Income gap cinese: Ma Jiajue, vittima e carnefice

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Nel 2004 alla Yunnan University Ma Jiajue, uno studente di Biochimica, uccide quattro coinquilini e ne lascia vivo solo uno prima di darsela a gambe. La fuga dura 21 giorni, ma una volta catturato viene condannato alla pena capitale.

Prima di porre fine alla sua vita però ebbe modo di spiegare come andarono le cose. Ma Jiajue veniva da una famiglia di contadini e migrant worker, una famiglia a cui non è mai stato permesso di vivere in città per via delle restrizioni dell’Hukou (permesso di residenza che divide la popolazione in urbana e rurale). Lui è però riuscito a distinguersi, ottenendo un permesso di residenza temporaneo per merito dei suoi studi e accedendo all’università. Tuttavia la vita universitaria e di città era costosa per le sue tasche. La goccia che fece traboccare il vaso fu quando la scuola gli chiese di comprarsi un portatile. Lui iniziò il digiuno, non volontario si intende, ma costretto dalla povertà, in modo da poter risparmiare per le spese scolastiche. Tuttavia dopo qualche settimana impazzì, poiché - disse- nessuno dei suoi ricchi e viziati coinquilini comprendeva la sua situazione, né si curava di lui, nonostante lo vedessero soffrire. L’unico che lasciò in vita fu infatti colui che gli offrì una ciotola di riso durante il digiuno.
La storia di Ma Jiajue non è certo una vicenda quotidiana, ma rappresenta un riflesso della società cinese contemporanea, una società dalla frenetica evoluzione. Il suo caso ha infatti portato un dibattito drammatico e tutt’ora attuale all’interno dell’opinione pubblica, che non si è limitata a puntare il dito contro un giovane assassino, bensì contro le diseguaglianze sociali ed economiche che hanno innescato una tale serie di eventi, o meglio “diseguaglianze di opportunità” come le definiscono gli economisti della Repubblica.
In seguito alle 4 modernizzazioni o le cosiddette riforme di opening up avviate da Deng Xiaoping, l’income gap (divario salariale) cinese aumenta di anno in anno, e con esso anche il tasso di delinquenza. Per capire meglio di cosa si tratta possiamo rifarci a qualche dato statistico. Il coefficiente Gini, “usato come indice di concentrazione per misurare la diseguaglianza nella distribuzione del reddito” o della ricchezza, è stato ideato dall’italiano Corrado Gini ed è un numero compreso tra 0 e 1. 0 rappresenta l’utopica società priva di diseguaglianza e 1 l’estremo opposto. L’indice di allerta per paese è di 0,4 ed in Cina è oggi a quota 0.47. Tra la gente, proprio come in Italia, non è difficile imbattersi in derive populiste del tipo “si stava meglio quando si stava peggio”, che caratterizzano affermazioni quali “Certo, con Mao eravamo tutti poveri, ma almeno eravamo tutti uguali”. Questo genere di commenti tuttavia, non si fonda su di un impressione sfocata di un remoto passato, ma è verificabile su carta. Nel 1978, appena al termine della Rivoluzione culturale il Gini cinese equivaleva a 0.18, in soli tre anni raggiunse i 0.29 e nel 2008 superò l’indice di allerta stabilizzandosi a quota 0.49. Dobbiamo però essere coscienti del fatto che queste cifre sono ufficiali ma anche approssimative, in quanto non considerano tutti coloro che operano in nero o che vengono “sfruttati” anche per gli standard cinesi, il numero reale è quindi molto probabilmente superiore. Anche la delinquenza è in aumento dagli anni ‘70 ad oggi, e tra l’87 e l’88, in un solo anno si è quasi duplicata. Oggi il tasso di crimine in Cina ha raggiunto il 26.87%. Tuttavia nonostante le crescenti diseguaglianze siano senza dubbio uno dei moventi principali legati all’aumento dei crimini, sarebbe sbagliato affermare che siano le uniche. Infatti, nonostante Italia e USA abbiano un Gini inferiore alla Cina, il loro tasso di crimine è notevolmente superiore.
L’income gap cinese (收入差距shōurù chājù) si manifesta prevalentemente in cinque diversi tipi di squilibri:

