Scandalo all’autosalone del lusso a Wuhan: baby modelle in bikini

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La giornalista Ching Ming, invitata al  Wuhan International Convention & Exhibition Centre, un paio di giorni fa, sul Metropolis Daily, ha recensito lo show da un punto di vista inaspettato.

Di solito in questi saloni delle macchine di lusso, negli anni oltre alle cilindrate, tra gli occhi dei curiosi e gli scatti dei visitatori sono state protagoniste le modelle, vestite, poco vestite e/o con la pelle dipinta da opere di body arte. Quest’anno a catturare l’attenzione sono state invece un gruppo di baby modelle in bikini: la più piccola aveva solo 4 anni. Una bambina del gruppo, Liu, ha raccontato alla giornalista che partecipa a molte sfilate di moda già da due anni. La giornalista si chiede perché uno show legato alle vetture di lusso debba esporre delle bambine in bikini portandole a giocare da adulte e con l’esposizione del proprio corpo, privandole e quindi distruggendo la loro innocenza. Ching Ming non comprende l’utilità di tale show, che convoca delle bambine di un età in cui queste dovrebbero pensare principalmente al gioco e allo studio. Alle piccole non è stato offerto un lavoro qualsiasi, ma un lavoro prematuro, dove devono mettere in mostra esclusivamente il proprio corpo. Questo tipo di  lavoro infatti può creare della confusione nel futuro di queste bambine.

C’è anche da ricordare che il bikini, in Cina non è utilizzato come tradizionale e semplice costume da bagno, infatti sulle spiaggia della Mainland, non è facile vedere ragazze che lo indossino, il bikini negli anni si è costruito il suo spazio come costume alle convention degli auto saloni, del cosplay, ovvero è la “divisa” della sessualità e provocazione che si guarda ma di cui si parla poco. Molti post nelle piattaforme di microblogging hanno denunciato e sottolineato l’impatto negativo sui bambini, i commenti quasi unilaterali si sono scagliati contro gli organizzatori della fiera, i costruttori dei veicoli e sui genitori irresponsabili ed avidi. Una madre che si è sentita offesa e chiamata in causa, ha riferito che i bambini hanno partecipato al gioco, altri bambini vivono in condizioni pessime, mentre questi bambini che lavorano tra le passerelle, possono permettersi una vita migliore e avere la possibilità di essere allegri. Il responsabile della società che ha organizzato la “performance”, ha dichiarato che lo scopo era la ricerca di potenziali modelli per i futuri Motor Show. Le bambine non erano obbligate ad indossare un bikini (infatti tra le bambine vi è anche chi ha deciso di non indossarlo). Ha inoltre sottolineato che le bambine giocano, non sono delle modelle dell’autosalone, anche perché non vi è alcun legame tra i marchi delle autovetture e le famiglie delle bambine.

Un ricercatore dell’Accademia dello Hubei ha riferito che per la crescita di queste bambine un episodio del genere, se ripetuto, può creare un impatto negativo per la crescita. Alla lunga queste bambine potrebbero credere che esistono modi facili per procurasi il denaro, ciò potrebbe comportare un ostacolo allo studio. Il bikini inoltre, non essendo considerato un costume da bagno, ma una divisa lavorativa, potrebbe incidere sullo sviluppo sessuale. Alcuni psicologi sostengono che i genitori non dovrebbero accettare che i propri figli vengano esposti pubblicamente in questo modo, specialmente le bambine.

 

Foto: 163.com