L’invasione cinese del Vietnam del 1979

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titleBreve storia di un conflitto poco conosciuto e parzialmente rimosso dai media cinesi.

La prima guerra dell’Indocina

Il Vietnam divenne una colonia francese nel 1858. Dal 1880 i francesi espansero la loro zona di influenza nelle regioni vicine e nel 1893 Laos e Cambogia caddero anch’esse sotto la dominazione francese. Tutto il periodo sino alla Prima Guerra Mondiale fu segnato da sollevazioni contro il dominatore europeo. Alcune figure come Ho Chi Minh esercitarono una forte influenza sui sentimenti rivoluzionari del popolo. Prima dell’attacco a Pearl Harbor, i Giapponesi occuparono l’indocina francese, alleandosi con i Viet Minh. Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti aiutarono l’Indocina a rovesciare il giogo giapponese. Le truppe del Sol Levante si arresero nel 1945, e questo fattore portò a un vuoto di potere nella regione, e le diverse fazioni politiche arrivarono a ascontrarsi per il dominio nell’area. Gli eventi che portarono alla prima guerra dell’Indocina sono soggetti a tesi contrastanti. Quando i Viet Minh frettolosamente cercarono di fondare la Repubblica Democratica del Vietnam, i francesi rimasti, in un primo tempo accolsero benevolmente il nuovo regime, ma in una seconda fase cercarono di organizzare un colpo di stato. I nazionalisti cinesi supportavano la restaurazione francese, ma gli sforzi dei Viet Minh per l’indipendenza erano sostenuti dai comunisti cinesi, i Giapponesi e il Regno Unito. L’Unione Sovietica in un primo tempo supportava anch’essa la dominazione francese, ma in una seconda fase preferì Ho Chi Minh.
Ad ogni modo i sovietici, a differenza della CIna, scelsero di mantenere un basso profilo. La guerra ebbe una serie di conseguenze sull’Indocina intera. Furono organizzate due conferenze per cercare di risolvere la situazione. Finalmente il 20 luglio del 1954, con la conferenza di Ginevra, si raggiunse una soluzione per riequilibrare l’assetto politico della regione, con il supporto della Cina, della Russia e delle potenze europee. Mentre l’Unione Sovietica fu coinvolta attivamente in questo processo politico, la Cina sostanzialmente rimase a guardare. Gli Stati Uniti non supportarono l’accordo.

Il Partito Comunista Cinese e i Viet Minh condividono una lunga storia. Durante le prime fasi della Guerra d’Indocina con la Francia, il nuovo PCC e i Viet Minh avevano stretto numerosi legami. All’inizio degli anni ’50, la Cina divenne il primo paese a riconoscere la neonata Repubblica Democratica del Vietnam, e lo stesso Wei Guoqing, a capo del “Consiglio Cinese Militare”, giocò un ruolo importante nella vittoria dei Viet Minh sui francesi. Come si sa, dopo la morte di Stalin, le relazioni tra l’Unione Sovietica e la Cina cominciarono a deteriorarsi. Mao credeva che il nuovo leader russo, Nikita Khrushchev, avesse commesso numerosi errori nel condannare l’operato di Stalin e criticando l’interpretazione sovietica della dottrina Marxista-Leninista, in particolare per quanto riguardava la visione di Khrushchev per la coesistenza pacifica. Questo portò a una serie di conflitti politici tra le due potenze e infine ad una completa separazione. Fino alla deposizione del 1964 di Khrushchev, il Vietnam del Nord supportò la Cina nella disputa, soprattutto a causa degli sforzi cinesi per la riunificazione del paese. Ma dall’inizio del 1965, i comunisti vietnamiti, si rivolsero direttamente all’interlocutore sovietico, con lo scoppiò della Guerra con gli Stati Uniti e il Vietnam meridionale.

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La seconda guerra dell’Indocina

