Connie Chu, la prima modella albina

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titleConnie Chiu  è una ragazza albina cinese che è cresciuta in Svezia e, infine, si è spostata a Londra per diventare una top-model.

Connie Chiu, nata ad Hong Kong nel 1969, da una famiglia cinese è la prima modella dichiarata e promossa per la sua caratteristica di essere albina. Nell’immaginario della Cina è considerata una supereroina ed infatti sono aumentati i siti in cinese, che la citano, per via del suo background e la sua favola personale. Infatti l’essere un’albina che è diventata una modella famosa ha dato modo di riflettere sulle opportunità di vita degli albini in Cina. Spesso, a causa della malattia genetica che provoca la mancanza di pigmento melanina nella pelle e nei capelli, gli albini cinesi sono ciechi e quindi automaticamente la loro vita professionale viene indirizzata in un mestiere tradizionalmente riservato a queste categorie di persone, ovvero quella dei massaggiatori.

Ma il destino aveva in mente qualcosa di diverso per Connie che all’età di 25 anni ha iniziato a posare per riviste ed in seguito è stata ritratta da Terry Richardson, Paul Burley, Heidi Niemala e Morten Smidt. Ha studiato giornalismo e partecipato nel video musicale “Stalker” di Recoil e collaborato ad un progetto di Alan Wilder dei Depeche Mode. Connie ha raccontato che prima di trasferirsi in Svezia, all’età di 7 anni, sua madre le tagliava sempre i capelli e per questo quando fu informata del loro trasferimento  decise di lasciarli crescere in segno di libertà. Infatti, a causa della sua malattia genetica, la vita ad Hong Kong non fu come quella di una bambina normale anche per via del clima dell’isola prevalentemente ad alta temperatura che l’obbligava a proteggere la pelle e gli occhi per evitare problemi di foto sensibilità ai raggi solari. Fin da bambina capì di essere diversa dagli altri, ma Connie si sentiva come gli altri bambini, infatti essendo nata albina, non ha mai considerato la sua malattia genetica come un handicap. Il padre di Connie, scelse la Svezia, non solo per consentire alla figlia un futuro, ma anche perché all’epoca non vedeva Hong Kong come un luogo sicuro, era preoccupato per i sequestri di persona, le rapine e la salute e proprio la Svezia sembrò il posto più sicuro sulla terra. Fin dal suo primo anno in Svezia vinse un concorso di bellezza chiamato Lucia in onore della santa italiana, ma nella cultura cinese, dell’epoca del suo trasferimento, a tali offerte era educato ed opportuno rifiutare cortesemente e così fece.

Nel periodo della scuola Connie era alta come un bambino, quindi una testa più alta rispetto alla maggior parte delle ragazze della sua classe e per questo nessuno mai osò prenderla in giro per il suo aspetto. Il fatto di sembrare diversa, vestirsi in modo diverso l’avevano resa inavvicinabile e allo stesso tempo intoccabile.Vivere la realtà dell’eterna diversa le ha dato modo di capire che è nella natura umana avere pregiudizi. In tutti i luoghi dove vi sono comunità chiuse e segregate tra di loro, aumenta la chiusura mentale: solo gente di colore, solo gente di un’unica religione, o solo svedesi, in tutte queste situazioni accade che la gente reagisce fortemente verso quelli che spiccano e non sono nella media. Per questo ha sempre preferito trovare un luogo dove vi siano molte persone diverse e di qualsiasi tipo, poiché così ci si può mescolare insieme armoniosamente. Un’esperienza di vita che, per certi versi, si può avere nella Kowloon di Hong Kong. Connie difatti ha provato una forte nostalgia della sua terra nativa. Ciò che le è mancato di più, nel primo periodo, erano i rumori della città, i volumi altissimi delle televisioni che si potevano sentire quando cominciavano gli show televisivi più popolari.

Ma la Svezia è stata per lei  un’ottima opportunità, a scuola la sua insegnante la definiva come una sognatrice ad occhi aperti ed infatti è riuscita a realizzare i suoi sogni diventando una modella ed iniziando a lavorare per l’ambiente. La sua entrata nel mondo della moda è stata estremamente facile: scrisse il suo numero di telefono sul retro di una foto e lo inviò a Jean Paul Gaultier. Circa quattro mesi dopo, lo stilista chiamò sua mamma poiché voleva Connie per un suo show di couture a Parigi. Effettivamente nell’immaginario fiabesco fate, elfi e folletti hanno occhi a mandorla e capelli bianchi e quindi ciò che per alcuni può apparire unicamente come una diversità, per altri può essere fonte di fascino e magico mistero. Persino in molte ambientazioni futuristiche si sono creati prototipi di bellezza con figure femminili dai capelli argento o proprio bianchi, quindi Connie si inserisce perfettamente nel contesto del fashion che ha un occhio rivolto verso le leggende e le storie del passato e l’altro che vede il futuro. L’essere un albina nel fashion ha anche altri vantaggi infatti si possono velocizzare i tempi di creazione eliminando le sedute di decolorazione capelli, o prova parrucche, trucco o la necessità di usare Photoshop. Inoltre un particolarità di Connie è che qualche volta i suoi occhi sembrano viola.

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Foto: ConnieChiu.com