1)     Tra residenti Urbani e Rurali. Un divario che dal 1,8 a 1 del 1983 raddoppia a 3,2:1 nel 2010. Questo è uno dei principali effetti collaterali dell’hukou, che divide il 30% della popolazione benestante urbana dal 70% della classe rurale. I migrant worker, sono un’altra conseguenza, ovvero i lavoratori che migrano nelle città e forniscono la loro manodopera a basso costo. Sono oggi più di 200 milioni. Fuori dalla statistica, nella realtà spesso lo stipendio mensile di un cittadino equivale allo stipendio annuale di un migrant worker. Anche se le condizioni stanno gradualmente migliorando, e contadini e migranti pretendono di più, il divario sta crescendo e chi non possiede il permesso di residenza in città non ha accesso neanche ai servizi che le città offrono, ovvero all'80% degli ospedali e scuole.

 

2)     Tra gruppi ad alto e basso reddito. In città la media è di 4.71:1 mentre nelle campagne è di 8.33 a 1. Ciò significa che nelle campagne la disparità tra contadini è elevata, ed è superiore rispetto alla disparità tra cittadini urbani.

 

3)     Tra regioni orientali e occidentali. Come saprete la Cina ha iniziato a promuovere lo sviluppo nella zona costiera, ed è recente la volontà di volersi espandere verso ovest. Questo genere di sviluppo ha generato uno squilibrio evidente tra regioni orientali e occidentali. Nelle città orientali come Pechino e Shenzhen un “colletto bianco” guadagna tra i 5000 e gli 8000 RMB al mese, mentre a Kunming guadagna in media 3000 yuan. Nelle campagne i contadini costieri guadagnano quasi il doppio di quelli occidentali e il 50% in più rispetto alle regioni centrali.

 

4)     Tra imprese pubbliche e private. Nonostante molti cinesi preferiscano la sicurezza di un impiego statale, le possibilità di carriera e gli stipendi pubblici sono notevolmente inferiori rispetto alla potenzialità delle imprese private, proprio come il rischio di perdere il proprio posto.

 

5)     Tra commercio monopolizzato e non. Diverse industrie in Cina hanno ricavato una posizione di vantaggio nella distribuzione delle risorse. Si parla del settore dell’elettricità, del tabacco, delle assicurazioni, delle telecomunicazioni e della finanza, che generalmente guadagnano dalle 5 alle 10 volte in più rispetto agli altri settori. Nel 1997 il divario tra aziende monopolizzate come i servizi aerei e le poste era in media dalle 2 alle 3 volte in più rispetto al settore manifatturiero.

 

Oltre alla barriere generate dall’Hukou, dalle differenti politiche di sviluppo e dai monopoli, la crescente evasione fiscale e l’ignoranza diffusa in merito ad assicurazioni e welfare sono altre due caratteristiche delle crescente diseguaglianze cinesi. Ma quali sono le misure del governo? Cos’è venuto fuori dall’ultimo plenum in merito a questo tema? L’ “urbanizzazione sostenibile”, o meglio, “armoniosa” in gergo cinese, è sempre stata la risposta principale di Hu Jintao, una Cina a misura di uomo. Urbanizzando le zone rurali anche le disparità generate dall’hukou verranno meno. Xi Jinping la pensa più o meno allo stesso modo, ma la sua parola chiave è “ridistribuzione”. Più nello specifico le sue misure si riferiscono a due punti principali:

1.    Innalzare la soglia della tassa sul reddito mensile da 800y a 1600y, dando maggiore respiro alla classe media e aumentando la pressione fiscale sulle classi più benestanti e sui Fuerdai (seconda generazione di ricchi).
2.    Sviluppare le zone rurali. Tra il 2003-06, 1,1 trilioni di yuan sono stati investiti nell’urbanizzazione delle zone più remote. Una somma che oggi ha raggiunto circa 79,8 miliardi di euro all’anno. L’undicesimo piano quinquennale (2006-10) ha aumentato il salario minimo dei contadini. Mentre il 12° piano, ovvero quello attuale, propone una profonda riforma dei sistemi di distribuzione delle risorse. Ridistribuire la ricchezza attraverso nuovi meccanismi di tassazione, promuovere la sicurezza sociale, rettificare e standardizzare il sistema di distribuzione dei redditi.

A questo punto verrebbe da chiedersi se queste politiche avranno l’effetto sperato. L’indice Gini è decresciuto negli ultimi due anni, forse un segno che le riforme stanno venendo messe in atto con successo. L’eguaglianza è certo un tratto distintivo del benessere, tuttavia, non ne è il solo. Come evidenziato dal premio Nobel indiano per l’economia Amartya Sen, eguaglianza, sviluppo, democrazia e libertà si influenzano e accrescono reciprocamente e non possono prescindere l’una dall’altra. Sono diverse facce dello stesso concetto, ovvero del benessere effettivo, della felicità che non può meramente essere dedotta da un indice di reddito nazionale. Finché la Cina non svilupperà la democrazia necessaria a garantire la libertà di pensiero, le riforme potranno anche tamponare le diseguaglianze, bilanciare i redditi, ma non potranno mai garantire la consapevolezza necessaria ad essere felici. E l’eguaglianza effettiva che ha caratterizzato il Maoismo ne è una prova. Ciò non significa che le riforme, se applicate, non conducano ad un grande passo avanti, ma che le diseguaglianze economiche e di reddito, per esempio in casi come quello di Jiajue, sono solo il contorno di diseguaglianze molto più sentite e destabilizzanti, come quella sociale e psicologica. Come l’hukou e l’impotenza di poter dissentire, anche solo a parole.

10/12/13
Gian Luca Atzori

Fonti:

 

Zhi Zhi, Huang Yiming, Student killer an introvert who finally cracks, China Daily, 17/03/2004.
http://www.chinadaily.com.cn/english/doc/2004-03/17/content_315545.htm

 

Zheng Yichun, Wang Shaoyan, Learning From Ma Jiajue, 2004.
http://www.hrichina.org/sites/default/files/PDFs/CRF.4.2004/MaJiajue4.2004.pdf

 

Rural urban income inequality in China, Wikipedia.
http://en.wikipedia.org/wiki/Rural_urban_income_inequality_in_China

 

Income inequality in China, Wikipedia.
http://en.wikipedia.org/wiki/Income_inequality_in_China

 

List of countries by income equality, Wikipedia.
http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_income_equality

 

Gini out of the bottle, The Economist, 26/01/2013.
http://www.economist.com/news/china/21570749-gini-out-bottle

 

Gini coefficient at 0.474 in 2012, Xinhua, 18/01/2013.
http://news.xinhuanet.com/english/china/2013-01/18/c_132111927.htm

 

Jiandong Chen, Wenxuan Hou, Shenwu Jin, A Review of the Chinese Gini Coefficient from 1978 to 2008, 01/06/2009.

 

Amartya Sen, Lo sviluppo è libertà, Mondadori, 2001.

 

UIBE University of International Business and Economics对外经贸大学. Corso di studi in China’s Economic and Social development and Problems. Prof: Zhuang Rui, 2013/14.
Zrbj11@163.com

 

Criminal index for country
http://www.numbeo.com/crime/rankings_by_country.jsp

 

Eugenio Buzzetti, Costo dell'urbanizzazione sfiora 80 miliardi euro all'anno, Agi China 24, 30/07/2013.

 

http://www.agichina24.it/in-primo-piano/economia/notizie/650-miliardi-di-yuan-allannobr-/il-costo-dellurbanizzazione