The CinaOggi Experience: 10 anni di CinaOggi.it

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Andata e Ritorno dalla Terra di Mezzo in sette atti.

 

Quello che state per leggere e’ un lungo resoconto delle nostre esperienze con www.cinaoggi.it: dagli esordi in un ufficio nella periferia di Padova fino al ritorno in Europa dopo una permanenza lunga sette anni in Cina, a Kunming per la precisione. Una storia di rock, sinologia, cinema, pubblicita’ e confusione.

Prima ancora dell’ufficio alle porte di Padova di cui si diceva poc’anzi, bisogna fare un salto temporale, almeno di due anni, per la precisione all’estate del 2000. Quella del 2000 e’ stata un’estate calda, afosa, umida e snervante. Ero appena tornato da un lungo viaggio in Cina e per estensione nel Sud Est Asiatico accompagnato da tre amici. Thailandia, Laos, Cina meridionale, Pechino. Il mio ritorno in patria pero’ non fu dei piu’ esaltanti per una serie di motivi personali e quell’estate la passai a lavorare in un magazzino buio vicino a una chiesa di Testimoni di Geova a l’Arcella, un quartiere alla periferia di Padova. Il mio lavoro consisteva nel preparare le scatole che poi sarebbero state inviate ai clienti di Telecom Italia, per cui se in quel periodo avete ordinato un telefono o un fax Tintoretto e dentro il pacco mancava qualche componente, probabilmente la colpa e’ stata mia e delle troppe idee e incertezze che mi tormentavano. Quell’estate pero’ fu illuminata da una ragazza che avevo appena conosciuto a casa di un amico comune: Dominique Musorrafiti. Presto cominciammo a frequentarci e a elaborare idee. La passione difatti per i progetti di largo respiro ci accomunava. Fino a quel momento in effetti non avevo mai incontrato nessuno che fosse interessato a creare un progetto (e soprattutto a portarlo a termine). Dominique, nonostante la giovane eta’, era una videomaker e aveva gia’ completato una dozzina abbondante di video sperimentali che avevano partecipato a diversi festival nazionali ed internazionali. 

L’autunno arrivo’ e ben presto sarei dovuto tornare in Cina per preparare la tesi. All’epoca non avevo le idee sufficientemente chiare e avevo pensato di scrivere la tesi sui giovani scrittori di Hong Kong, senza in realta’ avere neppure una idea di cio’ che avrei dovuto affrontare. Il mio relatore era il professor Marco Ceresa, il quale, saggiamente, mi indirizzo’ verso il nuovo cinema cinese che in quel momento (siamo nel 2000) stava vivendo i suoi momenti migliori. Cosi’, affascinato dal nuovo incarico, decisi di recarmi a Pechino per elaborare la mia tesi su uno sconosciuto regista esordiente censurato in patria: Jia Zhangke. Partii verso i primi di novembre e giunsi a Pechino dopo un paio di settimane, dopo tre tappe rilassanti (Bangkok, Kunming, Dali). La mia prima destinazione fu proprio la Beijing Cinema Academy  dove mi sarei dovuto incontrare con alcuni amici. Le due settimane passate alla Beijing Cinema Academy furono indimenticabili e tuttora conservo un ricordo particolare di quel periodo. Dopo qualche settimana, a dicembre mi raggiunse Dominique. Passammo l’inverno e il Natale a fare lunghe passeggiate per le vie della citta’ , a visitare parchi, a cercare di scoprire luoghi nascosti, da soli o accompagnati da qualche compagno di avventura (memorabile quando ad esempio, inghiottiti dalla Underground city di Beijing, un vasto dedalo labirintico di tunnel sotterranei costruiti negli anni sessanta in funzione antisovietica, rimanemmo improvvisamente al buio e riuscimmo a trovare la strada del ritorno grazie al sensore a infrarossi della telecamera! Grazie Sony). Un giorno, in un ristorante, ci domandammo se non fosse possibile girare un documentario sui cambiamenti della citta’: nacque cosi’ Overloaded Peking e in un modo o nell’altro riuscimmo a coinvolgere anche Jia Zhangke, che acconsenti’ a rilasciare una lunga intervista sui mutamenti del cinema e della societa’ cinese e Gao Hu, che poi, qualche anno dopo divenne uno dei dj piu’ famosi della citta’. Il documentario in se’ non era particolarmente riuscito dal momento che l’idea generale che avevamo in testa non era del tutto definita e ingenuamente abbiamo accettato i consigli e le critiche di tutti – e questo fu  un errore imperdonabile: mai lasciarsi condizionare sui propri progetti! Inoltre il documentario era girato con telecamere lontane dal mondo broadcast. In qualche modo pero’ Overloaded Peking fu presentato al mercato del documentario di Toronto e cosi’ ottenemmo un contratto di distribuzione internazionale con una casa di produzione canadese (2001).

