I biscotti della fortuna: storia e origini di uno dei biscotti piu' famosi al mondo

Il biscotto della fortuna è un biscotto croccante. Al suo interno è racchiusa una piccola "fortuna" ovvero un messaggio di buon auspicio scritto su un pezzo di carta

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biscotti-titleI biscotti della fortuna diffusi nei ristoranti cinesi in occidente non sono una tradizione originaria della Cina.

I numerosi stranieri che viaggiano o vivono in Cina, si sono domandati come mai non si sono mai imbattuti in questi famosissimi dolcetti. Il perché sta dietro una curiosa e lunga storia.

Che cosa sono i biscotti della fortuna?

Il biscotto della fortuna è un biscotto croccante realizzato generalmente con farina, zucchero, vaniglia ed olio/burro, al suo interno è racchiusa una piccola "fortuna" ovvero un messaggio di buon auspicio scritto su un pezzo di carta. La "fortuna" può essere espressa con poche parole precise o vaghe, che dovrebbero simboleggiare una profezia. Il messaggio può includere anche una frase cinese accompagnata dalla traduzione o un elenco di numeri "fortunati" (anche una serie di numeri in successione per essere giocati alla lotteria). Questi biscotti vengono spesso serviti come dessert nei ristoranti cinesi negli Stati Uniti ed in altri paesi, ma sono praticamente assenti sul territorio cinese. Solo recentemente, nelle zone turistiche, alcuni ristoratori hanno deciso di adottare questa tradizione per attirare clienti occidentali.

La provenienza esatta dei biscotti della fortuna non è precisa, anche se diversi gruppi di immigrati in California affermano di avere deciso di rendere popolare questa usanza all'inizio del ventesimo secolo, basandosi su una ricetta di cracker tradizionali giapponesi. Quindi riassumendo risulta che i biscotti della fortuna sono stati ideati dai giapponesi, popolarizzati dai cinesi, consumati dagli americani.

Immagini di biscotti della fortuna

Storia dei biscotti della fortuna

Le origini Giapponesi

Le tracce storiche dell'aspetto e della ricetta del biscotto della fortuna risalgono a Kyoto, in Giappone, realizzato a partire dal diciannovesimo secolo, nei pressi di un tempio giapponese dedicato al circolo casuale della fortuna, chiamato omikuji. Yasuko Nakamachi, che ha scritto una tesi di laurea in merito, ha impiegato sei anni di ricerche nella Biblioteca Nazionale, consultando documenti e disegni storici alla ricerca delle origini dei biscotti della fortuna ed è riuscita a risalire ad un'illustrazione del 1878 dove sono appunto raffigurati questi dolcetti da un libro di storie del diciannovesimo secolo, "Moshiogusa Kinsei Kidan". Un personaggio in uno dei racconti è un apprendista in un negozio di Senbee, questi dolcetti in giapponese infatti si chiamano tsujiura senbee ovvero "cracker della fortuna". L'apprendista griglia cialde ai ferri sulla brace, allo stesso modo di come sono realizzati a Hogyokudo ed in altre panetterie odierne.

Nakamachi ha trovato altre tracce storiche dei biscotti anche in un'opera di fantasia di Tamenaga Shunsui, che visse tra il 1790 e il 1843: una donna cerca di placare altre due offrendo dei tsujiura senbee che contengono le fortune. Nakamachi ha anche viaggiato visitando molti dei numerosi templi e santuari del Giappone, raccogliendo interviste e storie che legano i dolci, la sticomanzia (ovvero una pratica divinatoria che consiste nell'estrarre frasi e interpretarle come responso alla propria vita) e la chiromanzia. Gli originali biscotti giapponesi differiscono da quelli conosciuti ora, nelle dimensioni. Quelli originali infatti sono più grandi e sono realizzati con una pasta più scura, al loro interno sono ripieni di sesamo e miso ed il biglietto di carta con la "fortuna" viene inserito nella fessura del biscotto, anziché al suo interno. Il biscotto può ricordare un Pac-Man, nella cui bocca vi è un boccone di fortuna. Questo biscotto è tuttora in vendita in alcune regioni del Giappone, in particolare nel quartiere di Fushimi Inari-taisha nel Sacrario di Kyoto.

In un'intervista a Mr. Matsuhisa, la cui famiglia produce i biscotti da 23 decadi, emerge che scelsero di non mettere i pezzi di carta all'interno dei biscotti, ma fuori, per  paura che questi potessero essere accidentalmente ingeriti. Le "fortune" dei biglietti distribuiti a Hogyokudo sono per lo più frasi poetiche, che profetiche, anche se alcuni panifici più recenti danno consigli o fanno previsioni. A Inariya, un negozio di fronte ad un santuario scintoista, propone dolcetti con consigli, "Per scongiurare il mal di schiena o problemi alle articolazioni, viene consigliato quindi di praticare a casa lo yoga".

L'arrivo in America

I giapponesi hanno introdotto questi biscotti negli Stati Uniti ed il primo cenno storico risale a Makoto Hagiwara che serve una versione moderna del biscotto della fortuna al Golden Gate Park di San Francisco all'incirca verso il 1890, o poco dopo. I biscotti della fortuna erano stati cotti nel panificio Benkyodo di San Francisco.  David Jung, fondatore della società Noodle Hong Kong a Los Angeles, si rivolse alla Corte di San Francisco rivendicando che i biscotti della fortuna fossero stati inventati dalla sua famiglia nel 1918. La sentenza della Corte, nel 1983 risolse la controversia dopo che fu introdotta come prova un biscotto della fortuna contenente la frase "S.F. giudice che governa L.A. non è un biscotto molto intelligente". Un giudice della corte federale determinò che i biscotti fossero una specialità introdotta da Hagiwara. La città di Los Angeles accettò la decisione. Seiichi Kito, il fondatore di Fugetsu-do a Little Tokyo, di Los Angeles, sostenne di aver inventato i biscotti della fortuna. Kito riferì di aver avuto l'idea di mettere un messaggio nel biscotto poiché pensava a Omikuji (la fortuna che scivola), come i biscotti che vengono venduti nei pressi dei templi e dei santuari in Giappone.