I sovietici accolsero benevolmente la sterzata dei vietnamiti, come una dimostrazione della leadership russa tra gli stati comunisti in Estremo Oriente. La Cina, d’altrocanto, considerò questo nuovo asse, come un tentavio sovietico di circondare la Cina. All’inizio degli anni ’70, i cinesi cominciarono dei rapporti bilaterali con Henry Kissinger e Richard Nixon. Questi incontri contribuirono a spingere la politica estera cinese a spostarsi verso gli Stati Uniti. Nel frattempo, la Cina aiutò i Khmer Rossi in Cambogia, alimentando le paure di Pol Pot verso un Vietnam riunificato alleato della Russia, che avrebbe inevitabilmente dominato l’Indocina. Sebbene in passato i comunisti vietnamiti e i Khmer Rossi avessero collaborato, ben presto le relazioni con i Khmer peggiorarono, con la salita al potere di Pol Pot, che fondò la Democrazia di Kampuchea. Il regime cambogiano richiese che alcune porzioni del territorio vietnamita, persi alcuni secoli prima, ritornassero sotto il dominio dei Khmer. I vietnamiti ovviamente rifiutarono di consegnare i territori. Secondo la versione vietnamita, Pol Pot rispose massacrando i vietnamiti dentro il confine cambogiano, e dal 1978, i Khmer cominciarono a fare delle incursioni nel Vietnam Occidentale. Ad ogni modo, in quegli anni, Pol Pot si macchiò di massacri contro tutte le etnie del paese, compresi cinesi, vietnamiti e gli stessi cambogiani. Una volta scoperto il supporto cinese al sanguinoso regime di Pol Pot, i vietnamiti si rivolsero ancora una volta all’Unione Sovietica. Per i sovietici, questa occasione non doveva essere sprecata. L’esercito vietnamita, fresco dalla guerra con gli Stati Uniti, fu facilmente in grado di sconfiggere le forze cambogiane. Questo episodio portò a due importanti conseguenze: la rimozione del principale alleato cinese nella regione e la dimostrazione dei benefici di un’alleanza con l’Unione Sovietica, anziché con la Cina. Dal punto di vista Vietnamita, il nuovo stato delle cose portava il Vietnam ad essere la prima potenza della regione, una volta consolidata l’alleanza con il Laos e con la rimozione della Cambogia. I vietnamiti però cominciarono a temere rappresaglie da parte della Cina. Nel giro di pochi mesi, i Sovietici dimostrarono chiaramente di essere schierati da parte dei vietnamiti in funzione anti cambogiana.  Verso la fine del 1978, i vietnamiti invasero la Cambogia. Come previsto, le truppe vietnamite, forgiati da decenni di guerre, ebbero gioco facile contro le forze dei Khmer Rossi. Il 7 gennaio del 1979, i vietnamiti occuparono Phnom Penh, ponendo fine al regime Khmer.

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La terza guerra d’Indocina

Mentre la prima guerra aveva le sue motivazioni nella complessa situazione politica in seguito alla Seconda Guerra Mondiale, e la seconda era esplosa per le conseguenze politiche irrisolte della prima, la terza guerra di Indocina, ancora una volta fu frutto dei problemi a cui non si era trovato soluzione, precedentemente. La Cina guidata da Deng Xiaoping, stava cominciando ad intraprendere quel lungo cammino di riforme politiche ed economiche che nel giro di trent’anni avrebbero cambiato drasticamente il paese. Allo stesso tempo però il sentimento anti sovietico crebbe di pari passo. Il 3 novembre del 1978, l’Unione Sovietica e il Vietnam, firmarono un trattato di mutua difesa della durata di 25 anni, che trasformava il Vietnam nella chiave di volta dell’URSS nei suoi progetti di contenimento della Cina. Il primo gennaio del 1979, Deng si recò in visita negli Stati Uniti dove incontrò il Presidente americano Jimmy Carter, al quale dichiarò:”è tempo di sculacciare il sederino dei bambini indisciplinati!“. Il 15 febbraio, il giorno successivo alla termine dei Trattati di Cooperazione Sino-Sovietici di Amicizia e Alleanza, Deng Xiaoping dichiarò che la Cina aveva intenzione di condurre una serie di operazioni militari in funzione anti Vietnamita. Il casus belli fu il supposto maltrattamento ai danni delle minoranze Han da parte dei vietnamiti nelle isole Spratly, la cui sovranità era reclamata dalla Cina. Al fine di prevenire un intervento russo, Deng avvisò Mosca che la Cina aveva preparato un intervento di grandi dimensioni contro l’Unione Sovietica; i cinesi schierarono così le loro truppe lungo il confine sovietico e rimasero in stato di attesa; il governo instaurò un nuovo comando militare nel Xinjiang, ed evacuò 300.000 civili dal confine. In risposta alle minaccie cinesi, l’URSS inviò numerose flotte da guerra nella regione e cominciò un ponte aereo con il Vietnam. Ad ogni modo l’URSS non andò oltre un mero supporto tattico, non potendo permettersi un conflitto armato contro la Cina. Le distanze erano troppo grandi, e qualunque tipo di rinforzo militare avrebbe dovuto passare attraverso un territorio ostile, controllato dalla Cina o dagli alleati degli americani. L’unica opzione realistica rimaneva nel confrontare lentamente le truppe cinesi a nord. Il Vietnam giocava un ruolo importante per la politica sovietica, ma non abbastanza da rischiare una guerra. Una volta garantitisi il non intervento sovietico, Pechino dichiarò pubblicamente come la Russia non avesse mantunuto fede ai patti con il Vietnam.