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Overloaded Peking, 2001

In quella fase delle nostre vite avevamo pensato che il mondo documentaristico avrebbe potuto rappresentare una meta, piuttosto che una tappa di passaggio. Durante il 2001 cominciammo a concentrarci maggiormente sul mondo del video e ci cimentammo anche nella realizzazione di due lunghi ed estenuanti light show per i Jennifer Gentle e per Makoto Kawabata (Acid Mothers Temple e Gong). Nel frattempo girammo anche un paio di video musicali (a costo zero) per i Jennifer Gentle, video che sono stati visti migliaia di volte e che hanno fatto impazzire i fan della band padovana. Durante la primavera, tra una sigaretta e l’altra, con Pierre Canali, chitarrista e cantante dei Red Worms Farm nonche’ talentuoso ingegnere informatico, cominciammo ad accarezzare l’idea di un sito internet sulla Cina, dal momento che io e Dominique avevamo raccolto tantissimo materiale sulla Cina tra foto, video e appunti universitari. Cosi’ il 22 agosto del 2002, dopo vari mesi, CinaOggi.it venne lanciato online nella sua prima incarnazione.

CinaOggi.it appena nato!

All’epoca io non sapevo nulla di internet e html, per cui il design e il codice del sito erano stati elaborati da Pierre, mentre io e Dominique fornivamo i contenuti. Cercai anche di coinvolgere alcuni compagni universitari, i quali pubblicarono alcuni stralci di tesi e altro materiale. Fino a quel momento la Cina in Italia era stata rappresentata in maniera piuttosto tradizionale. Siamo stati sicuramente i primi a presentarla sotto un’altra luce: parlando del cinema, dell’arte contemporanea, degli stili di vita dei nuovi giovani, delle tendenze, del design e non ultima la questione della censura che fino a quel momento era un argomento sconosciuto, anticipando di molti anni quello che un giorno sarebbe diventato un topic di pubblico dominio noto anche ormai a chi di Cina non e’ per nulla interessato. 

Dominique durante le riprese di A Sud Delle Nuvole

A novembre io e Dominique eravamo di nuovo in Cina per realizzare il nostro secondo progetto di ampio respiro, ovvero A Sud Delle Nuvole, un documentario auto-prodotto sulle minoranze etniche dello Yunnan, con la colonna sonora realizzata da Acid Mothers Temple e da me. Il documentario, tecnicamente era sensibilmente superiore al precedente e ci servi’ per recuperare innumerevole materiale sulle minoranze cinesi. 

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A Sud delle Nuvole, 2002

Nel frattempo, continuavamo ad aggiornare CinaOggi.it in viaggio, quando riuscivamo a trovare qualche locale con una connessione internet decente. Quando ritornai in Italia, ormai era tempo di laurearmi. A marzo, finalmente, mi recai a Ca’ Foscari per la presentazione della tesi. Piu’ o meno, uscii con un calcio sul sedere dall’ Universita’, ma, nonostante tutto, cominciammo ad avere le idee piuttosto chiare su quello che avremmo voluto fare.

In quel periodo avevamo intenzione di realizzare un ambizioso progetto documentaristico, ovvero una serie di documentari sulle minoranze etniche cinesi. Il progetto fu selezionato a Doc in Europe, ovvero uno dei mercati del documentario piu’ importanti in Europa. Purtroppo fu una esperienza deludente e scoprimmo che anche il mondo documentaristico non era immune a innumerevoli speculazioni e raccomandazioni.  