Secondo la sua storia, fu lui a vendere i suoi biscotti anche ai ristoranti cinesi dove furono accolti con grande entusiasmo nelle zone di Los Angeles e di San Francisco. Kito sostenne che fosse merito suo la grande popolarità di questi biscotti associati al ristoranti cinesi. Nakamachi ha continuato le indagini anche con due viaggi negli Stati Uniti, concentrandosi su San Francisco e Los Angeles, dove ha intervistato i discendenti di famiglie immigrate giapponesi e cinesi, scoprendo che fino alla seconda guerra mondiale, i biscotti della fortuna erano conosciuti come "le torte da tè della fortuna", probabilmente nel nome riflettevano ancora le loro origini giapponesi e l'essere servite come tortine nel momento del tè.

Fugetsudo e Benkyodo hanno entrambi ritrovato le originali griglie di ferro quasi identiche a quelle che sono oggi utilizzate nella panetteria di Kyoto. Mr. Ono ha raccolto una serie di documentazioni sulla storia dei biscotti della fortuna attraverso interviste ai suoi parenti per pubblicizzare la scoperta del griglie kata. I biscotti della fortuna passarono dal binomio giapponesi-americani a quello cinesi-americani intorno alla seconda guerra mondiale.

Una teoria sull'associazione dei biscotti ai cinesi, parte dalla considerazione storica che durante il periodo della seconda guerra mondiale 100 mila giapponesi, tra cui anche i produttori di biscotti, furono internati con la forza nei campi di isolamento, questo fatto avrebbe lasciato un vuoto nella produzione, permettendo quindi ai cinesi di colmare la mancanza. Infatti, prima della guerra, erano molti i panifici giapponesi che rifornivano di biscotti i ristoranti della costa occidentale, successivamente furono i panifici cinesi a riprendere la tradizione.

Fino agli inizi del ventesimo secolo i biscotti della fortuna erano realizzati a mano. L'industria dei biscotti della fortuna è cambiata drammaticamente dopo l'invenzione della macchina per la produzione dei biscotti della fortuna, una ad opera di Shuck Yee di Oakland, l'altra di Edward Louie a San Francisco. La macchina ha permesso la produzione di massa di questi dolcetti comportando quindi un crollo dei costi; per questo motivo sono diventati un dessert di cortesia, offerto gratuitamente dopo il pasto, molto apprezzato dagli americani che si recano con famiglia, amici o colleghi di lavoro nei ristoranti cinesi. Dal 1960, i biscotti della fortuna sono una parte importante della cultura americana. Sono stati utilizzati in due campagne presidenziali: Adlai Stevenson e Stuart Symington.

I biscotti della fortuna e la Cina

Chi cerca di far risalire il biscotto della fortuna alla Cina millenaria sbaglia. Durante la Dinastia Yuan i ribelli Ming si inviavano messaggi segreti nascosti all'interno dei dolcetti della luna, che vengono utilizzati per celebrare l'omonima festività. Lo stratagemma era stata concepito da Zhu Yuan Zhang (poi imperatore e fondatore della Dinastia Ming con il nome di Hong Wu) e dal suo consigliere Liu Bowen, ma dopo questo singolo episodio storico non è nata alcuna tradizione.

Nel 1989 i biscotti della fortuna sono stati importati per la prima volta ad Hong Kong e venduti con il nome "i veri biscotti della fortuna americani". Wonton Food, uno dei più grandi produttori di biscotti della fortuna di New York, cercò di espandere la propria attività esportando i biscotti della fortuna in Cina, nel 1992, ma rinunciò dopo che i biscotti furono considerati "troppo americani"; molti cinesi ironicamente si sono poi chiesti perché mettere un biglietto di carta in un biscotto. Mr. Wong, produttore in America di questi dolcetti ha sottolineato: "I giapponesi possono anche aver inventato il biscotto della fortuna. Ma è stato il popolo cinese ad esplorare veramente il potenziale dei biscotti della fortuna. E' un prodotto della cultura cinese-americana. Funziona solo qui, non in Cina."

Molti discendenti nipponici la pensano come Mr. Wong, ritengono che non sarebbero mai stati in grado di vendere il proprio prodotto così bene quanto lo hanno fatto i cinesi. Sono prodotti ogni anno circa 3 miliardi di biscotti della fortuna, la maggior parte consumati esclusivamente negli Stati Uniti. I biscotti della fortuna sono usati culturalmente come tipico stereotipo degli occidentali sugli asiatici. La mancanza di comunicazione che trova come unico punto d'incontro il cibo porta quindi alla formazione di tale stereotipo. I biscotti della fortuna sono generalmente chiamati con il termine inglese "Fortune cookie", essendo stati popolarizzati in America, nei ristoranti cinesi presentano molteplici traduzioni in caratteri. L'origine non-cinese dei biscotti viene anche menzionata dalla scrittrice Amy Tan, nel romanzo del 1989 "The Joy Luck Club", in cui una coppia di donne immigrate dalla Cina trovano lavoro in una fabbrica di biscotti della fortuna in America. Le due sono divertite dal fatto di non conoscere i biscotti della fortuna, dopo vari tentativi nel cercare di tradurre la fortuna in cinese, giungono alla conclusione che i biscotti non contengano saggezza ma "cattive istruzioni".

Autore: Dominique Musorrafiti
Fonte: New York Times