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L’invasione del Vietnam

Due giorni dopo la dichiarazione di guerra, il 17 febbraio, un esercito composto da circa 200.000 uomini, supportati da oltre 200 carri armati entrò nel Vietnam del Nord. Le forze consistevano di truppe provenienti dai distaccamenti di Kunming, di Chengdu, di Wuhan e di Canton, comandati dai quartieri generali di Kunming, per quanto riguarda il fronte occidentale, e da quelli di Canton per quelli orientali. Alcune di queste unità, specialmente quelle del genio, quelle logistiche e quelle anti-aeree, anni prima erano state assegnate ai Vietnamiti contro gli americani. Oltre ai 200,000 soldati schierati, altri 400.000 e altri 200 carri armati, rimasero nei confini cinesi, in seconda linea. Lo schieramento delle truppe cinesi fu osservato dai satelliti spia americani. Nel frattempo, molte delle migliori truppe vietnamite erano ancora schierate in Cambogia. Il governo vietnamita, dichiarò che nel Vietnam settentrionale, al momento dell’invasione vi erano soltanto 70.000 soldati, di cui molti facevano parte del Public Security Army, ovvero la polizia di frontiera. I cinesi invece in seguito dichiarono di averne incontrati almeno il doppio. Il concetto di utilizzare milizie locali per combattere il nemico è stata una costante delle strategie vietnamite sin dall’antichità. Durante la guerra, i vietnamiti spesso utilizzarono il materiale bellico lasciato sul campo dalle forze americane. I cinesi una volta penetrato il confine settentrionale del Vietnam, immediatamente incontrarono una forte resistenza. Secondo i vietnamiti la resistenza fu offerta da un miscuglio di milizie locali e divisioni dell’esercito per un totale di circa 70.000 uomini. I cinesi furono in grado di avanzare per circa 25 chilometri nel territorio vietnamita. La maggior parte degli scontri avvenne nelle province di Cao Bang, Lao Cai e Lang Son. Il 6 marzo, i cinesi occuparono la cittadina di Lang Son. I cinesi si ritirano con il successo della spedizione punitiva.

Fino al giorno d’oggi, ambedue le nazioni si sono descritte come vincitrici del conflitto. Il numero delle vittime è incerto, alcune fonti occidentali riportano oltre 25.000 vittime tra le forze cinesi. Ad ogni modo, secondo l’attivista democratico Wei Jingsheng questi numeri sono ampiamente esagerati: i morti da parte cinesi non andrebbero oltre i 9000 e i feriti 10.000. Secondo i vietnamiti, i cinesi avrebbero ucciso oltre 100.000 civili, oltre a ingenti danni subiti da impianti industriali e appezzamenti agricoli.

Ad ogni mdo, l’incursione cinese fu molto lontana dall’essere un successo. La Cina era indebolita dalla disastrose politiche perseguite durante la Rivoluzione Culturale, che avevano messo in ginocchio il sistema industriale del paese. Le forze cinesi erano male equipaggiate (venivano ancora utilizzati armamenti provenienti dalla Lunga Marcia …), mancavano di comunicazione e non erano supportate adeguatamente dalle forze navali e da quelle aeree. Inoltre le truppe cinesi lasciarono una lunga scia di danni nel territorio occupato: villaggi bruciati, strade e ferrovie distrutte, etc. Il vero scopo dell’invasione cinese, attirare fuori dal territorio cambogiano gli oltre 150.000 soldati vietnamiti, l’elite dell’esercito, non ebbe alcun riscontro e la Cambogia divenne difatto uno stato fantoccio nelle mani dei vietnamiti. Scaramucce lungo il confine continuarono per tutti gli anni ’80, comprese una battaglia nell’aprile del 1984 e un conflitto navale al largo delle Spratly Islands nel 1988. Nel 1999, dopo molti anni di negoziazione, la Cina e il Vietnam firmarono un patto di pace. Nell’agosto del 2001, il confine tra Cina e Vietnam è stato leggermente modificato in favore cinese. Solo nel gennaio di quest’anno il confine tra le due nazioni può considerarsi definitivo. Le isole Spratly ad ogni rimangono materia di un contenzioso fra i sue stati.

Fonte: Wikipedia, web