L’anno successivo lo passammo frequentando corsi dell’Unione Europea, a girare video e le prime pubblicita’ pagate, ad aggiornare il sito e a fare qualche stage. Nel 2004 e nel 2005 organizzammo tre video festival (BigScreen Asia) in collaborazione con l’Associazione Studenti Universitari di Padova che videro tra gli ospiti anche il gruppo giapponese Mono, Valentina Pedone, Marcello Ghilardi, Wu Baohe, Claudio Rocchetti e Marco Ceresa

Il 2005 giunse non troppo in fretta. Ad aprile mi recai in Cina in un viaggio di ricognizione a Kunming per sondare il territorio. Devo ammettere che quella mia visita non fu del tutto approfondita, altrimenti mi sarei reso conto di alcuni problemi che affliggevano (e che affliggono tuttora) la citta’ dell’Eterna Primavera. A novembre ci trasferimmo ed immediatamente ci mettemmo al lavoro per il nostro successivo progetto: un video festival dedicato alle produzioni dedicate all’Italia valutato da una giuria prevalentemente cinese in occasione dell’Anno dell’Italia in Cina. Nonostante il gufare di alcuni che hanno cercato di farci desistere dal progetto, nonostante anche le interferenze di dubbi personaggi che cercavano di speculare sul nostro lavoro, nonostante le intimidazioni di businessman locali che mal vedevano un festival gratuito, alla fine riuscimmo a confezionare un evento unico nel suo genere per lo Yunnan. Ottenemmo una lunga serie di prestigiosi patrocini (Universitá Ca’ Foscari di Venezia, Universitá La Sapienza di Roma, Universitá L’Orientale di Napoli, il Comitato dell’Anno dell’Italia in Cina, l’Istituto Italiano di Cultura a Pechino, l’Ente Giovani Artisti Italiani) e soprattutto organizzammo una giuria di caratura internazionale: Jia Zhangke, Wang Xiaoshuai, Ye Yongqing e Marco Ceresa. Organizzare un evento di questa portata in uno stato dove sono sostanzialmente vietati i festival cinematografici (ma non all’interno delle Universitá e fu questa la carta che giocammo) si e’ rivelato essere un tour de force inimmaginabile. Numerose volte durante la preparazione dell’evento ci siamo lasciati prendere dallo sconforto, anche grazie alle ingerenze dei personaggi di cui accennavo prima che hanno funestato la preparazione del festival: purtroppo anche nell’ambiente accademico, in Cina ci siamo imbattuti in una schiera di persone che hanno cercato di snaturare l’evento cercando di lucrare e speculare sul frutto del nostro lavoro, anche in maniera piuttosto goffa e ingenua. Ad ogni modo l’evento ebbe un successo insperato tanto che la municipalita’ decreto’ in occasione del Festival, la Settimana Italiana a Kunming e raccogliemmo una nutrita rassegna stampa in cinese e in italiano e alcuni passaggi televisivi. Il progetto e’ costato 6000 euro circa, ovvero tutti i nostri risparmi e non abbiamo ottenuto alcun tipo di finanziamento nonostante varie promesse sconfessate all’ultimo minuto (praticamente un cliché per dei giovani italiani). 

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Una intervista ad un imbarazzato Matteo su un canale cinese

L’estate passo’ in fretta e ben presto ci mettemmo al lavoro su un nuovo progetto pubblicitario per conto di Population Services International, una ONG americana, per i quali in seguito producemmo anche un secondo spot e una serie di lavori di design nel settore sociale. Durante la realizzazione della prima pubblicita’ abbiamo avuto modo di scontrarci con un problema inaspettato, ovvero l’inusuale avidita’ di alcuni giovani studenti dell’accademia d’arte privi di esperienza, che, una volta realizzato che la crew era composta da stranieri si sono rifiutati di lavorare per non meno di 1000 rmb (100 euro) al giorno, quando lo stipendio medio di una modella professionista in Cina all’epoca partiva da 250 rmb, senza capire inoltre che il budget era molto limitato e che si trattava di un’occasione irripetibile dato che la pubblicita’ avrebbe avuto diciassette passaggi televisivi giornalieri per diverse settimane su tutti i canali della Yunnan Television. Fortunatamente siamo riusciti a trovare due ottimi attori che si son ben immedesimati nella parte. Per la prima pubblicita’ che girammo, utilizzammo come colonna sonora una canzone dei Jennifer Gentle, che in precedenza avevano firmato per SubPop, la storica etichetta musicale di Seattle dei Nirvana e Soundgarden.

