esempio l’agopuntura.

Quest’ultima pratica si basa sulla stimolazione del sistema endocannabinoide del corpo umano, miscela chimica che deve il suo nome proprio alla pianta della cannabis. Inoltre nell’antica Cina molti medici, prima di praticare terapie a base di agopuntura, procedevano a far inalare o fumare cannabis al paziente, in quanto convinti che la cosa stimolasse l’energia interiore, oltre a servire per attutire il dolore provocato dagli aghi.

La cannabis oggi e il proibizionismo:

Oggi, rispetto all’antichità, quando la cannabis era nota soltanto per le sue facoltà curative, la sostanza è considerata una droga a tutti gli effetti e ha perso i connotati di erba medica. Attualmente, quindi, la cannabis è illegale in tutta la Cina e in passato si è assistito, addirittura, a condanne a morte per persone che avevano trafficato grosse quantità di marijuana.

Con la riapertura dei confini negli anni ’80, la Cina è infatti diventata un mercato fiorente per quanto riguarda il commercio illegale di droga. Malgrado le leggi altamente repressive, in sostanza, il mercato illecito di droghe, anche leggere, non è stato scoraggiato.

Il Paese del Dragone è, oggi, al primo posto in quanto a consumo mondiale di eroina e al secondo posto per quanto riguarda la cocaina; queste evidenze hanno spinto il regime ad attuare misure dure in termini di repressione, che arrivano a prevedere finanche la pena di morte per lo spaccio e il possesso di droga. Ogni anno sono decine gli spacciatori che subiscono la pena capitale.

Questo nei casi limite: perché in linea di massima, per quanto riguarda ad esempio le droghe leggere e quindi anche la cannabis, l’utilizzo di sostanze stupefacenti oltre che reato è considerato anche una malattia da curare; spesso e volentieri chi è trovato in possesso di quantitativi di droga viene quindi mandato nei famigerati campi di lavoro a tempo indeterminato per scontare la sua pena.

Un excursus piuttosto curioso (e per certi versi simile a quello di molti altri Paesi, anche occidentali) quello che ha caratterizzato la storia della cannabis in Cina: considerata per millenni come sostanza fondamentale e parte integrante della medicina tradizionale per le sue capacità curative, è arrivata ad essere, oggi, nella repubblica popolare cinese, una semplice droga da bandire che nuoce gravemente alla salute e che va combattuta in nome del proibizionismo.

Un binomio durato migliaia di anni interrotto da un’impostazione stringente del regime cinese. E questo malgrado i tanti studi medici condotti, anche in Cina, e finalizzati a evidenziare il ruolo terapeutico della cannabis sull’organismo umano.