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I love you, I protect you, 2007

La pubblicita’ ( oltre 100.000 visualizzazioni su Youtube ) ottenne un discreto successo locale e a quel punto fu naturale organizzare un tour della band in Cina (in realta’ quattro date divise tra Kunming e Chengdu). L’evento di Kunming fu organizzato in cooperazione con Population Services International presso lo Yunnan Arts Institute. Complice una campagna pubblicitaria perfetta, il successo dell’evento ando’ ben oltre ogni aspettativa, tanto che Chris Horton di Gokunming.com scrisse:

The Jennifer Gentle show at Yunnan Art Institute was quite an experience. The auditorium was filled to capacity and there were also more than 100 people outside the auditorium waiting to get in. Luckily those of us on the outside could at least hear the show well. After the set was done, most students left immediately, obviously unfamiliar with the concept of an encore performance. Once the band came out again, there was enough room for all the patient folk outside to find a seat. What followed was more than just a tight band rocking out hard, it was a few hundred youth driven into a screaming, writhing rock beast that wanted more, more, more … Great fun, much respect to CinaOggi and PSI for organizing this awesome event.

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Lo storico concerto di Kunming

Del concerto ne parlarono diffusamente in tutta Italia e durante una puntata di MTV Brandnew fu mandato in onda anche un video girato da Dominique che ritraeva la band in Cina.

Verso la fine del 2007 organizzammo la seconda edizione in terra cinese di BigScreen Festival in collaborazione con www.gokunming.com e la Yunnan Experimental Film Base, il DushiShibao e altri media cinesi. Tra gli ospiti la cantante giapponese Tujiko Noriko, il media guru Jeremy Goldkorn di Danwei.org, Marco Ceresa, la regista di Hong Kong Yan Yan Mak e lo sceneggiatore Wang Yao (Deadly delicious, Getting Home). Anche in questo caso si palesarono tutti i limiti culturali e l’inadeguatezza della classe politica e culturale locale: buona parte dei collaboratori cinesi hanno cercato difatti di curare i loro interessi piu’ spiccioli a discapito della buona riuscita del festival. Fortunatamente, anche grazie allo staff di gokunming.com, siamo riusciti a porre rimedio a una situazione che altrimenti avrebbe potuto degenerare. 

Nel 2008 ormai i tempi erano maturi per il nuovo ed innovativo progetto editoriale, ovvero Cina Magazine, pubblicato da Sprea Italia. Dopo 5 numeri (e un anno di vita), purtroppo, il progetto fu archiviato per una serie di motivi. 

Il progetto Cina Magazine ha incuriosito i principali media cinesi

Cosi’ il 2009 cominciava non nel migliore dei modi. Un po’ per mancanza cronica di lavoro, cominciai ad inviare innumerevoli cv a vari editori italiani. Non ricevetti mai una risposta da nessuno ma imparai un’altra lezione importante. Cominciammo francamente a nutrire dei dubbi sulle nostre capacita’ e decidemmo di darci un’ultima possibilita’ (che fa anche rima). Decidemmo di cominciare a tradurre in inglese le nostre news, cosi’ tanto per vedere se il nostro lavoro valesse qualcosa. In breve tempo fummo pubblicati da Gizmodo, Engadget, Kotaku, Popular Science (la storica e piu’ antica rivista scientifica del mondo), CNN Asia, Neatorama, il Quotidiano del Popolo, Xinhua, China Daily, Shanghaiist, Sina.com, Danwei, Yahoo Korea, BBC e tante altre testate e siamo stati tradotti in inglese, francese, cinese, giapponese, koreano, arabo, portoghese, russo, spagnolo, bulgaro e altre lingue che neppure riconosco. In certi momenti le visite erano cosi’ numerose da mandare in overload il server dove erano ospitati i siti. In Italia, a ragione o torto, continuammo (e continuiamo) ad essere sostanzialmente ignorati, salvo poi vedere autori clonare interi articoli tratti dal nostro sito e cambiare il nome alla fine del pezzo o vincere premi letterari riportando nella prefazione dei propri libri esperienze di vita nostre spacciandole per proprie (anche questo e’ possibile ragazzi!) …

Il nostro reportage su Chenggong finisce su BBC ed e’ una delle notizie piu’ lette del giorno

A novembre 2010 ritornammo a lavorare su un numero unico (o quasi) di Cina Magazine dedicato allo Yunnan, realizzato in collaborazione con l’Ufficio del Turismo della regione. La rivista che e’ stata distribuita in edicola due volte, ha venduto la ragguardevole cifra di 35000 copie. Tuttora riceviamo email di appassionati che ci chiedono che fine abbia fatto la rivista, perché non esce un nuovo numero e dove sia possibile reperire gli arretrati. La risposta a tutte e tre le domande purtroppo e’: non so. 

Il numero di Cina Magazine dedicato allo Yunnan

Seppure questo resoconto sia piuttosto lungo, ho preferito non dilungarmi ulteriormente sui numerosi progetti paralleli che abbiamo esplorato  e su una triste serie di frustrazioni che ci hanno angustiato in questi anni, ho preferito ignorare una schiera di personaggi che hanno lucrato e tramato alle nostre spalle (le famose guerre dei poveri) e ho preferito anche saltare le incredibili disavventure con la burocrazia cinese che ci hanno tormentato per praticamente tutta la nostra permanenza in Cina. Di questi personaggi se ne occupera’ il tempo a porre giustizia: come disse una volta il saggio Alessandro De Toni (ed incidentalmente anche Confucio): “Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico.”

A questo punto, cari lettori, ho passato quasi dieci anni della mia vita in Cina (sette continuativi e tre in precedenza). Anche le esperienze piu’ intense giungono, prima o poi, ad una loro inevitabile fine. Verso luglio del 2011 abbiamo deciso che per noi i tempi erano maturi per veleggiare verso nuove entusiasmanti avventure e cosi’, dopo una lunga preparazione spirituale, ora abbiamo abbandonato la Terra del Dragone. CinaOggi continuera’ ad essere aggiornato se e’ quello che vi chiedete. 

Thank you boys!

Un grazie a: 

Marco Ceresa, MarieRose La Fortune, Roberto Damiani, Huang Linwu, Tang Di, Alessandro De Toni, Pierre Canali, Sergio Pigozzi, Valentina Pedone, Alessandro Mazzari, Wang Xiaoshuai, Jia Zhangke, Istituto Italiano di Cultura (Pechino), Dipartimento di Lingue Orientali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia (Venezia), Dipartimento di Lingue Orientali dell’Università “La Sapienza” di Roma (Roma), Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, Università di Padova, Comune di Padova, Yunnan Art Institute (Kunming), Ente Giovani Artisti Italiani, Asu (Padova), Progetto Giovani (Padova), Shanghai Theatre Academy, Bruno Bozzetto, Yan Yan Mak, Massimiliano Carponi, Johannes Baumgartner, Wang Yao, Ye Yongqing, Tujiko Noriko, Giorgio Bettinelli, Song Jie, Chen Huiming, Alfie & wife, Felix Schöber, Anouk Lim, Zhou Mengtai (Dogone), Matteo Compareti, il dott. Bravi, Wu Baohe,  Franco Piacere, Fabio Grasselli, Antonio Liaci, Shen Yiliu, Marcello Ghilardi, Stefano Locati, i metallari che hanno assistito a tutte le edizioni di BigScreen Asia a Padova, la Pi, Ginuz, Jeremy Goldkorn, Luca Sprea, Stefano Spagnolo, Edoardo Bracaglia, Davide Colombo, Jennifer Christian, Population Services International.